L'EUCARISTIA, FONTE DELLA MISSIONE *
Intervista a Mons. Benito Cocchi, Arcivescovo di Modena-Nonantola,
in occasione del 4° Congresso Eucaristico Diocesano
ü Eccellenza, da qualche tempo si è concluso il Congresso Eucaristico nella diocesi di Modena-Nonantola; quali sono gli obiettivi che vi eravate proposti?
Da vari anni, insistiamo in modi diversi sul dovere dell'evangelizzazione, proseguendo quanto indicato dalle direttive della CEI. Per questo motivo, il titolo del nostro quarto Congresso Eucaristico (l'ultimo è del 1966) è stato: Lo riconobbero nello spezzare il pane... e partirono senza indugio. Un Congresso Eucaristico non può che aprirsi alla missione. La celebrazione di questa assise ha fatto seguito alla conclusione del biennio pastorale sul tema Testimoni di Gesù risorto oggi a Modena e si è proposta di sollecitare la corretta comprensione del mistero eucaristico, la sua testimonianza, la diffusione più capillare dell'Adorazione Eucaristica e una più intensa preghiera per le vocazioni sacerdotali, di vita consacrata ed anche laicali.
L'Eucarestia, infatti, è la fonte e il culmine di tutta la vita della Chiesa. Il Congresso si è svolto in tre fasi: la prima, a livello parrocchiale o di unità pastorale; la seconda, a livello vicariale e io stesso sono stato presente in quasi tutti i vicariati con una solenne concelebrazione eucaristica; la terza, si è svolta dall'8 al 14 giugno nella città di Modena e si è conclusa con la solenne celebrazione eucaristica e la processione del Corpus Domini. Siamo rimasti molto soddisfatti per l'adesione della gente e anche dei giovani, con una partecipazione inattesa specialmente alla processione finale, che si è tenuta in un giorno piuttosto caldo. Dobbiamo riconoscere che la risposta della cristianità modenese è stata un segno importante che ci ha confermato la positività della realizzazione di un Congresso Eucaristico. Di questo ringraziamo innanzitutto il Signore, ma anche tutti i sacerdoti e la popolazione molto attenta e rispettosa perché uno degli obiettivi prioritari era anche quello di riavvicinarci alla gente, facendo riscoprire che l'Eucaristia è il cuore del cristianesimo.
ü In un tempo in cui esiste un grande divario tra fede e vita, tra Vangelo e cultura, e la partecipazione alla Messa domenicale è diventata troppo spesso un optional, che significato si è voluto dare a questo Congresso con un titolo così profondamente missionario?
Nella prima parte Lo riconobbero nello spezzare il pane..., abbiamo voluto mettere in evidenza proprio il fatto che, se vogliamo capire cosa significa essere cristiani, bisogna mettere la Messa al centro della nostra vita. È il Pane eucaristico che nutre autenticamente l'esistenza del cristiano e dell'uomo e dobbiamo dare innanzitutto questo Pane alle persone, altrimenti vi è il rischio che il cristianesimo si riduca solo a una trasmissione di idee, magari utili, belle, ma che non portano a nulla. È l'Eucaristia che fa la Chiesa e la rende missionaria: porta la vita nella Messa e la Messa nella vita per formare Cristo nei fedeli. Negli incontri vicariali, ho potuto constatare un certo risveglio di partecipazione della gente. Infatti, in tante parrocchie un buon numero di persone si è impegnato in liturgie e adorazioni che sono durate anche una settimana, laddove magari prima si faceva fatica a fare solo uno o due giorni di Adorazione Eucaristica. Credo che vada riproposta l'antica tradizione delle Quarantore anche nelle parrocchie piccole; per porsi davanti all'Eucaristia, occorre una motivazione forte; solo allora non ci si addormenta, ma si riprende forza e coraggio. Sì, ho visto una partecipazione che senz'altro è stata un dono del Signore, ma anche un frutto del Congresso. Nella seconda parte del titolo ... e partirono senza indugio, vi è espressa la conseguenza di quello spezzare il Pane eucaristico da veri cristiani, che è la spinta per uscire dal cenacolo e partire per essere missionari nel nostro tempo. L'Eucaristia è per il mondo e non deve restare chiusa nel tabernacolo. Proprio su questo tema, insisteremo sul programma di formazione dell'anno prossimo.
ü Per restare sul piano della formazione: durante il periodo del Congresso, nella bella collaborazione che esiste da tempo tra la nostra Comunità e la diocesi di Modena-Nonantola, abbiamo presentato in diverse parrocchie, che ci ospitano da anni con amicizia, un sussidio di Emilio Grasso, molto ben accolto: "Dal sacrificio alla festa. La struttura della Messa è la struttura della nostra vita". Ritiene utile questa collaborazione?
La collaborazione, oserei dire, è indispensabile, non bisogna attendere le grandi realizzazioni, altrimenti non si fa mai nulla. Occorre lavorare nel piccolo; le grandi riunioni di massa, a volte, rischiano di spersonalizzare i rapporti, mentre è importante ricominciare da una formazione semplice e interpersonale. I sussidi, poi, non sono semplicemente utili, ma necessari, specialmente in zone di avanzata secolarizzazione, come la nostra perché vi è ormai una grande separazione tra la frequenza alla Messa della domenica e l'impegno cristiano nella vita quotidiana. Servono strumenti di formazione anche semplici e a diversi livelli, che pongano domande, che suscitino interesse e curiosità. Sono sempre utili un libro, un sussidio come i vostri o come il vostro giornale "Missione Redemptor hominis" che leggo sempre volentieri, per avvicinare le persone e aiutarle a capire che la liturgia e l'Adorazione Eucaristica non sono un insieme di gesti formali, ma qualcosa che ci fa scoprire la profondità della vita cristiana, il valore dell'impegno umano nel lavoro e nella vita sociale.
ü In questo itinerario di incontri e celebrazioni si sono voluti coinvolgere non solo i fedeli della diocesi, ma anche i laici della città di Modena: in quale ottica?
Siamo partiti dalla convinzione che la cittadinanza di Modena è attenta e interessata a problemi culturali non vaghi, ma che toccano la realtà della vita. Per questo, credo siano stati indovinati sia i conferenzieri invitati, sia i temi scelti per gli incontri aperti al mondo laico. È stata positiva la presenza di molte persone di varia estrazione e cultura: professori di scuola o di università, operatori del mondo del lavoro o politici e tanti altri che hanno sentito il bisogno di confrontarsi su un terreno che tocca la città e le sue difficoltà.
La relazione del Card. Caffarra su L'educazione, una sfida urgente ha trattato un argomento molto stimolante, considerato una vera sfida per i nostri giorni, come pure quella molto brillante del Card. Poupard, Dialogo tra le culture nel mondo pluralista di oggi o quella che ha svolto, trattando un tema attualissimo, il professor Zamagni, Emergenza economia/lavoro nella crisi dei nostri giorni. Anche chi non crede, ma vede nella vita di tutti i giorni una grande divisione e confusione, ha sentito il bisogno di riflettere e confrontarsi su questi problemi reali. Sì, quella delle conferenze è stata una scelta felice, senza per questo accantonare il Vangelo o il catechismo. Occorre, però, una mediazione tra Vangelo e vita, tra Vangelo e cultura, specialmente nel nostro mondo così spesso programmato e inscatolato dalla TV. Debbo riconoscere che le risposte dei modenesi ci hanno sorpreso come quelle dei giovani, che ho scoperto attenti e sensibili verso i problemi del terzo mondo, del contesto sociale, dei sofferenti. È vero, si fa una gran fatica a coinvolgere i giovani, ma bisognerebbe intraprendere più iniziative con loro e per loro: marce, incontri, ritiri spirituali o altro. Sono sicuro che i giovani non siano soddisfatti della loro esistenza vissuta alla giornata, non amino stare da soli, cerchino un gruppo, un'aggregazione. Certamente non verranno tutti, ma occorre provocarli, seminare senza aspettare. Dobbiamo dare più fiducia alle capacità dei giovani, alla loro voglia di partecipare perché ho l'impressione che molti giovani, se li interroghiamo, potrebbero risponderci: "Ma nessuno ci ha mai chiamati!!". Il prosieguo del Congresso Eucaristico deve tener conto anche di questo e muoversi verso i giovani che, al fondo, attendono anche oggi di essere chiamati da Cristo alla Sua vita.
(A cura di Antonio Romano)
* Pubblicato in "Missione Redemptor hominis" n. 89 (2009) 7.
29/10/09
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