La missiologia per tutti/3
La fonte della missione
Continuiamo il nostro viaggio alla riscoperta delle motivazioni più profonde della missione del cristiano.
L'uomo (credente o no) vorrebbe conoscere la verità su se stesso e vivere superando la morte, vorrebbe insomma vedere e toccare Dio. Dio, però, non è visibile agli occhi umani e Cristo stesso è vissuto sulla terra solo alcuni anni.
Oggi è la Chiesa che gli uomini vedono, è lei che ci conduce a Dio. È la sua missione che occorre spiegare e collocare in un progetto più grande di lei, per cogliere un mistero affascinante che ci apre prospettive troppo spesso dimenticate (se non sconosciute) anche dagli stessi cristiani.
Il desiderio dell'uomo di vedere Dio è un dato di fatto innegabile.
Tuttavia, la nostra fede ci parla anche del desiderio che ha Dio.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) inizia la sua prefazione con questi brani neotestamentari:
"'Padre, ...questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo' (Gv 17, 3). 'Dio, nostro Salvatore, ...vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità' (1Tm 2, 3-4). 'Non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo, nel quale è stabilito che possiamo essere salvati' (At 4, 12) che il nome di Gesù".
Sebbene il CCC non sia un testo missiologico, riporta però fin dal principio dei passaggi biblici ritenuti fondamentali per la teologia della missione.
Possiamo dare un ordine e semplificare in quattro punti i concetti presenti in questi versetti:
1. Dio "vuole" (ha il desiderio) che tutti gli uomini siano "salvati", cioè superino la morte, abbiano la "vita per sempre, per l'eternità".
2. La "vita eterna" consiste nella "conoscenza di Dio" (dicevamo sopra "vedere Dio").
3. "Conoscere Dio" equivale a conoscere la "verità".
4. La "verità" è comunicata in Gesù Cristo, è Gesù Cristo.
Il termine "conoscenza" ha qui il valore di "possesso", così come la parola "comunicata" ha un senso molto più forte del solo "trasmettere un'informazione": significa "prenderne parte", esserne inseriti, esserne trasformati.
Il CCC ai nn. 1-3 spiega che la prospettiva in cui è collocata la missione della Chiesa è il progetto o disegno dovuto alla "pura bontà" di Dio (perché senza secondi fini) che crea l'uomo per farlo partecipare alla sua stessa "vita". Lo chiama a d amarlo e vuole comunicargli niente meno che la sua stessa vita divina. Questo desiderio di Dio è quello che i missiologi indicano come la volontà salvifica universale di Dio ("Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati"). Per questo Dio ci ha chiamati dalle origini, per questo continua a convocarci. Il metodo che egli usa per invitare gli uomini è proprio la missione: un appello che risuona, un annuncio che si trasmette di generazione in generazione: il Padre invia il Figlio tra gli uomini, il Figlio manda gli Apostoli che a loro volta annunziano e così pure tutti i credenti sono chiamati a trasmettere ovunque nel mondo il tesoro ricevuto.
L'orizzonte della missione si colloca quindi nel desiderio di Dio di farci entrare nella sua stessa vita. Potremo mai comprendere la profondità e l'ampiezza di tale espressione?
Attraverso le varie tappe della lunga storia della creazione e della salvezza, l'uomo sperimenta non solo che Dio lo ama di una amore gratuito ed eterno, ma che l'essere stesso di Dio è amore, comunità di amore: "Mandando, nella pienezza dei tempi, il suo Figlio unigenito e lo Spirito d'Amore, Dio rivela il suo segreto più intimo: è lui stesso eterno scambio d'amore: Padre, Figlio e Spirito Santo, e ci ha destinati ad esserne partecipi" (CCC 221)[1]. Insiste ancora il Catechismo: "Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione e di amore. Creandola a sua immagine... Dio iscrive nell'umanità dell'uomo e della donna la vocazione e quindi la capacità e la responsabilità dell'amore e della comunione" (CCC 2331).
"Le opere di Dio rivelano chi egli è in se stesso", vale a dire, attraverso ciò che noi vediamo di Dio (come l'azione di Gesù Cristo suo Figlio), ciò che egli attua per noi, comprendiamo chi egli sia. Inversamente, "il mistero del suo Essere intimo illumina l'intelligenza di tutte le sue opere" (CCC 236), ossia ciò che egli è chiarifica alla nostra intelligenza ciò che compie. Dobbiamo anche aggiungere che l'intimità dell'essere divino come Trinità è un mistero inaccessibile alla sola ragione umana ed è attraverso l'incarnazione del Figlio e l'invio dello Spirito che possiamo percepirlo (cfr. CCC 237).
Per poter ritrovare il fondamento della missione della Chiesa e della sua stessa esistenza, quindi, occorre non fermarsi alla missione divina ad extra, cioè quello che Dio ha attuato nella Storia della creazione e della Salvezza, ma andare a vedere chi egli sia. Occorre pertanto insistere sul fatto che la missione della Chiesa procede intrinsecamente ed essenzialmente dalla vita stessa della famiglia trinitaria, e su di essa è strutturata[2].
Il punto su cui abbiamo fissato questa nostra riflessione è dunque questo: Dio è comunione di amore e, nella sovrabbondanza del suo amore, decide di creare l'uomo e farlo partecipare alla sua beatitudine. Le relazioni intratrinitarie, dialogo d'amore del Padre con il Figlio nello Spirito, vengono anche chiamate in teologia "missioni". È questo dialogo che si dilata, questa missione che si espande, che sta all'origine della nostra vita e della nostra vocazione. La missione ad intra (dentro la Trinità) origina la missione ad extra (al di fuori di essa).
La fonte della missione di ogni cristiano è dunque l'ampliarsi dell'intimità della Trinità nella sua missio ad extra, il suo eccedere d'amore. È in questo senso profondo che la vita divina intratrinitaria è fonte della missione della Chiesa. Se nell'amore tra due persone vi è sempre una dimensione egoistica (ognuno si compiace del dono dell'altro), nella Trinità, al cui amore dovrebbe rifarsi ogni rapporto e ogni missione cristiana, gli amanti non trattengono la felicità per sé, ma la donano ad un terzo. È la pienezza dell'amore e della felicità, quella che va oltre l'Io e il Tu per raggiungere l'immensità del Noi[3].
Nel prossimo approfondimento rifletteremo su colui che ha l'iniziativa della missione, l'origine non originata, il Padre. La missione della Chiesa non è che il prolungamento di questa iniziativa.
Mariangela Mammi
[1] In tutta l'esposizione del CCC sulla dottrina cattolica e le principali caratteristiche della vita cristiana, ritorna come una sorta di leitmotiv unificante la concezione di Dio come vita che si comunica, ed è rivelata e realizzata nelle azioni e nelle relazioni del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, cfr. B.E. Daley, A mistery to share in: The trinitarian perspective of the new Catechism, in Communio [Washington] 21(1994) 430.
[2] Cfr. L. Scheffczyk, Trinidad y misión en la teología católica, in Semana de Estudios Trinitarios, Ediciones Secretariado Trinitario (Trinidad y Misión 15), Salamanca 1981, 259; 262-263. Ecco come lo spiega il CCC: "Dio è eterna beatitudine, vita immortale, luce senza tramonto. Dio è Amore: Padre, Figlio e Spirito Santo. Dio liberamente vuol comunicare la gloria della sua vita beata. Tale è il disegno della sua benevolenza, disegno che ha concepito prima della creazione del mondo nel suo Figlio diletto, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, cioè ad essere conformi all'immagine del Figlio suo in forza dello Spirito da figli adottivi. Questo progetto... ha come sorgente l'amore trinitario. Si dispiega nell'opera della creazione, in tutta la storia della salvezza dopo la caduta, nella missione del Figlio e in quella dello Spirito, che si prolunga nella missione della Chiesa" (CCC 257). Per "caduta" si intende il peccato delle origini.
[3] Cfr. L. Scheffczyk, Trinidad y misión..., 263. Viene qui ripresa una riflessione di Riccardo di San Vittore.
29/09/07
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