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DALLA MESSA LA MISSIONE*

Intervista a Don Giuseppe Reggiani,
parroco di Castelnuovo Rangone (MO)
L’attenzione del vostro Vescovo, mons. Benito Cocchi, per la missione si comprende bene nella sua lettera pastorale: “Dalla Messa, la missione … glorificate il Signore con la vostra vita”. Riscontri che anche nelle parrocchie sta crescendo una più attenta sensibilità missionaria?
Il tema della “missione” è portato avanti dalla nostra diocesi da diversi anni. L’evento del Giubileo ci ha permesso di interessare positivamente la nostra parrocchia. Insieme ai catechisti, con molte famiglie che hanno i bambini al catechismo, abbiamo fatto un positivo cammino di formazione. La missione va vissuta sotto vari aspetti e quest’anno il Vescovo ci ha indicato, come scrive nella sua lettera pastorale, “di portare la vita nella Messa e la Messa nella vita”. La Messa è fonte e culmine dell’esperienza di Chiesa e ci “spinge fuori dalle mura del cenacolo per le strade del mondo incontro agli uomini”. è urgente e necessario portare Cristo nella scuola, nella famiglia, nel lavoro, nell’amicizia, nelle nostre comunità. Per fare questo la Messa va celebrata e vissuta con gioia per comunicarla fuori. La Messa è la fonte della missionarietà e l’animazione missionaria fa parte di questo percorso comune a tutta la parrocchia. Per questo abbiamo tutta una serie di rapporti con diversi missionari in Africa, in America Latina e anche in Europa, con voi della Redemptor hominis in Camerun e Paraguay, con i Padri della Consolata in Kenia, con la Comunità Giovanni XXIII in Zambia, con i Giuseppini del Murialdo che hanno aperto da poco una missione in Romania, con una nostra laica, Anna Melini in Brasile.
L’esperienza missionaria aiuta i cristiani delle nostre terre a riscoprire un comune cammino di fede e di vita cristiana?
Senz’altro perché l’animazione missionaria non è solo una raccolta di fondi, ma ci apre e ci presenta gli aspetti e i problemi degli altri. Interessandoci degli altri ci apriamo ai problemi del mondo, alla pace, alla solidarietà, all’evangelizzazione, per non chiuderci in noi stessi. Così, scopriamo quanto bisogno c’è di evangelizzazione in tante parti del mondo e anche qui da noi. Ascoltando le esperienze veniamo stimolati a partecipare a questa evangelizzazione con la solidarietà, con la riflessione, con la preghiera ed anche con l’attiva partecipazione di alcuni giovani che sono partiti per visitare le missioni e sono tornati con occhi più aperti sulla realtà che ci circonda. La missione ai lontani è legata alla missione ai vicini e viceversa.
Vi sono ostacoli da superare, specialmente con i giovani, per favorire uno spirito missionario nella pastorale ordinaria?
I grandi ostacoli sono sempre gli stessi: la pigrizia e l’indifferenza, il non coinvolgersi in nessun cammino e vivere la fede in maniera spenta, senza vivacità e questo vale sia per giovani, sia per adulti. Proprio per rendere più sensibile ai ragazzi la Giornata Missionaria Mondiale, ormai da tre anni svolgiamo in parrocchia una marcia missionaria di preghiera e riflessione in cui invitiamo per una testimonianza un missionario. Quest’anno abbiamo invitato la vostra Comunità, affinché ci aiutasse a presentare i diversi aspetti del mondo ai giovani e attraverso loro rendere più recettive anche le famiglie. Per tutti è stato un avvenimento molto positivo. La gente ascolta, si ferma, rimane a dialogare con chi ha fatto esperienza. Per la nuova evangelizzazione è supernecessario un rapporto di ascolto, d’informazione e formazione perché ci aiuta a conoscere il rapporto con le giovani Chiese, a cambiare mentalità e stile di vita, in un mondo che ha mille cose da fare e non si ferma mai a riflettere. Non è facile, ma occorre avanzare e non conta chi pianta e chi innaffia, chi conta è Dio che fa crescere, importante è seminare.
* in "Missione Redemptor hominis" n. 65 (2003) 7.
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