Iniziamo una nuova rubrica nella quale pubblicheremo le lettere provenienti dalla missione paraguaiana di Tacuatí, che abbiamo presentato nei suoi vari aspetti su questo sito (si veda nella sezione Le nostre missioni - Paraguay).
Le lettere sono scorci di vita quotidiana e cristiana in una delle zone più povere del paese e ci invitano a riflettere sul senso della missione.
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Tacuatí, 5 ottobre 2007
Caro Emilio,
dopo quattro anni ho rimesso piede a Tacuatí. All'arrivo, tanto per ricordarmi il luogo dove mi trovavo, mancava la luce.

Uscendo dalla strada nazionale e imboccando quella per Tacuatí che conduce alla parrocchia, abbiamo visto tante estensioni incenerite. Durante il giorno con l'afa non si sente tanto l'odore di cenere, ma come cala la sera, quando rinfresca, si respira aria bruciata.
A prima vista, la parrocchia e le nostre case sembrano abbastanza ripulite all'esterno; per quanto riguarda l'interno, abbiamo questo tempo per rimettere ordine.
Oggi pomeriggio ho conosciuto il Giudice di Pace, una donna che abita a Tacuatí. Si è rivolta alla parrocchia affinché quest'ultima le indicasse, in base alle proprie conoscenze, una famiglia a cui poter affidare un bambino di sei mesi, la cui madre è impazzita ed ha appiccato il fuoco alla propria casa. Tutta la famiglia risulta essere alcolizzata.
Verso le nove di sera hanno bussato alla porta della casa parrocchiale. Era una madre con quattro figli che era stata buttata fuori di casa e che chiedeva a chi si potesse rivolgere per trovare una nuova sistemazione.
Questi fatti di vita quotidiana della missione vanno ben capiti e ben gestiti per non ridurre la Chiesa solo ad un ottimo centro di assistenza. Le persone devono essere ben orientate, affinché comprendano che noi non possiamo occupare un posto che non è il nostro.
Oggi sono arrivati 3.000 chili di viveri da distribuire alle famiglie più necessitate. Sono stati inviati dal Vescovo e fanno parte della raccolta effettuata dall'ufficio per la Pastorale Sociale di Asunción. Anche su questo dobbiamo stare molto attenti, si pongono tanti interrogativi su chi siano veramente le famiglie più bisognose.
Una signora della parrocchia faceva notare quanto sia delicato il criterio con il quale si ritiene una famiglia più povera di un'altra. Si domandava se lei non rientrasse tra le famiglie più disagiate solo per il fatto che l'esterno della sua casa è ben pulito e se si considerassero, invece, più indigenti quelle persone il cui cortile della casa è mal tenuto, non per povertà, ma solo per negligenza.
Come hai ragione quando dici che dobbiamo fare molta attenzione.
Il nostro Vescovo è buono e si vede che ha una preoccupazione autentica per le necessità della gente, ma quanti interrogativi si pongono e che rischio si corre! Ci si può ritrovare in un mare di guai, se gli aiuti che arrivano vengono mal distribuiti o finiscono nelle tasche di persone ricche che ne gestiscono l'assegnazione in modo poco trasparente.
La Chiesa deve rimanere, per questa povera gente, una speranza e non diventare motivo di odio e di divisione.
Ti saluto caramente
Irene
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