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L’animazione missionaria non è solo utile, ma necessaria *
Mons. Antenore Vezzosi, Presidente Nazionale dell’ANSPI è parroco di S. Giuseppe Sposo della B.V.M. a Villa Aiola dal 1963 (diocesi di Reggio Emilia-Guastalla).
Carissimo don Antenore, ti conosciamo da diversi anni e ci hai accolto sempre con grande amicizia a Villa Aiola. Quale significato ha per te e per la tua comunità parrocchiale questo aprirsi alla dimensione missionaria della Chiesa?
Difficile rispondere con una sola frase. Potrei affermare che essere prete, parroco è in se stesso apertura alla missione, da essa prende significato. Eucaristia e missione, come dice Giovanni Paolo II, camminano insieme.
Da giovane sognavo di entrare nella missione ad gentes, poi le circostanze mi hanno indicato la parrocchia come terreno nel quale operare, ma senza mai perdere la tensione missionaria. Tale tensione è fondamentale per superare l’egoismo naturale dell’uomo, il proprio tornaconto personale, il perbenismo. Ho simpatia per il vostro carisma Redemptor hominis, perché indica che il Signore Gesù è venuto a redimere tutto l’uomo. è un’indicazione centrale, va subito alla sostanza del nostro vivere cristiano.
La nostra fede non è semplice religione, filosofia o una scuola di vita per stare bene, ma una missione per redimere l’uomo. è Cristo il Redentore dell’uomo, ma noi dobbiamo prestare la nostra mente, il cuore, le mani, tutte le forze per diventare suoi strumenti. Ho notato che vi agganciate bene alle diverse realtà parrocchiali, la vostra testimonianza, svolta con un linguaggio semplice, interroga la nostra gente.
Colpisce anche il fatto che qualcuno di voi lavora, pure in ospedale, si guadagna il pane, e poi è sempre pronto a partire. Nella mia parrocchia ci sono tante iniziative missionarie perché ho avuto l’occasione di visitare le nostre missioni diocesane in Madagascar e nella parrocchia è cresciuta l’attenzione per il Sud del mondo. Anche per questo siete ben accolti.
Per la tua esperienza di parroco credi che l’animazione missionaria e il confronto con il Sud del mondo possano offrire un contributo per un risveglio della fede nelle nostre parrocchie e in rapporto ai giovani?
L’animazione missionaria non è solo utile, ma necessaria.
Non solo per un confronto con il Sud del mondo, perché le povertà del Terzo Mondo sono anzitutto un appello struggente per vivere in maniera più modesta e più generosa la nostra vita, ma anche come avvenimento per ascoltare i missionari che vivono dell’Eucaristia negli angoli più sperduti della terra, come momento che porta energie nuove nelle nostre Chiese, ci apre di più alla dimensione cattolica della vita cristiana.
Oggi anche nei termini sociali e politici si parla di globalizzazione e il cristiano ha in sé questa dimensione universale. I giovani, soprattutto loro, sono fatti per i grandi orizzonti, per i grandi ideali, guai a tagliare queste ali, anche se la maggioranza, troppe volte, rimane ingabbiata in piccole realtà a basso livello.
Relativamente alla mia esperienza in giro per l’Italia, dopo aver visitato tante parrocchie ed Oratori, posso assicurarti che laddove qualche giovane emerge è perché è aperto alla missione, anzi ti dico di più, gli Oratori funzionano bene dove ci sono attività missionarie. è veramente bello riuscire ad unire iniziative ricreative e culturali con l’apertura all’universalità; cresce così anche il volontariato. Oggi, purtroppo, i giovani non sanno più leggere giornali e libri impegnativi e sono attratti da immagini e slogan. Ho visto che avete aperto da poco un vostro sito, ben venga, i tempi cambiano, siamo nel tempo delle immagini, e anche voi dovete esprimervi con un linguaggio adatto ai giovani che amano la musica, i recital, etc.
La “Rete” può essere un veicolo assai prezioso per alcuni giovani che vogliono essere illuminati e conoscere certe realtà e se queste realtà sono supportate da un grande amore, come scrive bene il vostro fondatore, si rimane affascinati e di conseguenza i giovani sanno aprirsi alla vocazione.
Oggi i giovani formati sono più attenti a ricercare giornate di ritiri, di riflessione, di relazioni personali, cercano testimoni credibili, che li sappiano accompagnare. Dei maestri sono stufi, non sanno più che farsene. La vostra apertura missionaria è un’occasione d’incontro positivo. Persone che avevano abbandonato la fede, anche non credenti, si sono aperte alla generosità davanti a certe realtà missionarie, prendono iniziative, s’impegnano. L’apertura alla missione è forse il linguaggio più efficace della Chiesa per il nostro tempo.
* in "Missione Redemptor hominis" n. 73 (2005) 5.
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