È il manuale Cencelli ciò che chiamano il cambiamento?
Nell'enciclopedia libera Wikipedia leggiamo che "per manuale Cencelli s'intende una formula ... per regolare la spartizione delle cariche pubbliche in base al peso elettorale di ogni singolo partito o corrente politica. È attribuito a Massimiliano Cencelli, un funzionario della Democrazia Cristiana. Durante la cosiddetta Prima Repubblica italiana, il manuale Cencelli sanciva quanti e quali posti o cariche dovessero essere assegnati a soggetti appartenenti a ciascun partito e, all'interno di questo, a ciascuna sua corrente. Per esempio, in occasione della formazione di un nuovo governo, specialmente per un governo di coalizione, vi era un nutrito numero di cariche da assegnare o riassegnare (ministri, sottosegretari, direttori generali, funzionari speciali, presidenti, amministratori e consiglieri di enti e società partecipate, e così via) in funzione delle mutate condizioni politiche del momento. Il manuale Cencelli fungeva da "norma regolatrice", così che nessuno dovesse avere da recriminare, secondo valori fissi in base ai quali le cariche assegnabili erano soppesate qualitativamente (pare, per esempio, che un ministro valesse due sottosegretari e mezzo). All'interno della cosiddetta "quota" di cariche spettanti a un dato partito, le correnti di quello stesso partito si spartivano le cariche in proporzione del numero di tessere dei rispettivi capicorrente. Tale manuale non sarebbe mai stato formalizzato in una vera pubblicazione, anche se si favoleggia che fosse distribuito in un vero e proprio pamphlet, la cui circolazione era strettamente riservata agli ambienti della politica italiana, sebbene fosse noto anche all'esterno".
Il manuale Cencelli contribuì a sostenere e diffondere la corruzione nella classe politica dominante, e nel sottobosco di clientele e prebendati che l'appoggiavano. Il manuale Cencelli distribuiva, secondo una certa equità e il peso di ogni gruppo, le differenti quote, in modo che tutti potessero ricevere qualcosa e il sistema di potere si estendesse anche all'opposizione, in una forma che prese il nome di consociativismo. In questo modo tutti partecipavano alla ripartizione del potere.
Il partito comunista italiano, il più rinomato per importanza tra i partiti comunisti dell'Occidente, con il suo segretario generale Enrico Berlinguer, pose la questione morale come questione politica, fino ad arrivare a parlare di una differenza antropologica tra i comunisti e gli altri.
Da vari settori sorse l'appello a un cambiamento, alla nascita di una Nuova Repubblica: la Repubblica degli onesti contro quella dei corrotti, dei truffatori e dei ladri. La storia della nuova classe politica sta davanti agli occhi di tutti. Il problema non si è risolto e la questione morale, come questione politica, rimane uno dei punti più nevralgici, che contamina e paralizza la vita politica in Italia.
La famosa "differenza antropologica" si rivelò solo come una differente maniera di utilizzare il potere politico e di approfittarsi di esso.
Con questo non voglio dire che corruzione e politica viaggiano unite. Il problema è che, senza il cambiamento profondo del cuore dell'uomo, le strutture rimangono le stesse. Non sono le strutture (e per ciò neanche la politica) che cambiano il cuore dell'uomo, bensì, al contrario, è il cuore dell'uomo che cambia le strutture della società.
Le strutture di peccato dipendono dal peccato personale di ognuno di noi (il peccato sociale nasce innanzi tutto nel nostro cuore) e la prima e fondamentale battaglia bisogna combatterla dentro il nostro cuore.
Qui sta una delle differenze sostanziali tra la visione cristiana della storia e i limiti di certe "teologie della liberazione", che hanno assunto il materialismo dialettico e quello storico come strumenti d'interpretazione della storia (non entro nella questione se è possibile separare i due, accettando uno e respingendo l'altro).
Per questo ho affermato e scritto che enfatizzare troppo questa parola magica, il cambiamento, poteva e potrà creare solo terribili delusioni.
Chi potrà realizzare il cambiamento? Cade dal cielo come il dono del Messia Salvatore o è l'opera di un popolo che ha già cambiato la sua mentalità?
Se a causa della nomina dei nipoti si è parlato di una trappola dei nemici del cambiamento (però Pompeyo, il fratello del signor Presidente, aveva dichiarato che questo nipote meritava tre volte più di quello che avrebbe ricevuto come stipendio), che dire quando si nomina come Ministro dell'Educazione e della Cultura uno contro il quale "sta per cominciare un giudizio orale per un caso di truffa, riscossione indebita di onorari e falsificazione?"[1].
Un giudizio non è una sentenza definitiva e, "nel processo penale, o in qualsiasi altro dal quale potrebbe derivare pena o sanzione, ogni persona ha diritto alla presunzione della sua innocenza" (cfr. art. 17 § 1 Costituzione della Repubblica del Paraguay).
Cesare, Pompea e il suo ambiente
La credibilità politica, però, si distingue dalle sentenze penali.
A tal proposito, è opportuno ricordare che, secondo quanto racconta Plutarco nelle sue Vite parallele (tomo V, X), Cesare biasimò Pompea, nonostante fosse sicuro che lei non avesse commesso nessun fatto indecoroso e che non gli fosse stata infedele, affermando che non gli piaceva che sua moglie fosse sospettata d'infedeltà, perché non basta che la moglie di Cesare sia onesta; deve anche apparire tale. Col tempo, l'espressione cominciò ad applicarsi a tutti i casi nei quali qualcuno era sospettato di avere commesso qualche illiceità, anche se non ci fossero stati dubbi sulla sua innocenza, con questa espressione idiomatica: "Non basta che la moglie di Cesare sia onesta; deve anche apparire tale".
Sarebbe opportuno che il signor Presidente non si dimenticasse di questo, perché deve la sua elezione al fatto di aver costruito il suo potere politico sulla sua condizione di Vescovo e anche sulla sfiducia negli uomini politici (filogovernativi e dell'opposizione), nonostante non sempre fossero stati condannati con sentenza definitiva.
La presunzione d'innocenza o vale per tutti o non vale per nessuno.
Impressiona leggere, nella prima pagina del giornale "Última hora" del 27 giugno, questo titolo: "A Vera Bejarano sono stati assegnati 3.000 ettari di terra. Mentre i contadini impiegano anni per ricevere un piccolo lotto, il legislatore liberale ha ottenuto l'estesa proprietà appena in un mese".
Nella pagina 10 dello stesso giornale si legge questa dichiarazione: "Il futuro Ministro dell'Agricoltura e dell'Allevamento, Cándido Vera Bejarano, difese l'aggiudicazione di 3.000 ettari di terra a suo favore durante il governo di Juan Carlos Wasmosy. Argomentò che i deputati o senatori hanno il diritto di progredire e avere un orizzonte migliore e che questa fu la sua idea, quando chiese quel terreno in Lagerenza, dipartimento dell'Alto Paraguay".
Penso che dovrebbe essere competenza del Ministro dell'Agricoltura e dell'Allevamento preparare e presentare progetti di legge, sulla "riforma agraria integrale", tanto decantata.
Parlando della nomina di Gloria di Rubín come Ministro della Condizione Femminile, nella sua analisi, dal titolo significativo: "Gabinetto di idonei?", Nilza Ferreira, nel giornale "La Nación" del 27 giugno, pag. 21, dopo aver affermato: "Interpreto questa designazione come un premio non al merito, ma piuttosto come un pagamento di fattura o una sostituzione del meccanismo di pagamento di fattura, perché il clan Rubín durante decenni ha succhiato dalle istituzioni dello Stato, dalle pubblicità delle binazionali Itaipú e Yacyretá e di tanti altri ministeri", così conclude: "Signor Presidente eletto, apra gli occhi e nomini le persone più idonee, così come lo promise nella sua campagna elettorale. Il popolo sta sperando che mantenga le sue promesse e non credo che sia in grado di accettare altri ‘rottami umani' o persone incapaci alla guida d'istituzioni-chiave per lo sviluppo del paese".
È legittima la domanda: sono questi gli uomini del cambiamento o sono stati nominati solo perché il manuale Cencelli lo esigeva? E oggi, dopo tante promesse, può darsi che il signor Vescovo emerito si renda conto che deve pagare le fatture...
Io non giudico nessuno e la politica non è il campo che ho scelto. Quello che faccio è solamente leggere i giornali e cercare di comprendere quello che pubblicano ogni giorno.
Devo dire, tuttavia, che fino ad oggi, sicuramente per la mia mancanza di competenza, non ho compreso in che cosa consista il cambiamento, questo famoso cambiamento.
Se il cambiamento è solo il cambio di una maglietta e tutto continua come prima, allora, anch'io ogni giorno cambio le mie mutande.
Ma le mutande io le chiamo semplicemente mutande. E le mutande, mi sembra, ma posso sbagliarmi, che non siano il già e il non ancora del Regno di Dio.
Sono solo mutande. E niente di più.
Emilio Grasso
[1] Cfr. Si Galeano "es culpable", quedará fuera del gabinete, in "ABC Color" (26 giugno 2008) 10.
03/07/08
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