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Proseguiamo la pubblicazione delle lettere dalla missione di
Tacuatí - Paraguay
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La "cultura dei kits"
Tacuatí, 16 febbraio 2008
Cari Amici,
riprendo con voi un dialogo iniziato sulla vita qui in Paraguay, nella nostra parrocchia “Virgen de las Mercedes” di Tacuatí che già conoscete.
Il periodo della grande siccità, aggravata dagli imponenti incendi che avevano reso incoltivabile la terra, è stato superato. Le benefiche piogge che in questi ultimi tempi si sono riversate sui campi hanno ridato ai terreni la possibilità di essere di nuovo lavorati e coltivati.
Qui, il lavoro agricolo è portato avanti in forme molto antiquate.
L’unica “innovazione” consiste nel fatto che i contadini, soprattutto quelli che lavorano come mezzadri, alle dipendenze dei grandi proprietari terrieri, sono obbligati ad utilizzare prodotti agrotossici, anche a scapito della propria salute, per garantire, ai loro datori di lavoro, un incremento sempre maggiore dei propri ricavati.
La nostra pastorale si inserisce soprattutto nel lavoro della formazione e della catechesi che, con l’obbiettivo di ampliare l’orizzonte della conoscenza e dell’approfondimento della vita cristiana, sia capace allo stesso tempo di elevare il livello culturale che dà all’uomo la possibilità di sviluppare la sua intelligenza e lottare responsabilmente contro tutto ciò che priva la sua vita della vera dimensione umana e cristiana.
Questo cammino nei mesi passati è stato ostacolato dai fattori climatici che ho già ricordato e che, uniti all’irresponsabilità di persone che volontariamente hanno provocato incendi incontrollabili, hanno impedito il lavoro dei campi con la conseguenza di una vera e propria carestia che ha reso urgente l`aiuto solidale di varie istituzioni nazionali ed internazionali.
Sono giunti così i viveri, inviati dal nostro Vescovo mons. Adalberto Martínez, attraverso la Pastoral Social, destinati alle famiglie più necessitate di Tacuatí. Però, siccome qui la gente dice che “tutti siamo poveri”, ogni famiglia ha iniziato a rivendicare, anche con prolungate manifestazioni, il diritto ad essere inclusa in questa categoria per poter ricevere gli alimenti.
I generi alimentari portati in fretta, senza organizzazione, scaricati per essere rapidamente distribuiti in poco tempo, non ci hanno permesso un lavoro differenziato che seguisse il cammino, già iniziato in parrocchia, della Carità intesa come “cuore della Chiesa”, della necessità autentica, facendo invece rispuntare pesantemente quella mentalità della pretesa, dell’assistenzialismo senza distinzione, dei conflitti e dell’inganno per accaparrarsi la quantità massima di alimenti.
Abbiamo espresso questa nostra preoccupazione e questi fattori negativi scatenati dall’arrivo e dalla distribuzione indiscriminata dei viveri, durante la riunione diocesana che si è tenuta a Lima il 12 ed il 13 febbraio. Un incontro diocesano portato avanti con fatica e con l’intenzione di voler rimettere un po’ di ordine nella confusa eredità pastorale che il Vescovo Emerito mons. Fernando Lugo ha lasciato al suo successore, mons. Adalberto Martinez.
In realtà, questa Chiesa diocesana, che si è voluta inserire in un compito di organizzazione umanitaria per la distribuzione dei aiuti, senza coinvolgere o concordare un’azione con le comunità cristiane locali, ha contribuito a lasciare le istituzioni pubbliche nell’irresponsabilità di fronte alla grave situazione di emergenza, che competeva comunque allo Stato, e nello stesso tempo ha trascinato la nostra Diocesi di San Pedro, la più povera fra quelle del Paraguay, in una situazione più disastrosa della precedente, la cui immagine più pertinente è proprio quella di una barca in balìa delle onde e del soffio dei venti.
Essa, ponendosi di fronte a tali situazioni problematiche come una delle tante istituzioni, ha finito per essere come lo Stato che, incapace di affrontare i vari problemi alla radice per risolverli, magari uno alla volta, preferisce tamponare le ricorrenti necessità con i ricorrenti sussidi e svariati “kits” (pacchi dono con vari prodotti a seconda dell’emergenza del momento): kits alimentari, kits scolastici, kits di indumenti, kits sanitari. Questa maniera di procedere causa solo dispersione ed una ulteriore confusione.
Anche la Chiesa, infatti, ottiene lo stesso deleterio e inconcludente risultato, se non assume con fermezza e decisione quello che è il suo ruolo specifico, non certo quello di una qualsiasi ONG caritativa, ma piuttosto quello di un’autorità religiosa e morale che, partendo dall’esigenza dell’evangelizzazione insita in se stessa, deve richiamare tutti, autorità civili, istituzioni e cittadini, ricchi o poveri che siano, ognuno al suo livello, alle proprie responsabilità.
Cari amici,
anche la nostra piccola Chiesa di Tacuatí è chiamata ad assumere il suo specifico compito, nell’accompagnare questa gente verso la promozione di una nuova cultura che attraverso una “pastorale dell’intelligenza” sviluppi l’esigenza di prendere nelle proprie mani e con responsabilità le sorti del proprio presente e del proprio futuro rompendo il circolo vizioso della “cultura dei kits”, quella dell’emergenza e dell’assistenzialismo.
In questo modo cerchiamo anche di rispondere al richiamo del Papa Giovanni Paolo II che esortava ad inventare, per questi nostri tempi, forme nuove di Carità.
Un caro saluto a tutti
Paola
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