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"I PROBLEMI DI LUNGA DATA

NON SI RISOLVONO DA UN GIORNO ALL'ALTRO"


Per me è stato molto doloroso, nel giorno tanto solenne della Domenica delle Palme, dover leggere, con titoli che riempiono le pagine dei giornali nazionali (cfr. "ABC Color", 5 aprile 2009, 1.5; "La Nación", 7; "Última Hora", 10), l'intervento di un Vescovo che entra nel dibattito politico del paese a favore di un plebiscito che il Presidente Fernando Lugo dovrebbe chiedere.

Io non ho nessuna competenza in questo campo. È sufficiente, però, cercare la voce plebiscitoMaurice Duverger in Wikilengua per comprendere il senso di questa parola. Oltre al significato che dà il Vocabolario della lingua italiana Zingarelli, è interessante fare riferimento alle parole di Maurice Duverger, giurista e politologo francese, autore di libri classici di sociologia politica. Nel suo libro Institutions politiques et Droit constitutionnel, afferma: "Si chiama plebiscito il voto di fiducia personale ad un uomo, essendo referendum l'approvazione o il rifiuto di un testo. Le elezioni plebiscitarie si tengono in condizioni molto differenti da quelle delle democrazie liberali: invece di poter scegliere tra vari candidati, l'elettore può solo concedere o negare la sua adesione ad un unico candidato".

Mi sembra che questa definizione corrisponda a quello che esprime Mons. Mario Melanio Medina. In effetti, queste sono le parole esatte attribuite a Mons. Medina, che possiamo leggere in "ABC Color" (p. 5): "Si ha coscienza che il governo non va avanti. Fino ad ora la gente si fida del Presidente della Repubblica, ma è necessario accelerare il processo di cambiamento".

In un articolo di Constanza Mazzina, investigatrice della Fondazione Friedrich A. von Hayek (Premio Nobel di Economia 1974), troviamo queste parole riguardo al populismo e al plebiscito come suo strumento:

"In primo luogo, il populismo esalta la figura del leader carismatico: 'Non c'è populismo senza la figura dell'uomo provvidenziale che risolverà, una buona volta e per sempre, iConstanza Mazzina problemi del popolo'. In questo contesto, le elezioni si convertono in un plebiscito, in cui la persona del leader è convalidata dalla massa come suo portavoce unico ed esclusivo. Questo leader salvatore, questo Messia, utilizza in modo discrezionale i fondi pubblici e distribuisce direttamente la ricchezza, ma non distribuisce gratis: concentra il suo aiuto, riscuote in obbedienza. Niente è gratuito. Tutto ha un prezzo: la fedeltà e l'obbedienza. L'assegnazione di risorse pubbliche continua nonostante i processi elettorali, prigioniera di gruppi o coalizioni che le utilizzano a loro esclusivo beneficio. L'arbitrarietà è all'ordine del giorno".

"La democrazia - ci ricorda l'Autrice di questo articolo - è caratterizzata, oltre che dai processi elettorali, dal dominio della legge, cioè, dallo Stato di Diritto; la separazione dei poteri e il rispetto per le libertà fondamentali di parola, opinione, riunione, espressione e proprietà. Il populismo mina, domina e, in ultima istanza, addomestica o cancella le istituzioni della democrazia liberale. Il populismo odia i limiti al suo potere, li considera aristocratici, oligarchici, contrari alla volontà popolare; il populista fa e rifà le regole di gioco - politiche ed economiche - in accordo alle sue necessità, si prende gioco delle libertà individuali e domina, impera. Questo è il pericolo di cui sembra che i cittadini non si rendano conto. Giorno dopo giorno si rinuncia, si cede e il populismo avanza".

Il momento politico, sociale ed economico che vive il paese è difficile. Il minimo che posso dire è che mi sembra imprudente e superficiale entrare nel dibattito politico utilizzando parole che, di fatto, vanno a creare una confusione maggiore di quella esistente.

Nel loro Messaggio per la Quaresima 2009, i Vescovi del Paraguay riconoscono che "questaI Vescovi del Paraguay epoca di cambiamento è una sfida che comporta un certo grado d'instabilità; implica resistenze che ostacolano le esperienze di rinnovamento. I nuovi parametri di relazione tra gli attori politici e sociali generano disorientamento nella popolazione". E un po' più avanti dichiarano: "Le aspettative che il popolo ha scelto possono cadere in un'anarchia con il pericolo di serie conseguenze politiche e sociali".

Parlare oggi di plebiscito che vuol dire?

Faccio questa domanda solo per i miei limiti culturali e la mancanza di competenza giuridico-politica. Ma per non ricorrere a inganni di parole, ho di fronte alla mia coscienza il dovere di dire che si sta giocando col fuoco e che si continua a cercare una scorciatoia per risolvere i difficili problemi del paese.

La politica - non parlo di degenerazione della politica e di demagogia a buon mercato - è fatica e pazienza, studio e lavoro duro, per cercare il consenso attorno ad un programma, un progetto chiaro dove entrate e uscite, diritti e doveri si soppesano e si dichiarano con estrema chiarezza.

Giustamente, nello stesso Messaggio di Quaresima, i Vescovi del Paraguay affermano che "i problemi di lunga data non si risolvono da un giorno all'altro e richiedono una chiara conduzione nazionale".

La politica non è la retorica e ripetuta dichiarazione di principi generici che, per dirla tutta, non dicono niente. E, soprattutto, alla politica non serve il leader salvatore, il Messia caduto improvvisamente dal cielo.

Per avere respinto questo ruolo di Messia politico acclamato dal popolo, Gesù fu abbandonato e condannato a morte.

Per questo, lo ripeto, è stato per me molto doloroso, nel giorno della Domenica delle Palme, dover ascoltare il discorso di un Vescovo sulla scorciatoia di un plebiscito che continua a perpetrare l'inganno di un Messia salvatore, unico buono e onesto in mezzo ad una classeDomenica delle Palme dirigente inetta, incapace, corrotta, espressione di libere votazioni come fu espressione di libere votazioni l'elezione dello stesso Presidente.

Attenzione alla ricerca della scorciatoia del plebiscito e del Messia salvatore! I paesi che hanno fatto questa esperienza per uscire dalle più difficili situazioni di sfruttamento, povertà, corruzione e mancanza di libertà sostanziale, possono insegnare qualcosa di ciò che hanno sofferto.

La terra "senza male", tanto sognata, si è trasformata in un male senza terra.

Ogni popolo ha diritto di fare la sua esperienza e di trovare la sua strada. Ma, nel nostro tempo, nessuno vive più in un'"isola circondata di terra". La conoscenza della storia delle lotte e della sofferenza di altri paesi non può essere dimenticata in un progetto politico di autentica liberazione dei più emarginati.

La dimenticanza della storia ci condanna a causare di nuovo le stesse tragedie. E il mai più, tante volte ripetuto, torna ad essere l'ancor di più.

Emilio Grasso

27/04/09
 
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