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“Si matura la fede evangelizzando”*
Con vero piacere pubblichiamo l’intervista che ci ha rilasciato don Tullio Menozzi parroco di San Giovanni Neumann al Parco – Sassuolo, uno tra i primi sacerdoti che ci ha accolto nella diocesi di Reggio Emilia-Guastalla e con il quale da anni è maturata amicizia e collaborazione. Ordinato sacerdote nel 1959 è a Sassuolo dal ’66, dove ha trascorso 18 anni nella parrocchia di San Giorgio e all’Oratorio Don Bosco.
Credi che l’aspetto missionario della Chiesa sia sentito dai giovani del nostro tempo, anche se immersi in un mondo d’avanzato benessere? Può aiutarli a crescere nella fede?
L’aspetto missionario nella Chiesa non è facoltativo, appartiene alla sua stessa natura, quindi non può assolutamente mancare. Sono profondamente convinto che nessuna parrocchia può fare a meno di questa dimensione che tocca la vita di fede degli adulti e dei giovani a tutti i livelli. Sicuramente è fondamentale per la crescita e la maturazione del cristiano perché aiuta a prendere coscienza della propria identità. Infatti, si matura la fede evangelizzando. I giovani d’oggi, in un mondo dove il benessere spesso fa anche perdere il senso della vita e della dignità umana, hanno bisogno di testimonianze e di esempi di evangelizzazione per fare scelte autentiche nella loro vita. Formazione alla missione e testimonianza diretta sono per loro un grande arricchimento.
Nella realtà ecclesiale locale la missione è vista solo dal punto di vista filantropico o assume anche una dimensione pastorale?
Il nostro Vescovo mons. Adriano Caprioli in un convegno missionario ci invitava a “tenere sempre aperto il libro della missione”, proprio per non adeguarci ad una vita mediocre e per non spegnere questo fuoco di evangelizzazione che deve sempre ardere e toccare le genti più lontane, laddove la fede in Cristo Gesù è giunta da poche decine di anni o dove ancora vi deve giungere. La missione aiuta noi parroci ad impostare una pastorale che abbia un respiro universale, senza chiuderci solo nei limiti dei problemi locali. Su questo piano, in ogni modo, la missione stenta ad assumere piena cittadinanza nella pastorale ordinaria. Dovrebbe essere vissuta nella quotidianità, non può rimanere episodica od occasionale.
Quale è, secondo te, l’elemento più importante da sviluppare per favorire uno spirito missionario nelle parrocchie?
Credo che la sorgente insostituibile dello spirito missionario sia l’Eucaristia. Infatti tanto da parte del sacerdote che da parte dei laici vi deve essere un modo di celebrare l’Eucaristia che tocchi gli aspetti della propria vita in modo che non sia solo un rito senza conseguenze pratiche. Il problema che sento più urgente è quello che dovremmo essere capaci di vivere ciò che celebriamo, come popolo unito che insieme ascolta la parola di Dio e insieme risponde, procede in un cammino di fede e agisce in maniera corrispondente.
Ci hai sempre accolto con amicizia e generosità, credi che le giornate di animazione missionaria siano state utili alla tua comunità parrocchiale per meglio conoscere e percepire la dimensione missionaria della Chiesa?
Come parrocchia di San Giovanni Neumann abbiamo avuto diversi anni fa la gioia di avere nel nostro territorio la presenza della comunità femminile della Redemptor hominis con la quale abbiamo potuto condividere una reciproca e stretta collaborazione. Questa amicizia si è estesa poi, con il loro arrivo, ai vostri sacerdoti e laici, attraverso diversi momenti liturgici: la celebrazione eucaristica, la predicazione, le giornate penitenziali e anche con incontri formativi che hanno rinsaldato non solo la collaborazione, ma anche il comune cammino di fede e di missione. La vostra presenza è stata un ulteriore arricchimento nei momenti già forti delle Giornate Missionarie Mondiali e nella Quaresima Missionaria, che toccano più direttamente il problema missionario.
* in "Missione Redemptor hominis" n. 59 (2001) 10.
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