EGLI FECE COME IL SIGNORE GLI AVEVA ORDINATO
In occasione della festività di san Giuseppe
In un momento molto difficile per la Chiesa e per il paese intero, mi sembra interessante rileggere l'omelia che il Vescovo di Coronel Oviedo (Paraguay), Mons. Juan Bautista Gavilán, pronunciò durante la Messa in onore di san Giuseppe, il 19 marzo 2007 ("ABC Color", 20 marzo 2007, p. 40).
Il tema centrale che sviluppò nell'omelia fu quello della fedeltà.
Mons. Gavilán "ha chiesto ai cattolici di essere fedeli come lo è stato nella sua vita san Giuseppe e ha criticato l'attitudine all'infedeltà che regna attualmente nella società paraguaiana. ... È una necessità urgente per il paese, per le famiglie, per i politici e per la società paraguaiana recuperare la fedeltà ed essere fedeli come lo è stato san Giuseppe con Dio".
Mi sembra che il problema toccato da Mons. Gavilán sia tra quelli che maggiormente colpiscono oggi la società e la Chiesa in Paraguay. Bisogna aggiungere che questo tema è centrale anche in tutte le società moderne e postmoderne.
Questione biblico-teologica
Biblicamente, la fedeltà, attributo maggiore di Dio (cfr. Es 34, 6), si associa frequentemente alla sua bontà paterna verso il popolo dell'alleanza. Questi due attributi complementari indicano che l'alleanza è contemporaneamente un dono gratuito e un vincolo la cui solidità resiste alla prova dei secoli ("La tua fedeltà dura per sempre....", cfr. Sal 119, 90).
Al Dio fedele l'uomo risponde con la pietà filiale che a Lui deve.
In questo senso, san Giuseppe, come pure Maria, si presenta, per noi, come modello di fedeltà e, per questo, di giustizia.
Scrive, a proposito, Giovanni Paolo II nell'Esortazione apostolica Redemptoris custos (n. 17):
"Nel corso della sua vita, che fu una peregrinazione nella fede, Giuseppe, come Maria, rimase fedele sino alla fine alla chiamata di Dio. La vita di lei fu il compimento sino in fondo di quel primo 'fiat' pronunciato al momento dell'annunciazione, mentre Giuseppe al momento della sua 'annunciazione' non proferì alcuna parola: semplicemente egli 'fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore' (Mt 1, 24). E questo primo 'fece' divenne l'inizio della 'via di Giuseppe'. Lungo questa via i Vangeli non annotano alcuna parola detta da lui. Ma il silenzio di Giuseppe ha una speciale eloquenza: grazie ad esso si può leggere pienamente la verità contenuta nel giudizio che di lui dà il Vangelo: il 'giusto' (Mt 1, 19). Bisogna saper leggere questa verità, perché vi è contenuta una delle più importanti testimonianze circa l'uomo e la sua vocazione. Nel corso delle generazioni la Chiesa legge in modo sempre più attento e consapevole una tale testimonianza, quasi estraendo dal tesoro di questa insigne figura 'cose nuove e cose antiche' (Mt 13, 52)".
La prova della verità dell'affermazione evangelica è la fedeltà di Giuseppe nell'osservare i precetti dell'alleanza.
È la fedeltà che, nel Nuovo Testamento, caratterizza coloro che sono mossi dallo Spirito Santo (cfr. Gal 5, 22); è la fedeltà che domina nelle relazioni con gli altri ed è garanzia del buon governo nelle cose più grandi: "Bene, servo buono! - disse Gesù -Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città" (Lc 19, 17).
La Chiesa sottolinea il valore della fedeltà in un rito complementare che conclude la celebrazione dell'ordinazione di un Vescovo.
Secondo la dottrina conciliare, "nella persona dei Vescovi è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo" (Lumen gentium, 21).
E affinché il popolo riconosca nei Vescovi lo stesso Gesù, il "Fedele e Veritiero che giudica e combatte con giustizia" (Ap 19, 11), giusto perché fedele e veritiero, al Vescovo nel giorno della sua ordinazione si mette un anello al dito, come segno della sua fedeltà alla Chiesa (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1574).
Il pensiero filosofico moderno
Nel pensiero moderno, come sottolinea opportunamente Mons. Gavilán, si è persa anche la stessa nozione di fedeltà.
Per Jean-Paul Sartre non c'è nessuna essenza a cui l'uomo debba essere fedele; pertanto non ha senso la fedeltà a una essenza: l'uomo si fa nella sua esistenza; non v'è nulla di predefinito, tutto sta per farsi.
Benché le fonti del suo pensiero filosofico-politico siano altre (Foucault, Derrida, Deleuze, Schmitt...), la visione della libertà "come ontologia del divenire che non cade nelle trappole di cose fissate e immutabili, in sostanze pietrificate", costituisce il nucleo del pensiero di Benjamín Arditi, precursore del pensiero postmoderno in Paraguay[1].
La questione della fedeltà, pertanto, è questione che concerne una visione antropologica. Non è certamente una questione giuridica, ma filosofica.
Ortega y Gasset rimpiangeva in un certo senso le relazioni sociali che si basavano sulla fedeltà.
"La società moderna - scrive Ortega y Gasset - è fondata sul contratto. La fedeltà, il suo nome lo manifesta, è la fiducia eretta a norma. Invece il contratto è la cinica dichiarazione che non ci fidiamo del prossimo nel trattare con lui e lo leghiamo a noi attraverso un oggetto materiale - la carta del contratto"[2].
Non è questa la sede di un'analisi approfondita che appartiene agli specialisti di altre discipline.
Quello che è certo è che il contratto, fosse solo per la forza coercitiva della legge che obbliga all'osservanza delle norme liberamente accettate, esige una forma di fedeltà, la cui inosservanza è sanzionata.
Per questo, quando non esiste più la fedeltà, anche nella sua forma secolarizzata, non esiste neppure l'osservanza del contratto e i contratti si strappano, si dimenticano e si cambiano unilateralmente, secondo gli interessi personali o le ispirazioni del momento.
Se una persona non ha nessun potere e vive isolata, è un problema della sua coscienza.
Il dramma, che si fa tragedia, avviene quando l'affermazione di una libertà assoluta, che rompe con la fedeltà o con il contratto, riesce a conquistare il potere.
Allora, la storia lo insegna, la libertà dell'individuo, non sostanziata dalla fedeltà o dalle norme del contratto, diventa dittatura.
Dittatura che, in nome e per amore del popolo, prende sempre come prima misura a beneficio del popolo quella di privarlo della libertà per educarlo alla libertà.
Emilio Grasso
[1] Cfr. M. Rivarola, Pensadores y corrientes políticas en el Paraguay, in B.G. de Bosio - E. Devés-Valdés (compiladores), Pensamiento paraguayo del siglo XX, Intercontinental Editora, Asunción 2006, 252-259.
[2] J. Ortega y Gasset, El espectador, Editorial Salvat, Madrid 1969, 125.
18/03/09
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