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Lettere da Tacuatí/12
Sendero del Norte, 20 luglio 2009
Cari Amici,
qui in Paraguay è iniziata la stagione fredda e le scuole, in questo mese di luglio e per 15 giorni, sono chiuse per le "vacanze invernali".
A dire il vero, questo intervallo scolastico si rende obbligatorio perché le persone sono sprovviste di indumenti pesanti, e le strutture, case e scuole, puntualmente ogni anno si rivelano inadeguate e male organizzate per l'inverno, specialmente in queste isolate zone di campagna.
Se le case e le scuole, in particolare, fossero costruite in modo da prevedere i forti sbalzi di temperatura, che a volte scendono fino a 0 gradi, garantirebbero una migliore difesa dalle malattie respiratorie e, perciò, uno svolgimento più regolare dell'attività scolastica, già resa discontinua per i tanti problemi, tra i quali l'impossibile viabilità nei giorni di pioggia, frequenti in questa stagione.
Molte volte è sufficiente un cielo nuvoloso, una minaccia di pioggia, per scoraggiare alunni e professori a recarsi a scuola. D'altronde, se la pioggia coglie all'improvviso, è un'avventura ripararsi! Molte scuole non hanno porte né finestre e la cosa migliore, quando si vede che il cielo si oscura, è lasciare tutto e correre a casa dove, però, la situazione non è più sicura; in molte case si è costretti a rincantucciarsi tutti nell'angolo dove non entra acqua.
Ogni anno si ripete la stessa cosa. Non esiste alcuna pianificazione che, sia a livello familiare che statale, possa sostenere la popolazione e aiutarla ad affrontare il problema del freddo. Adducendo la giustificazione che il "freddo dura poco", si preferisce bloccare ogni attività. La mattina si vince il gelo rimanendo a letto, aspettando che i primi raggi del sole intiepidiscano l'aria, per trovare il coraggio di alzarsi e sedersi immobili su una seggiola che "segue", per quanto è possibile, la direzione del sole.
Il Ministero dell'Educazione evita di affrontare questo problema sfruttando la facile soluzione delle "vacanze invernali". Infatti oggi, dopo due settimane di vacanza, le scuole avrebbero dovuto riaprire, però una disposizione del Ministero ha annunciato la posticipazione della ripresa delle attività didattiche per paura dell'influenza A H1N1, altamente contagiosa. Si continua perciò a praticare quella che è diventata ormai la "cultura delle scorciatoie".
Invece di rendere i luoghi più salubri, e di educare anche ad una migliore igiene per prevenire le malattie, si perdura nell'uso di pratiche che nascono dall'ignoranza; invece di diffondere conoscenza e di incentivare stili di vita più salutari, si coltivano abitudini antiche che hanno, purtroppo, anche conseguenze patologiche. Succede, infatti, che i bambini, non andando a scuola, si riversano nelle strade giocando come possono e sono in contatto permanente. Poco vestiti, tra continui colpi di tosse e starnuti, di certo non riducono il pericolo del contagio della temuta influenza!
Per quanto riguarda il percorso formativo catechistico, a Sendero del Norte, in questo periodo, abbiamo organizzato degli "incontri/ritiri" con i bambini, adolescenti e giovani della catechesi.
Per due settimane, le varie tappe della catechesi di tutte le Bases (piccole agglomerati) si sono succedute al Centro Culturale, per approfondire in una maniera differente la conoscenza di Gesù, percorrendo la Storia che ha preceduto la sua venuta. Si è cercato così di comprendere come quella successione di parole e fatti divini, diretti ad educare il piccolo, povero e sofferto popolo d'Israele, con tutte le sue vicissitudini di fedeltà ed infedeltà, rispecchia in una certa misura la storia personale di ciascuno che, per quanto difficile e difficoltosa, è contemplata nella eterna Storia della Salvezza.
I bambini, gli adolescenti ed i giovani, con i loro catechisti, hanno partecipato con interesse e con un atteggiamento riflessivo e gioioso ai vari momenti della giornata dedicati alla preghiera, al canto, all'approfondimento, all'educazione sanitaria con l'aiuto anche di video, di giochi e attività pratiche, come il disegno, la pittura e il collage, e alla condivisione di una buona merenda. Al termine di ogni incontro mi chiedevo quanto di ciò che era stato detto fosse stato veramente compreso! Trovavo la risposta, che può sembrare insignificante, costatando un semplice fatto: il luogo dell'incontro e il giardino erano stati lasciati puliti, non c'erano rifiuti, i cestini dell'immondizia erano stati usati e il bagno lasciato in ordine! Non è poca cosa per chi è abituato a vivere tra la terra, la polvere e la povertà, e dove questi aspetti dell'educazione sono sottovalutati, sia nell'ambito familiare che nelle istituzioni educative.
Il rispetto dell'ambiente e delle cose usate è il riflesso dell'atteggiamento di ringraziamento alla Divina Provvidenza, dietro la quale da una parte c'è il Volto di Dio Creatore e dall'altra quello di tanta gente buona che, da paesi lontani, ci aiuta con la sua generosità.
Ieri, domenica, sono andata a celebrare il Culto in una delle Cappelline più distanti dal Centro Culturale. Il cammino per tornare a casa offre sempre l'occasione per salutare alcune famiglie. Tra queste, ieri, c'erano i genitori di Marlene e Miguel, rispettivamente di 9 e 12 anni, che mi hanno invitato a sedere per mostrarmi orgogliosi come i disegni, fatti nelle due settimane di incontri, erano stati ben ordinati in una cartellina. Il papà, poi, avvicinandosi e quasi sotto voce, mi ha detto che Marlene vuole diventare catechista; era molto contento, e gli ho risposto di pregare e aiutare i bambini a fare bene le cose che dovevano fare.
Allontanandomi, anch'io pregavo e pensavo alla profonda verità di come l'unico cammino del Vangelo è la strada dell'uomo, fatta di una quotidianità, soprattutto in queste zone, a volte molto difficile, dove, però, piccoli gesti aprono spiragli di Speranza capaci di spalancare la porta della Salvezza.
Paola Iacovella
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