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"DANDOVI LA PAROLA, VI HO DATO TUTTO"


L'eredità di Baba Simon



     

Presentiamo per i nostri lettori un'interessante intervista accordata da Grégoire Cador, Postulatore della causa di beatificazione del Padre Simon Mpeke, detto Baba Simon (1906-1975), considerato come il primo missionario del Camerun e apostolo delle popolazioni Kirdi del Nord Camerun.

Sacerdote della diocesi di Mans (Francia), Grégoire Cador presta servizio da diciotto anni nella parrocchia di Tokombéré fondata da Baba Simon nel 1959, nella diocesi di Maroua-Mokolo. È autore di due biografie di Baba Simon di cui la più recente L'héritage de Simon Mpeke. Prêtre de Jésus et Frère universel, è stata pubblicata nel 2009. Gli siamo riconoscenti per il ricco colloquio che ci ha accordato.

  

In che modo la vita di Baba Simon interpella oggi i differenti operatori apostolici?

 Nel mese di marzo del 2009, in occasione del suo viaggio in Camerun, Papa Benedetto XVI ha dato ai sacerdoti e ai religiosi, come esempio, la figura di Baba Simon, sottolineando soprattutto la sua "umiltà disinteressata". Credo che sia proprio questo l'essenziale della sua figura.

"L'umiltà disinteressata" consiste a mio avviso nel donarsi pur essendo coscienti che non si è niente e che tuttavia se non ci si dona, nulla si potrà realizzare; tutto ciò che non è dato è perduto e tutto ciò che non è seminato, seppellito in terra, non porta frutto.

Ho constatato che le reticenze nei riguardi della figura di Baba Simon provengono spesso da certi preti che si sentono probabilmente messi in crisi da questa figura che, con la sua testimonianza, mostra che è possibile donarsi e che quando ci si dona si porta frutto.

Ciò rimette in discussione un certo numero di valori come quelli della promozione sociale o del successo mondano. E questo spiega, in parte, il fatto che quando il Padre Simon, allora brillante parroco nella capitale economica del paese, decise di andare al Nord tra i Kirdi, certi pretesero, sbagliandosi, che la sua scelta fosse legata alla delusione di non essere stato nominato vescovo ausiliare.

Baba Simon ci ricorda in tal modo che il "ministero pastorale" vuole dire servizio. I sacerdoti hanno cominciato con l'essere ordinati diaconi, dunque servitori. Ciò che abbiamo è ricevuto come dono, come grazia, come formazione; è un investimento affinché possiamo restituirlo, portando frutto. Simon, nella sequela di Cristo, non ha tenuto nulla per sé, tutto ciò che ha ricevuto, ed era cosciente di avere ricevuto tanto, l'ha restituito.

La sua "umiltà disinteressata" è anche la chiave della sua castità che ha vissuto in modo esemplare. I consacrati non hanno scelto il celibato per liberarsi delle costrizioni familiari, ma per amore di Cristo. Se il Cristo non riempie il vuoto del nostro cuore, questo vuoto diventa mancanza. La forza di Simon risiede nella sua totale disponibilità al Cristo. Ha saputo svuotare la sua vita per lasciarla totalmente riempire da Colui che ha scoperto essere presente in ogni uomo, il Cristo.

Questa evoluzione, Baba Simon l'ha potuta realizzare progressivamente. In questo, l'incontro con il modo di leggere il vangelo di Charles de Foucauld l'ha molto aiutato: è nel più piccolo, nel più povero che si è certi d'incontrare il volto di Dio.

Aveva capito che lo sforzo da fare, non era tanto di salire verso Dio attraverso la penitenza e l'ascesi, di estirparsi da quel paganesimo da cui proveniva, quanto quello di scendere nel più profondo dell'uomo dove il Cristo ci ha già preceduti.

In un'epoca in cui l'approccio missionario era marcato da un sguardo negativo su tutto ciò che non era cristiano, Baba Simon riscopre la teologia dei semina Verbi e comprende che il Cristo, con la sua incarnazione, si è già unito ad ogni uomo ancor prima del suo battesimo e dunque del suo ingresso nella Chiesa.

"Vorrei che tutti vedano Dio e gli uomini come Gesù li vede" costituisce il centro della sua spiritualità. Annunciare la Buona Novella, vuol dire convertire il nostro sguardo per riconoscere il Cristo presente in ciascuno di coloro con cui viviamo. Questo nuovo sguardo "nato dall'alto" (cfr. Gv 3,7) porta a scoprire Dio che, come diceva Baba Simon, "giace in ciascuno di noi". Questo sguardo permette di liberare ciò che è nascosto nell'uomo dalla creazione del mondo.

Qual è l'eredità lasciata da Baba Simon e in che modo, secondo lei, essa illumina il cammino attuale dalla Chiesa in Camerun?

L'eredità essenziale è questo nuovo sguardo che Baba Simon ha lasciato su Dio e sull'uomo. È questa cafraternità accolta come un dono da realizzare; è la riconoscenza della presenza di Gesù in ogni uomo, chiunque egli sia, presenza che precede l'annuncio e che l'annuncio deve servire. Il problema dunque non è quello di mostrare il Cristo agli altri, ma piuttosto di cercarlo e di servirlo in ciascuno di quelli che la Provvidenza pone sulla nostra strada.

Tutto ciò vissuto in una lotta accanita contro la miseria, lotta vissuta in una povertà radicale; solo spogliandosi di se stessi, infatti, si può veramente lottare contro ciò che snatura l'uomo. A tal proposito, bisogna essere attenti a non fare della povertà di Baba Simon una caricatura, riducendola al fatto che non portava le scarpe. Essa è molto più profonda. Ci sono in Baba Simon certe intuizioni simili a quelle di Francesco d'Assisi e di Charles de Foucauld: la provocazione dell'immagine per andare all'essenziale. Come il Cristo nudo sulla croce, la radicalità della testimonianza di Baba Simon ci provoca e ci inquieta, perché ci mostra che c'è un "più" che possiamo dare.

La sua radicalità è anche libertà; Baba Simon c'invita a non sottometterci alla cosiddetta "dittatura dei numeri". Per Simon, il problema non è innanzitutto che l'interlocutore diventi cristiano, ma che il Cristo viva in lui. Non siamo inviati per battezzare, ma per annunciare il Vangelo attraverso la relazione vissuta con l'altro e lo sguardo che portiamo su di lui. La conversione delle persone è un mistero che non ci appartiene; a noi spetta soprattutto la verità e la qualità della trasmissione della parola ricevuta.

In che modo l'esperienza di Baba Simon ha ispirato il Progetto di promozione umana di Tokombéré, nel Nord Camerun?

Il Progetto di Tokombéré si radica certamente nella novità dello sguardo che Baba Simon ha saputo avere sui Kirdi, anche se la fisionomia attuale del Progetto deve molto all'elaborazione teologica e al senso dell'organizzazione dei successori di Baba Simon, Jean-Marc Ela e Christian Aurenche.

"La gloria di Dio giace nell'uomo". Una volta che si è riconosciuto che il Cristo ci precede nei nostri interlocutori, ciò che conta è di svegliare la Sua presenza che dorme nel profondo dell'uomo. Il Progetto di Tokombéré non è dunque un progetto concepito nella mente di qualcuno e poi "calato" sulle persone. Esso non è nient'altro che l'accompagnamento di un popolo che accoglie il Progetto di Dio che vuole che l'uomo esprima il meglio di sé.

I Kirdi, ancor prima dell'arrivo di Baba Simon, avevano già la nozione di Dio Padre, ma non avevano osato trarre le conseguenze della loro filiazione divina: la fraternità e la responsabilità sulla creazione, fondamento stesso della teologia dell'ecologia.

L'elaborazione teologica del Progetto è iniziata con Jean Marc Ela. È a Tokombéré infatti che ha scritto i suoi primi libri, a partire dall'esperienza delle comunità contadine e del suo rapporto con Baba Simon.

 L'arrivo a Tokombéré nel novembre 1975 di Christian Aurenche, sacerdote e medico, radica in seguito la riflessione nel cuore dell'impegno sanitario, elemento imprescindibile in questo ambiente di estrema povertà. In accordo con Jean Marc, Christian si rende conto infatti che, per incarnare il nuovo sguardo di Baba Simon, è necessario che l'ospedale "si converta" in vista della presa in carico da parte delle popolazioni della loro propria salute.

Ciò porterà alla trasformazione dell'ospedale in Centro di Promozione della Salute e alla creazione dei Comitati di Villaggio, con l'ideazione e l'organizzazione dei "Soins de Santé primaires" (SSP) come corollario, che pongono un accento particolare sulla prevenzione sanitaria e la sua dimensione comunitaria. A partire da Tokombéré, i SSP si sono rapidamente diffusi in tutto il Camerun, tanto a livello della pastorale sanitaria della Chiesa che a quello della politica medica nazionale. Hanno valso inoltre a Christian l'attribuzione da parte dell'OMS del premio Sasakawa del 1988.

A partire dalla concretizzazione, in campo sanitario, delle intuizioni di Baba Simon, tutto il resto ha potuto prendere forma. La questione agricola è rapidamente percepita come una questione di sanità. Per questo, in un modo completamente originale, il Centro di Salute assume un ingegnere agronomo, con in seguito la creazione dei Comitati di Villaggio dei Contadini, dei granai comunitari, e l'introduzione delle differenti coltivazioni e dei vari tipi di allevamento in vista di un migliore equilibrio alimentare.

Si pongono a questo punto i problemi della preparazione e della formazione dei giovani; viene dunque creato il Collegio in vista del loro sviluppo umano integrale ed è riaperto l'Ostello della Gioventù, luogo di incontro e di impegno per la costruzione del loro avvenire. La promozione femminile è stata lanciata in seguito; lo scopo di quest'ultima era di aiutare la donna a partecipare pienamente al suo sviluppo personale, a quello della sua famiglia e di tutta la sua comunità.

Questi differenti settori del Progetto sono attualmente animati da centinaia di collaboratori che si riuniscono ogni due anni nelle Giornate di Promozione Umana. L'ultima, che aveva per titolo "Eredi e costruttori", mirava all'approfondimento della nostra grande sfida odierna: la fedeltà creativa allo spirito di Baba Simon. 

A tal proposito, l'appuntamento settimanale di tutti i catechisti che si riuniscono per leggere la parola di Dio ogni sabato mattina, senza interruzione dal 1959, è essenziale per la coerenza del Progetto con le intuizioni che l'hanno ispirato, e continua ad essere il cuore vibrante, l'anima, di tutte le attività. Baba Simon ci ha insegnato infatti che evangelizzare è rivelare all'uomo che in lui è nascosta una parola che deve solamente crescere. Poco tempo prima della sua morte, diceva a un catechista : "Se muoio, sappi che dandovi la Parola, vi ho dato tutto!".

A che punto è la procedura della causa di beatificazione di Baba Simon, introdotta da Mons. Philippe Stevens, vescovo di Maroua, nel 1995? 

Attualmente è terminata la prima fase del processo diocesano che comporta la raccolta degli scritti e delle testimonianze. La documentazione è stata inviata a Roma che ci ha trasmesso la richiesta di un ulteriore approfondimento da parte di una commissione camerunese di esperti in storia, in teologia e in spiritualità.

"Non abbiate paura di vivere pienamente l'offerta di voi stessi che avete fatta a Dio e di darne testimonianza con autenticità attorno a voi. Un esempio vi stimola particolarmente a ricercare questa santità di vita, quello del Padre Simon Mpeke, chiamato Baba Simon. Voi sapete come 'il missionario dai piedi nudi' ha speso tutte le forze del suo essere in una umiltà disinteressata, avendo a cuore di aiutare le anime, senza risparmiarsi le preoccupazioni e la pena del servizio materiale dei suoi fratelli"

(Benedetto XVI, Discorso alla Basilica "Maria Regina degli Apostoli" di Yaoundé, 18 marzo 2009).

 

Mentre veniva completato questo lungo lavoro, siamo stati informati che la legislazione che regola le cause dei santi era stata rinnovata. Questa complicazione non prevista ha creato ritardi; anche il mio incidente di circolazione ha ritardato ulteriormente la procedura. Poi, nel marzo 2009, l'intervento inatteso di Benedetto XVI alla Basilica "Maria Regina degli Apostoli" di Yaoundé ci ha ridato fiducia : il Santo Padre dava in esempio la figura di Simon Mpeke ai consacrati. Incoraggiati, abbiamo ripreso il lavoro.

Quest'interruzione forzata è stata benefica, perché ci ha permesso di approfondire le ricerche e di contattare nuovi testimoni. Quest'anno contiamo di terminare le udienze. La commissione storica ha già completato la lettura dei documenti e dato il suo parere favorevole. Anche il Cardinale Christian Tumi ha testimoniato.

Lavoriamo attualmente sul dossier dell'esumazione di Baba Simon e dell'eventuale trasferimento dei suoi resti da Edea a Tokombéré. Simon non aveva messo per iscritto le sue ultime volontà, ma aveva confidato a parecchie persone, in particolare a Mons. Athanase Bala, Vescovo emerito di Bafia, il suo desiderio di essere seppellito a Tokombéré.

Da quando la causa è stata rilanciata, l'interesse dei fedeli si è risvegliato, ma il percorso da compiere in vista della beatificazione resta ancora lungo. Per questo, invito anche voi a pregare con noi affinché la Chiesa arrivi un giorno a proclamare le meraviglie che Dio Padre ha compiuto in Simon Mpeke, Prete di Gesù e Fratello universale.

  
(A cura di Franco Paladini)




08/07/2011

 
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