La storia di alcuni amici in Belgio e Olanda
Sì, “amicizia” è una parola malata. Perde forza ogni giorno e sembra entrata in una crisi irreversibile.
Si usa per tutti i generi di rapporti, tutti sono nostri amici (persino gli animali) e tutti sappiamo o crediamo di sapere cosa sia l’amicizia, però a volte neppure ci preoccupiamo di rispondere alla lettera di chi chiamiamo “amico”.
Chi ha studiato seriamente il tema dell’amicizia umana afferma che, anche senza entrare in ambito cristiano, l’amicizia correttamente intesa richiede una comunione di vita e di alti valori; sopravvive alla lontananza e alla prova del tempo. L’amico è colui al cui contatto si diventa migliori.
Come per molti altri aspetti umani, l’esperienza cristiana ha elevato questo valore nelle parole e la vita di chi concepisce l’esistenza come il “dare la vita per i propri amici”.
Dai primi anni della presenza della Comunità Redemptor hominis in Belgio e Olanda, un gruppo di “Amici” ha sostenuto Emilio e gli altri membri della Comunità condividendo progetti, speranze e difficoltà.
Attraverso le pagine del nostro sito vogliamo far giungere la nostra riconoscenza a tutte quelle persone che ancora oggi, dopo decenni, ci sono vicine in differenti modi: con la sofferenza che la vita a volte riserva e a cui solo quell’amore infinito della Croce di Cristo può dare un senso; con la fedeltà della loro preghiera quotidiana; con la loro fede semplice ed anche con il solo essere ricordo costante di una vita di duro lavoro, quella di immigrati italiani impiegati per anni nel lavoro delle fabbriche e delle miniere in un contesto non facile. Altri non fanno mai mancare il loro aiuto concreto, raccolto negli anni nei modi più disparati, in una cantina stracolma di vestiti usati da rivendere, nel freddo dei mercati olandesi, come ancora ultimamente hanno fatto, o condividendo il frutto della loro professione.
In una delle sue parabole, il Cristo racconta di quel tale che fu fedele trafficando poche monete e si sentì dire: “Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone” (Mt 25, 21). Ed è importante leggere questo brano assieme a quello in cui Gesù afferma: “Non vi chiamo più servi, ma amici” (cfr. Gv 15, 15). E ricordare ancora uno degli episodi più famosi del Vangelo, la storia della vedova che offrì il suo piccolo obolo (cfr. Mc 12, 41-44).
Per comprendere cosa sia l’amicizia, abbiamo bisogno di riscoprire che essa non è una parola da dire per accontentare tutti, ma è comunione di vita e valori, affetto costante e concreto, fedeltà che vince la lontananza, il tempo e le prove. E l’amico è anche una persona che ti aiuta, con la sua vita, ad essere migliore.
Mariangela Mammi
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