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APPRENDERE DALLE LABBRA DEL MAESTRO

AD ESSERE DISCEPOLI MISSIONARI [*]


 

Afferma il Documento di Aparecida: "I discepoli di Gesù sono chiamati a vivere in comunione con il Padre e con suo Figlio, morto e risuscitato, nella comunione dello Spirito Santo. Il mistero della Trinità è la fonte, il modello e la meta del mistero della Chiesa, popolo adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, chiamata in Cristo come un sacramento, cioè segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano. La comunione dei fedeli e delle Chiese particolari nel Popolo di Dio si nutre della comunione con la Trinità" (n. 155).

E di seguito aggiunge: "Così come le prime comunità cristiane, anche noi, oggi, ci riuniamo assiduamente per ascoltare l'insegnamento degli Apostoli, per l'unione fraterna, per la frazione del pane e per le preghiere. La comunione della Chiesa si nutre con il Pane della parola di Dio e con il Pane del Corpo di Cristo. L'Eucaristia, partecipazione di tutti allo stesso Pane della Vita e allo stesso Calice della Salvezza, ci rende membri dello stesso Corpo. Essa è la fonte e il culmine della vita cristiana, la sua espressione più perfetta e l'alimento della vita nella comunione. Nell'Eucaristia trovano nutrimento le nuove relazioni evangeliche che sorgono dall'essere figli e figlie del Padre e fratelli e sorelle in Cristo. La Chiesa che la celebra è la casa e la scuola della comunione, dove i discepoli condividono la stessa fede, speranza e amore al servizio della missione evangelizzatrice" (n. 158).

Mai dobbiamo dimenticare - come scrive, a sua volta, il Cardinal Martini - che "la comunione è dono. Essa non si fonda sui nostri sforzi di collaborazione pastorale e nemmeno sul sincero desiderio di amicizia. Queste cose sono importanti, e dobbiamo sempre riproporcele. Ma la comunione di cui parlano gli Atti degli Apostoli e la Prima lettera di san Giovanni, quello stare insieme così caratteristico della primitiva comunità è dono di Dio, è il nuovo modo di essere che ci viene dall'alto. È la partecipazione che Dio ci dà del suo misterioso essere insieme nella Trinità. È la partecipazione, per grazia, dell'essere insieme che lega Gesù ai suoi discepoli, chiamati per stare con Lui. Questo dono si fonda prima di tutto sulla grazia battesimale. Il battesimo ci fa essere insieme, nella Chiesa sparsa in tutto il mondo, con il Papa e con i Vescovi suoi fratelli, con tutti i battezzati, con tutti coloro che Dio chiamerà. Alla Chiesa Dio fa dono della sua comunione di vita trinitaria e nella Chiesa ciascuno fa esperienza di comunione" (C. M. Martini, Dizionario spirituale. Piccola guida per l'anima).

"Chi" è la Chiesa?

Vi è necessità di una Chiesa che s'interroghi: "Chi siamo? Che facciamo? Come viviamo?".

È necessario ritornare alla domanda fondamentale, posta dai grandi teologi che hanno rinnovato l'ecclesiologia, tra i quali Von Balthasar che sollevò il problema: non "che cosa" sia la Chiesa, ma "chi" sia la Chiesa. Da un punto di vista pastorale, Von Balthasar si domanda: "Chi mi dà da mangiare il pane di vita? Chi mi dà da mangiare il suo corpo come corpo del Signore?".

Oggi, nel tempo della cultura postmoderna e dei grandi processi di globalizzazione, tutti siamo considerati semplicemente come numeri e introdotti in un processo di produzione, in cui una persona vale solo per quel che produce.

Si vivono relazioni anonime, impersonali.

Anche noi, nonostante tutti i nostri dipartimenti e uffici, corriamo il rischio di ridurre il tutto a ex opere operato, dove gli atti valgono per se stessi, indipendentemente dalla persona che li compie, ossia, indipendentemente dall'ex opere operantis.

Inoltre, in un tempo in cui si passa da una pastorale angusta e unicamente sacramentale a una pastorale missionaria ed evangelizzatrice, nella quale si riscoprono, o forse si scoprono per la prima volta, i sacramenti come "sacramenti della fede" (e la fede sempre esiste in dipendenza dall'ascolto della Parola, come ci ricorda san Paolo nella Lettera ai Romani), è fondamentale sottolineare che l'azione della fede e la testimonianza di chi l'annuncia hanno tutta una loro importanza, molte volte non adeguatamente considerata.

Per questo motivo i sacerdoti e i responsabili dei vari dipartimenti debbono vivere un'autentica comunione, nella fede e nella preghiera. Una comunione che nasce dalla parola di Dio, ascoltata in silenzio religioso, e che ritorna alla parola di Dio ipostaticamente unita "alle gioie e alle speranze, alle tristezze e alle angosce" degli uomini in mezzo ai quali si vive.

Dare contenuto agli incontri

Per queste ragioni eminentemente teologiche si deve discernere quando le riunioni e gli incontri sono veramente necessari. Infatti, spesso si realizzano per non dire niente. Si parla solo di come organizzarli e tutta la vita si trasforma in una burocrazia che amministra il nulla. In questa maniera viene a mancare il contenuto di un'autentica evangelizzazione.

Questo non è essere Chiesa, non è riflessione, non è teologia pastorale. Ci trasformiamo in una semplice macchina burocratica che gira attorno a se stessa.

"Burocratizzazione significa la proliferazione di organismi senza legame con le esigenze generali di funzionalità, l'accentuazione degli aspetti di forma e di maniera di procedere a detrimento degli aspetti sostanziali con la conseguente lentezza delle attività e la riduzione dei compiti portati a termine, la sopravvivenza e l'elefantiasi di organismi che non rispondono più a una funzione effettiva e, in definitiva, il trionfo dell'organizzazione - la burocrazia - sui propri fini" (cfr. Dizionario di Politica. Diretto da N. Bobbio).

Il rinnovamento pastorale, pertanto, ha inizio nel nostro cuore, dall'incominciare a vivere pienamente, sin da adesso, il Vangelo dell'amore fraterno.

La base della nostra fiducia pastorale è la parola di Gesù, è lo stare con Lui.

Pertanto devono essere utilizzate chiavi semplici e non si deve insistere nel voler aprire a tutti i costi le porte con chiavi pastorali sofisticate.

Da qui deriva anche una certa stanchezza e sfiducia in una pastorale che parte dalle riforme strutturali e da una molteplicità di attività senza alcun legame tra loro.

A questo punto mi viene spontaneo citare le considerazioni dell'allora Cardinal Ratzinger: "Ho spesso detto che, a mio parere, abbiamo troppa burocrazia e che sono necessarie delle semplificazioni. Non tutto deve svolgersi attraverso gli strumenti istituzionali, ci deve sempre essere il contatto umano. ... Il cristianesimo è condannato al soffocamento, se non riscopriamo che cosa significa l'esperienza interiore, in cui la fede si cala nella profondità della vita di ciascuno e in essa ci guida e ci illumina. La pura azione e la pura costruzione intellettuale non bastano" (J. Ratzinger, Il sale della terra. Cristianesimo e Chiesa Cattolica nella svolta del millennio).

La Chiesa non si giustifica per se stessa, ma come relazione, come capacità di ascoltare lo Sposo che le parla.

Riprendiamo, ancora una volta, il Documento di Aparecida: "L'avvenimento di Cristo è, pertanto, l'inizio di questo soggetto nuovo che nasce nella storia e che chiamiamo discepolo: 'All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva'. Questo è, appunto, quello che, in modi differenti, tutti i Vangeli ci hanno tramandato come inizio del cristianesimo: un incontro di fede con la persona di Gesù" (n. 243).

Pertanto la moltiplicazione d'incontri e di convivenze inutili, dove si perde tempo e si spende inutilmente il denaro dei poveri, non è quel che serve e non deve costituire - come di fatto avviene - la principale preoccupazione dei discepoli del Signore. Incontriamo il Maestro nella "preghiera personale e comunitaria. È il luogo dove il discepolo, nutrito dalla Parola e dall'Eucaristia, coltiva una relazione di profonda amicizia con Gesù Cristo, cercando di fare propria la volontà del Padre. La preghiera quotidiana è un segno del primato della grazia nell'itinerario del discepolo missionario. Per questo è necessario imparare a pregare, quasi apprendendo sempre nuovamente quest'arte dalle labbra del Maestro" (Documento di Aparecida, 255).

Emilio Grasso


[*] Va tenuto presente che questo articolo è una traduzione dallo spagnolo, ed è stato scritto nel contesto del Paraguay.

18/11/09

 
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