CATECHESI E FAMIGLIA:
COLLABORAZIONE NECESSARIA
La catechesi, in particolare quella dei bambini e dei ragazzi secondo le varie fasce d'età, costituisce, insieme al ministero liturgico e a quello della carità, l'azione pastorale imprescindibile di ogni parrocchia. Ad essa compete organizzare e offrire, attraverso le sue specifiche attività, una seria formazione cristiana ai giovani e agli adulti in un percorso di progressiva crescita della fede.
Questo è quanto si cerca di realizzare, insieme al gruppo dei catechisti, anche nella parrocchia San José di Capitán Bado in Paraguay, affidata dal 1981 alla Comunità Redemptor hominis, parrocchia nella quale quest'anno si sono iscritti nelle varie tappe della catechesi più di 800 tra bambini e ragazzi.
Strutturare un serio cammino catechistico diventa sempre più essenziale ed è fondamentale rivolgere agli educatori una maggiore attenzione. Quest'anno i 37 catechisti che hanno ricevuto pubblicamente il mandato per esercitare il loro ministero, e gli altri 12 aiutanti catechisti che vi si stanno preparando, hanno riflettuto sul tema: "La catechesi è il catechista", poiché sono importanti la formazione e la conoscenza dei contenuti della fede cristiana, ma è indispensabile soprattutto che il catechista sia un testimone e viva il suo impegno cristiano personalmente prima di annunciarlo.
In tal senso, la loro formazione deve essere permanente e oltre al corso realizzato prima dell'inizio dell'anno pastorale, ogni quarta domenica del mese è dedicata ad una preparazione più specifica dei catechisti.
La formazione, però, non basta: difatti, se da un lato è basilare la loro competenza, dall'altra non viene eliminata la necessità di ribadire e far riscoprire ai genitori, o alla persona cui il bambino è affidato, che i primi catechisti devono essere proprio loro. Per tale motivo abbiamo richiesto che i bambini e i ragazzi, al momento dell'iscrizione alla catechesi, fossero accompagnati da almeno un genitore o dalla persona che se ne fa carico. Non è raro incontrare, in realtà, bambini senza una vera famiglia alle spalle, che vivono soltanto con la madre, la nonna o altro parente. Questi adulti di riferimento hanno la maggior responsabilità della loro educazione umana e cristiana e non possono demandare tutto ad altre istituzioni, quali la scuola o la Chiesa. Tuttavia, nella realtà sociale di oggi, anche in Paraguay spesso avviene che i genitori, per impegni familiari, di lavoro o anche per disinteresse, confinino all'ultimo posto o, a volte, accantonino completamente la formazione, la cura e la crescita umana e spirituale dei propri figli.
Di sovente avviene che la famiglia si ricordi di questo aspetto solo per abitudine o anche perché è tradizione che i figli ad una certa età ricevano i sacramenti dell'Eucaristia e della Cresima; ma in realtà per loro il cammino di educazione alla fede è solo un modo per delegare interamente il compito formativo cristiano alla parrocchia.
Infatti, abbiamo constatato che spesso è solo attraverso la catechesi che i bambini entrano in contatto con la Chiesa e con il suo insegnamento, e i catechisti, specialmente coloro che seguono le prime tappe dell'iniziazione cristiana (intorno ai 7-9 anni), si trovano a dover affrontare da soli la responsabilità della prima trasmissione della fede.
Questo è uno dei problemi fondamentali che si avverte a Capitán Bado e che si cerca di fronteggiare stimolando le famiglie ad una più stretta collaborazione nell'accompagnamento educativo dei ragazzi. A tal fine i catechisti incontrano periodicamente i genitori per illustrare loro ciò che si sta facendo, presentare i problemi della classe e dei ragazzi e vedere così come affrontarli insieme.
Si sa che i cambiamenti non si ottengono dall'oggi al domani. Occorre insistere e continuare a richiamare le famiglie alle loro responsabilità e, soprattutto, a sentirsi partecipi della comunità cristiana. Solo se ognuno fa la sua parte si può realizzare un'autentica collaborazione per il bene e la crescita dei ragazzi e della stessa famiglia.
Se un bambino durante gli incontri di catechesi apprende a fare il segno della croce, a recitare il Padre Nostro, l'Ave Maria e riesce a comprendere meglio cos'è l'Eucaristia e la Chiesa, ma poi a casa non vede mai i propri genitori o familiari pregare o essi non partecipano mai alla Messa, come potrà dare il giusto valore a quello che fa e impara in parrocchia?
Accanto ai contenuti specifici della fede cattolica, vi sono anche tanti valori che da essa derivano e che occorre insegnare e trasmettere sin da piccoli, come ad esempio tutti quei comportamenti che fanno parte della più semplice educazione umana: rispettare l'orario concordato, arrivare a tempo per l'incontro di catechesi o per la celebrazione della Messa, ascoltare e rispettare l'altro quando parla, non entrare in chiesa o alla catechesi masticando chewing gum, non gettare carta o altra immondizia per terra, lasciare in ordine la sala, partecipare puliti, pettinati e vestiti decentemente alla Messa e alla catechesi.
Queste ed altre piccole attenzioni, apprese durante l'ora di catechesi, dovrebbero a maggior ragione essere insegnate e vissute in casa e in famiglia, laddove i ragazzi vivono la maggior parte della loro giornata.
Tutto questo è fondamentale per un'autentica collaborazione tra parrocchia e famiglia, tra parrocchia e scuola, affinché si possano accompagnare i ragazzi nel loro sviluppo, insegnare loro a vivere, a partire dalle piccole cose e dai gesti quotidiani, gli autentici valori umani e cristiani, ponendo così le basi indispensabili per realizzare con fiducia, speranza e amore la propria vita e quella del mondo che li circonda.
Emanuela Furlanetto
29/07/09
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