LA CONVERSIONE DEL CUORE È ESSENZIALE AD OGNI AUTENTICO SVILUPPO
Intervista a Sua Eminenza il Cardinale Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti
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Il Card. Francis Arinze è nato nel 1932 a Eziowelle, nell’Arcidiocesi di Onitsha, in Nigeria. Insegnante dopo gli studi secondari, nel 1953 riprese i suoi studi nel Seminario di Enugu, orientandosi alle scienze filosofiche. Frequentati i corsi di teologia alla Pontificia Università Urbaniana, è stato ordinato sacerdote a Roma nel 1958. Ha insegnato liturgia, logica ed elementi di filosofia, presso il Seminario di Enugu. Ha conseguito il diploma di pedagogia all’Università di Londra. Nel 1965 ha ricevuto l’ordinazione episcopale diventando Coadiutore dell’Arcivescovo di Onitsha, a cui è succeduto nel 1967. Presidente della Conferenza Episcopale Nigeriana dal 1979 al 1984, dal 1985 al 2002 è stato Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-Religioso, a cui Giovanni Paolo II lo aveva chiamato nel 1984 come Pro-Presidente. Nel 2002 il Papa lo ha nominato Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. è Presidente Delegato all’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi dell’ottobre di quest’anno sul tema: “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”.
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Eminenza, Le chiediamo innanzitutto per quali aspetti P. Tansi, con il quale Lei ebbe modo di parlare in varie occasioni nel corso degli anni, La colpì profondamente.
Ci sono vari aspetti della persona e della vita di P. Tansi che mi sembrano degni di considerazione. P. Tansi fu un uomo di preghiera. Trascorreva lunghe ore in cappella, soprattutto la notte. Era in unione con Dio. Celebrava la Santa Messa con grande riverenza e fervore. La sua fede nel mistero eucaristico era trasparente e, per così dire, percettibile. Si vedeva che credeva profondamente che stava dando al popolo il Corpo di Cristo.
Conduceva una vita semplice e povera. La sua casa, fatta di mattoni grezzi, era umile e pulita. Indossava la veste talare oppure lunghi pantaloni color cachi con una camicia a maniche lunghe dello stesso colore. Visitava i molti villaggi in bicicletta o talvolta su una vecchia motocicletta che non di rado dava problemi. Il suo cibo era molto semplice e spesso lo donava agli altri. Credo che la sua malattia allo stomaco, di cui soffrì più tardi, possa essere legata ai digiuni e al fatto di mangiare molto poco.
P. Tansi era casto. Si prendeva cura di alcuni ragazzi in una casa di accoglienza e formava le ragazze che si preparavano al matrimonio nel luogo dove oggi sorge il convento delle Suore di Umudioka. Non ci fu mai la più piccola imprudenza da parte sua in questioni riguardanti la castità.
Egli fu obbediente all’Arcivescovo e alle norme della Chiesa. Mi ricordo che, dopo la Messa della notte di Natale del 1942, disse che non poteva celebrare le due Messe della mattina seguente poiché, per dimenticanza, aveva bevuto il vino e l’acqua della purificazione del calice. A tal punto giungeva la sua strettissima osservanza delle norme della Chiesa sul digiuno eucaristico.
La figura di P. Cyprian svela, nel suo limpido esempio, la possibilità per l’uomo africano di vivere il cristianesimo in tutte le sue esigenze, pervenendo alla piena realizzazione di sé e allo sviluppo del proprio ambiente. Che significato ha tutto ciò per l’Africa di oggi?
Il cristianesimo è per tutte le culture, tutti i popoli, tutte le nazioni e tutti i tempi. I nordafricani, nei primi quattro-cinque secoli, divennero cristiani in gran numer o. L’Etiopia ricevette subito il Vangelo. L’evangelizzazione permanente dell’Africa Sub-sahariana ha avuto luogo negli ultimi cinque secoli, ma specialmente dal 1860. I primi missionari dei tempi moderni arrivarono a Lagos, in Nigeria, nel 1861, ad Onitsha nel 1885. Il primo prete nigeriano, P. Paul Emecheta, fu ordinato nel 1929 e P. Michael Tansi nel 1937. In lui il Vangelo di Gesù Cristo ha mostrato di aver messo radici profonde nell’anima nigeriana. Egli divenne parroco a Dunukofia nel 1940 e poco più tardi l’Arcivescovo Heerey disse che tra i parroci, molti dei quali erano irlandesi, P. Tansi era uno dei migliori.
Nel 1950 il Beato P. Cyprian Michael Tansi entrò nell’Abbazia Trappista di Mount Saint Bernard a Coalville, nella diocesi di Nottingham, in Inghilterra. Fu il primo nigeriano e il primo africano a mettervi piede ed ora è il solo monaco beatificato di quella Abbazia. Possiamo vedere come Dio diffonda i suoi doni nella Chiesa e come il Vangelo ci prepari a condividerli. L’Africa dovrebbe essere pronta non solo a ricevere, ma anche a dare.
La predicazione incisiva e senza mezze misure di P. Tansi, la sua cura per la preghiera e la formazione culturale e spirituale, soprattutto dei giovani, l’insistenza sul lavoro umano responsabile ed onesto e sull’utilizzo delle risorse locali anche per l’evangelizzazione, sono alcuni elementi della pastorale di P. Tansi in Nigeria. In questi giorni si discute tanto di aiuto all’Africa, ma come la si può aiutare veramente?
Lei ha menzionato alcuni aspetti della persona e dell’opera del Beato Tansi che contengono un messaggio per l’Africa di oggi.
La conversione del cuore è essenziale ad ogni genere di sviluppo: intellettuale, religioso, sociale, culturale, economico, politico. La religione, e più precisamente il cristianesimo, è indispensabile alla conversione del cuore, affinché divengano possibili le virtù dell’onestà, del lavoro duro, della competenza e diligenza nel lavoro, la riconciliazione e il perdono tra i popoli, l’armonia nella società, l’amore del prossimo e il rispetto del bene comune.
I paesi africani hanno bisogno di queste virtù in quantità maggiore, per favorire l’armonia all’interno delle nazioni, tra popoli di differente provenienza etnica, per risolvere problemi di tensioni o violenze e promuovere l’onestà tra i politici e le persone che lavorano nell’amministrazione pubblica. Solo allora la corruzione e l’oppressione del povero saranno adeguatamente affrontate.
Anche la famiglia deve essere rispettata, secondo il disegno di Dio. L’Africa non deve importare i mali della contraccezione, dell’aborto, dell’infanticidio e dell’eutanasia. Questi sono segni di decadenza e non di progresso.
In questo senso, la scuola deve guardare alla religione come ad un elemento vitale nella formazione dei cittadini.
P. Tansi, con i modesti mezzi a sua disposizione, fu molto attivo e incisivo nel promuovere queste dimensioni dello sviluppo della persona umana.
I paesi stranieri che vogliono aiutare l’Africa dovrebbero tenere presente tutto questo.
È vero che si deve riconoscere loro di aver cancellato una parte del debito estero africano, ma ora cancellino il rimanente.
È stato detto che P. Tansi è un modello importante per la spiritualità sacerdotale in Africa. In questo ambito, quali sono i tratti da evidenziare?
Il Beato Tansi fu un modello per i sacerdoti africani in diversi modi: per la preghiera, l’unione con Dio, la fede, la celebrazione raccolta della Santa Messa, lo zelo pastorale, la castità, la povertà e l’obbedienza, l’attenzione ai poveri e ai bisognosi e l’accontentarsi di poco.
P. Tansi aveva una particolare cura delle celebrazioni che non La lasciò indifferente. Oggi Lei è il Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, con una responsabilità pastorale che investe la Chiesa universale. Vi è forse una mano invisibile in questo. Quale può essere la riflessione e il messaggio che si può trarre per la vita liturgica e sacramentale delle comunità cristiane oggi?
Il Beato Tansi è stato il primo sacerdote che io abbia conosciuto. Mi ha battezzato nel 1941. Da lui ho ricevuto la prima comunione, oltre che la prima confessione. Ero il suo chierichetto nel 1945 e gli servii la Messa, un mese prima che morisse, a Mount Saint Bernard nel dicembre 1963.
Da lui ho appreso la devozione e la fede nella celebrazione liturgica. La mano invisibile di Dio era al lavoro.
Oggi la Divina Provvidenza ha fatto di me il Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. è importante che i cattolici accettino che la sacra liturgia è un dono che riceviamo da Dio, non qualcosa che inventiamo noi. Per questo la devozione per Cristo nei suoi misteri, l’amore e l’obbedienza alla Chiesa che prega nella liturgia dovrebbero distinguerci. Non celebriamo la liturgia per proiettarvi noi stessi o per esprimere le nostre personali idiosincrasie. Noi siamo strumenti, ministri di Cristo e della Chiesa. Questo ci deve mantenere umili, obbedienti, devoti e modesti.
Grazie a Dio, in Africa i cattolici amano la Chiesa e il Papa. I Vescovi e i sacerdoti dovrebbero fare il possibile per aiutare gli africani ad avere la liturgia come vuole la Chiesa. Allora i cattolici africani potranno crescere in santità seguendo l’esempio del Beato Tansi. Iniziative d’inculturazione dovrebbero essere attentamente promosse in accordo con le sagge direttive della Chiesa.
Eminenza, Le domando, infine, a che punto si trova la causa di canonizzazione di P. Tansi.
P. Tansi è stato beatificato nel 1998. Appena avremo un altro miracolo verificato ed accettato sarà canonizzato.
(A cura di Mariangela Mammi)
* in "Missione Redemptor hominis" n. 75 (2005) IV.
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