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Interviste/93

 

     

CHIESA E SOCIETÀ IN BELGIO

Intervista a Emmanuel Van Lierde, caporedattore di "Tertio"

Presentiamo ai nostri lettori un'intervista concessaci da Emmanuel Van Lierde, filosofo e teologo, e caporedattore del settimanale di opinione delle Fiandre "Tertio". Il settimanale è uscito per la prima volta nel 2000 e prende il nome dalla lettera di san Giovanni Paolo II Tertio millennio adveniente. Si propone, infatti, di trattare temi di attualità per i cristiani del terzo millennio. Il settimanale si distingue per la sua marcata identità cattolica e un elevato spessore intellettuale nel trattare una grande varietà di argomenti su temi sia ecclesiali che sociali.

Van Lierde è uno dei pensatori cattolici più acuti e preparati del Belgio per affrontare argomenti scottanti nella relazione Chiesa e Stato. Gli abbiamo chiesto di illustrare il rapporto tra la Chiesa e lo Stato belga in una situazione di profondi cambiamenti.

   

* Fino alla metà del secolo scorso, la Chiesa cattolica era presente nella società belga con una sua innegabile identità e autorità, oggi la situazione è profondamente mutata, anzi si vorrebbe la Chiesa sempre più spoglia e meno visibile. Da che cosa proviene questa tendenza?

In Belgio, politici, accademici e opinionisti di ogni sorta attaccano con regolarità ogni espressione religiosa. Non è un nuovo fenomeno, tuttavia la frequenza e la determinazione sono aumentate dopo gli attacchi terroristici di Parigi e Bruxelles e in reazione alla crisi dei rifugiati. In risposta alla radicalizzazione e per favorire l'integrazione dei nuovi arrivati, alcuni politici suggeriscono che sarebbe auspicabile introdurre la laïcité nella costituzione belga.

In Belgio non vi è una separazione netta tra Chiesa e Stato, il che è evidente, tra le altre cose, dal fatto che il Governo finanzia i sette servizi di culto riconosciuti (cattolico, protestante, anglicano, ortodosso, ebraico, musulmano e l'ideologia non confessionale, ossia l'umanesimo) e il loro insegnamento.

Uno Stato neutrale secondo il modello francese deve porre fine al sostegno delle religioni che, secondo molti, sono principalmente fonte di violenza. Una separazione più rigorosa tra religione e Stato proteggerebbe meglio la democrazia dall'estremismo. La laicità serve quindi ad assicurare la priorità della legge civile su comandamenti morali o religiosi, i diritti e le libertà fondamentali, l'uguaglianza tra uomini e donne.

Tale desiderio di ancorare la laicità nella costituzione è stato esplicitamente formulato per la prima volta il 28 dicembre 2015 in un editoriale del quotidiano della Vallonia "Le Soir". Poco dopo gli attacchi terroristici a Parigi, in seguito all'appello della socialista vallone Laurette Onkelinx di costituire un Governo neutrale e vietare il velo ai dipendenti pubblici, il liberale fiammingo Patrick Dewael espresse l'opinione di far nostra la laïcité francese.

La paura degli stranieri e il revanscismo dopo atti terroristici non sono le migliori ragioni per cambiare la Costituzione. E tali interventi non faranno mutare idee e comportamenti a fondamentalisti e terroristi.

* Qual è l'obiettivo di questo atteggiamento pro-laïcité?

All'inizio, Dewael volle rassicurare i cattolici sul fatto che non fosse sua intenzione di fare loro guerra toccando il finanziamento pubblico delle scuole e delle istituzioni assistenziali cattoliche. I politici non vogliono dirlo chiaramente, ma il loro "nemico" è prima di tutto "il musulmano" che non condivide i "nostri" valori di base. Tuttavia, gli umanisti anticlericali e i massoni virulenti approfittano di questa opportunità per attaccare tutte le religioni e confinarle nel privato.

Alcuni di loro vogliono giungere alla resa dei conti con la Chiesa cattolica, una volta potente, anche se la realtà è da tempo cambiata. La Chiesa del potere non esiste più. Eppure, gli ultimi bastioni di quella che fu la separazione confessionale devono credere il contrario.

Questi atei militanti dichiarano che "la malsana preponderanza" delle istituzioni educative e assistenziali cattoliche non può più esistere in uno Stato secolare. Desiderano riaprire il dibattito su come si sia pervenuti storicamente al finanziamento dei servizi di culto; il Governo paga, tra l'altro, gli stipendi e le pensioni dei ministri delle religioni riconosciute e partecipa anche a mantenere gli edifici ecclesiastici e le abitazioni dei parroci.

E, infine, viene preso di mira l'insegnamento di religione nelle scuole pubbliche che si vorrebbe al più presto abolire, insieme agli istituti di cura cattolici e al finanziamento dei servizi di culto.

Se si prosegue in questo intento, vi è una grossa probabilità che si possa giungere alla separazione ulteriore tra religione e Stato, per arrivare poi ad escludere definitivamente la religione dallo spazio pubblico.

Ma se con un "totalitarismo della neutralità", con la scusa di proteggere i nostri valori occidentali, si relega qualsiasi fede religiosa nelle catacombe, si rischia di nutrire e rafforzare il radicalismo, giungendo al risultato contrario da quello perseguito.

* Si potrebbe dire che il dibattito sulla identità vi svolga un ruolo?

Molte misure restrittive ad esempio, le proibizioni delle macellazioni rituali e dei simboli religiosi vengono percepite come un attacco all'Islam, anche se le altre religioni non ne restano indenni, dato che tali proibizioni colpiscono ugualmente la comunità ebraica. Nella stessa logica della difesa dei "nostri valori occidentali" si può inquadrare l'abbraccio populista della "cultura cristiana".

L'arrivo degli stranieri pone gli europei davanti alla domanda sulla loro identità. Chi siamo? Da dove veniamo? Per cosa stiamo combattendo? Nella difesa dall'altro, il cristianesimo viene improvvisamente usato come arma.

In un'autentica esperienza religiosa cristiana, l'altro viene abbracciato e accolto come figlio di Dio, ma qui accade il contrario. Il cristianesimo culturale funziona come un meccanismo di esclusione. Populisti e nazionalisti lo usano contro chi è diverso.

Anche l'Illuminismo subisce lo stesso processo. In passato gli ideali dell'Illuminismo valevano per tutti. Ora l'Illuminismo è improvvisamente qualcosa di tipicamente nostro e chi non è illuminista, non fa parte del gruppo. Cristianesimo e Illuminismo vengono piegati al proprio vantaggio, usati quando fa comodo, ma in sostanza si tratta di una perversione delle idee originali e degli ideali autentici.

* Dove si possono individuare le cause dell'avversione al religioso?

Nella ricerca di spiegazioni per l'avversione al religioso in Belgio, sono già stati menzionati il terrorismo e la crisi dell'immigrazione. Molti associano la religione alla violenza e all'odio anziché alla pace e alla carità. Anche gli scandali di pedofilia e l'abuso di potere nella Chiesa hanno minato il messaggio di prendersi cura dei più vulnerabili.

Alcuni hanno puntato il dito contro i media che trattano la religione con un atteggiamento negativo o dispregiativo e che delle religioni mettono in luce solo ciò che vi è di estremo e negativo. Ma le religioni hanno un problema d'immagine, in gran parte da addebitare a se stesse. La Chiesa troppo spesso ha la colpa del fatto che gli uomini non trovano più la via verso Cristo e che nella nostra cultura Dio è dichiarato morto.

* Esiste ancora una domanda di senso?

Le ricerche di mercato del 2017 su "Le grandi domande della vita", dirette da Jan Callebaut [uno de più conosciuti ricercatori di marketing del Belgio, n.d.r], hanno dimostrato che la necessità di senso non è scomparsa. Per avere risposte, tuttavia, i fiamminghi non si rivolgono più alle religioni istituzionali. Una conclusione fu che questa situazione può diventare per le religioni un'occasione per purificarsi e per riscoprirsi, in modo che abbiano qualcosa da dire a chi cerca.

Moralismo, formalismo e dogmatismo hanno messo a tacere la forza del messaggio religioso, delle tradizioni religiose e dei rituali secolari, che tuttavia restano segni significativi per i nostri contemporanei. Sarebbe certamente un riflesso errato tacere ancora di più sulla fede per paura di reazioni negative, critiche o messe in ridicolo.

Purtroppo, la paura e la vergogna minacciano di paralizzare i credenti nella loro autentica testimonianza, rendendo la religione ancor più invisibile. La Chiesa è sulla difensiva a causa del restringimento che sta vivendo, sembra subire in silenzio i cambiamenti.

* Come dovrebbe comportarsi il cristiano nella situazione odierna?

Ai fedeli viene costantemente detto che nella loro nuova situazione in cui non costituiscono più la maggioranza dominante, ma neanche una minoranza, perché il 52,76% dei belgi si considera cristiano e ancora circa la metà dei bambini viene battezzata nella Chiesa cattolica devono essere umili.

Non debbono infatti sentirsi superiori, ma ciò non significa che debbano essere timidi riguardo al loro messaggio. Il dibattito sociale trae beneficio solo da opinioni convincenti.

Dobbiamo proporre ciò in cui crediamo e soprattutto difenderlo. Ovviamente non in maniera aggressiva e neppure difensiva, ma sempre ferma, audace e senza esitazione. Troppo spesso i cattolici usano un linguaggio cauto per paura di attirarsi il sospetto di intolleranza. Tuttavia, non debbono nascondere ciò in cui credono, la luce non deve essere collocata sotto il moggio.

Non possono rimanere neutrali, in disparte o indifferenti di fronte a ciò che accade nel mondo. I cristiani debbono promuovere non l'interesse personale, ma il bene comune; non anteporre il proprio popolo, ma il più debole; questo caratterizza l'atteggiamento evangelico. Ecco perché la Chiesa si prende cura dei rifugiati, dei senzatetto, dei poveri, delle persone con disabilità, degli anziani soli e così via. Per tutte quelle persone che sono il nostro prossimo, i nostri fratelli e le nostre sorelle. Nello spirito di Papa Francesco, si tratta di essere una Chiesa misericordiosa in un tempo impietoso, una Chiesa calda in una società fredda, una Chiesa felice in un tempo triste, una Chiesa pensante in un mondo stordito.

(Intervista e traduzione dal neerlandese
a cura di Maria Cristina Forconi
)





16/02/2019
 
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