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Animazione missionaria a Finale Emilia *
Intervista con mons. Ettore Rovatti

Mons. Ettore Rovatti, sacerdote della diocesi di Modena-Nonantola dal ’57, è da più di trent’anni parroco di Finale Emilia. Collaboratore di mons. Giacomo Casolari, quando questi era responsabile delle Pontificie Opere Missionarie della diocesi, da diversi anni ci accoglie con grande amicizia e generosità unitamente alla sua comunità parrocchiale.
In una realtà come quella odierna, in cui grandi mutazioni sia individuali che sociali si stanno verificando, quale spazio viene riservato alla dimensione di fede dell’uomo, esiste ancora attenzione verso l’aspetto missionario della Chiesa?
C’è una innegabile situazione di avanzato benessere in cui ci troviamo in Italia, e in particolare in certe province come la nostra, che ha contribuito fortemente a creare quelle grandi mutazioni nella società di cui siamo testimoni. Dobbiamo però saper vedere con gli occhi della fede anche gli aspetti non positivi di ogni contesto, specialmente in rapporto ai giovani. Il benessere, che è una delle cause di questi cambiamenti, è proprio un ostacolo alla fede? Personalmente credo che il vero ostacolo alla fede sia sempre la pretesa di autonomia dell’uomo in qualsiasi situazione si trovi, sia in stato di ricchezza che di povertà. Anche il povero, a volte, si appella all’altro e cerca solo l’aspetto economico per risolvere i suoi problemi e non ricerca un aiuto a livello di fede o di crescita spirituale.
Dobbiamo partire dal presupposto che da solo l’uomo non accetterebbe mai il Vangelo, da solo non ci pensa neanche. Noi che abbiamo il dono gratuito della fede, questa perla preziosa, non possiamo che portarla agli altri, perché anch’essi sappiano profittare di questo dono meraviglioso di Dio. Se dobbiamo sempre chiederci chi sono coloro che si trovano davanti a noi, dobbiamo anche chiederci chi sta dietro di noi, chi ci manda, che è Gesù Cristo, allora avremmo più serenità. Lui non ci farà vedere piccoli gli ostacoli che sono grandi, ma ci farà comprendere che la grazia di Dio supera tutti gli ostacoli e le difficoltà.
I missionari ci fanno capire che non possiamo rinunciare alla diffusione del Vangelo qui da noi e in tutto il mondo. C’è assolutamente bisogno di un amore vero a Dio e al prossimo. La sensibilità missionaria della gente c’è, anche se a volte è nascosta, ed è necessario un cammino di maturazione. Ho l’esperienza che anche coloro che non sono cristiani si rivolgono alla parrocchia, scoprono che la Chiesa difende la dignità dell’uomo e della donna. Per questo vedo che i giovani chiedono di conoscere esperienze di amore e di coerenza ed hanno una sincera ammirazione per coloro che sono fedeli al Vangelo. Fondamentale è un annuncio fatto con pazienza, umiltà, ma anche con sincerità e determinazione. Indubbiamente l’aspetto missionario aiuta in tutti la crescita della fede.
Come viene vissuta la dimensione missionaria nella pastorale delle parrocchie?
La gente ha ammirazione e stima per i missionari ed è generosa negli aiuti, non solo perché sa che verranno costruite opere sociali, scuole, chiese, ospedali, ma credo anche perché i cristiani sono convinti che la vita missionaria è indispensabile alla Chiesa, per lo sviluppo e la maturità della fede.
La dimensione missionaria non può mai mancare all’interno della pastorale parrocchiale, anzi deve ricevere un nuovo slancio. Molto dipende da chi porta il Vangelo, per far cogliere che Dio è al primo posto, che l’uomo è fatto per Dio. Se do all’uomo il mondo intero e non gli do Dio sarà un eterno scontento. Il missionario ha questo compito primario.
In quale modo, secondo te, può crescere questa sensibilità in una parrocchia?
Per favorire questo ritengo importante fare degli incontri di formazione con adulti e giovani per approfondire con loro il discorso della fede cristiana e della missione. Per esempio, sono stato sempre contento di accogliervi perché, come giovane comunità, avete manifestato con gioia l’aspetto dell’annuncio del Vangelo. I giovani apprezzano e ascoltano chi annuncia con passione il messaggio cristiano.
Inoltre, voglio sottolineare che con le vostre pubblicazioni, libri e giornale, offrite un appuntamento culturale, che non è solo informazione, ma anche formazione. Con la cultura, infatti, si va incontro all’uomo. Questo ci permette di cogliere quegli aspetti positivi che sono nascosti nel mondo. Soprattutto ora, con tanti messaggi che vengono lanciati, la gente deve essere invitata a ragionare. Oggi essa manca più di ragione che di fede; è indispensabile il senso critico che si acquista con la cultura e con un confronto non solo superficiale. Ho trovato i vostri articoli molto interessanti, seri e validi per approfondimenti e riflessioni, perché spesso sono proprio le idee che mancano. Oggi tutto va bene, tutte le visioni della vita sono uguali.
Sono convinto che la gente attende e ascolta molto volentieri chi parla degli aspetti profondi della vita e dei suoi problemi, chi offre una luce di speranza, specialmente con l’esempio. Fondamentale è formare la gente ad una visione cristiana perché il mondo ogni giorno è evangelizzato a rovescio: al primo posto il denaro, la carriera, il piacere, la vita facile. Invece, al fondo, in ogni uomo c’è una ricerca di senso ed egli rimane insoddisfatto di chi dà tutto, tante cose, ma poi non dà niente.
* in "Missione Redemptor hominis" n. 59 (2001) 11.
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