Italiano Español Nederlands Français
Home arrow Centro Studi ▸ arrow Il giornale "Missione Redemptor hominis" ▸
Advertisement
Stampa Segnala a un amico

 

 

TRENT’ANNI DI VITA DEL NOSTRO GIORNALE 

“MISSIONE REDEMPTOR HOMINIS

 


Il giornale “Missione Redemptor hominis” si avvia ormai a compiere i suoi trent’anni di vita. È questa un’occasione per noi di riandare indietro nel tempo, a tutti i numeri pubblicati, e fare un bilancio del passato per affrontare il futuro con energie rinnovate.

Il nostro giornale, con una tiratura di ottomila copie, è inviato regolarmente a circa quattromila nominativi e, per il resto, distribuito a lettori occasionali. Essi hanno permesso che il piccolo giornale degli inizi potesse crescere e diventare qualcosa di importante nella riflessione missionaria che abbiamo proposto in questi anni. 

Il giornale è nato, infatti, come uno strumento di animazione missionaria per rispondere all’esigenza specifica di tenerci in contatto con tanti amici che seguono con simpatia il nostro impegno in Camerun e Paraguay, sostenendoci con generosità. Oggi “Missione Redemptor hominis”, con la sua diffusione in tante parrocchie di differenti diocesi italiane, con una veste tipografica ben delineata e una migliore qualità degli articoli, si rivolge a un pubblico variegato: vescovi, teologi, frequentatori di diverse biblioteche, parroci, operatori pastorali, gruppi, parrocchie o semplici lettori.

Il giornale ha acquisito pian piano uno spessore culturale e teologico maggiore e universale. Abbiamo unito ai racconti della vita della missione, che riempivano praticamente quasi tutte le pagine dei primi numeri, una riflessione che coinvolgesse noi e i nostri lettori in un lavoro di approfondimento e di ricerca delle ragioni profonde e teologiche della missione.

Storia di una “testata”

Il primo numero del nostro giornale, di quattro pagine, è stato pubblicato nel dicembre del 1984 con una testata molto semplice: “Missioni Redemptor hominis”. Nato in maniera sperimentale, presentava però già l’intento di migliorarsi e di riuscire ad andare avanti nel tempo.

Una prima evoluzione grafica si è avuta dopo due anni, nel 1986, con la testata verticale, un “indice” di riferimento e l’inserimento della numerazione progressiva.

Il cambiamento importante è avvenuto, però, nel 1989, con il n. 16, attraverso non solo una nuova veste grafica, decisamente più professionale, ma anche, e soprattutto, con la modifica del nome della testata, portata nuovamente in orizzontale: non più Missioni al plurale, ma Missione al singolare, sulla base di una più approfondita riflessione teologica sulla missione, ormai intesa come atteggiamento di fondo che caratterizza tutta la Chiesa ovunque sia presente e operi, come spiegheremo più oltre.

Nei primi dieci anni, il giornale è rimasto interamente in bianco e nero. Nel 1995 è apparso per la prima volta il colore solo in alcune pagine e successivamente, con cambi graduali; nel 2005 è passato interamente a colori, in coincidenza con l’apertura di questo sito internet.

Da segnalare, nel 1996, l’inserimento sistematico della rubrica Dossier, per tre numeri l’anno, ove si propongono argomenti monotematici di approfondimento culturale o più propriamente di spiritualità missionaria, riflessioni su figure importanti, a volte poco conosciute, o su fondamentali esperienze pastorali svolte in terre di missione. Attualmente, il giornale si attesta sulle dodici pagine a numero.

Le linee editoriali

Le linee editoriali, portate avanti dal 1984, sono state suggerite dalla relazione fede-cultura che abbiamo privilegiato. La missione, prima ancora di rispondere al comando del Signore, perentorio e insostituibile: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15), è una dinamica che sgorga dal seno stesso della Trinità. È dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che trova origine la Chiesa e la sua stessa missione: è nella fonte stessa dell’amore, Dio Padre, che ci ha chiamati a partecipare della sua vita divina e della sua radicale felicità, che si trova il senso della comunità cristiana e della missione (cfr. Ad gentes, 2).

È questa verità profonda, sperimentata nella nostra vita, che va comunicata. La missione, infatti, ci porta ad incontrare persone concrete di luoghi, tempi e culture determinate, a cui, con intelligenza e saggezza, siamo chiamati a dare ragione della nostra speranza. Il giornale è servito a rendere intelligibile la realtà e a stabilire una comunicazione comprensibile. Il fine ultimo della missione è quello di formare la Chiesa, una comunità cristiana radunata intorno al Signore risorto e operante per mezzo del suo Spirito. Pertanto, abbiamo voluto accentuare che l’annuncio di Cristo Gesù, unito alla formazione della vita cristiana, è il compito principale di ogni missionario, inteso nel termine più ampio, e quindi anche di chi, operando in Europa, si sente coinvolto con le nostre attività in Camerun e in Paraguay.

Indichiamo di seguito alcune di queste linee portanti.

     Dalle “missioni” alla “missione”

Con questo passaggio dal plurale al singolare, avvenuto nel 1989, abbiamo voluto considerare il concetto di missione non più solo dal punto di vista geografico ma, soprattutto, nel suo elemento costitutivo, nel suo contenuto più profondo e dinamico[1]. Abbiamo voluto adattare il nome del nostro giornale alla riflessione teologica della Chiesa che già con il decreto del Concilio Vaticano II Ad gentes era approdata, infatti, a un più maturo concetto teologico del termine missione, riportando quest’ultima alla sua fonte trinitaria. Un passaggio che nel 1990 l’enciclica Redemptoris missio riconoscerà, ricordando, al n. 32, il cosiddetto rientro o rimpatrio delle missioni nella missione della Chiesa, il suo inserimento nel disegno trinitario di salvezza, con una concezione che vede la missione non come un’attività ai margini della Chiesa, ma inserita nel cuore stesso della sua vita, quale impegno fondamentale di tutto il popolo di Dio.

L’unica e identica missione della Chiesa, che è un prolungamento nella storia della missione di Cristo, assume dimensioni e modalità differenti secondo il luogo ove è presente la comunità cristiana. In Italia, abbiamo voluto accentuare l’aspetto che la missione assume coniugando la nuova evangelizzazione con la missione ad gentes, decidendo con questo di impegnarci sulle linee indicate dal Magistero dei Vescovi europei e del Santo Padre Giovanni Paolo II in quegli anni.

     Il primato del volto

Nel giornale è visibile l’importanza data al rapporto con le persone incontrate, con un cammino di fede in cui il popolo e in particolare i giovani sono chiamati a essere protagonisti. La sapienza della storia della nostra Comunità, sin dalle sue origini, consiste proprio nel fatto che non si parte dalle ideologie, ma dall’amore a volti concreti. Il frequente riferimento al “Lazzaro storico”, il povero che dalla soglia della nostra porta definisce e orienta in maniera categorica la missione, rappresenta delle costanti che richiamano il primato della missione come relazione personale.

“Chiamare per nome”, dall’omonimo articolo apparso nel n. 67 del 2003 sulla figura di don Divo Barsotti, è un altro titolo che indica propriamente la finalità della missione: non il fare delle cose, anche se necessarie, ma il far scoprire nell’altro la sete d’amore che ha nel cuore e che sarà appagata solo dall’essere riconosciuto come persona, dall’essere chiamato per nome, vale a dire dall’esistere in relazione a Dio che, per venirci a cercare, si è fatto uomo.

Per questo ci ritroviamo pienamente nell’espressione di Giovanni Paolo II, quando afferma che “l’uomo è la prima fondamentale via della Chiesa” (Redemptor hominis, 14).

Teologia e cultura del volto sono quindi chiavi di lettura essenziali per entrare nella logica del giornale (le ritroviamo in filigrana in tutti i numeri), e anche per l’animazione missionaria, poiché nel volto di ogni uomo, e in particolare in quello del povero, è riflesso il Volto del Cristo.

     Pastorale missionaria

Di conseguenza, nel giornale è messo in evidenza che le strutture da realizzare in missione sono importanti solo se permettono d’instaurare un dialogo di salvezza con la gente incontrata. Le strutture, infatti, sono strumenti per il cammino di fede di un popolo che è capace di rispondere alla parola di Dio, di liberarsi e superare le proprie barriere socio-culturali per costruire un mondo nuovo nella realtà in cui vive.

Seppur con i limiti sperimentati nel corso degli anni, ci sembrano valide e nodali le linee portanti del passaggio da una pastorale della dipendenza a quella della responsabilità, per la presa in carico da parte del popolo della sua Chiesa. Muovendoci per responsabilizzare le persone, che per mandato ecclesiale, ci sono affidate, crediamo nell’uomo, chiunque esso sia, costruttore della società e della Chiesa a pieno diritto. Questo tipo di evangelizzazione, negli ultimi anni, si riflette nell’esperienza di riferimento fondamentale che si sta svolgendo in Paraguay, in particolare attraverso le linee espresse da don Emilio nella conduzione della parrocchia Sagrado Corazón de Jesús a Ypacaraí: in essa si coniugano la pastorale dell’intelligenza e quella della responsabilità in tutti i campi della vita della comunità cristiana, come si può leggere in vari articoli del giornale e di questo sito internet.

Strumento di animazione missionaria

Da anni, inoltre, siamo impegnati nell’animazione missionaria in varie diocesi d’Italia, non tanto per raccogliere offerte o presentare un progetto da realizzare nelle nostre missioni, quanto soprattutto per presentare le nostre pubblicazioni, quali sussidi pastorali che riteniamo utili per una crescita personale nella fede e per un’apertura missionaria. Questo ci porta a incontrare gruppi e persone che s’impegnano nella Chiesa come educatori, famiglie cristiane o semplici fedeli. Il giornale diventa, così, uno strumento per approfondire e sviluppare l’identità di ogni fedele chiamato a essere missionario, in quanto cristiano.

Rapporto con il nostro sito www.missionerh.it

Il giornale è in stretto rapporto con il sito internet della Comunità. Un sito internet, per sua natura, è molto più dinamico di un giornale, anche se resta vero che il cartaceo offre la possibilità di una lettura più meditata. Per questo, invitiamo a continuare a visitare questo nostro sito nelle sue diverse rubriche, che potranno offrire spunti di riflessione per alimentare la vita interiore e sviluppare una feconda apertura missionaria propria a ogni cristiano.

Alla vigilia del trentesimo anno di vita di “Missione Redemptor hominis”, abbiamo voluto guardare al passato per ritrovare le radici del nostro impegno missionario e per andare avanti cercando di coinvolgere sempre più i nostri lettori e sostenitori. È grazie a questo strumento che li raggiungiamo per ringraziarli del cammino fatto e riprendere, anche insieme a loro, quello che resta da fare.

Sandro Puliani

 

____________

[1] Cfr. A. Cipollini, Dalle Missioni alla Missione. Dal concetto geografico ad una coscienza ecclesiale missionaria, in «Missione Redemptor hominis» n. 16 (1989) 1.


 

 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis