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La missiologia per tutti/5
 
Perché annunciare Gesù Cristo



Stiamo approssimandoci al mistero del Natale. È un avvenimento centrale anche dal punto di vista missionario, ma non tanto perché in questo tempo siamo invitati a gesti di solidarietà verso realtà più povere. Questi gesti devono essere come il segno concreto di una coscienza missionaria più ampia e profonda, capace di interpellare la nostra vita nel suo complesso e non solo in certi momenti dell'anno.

Il grande mistero in questione, che siamo chiamati ad annunciare con la parola e con la vita, è che il Verbo di Dio "si è fatto uomo perché noi diventassimo Dio; egli si è reso visibile nel corpo perché noi avessimo un'idea del Padre invisibile"
[1], come ci ricorda Sant'Atanasio.

Parlare del Natale è parlare, quindi, della "divinizzazione" dell'uomo. È questo il concetto su cui vogliamo riflettere, articolandone in più parti la trattazione, data l'importanza e l'attrattiva del tema.

Abbiamo sottolineato, negli articoli precedenti di questa rubrica, che il mandato missionario del cristiano ha la sua ultima sorgente nell'amore eterno della Trinità laddove il Padre è il Principio senza principio. Dio vuole che tutti siano salvati (cfr. 1Tm 2, 4), ma, avendo davanti a sé un uomo che lui stesso ha creato libero, ha dovuto escogitare un piano salvifico che partisse da molto lontano e da un piccolo gruppo per arrivare all'universalità del suo progetto, a tutti. La storia della salvezza, prima ancora che dell'elezione di un popolo, ci parla di quella di singole persone, come è il caso di Noè
[2], che tuttavia rappresentano tutti gli uomini.

Interessante a questo proposito è il significato che riveste nella Scrittura e nella vita della Chiesa l'alleanza noachide, ossia quella siglata tra Dio e Noè (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 56-58), che evidenzia il carattere universale e sociale di essa ed è figura di un patto eterno con tutti i popoli. Essa riguarda "il tempo delle nazioni", ciascuna con la sua lingua e il suo gruppo umano e valorizza positivamente la storia dell'umanità non integrata ancora oggi nella Chiesa. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica la figura di Noè torna a proposito della preghiera e richiama, come prototipo dell'uomo che cammina rettamente con Dio, la moltitudine di giusti in tutte le religioni (n. 2569). Infatti, ribadisce il Catechismo, "Dio instancabilmente chiama ogni persona all'incontro misterioso con lui" (n. 2591).

Con l'avvento di Cristo sorge la "Chiesa delle nazioni" e viene portata a compimento la categoria universale della salvezza, alla quale, in ogni caso, era finalizzata anche l'elezione del popolo di Israele
[3]. La nuova alleanza sarà, però, intima e personale e realizzerà per ogni anima l'unione con Dio. Qualunque uomo ha la possibilità di riconoscere e rispondere all'annuncio di Cristo, lui che è l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine (cfr. Ap 22, 13).

Quando Dio crea l'uomo, lo fa, dice la Scrittura, "a nostra immagine e somiglianza", ossia delle tre persone divine (Gn 1, 26). Egli è opera della Trinità,  del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Prima dell'Incarnazione del Verbo nel mondo, vi è già l'azione del Verbo di Dio che si trova nella Trinità e si comunica attraverso lo Spirito del Verbo. Per questo vi è già nel cuore dell'uomo il desiderio di Dio, ancora prima della sua Incarnazione tra gli uomini. Ecco perché la Chiesa parla della presenza dei semi del Verbo nelle religioni dei popoli. Un seme che attende la sua piena maturazione attraverso la missione della Chiesa che deve pertanto riacquistare vigore affinché tutti i popoli possano vedere brillare nel loro cielo la stella che porta a Cristo e possano seguirla come i Magi.
È Gesù Cristo, infatti, la Parola definitiva della rivelazione attraverso la quale Dio si è fatto conoscere nel modo più pieno, dicendo all'umanità chi egli è[4], per autocomunicarsi. Il progetto divino è proprio quello "di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra" (Ef 1,10), affinché "Dio sia tutto in tutti" (1Cor 15, 28). La singolarità unica di Cristo gli conferisce un significato assoluto e universale come centro e fine della stessa storia[5], che celebriamo nella Solennità di Cristo Re dell'universo. È dunque attraverso di lui che avviene la divinizzazione dell'uomo, un'unione intima e personale.


Per questo la missione è autentica solo quando è proclamazione dell'evento Gesù Cristo.

Mariangela Mammi


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[1] S. Atanasio, Sull'incarnazione del Verbo, 54, 3.
[2] Avremo modo di ritornare su questa figura.
[3] "È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. Ma io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra" (Is 49, 6). "Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: ‘Certo mi escluderà il Signore dal suo popolo!'" (Is 56, 3).
[4] Cfr. Redemptoris missio, 5.
[5] Cfr. Redemptoris missio, 6. 




27/11/07 
 
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