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Interviste/63


     

Nell'anniversario dell'enciclica di Paolo VI sullo sviluppo dei popoli


  CINQUANT'ANNI DOPO

Intervista al cardinale Turkson

 

    Si tiene il 3 e 4 aprile nell'Aula nuova del Sinodo in Vaticano una conferenza internazionale a cinquant'anni dall'enciclica Populorum progressio, pubblicata il 26 marzo 1967. Organizzata dal dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, l'iniziativa vuole presentare le prospettive teologiche, antropologiche e pastorali del documento di Paolo VI. A parlarne in un'intervista all'Osservatore Romano è il Prefetto dell'organismo della Santa Sede, il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson.

 

* Che significato ha oggi l'enciclica montiniana?

Ha avuto e ha un significato profetico. La leggiamo e la rileggiamo, e vediamo quante cose là enunciate sono oggi davanti ai nostri occhi: chiarissime, eppure fatichiamo a comprenderne ancora la portata. Mi spiego meglio, riprendendo alcune delle affermazioni che Paolo VI aveva inserito nel testo.

La prima al numero 14: lo sviluppo non si riduce alla crescita economica. Bene, sono ormai quasi dieci anni che non sentiamo parlare altro che di crisi dell'economia, della finanza, dei mercati: eppure ancora non abbiamo compreso che questa crisi è prima di tutto antropologica. Perseguiamo un approccio puramente ideologico, e non umano. E questo perché l'uomo non comprende più le ragioni per cui vive. Dobbiamo invece tornare a guardare alla persona nella sua interezza, fatta di corpo e anima. Troveremo così la capacità di capire che a cambiare la vita è la conversione del cuore, quella che chiede ogni giorno il Papa, non la tensione a voler distruggere questo mondo per edificarne un altro a nostra immagine e somiglianza.

La seconda al numero 15: ogni uomo è chiamato allo sviluppo. Eppure oggi, sempre più, ci riempiamo la bocca di concetti che rimandano al solo successo personale, e siamo prontissimi a stroncare ogni vocazione altrui offendendo costantemente la vita. Il diritto alla vita è il primo dei diritti umani, ma mai come oggi essa è sotto un attacco deliberato. Basti pensare alle tante guerre nel mondo, così come al desiderio di vedere riconosciute politiche che promuovano una cultura della morte, anziché valorizzare la vita. Mai come oggi abbiamo l'opportunità di incontrare l'altro, nella sua debolezza ma anche nella pienezza dei suoi desideri. Per chi porta la testimonianza di Cristo, per la Chiesa, si aprono grandi spazi: bisogna mettersi in cammino.

La terza al numero 21, ed è molto importante. Dice Paolo VI che il vero sviluppo si compie con un passaggio verso condizioni di vita più umane: una maggiore considerazione della dignità degli altri, un orientamento verso lo spirito di povertà, la cooperazione al bene comune, la volontà di pace, e soprattutto il riconoscimento da parte dell'uomo dei valori supremi, e di Dio che ne è la sorgente e il termine. Questo vuol dire che escludere il fattore umano dal progresso e concentrarsi solo sul cambiamento delle strutture sociali significa oscurare il disegno di Dio sulla persona. L'enciclica volle precisare non solo il vincolo morale della comunità internazionale a perseguire lo sviluppo di ogni uomo e di tutto l'uomo, ma anche esplicitare in cosa consista lo sviluppo integrale.

* Il concetto di integralità è tipico della dottrina cristiana ed è stato inserito nella denominazione del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale.

Per chi è chiamato a farne parte è un segno della provvidenza che il cinquantesimo anniversario della Populorum progressio coincida con la nascita del nuovo organismo che a essa si ispira. Questo ci dà la possibilità di riflettere sulle radici che fondano questa nuova realtà e di capire quali orientamenti l'enciclica può dare al nostro lavoro. E il fatto che il Papa abbia voluto accentuare questo aspetto dell'integralità della persona già nel nome indica un percorso fruttuoso: cioè chiarire quale sia l'antropologia che fonda l'azione, del dicastero e degli organismi caritativi cattolici, per la persona umana, soprattutto a favore di sofferenti, bisognosi, poveri. Siamo chiamati a mettere in campo una nuova sintesi, che si basa sul servizio alla Chiesa e su quello alla persona, fondato su teologia della carità, dottrina sociale della Chiesa e teologia della sofferenza. Un servizio che mira a sviluppare la persona in tutte le sue potenzialità. È questa la chiave di volta intorno alla quale il dicastero potrà svolgere la sua missione, nell'ambito pastorale e in quello sociale. L'integralità dello sviluppo punta a tenere insieme tutti questi aspetti.

* Con quali riflessi concreti?

La centralità della persona è una chiave importante in ogni aspetto sociale, come la questione ecologica e la cura della casa comune che l'uomo è chiamato a coltivare e custodire. L'uomo esercita il suo dominio sul creato non in modo assoluto ma in obbedienza a Dio creatore, di cui è immagine. Il rispetto della persona e del creato sono condizioni indissolubilmente necessarie per lo sviluppo integrale dell'uomo, perché uomo e ambiente rispondono alla sapienza creatrice di Dio e al suo progetto di amore. Questo incrocia le grandi sfide che abbiamo davanti, perché oggi le conquiste tecnologiche mettono talvolta in questione l'essere stesso dell'uomo. Nel convegno, basato su tre grandi aree tematiche (corpo-anima, uomo-donna, persona-società), approfondiremo tutti questi temi.

* Tra le sfide globali di oggi c'è quella dell'immigrazione.

Anche per la questione dell'immigrazione esprimo l'auspicio che la cultura dell'incontro, come più volte ribadito da Papa Francesco, possa prevalere, in particolare nell'accoglienza dei più bisognosi e sofferenti. Incontrare la persona aiuta quella conversione del cuore di cui parlavo. Siamo tutti chiamati a questa conversione. Non è poi compito, né volontà della Santa Sede entrare nel merito delle politiche e delle legislazioni dei singoli paesi, che esprimono liberamente i propri rappresentanti. E in ogni paese la Chiesa sa come promuovere una presenza che possa dare un contributo credibile al bene comune.


© L'Osservatore Romano - 2 aprile 2017
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it

 



03/04/2017
 
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