LA CATECHESI È IL CATECHISTA
Incontro con i catechisti
della Cattedrale di Villarrica
Come preparazione all'anno di catechesi che inizierà prossimamente, P. Sergio Ayala di Villarrica ha organizzato alcuni incontri per i catechisti.
In questo quadro, Emilio è stato invitato per una conferenza a circa sessanta catechisti di diversi livelli ed età differente.
L'incontro si è svolto il 16 di febbraio nella Cattedrale di Villarrica, con grande soddisfazione di tutti i partecipanti che hanno potuto approfondire l'importanza del loro compito nella Chiesa.
Nella sua conferenza, Emilio ha sottolineato l'idea fondamentale che la catechesi è il catechista. Così, tutti hanno potuto verificare che l’impegno, che questo compito comporta, è grande e consiste, innanzitutto, nel dare una testimonianza personale: l'unico elemento che può dare risultati nella formazione dei bambini.
Trascriviamo di seguito le impressioni di alcuni presenti all'incontro.
P. Sergio Ayala Viveros

Sono il parroco della Cattedrale di Villarrica. Sono stato nominato quattro anni fa e mi trovo con P. Rodolfo Portillo, vicario, che lavora qui da più di un anno.
Questa esperienza di lavoro nella Comunità parrocchiale, come nella Diocesi, trova il suo punto di sostegno nella catechesi. Ci preoccupa la formazione degli agenti pastorali e dei catechisti e, all’interno del piano pastorale della Diocesi che cerca di stimolare un'evangelizzazione rinnovata, inculturata, incarnata, vogliamo promuovere soprattutto la formazione delle persone nella Dottrina Sociale della Chiesa.
ð Perché avete invitato P. Emilio per tenere questa conferenza ai catechisti?
Tutta la formazione previa all’inizio dell’anno di catechesi è stata programmata in quattro giornate.
Abbiamo avuto un primo contatto con P. Emilio in un ritiro spirituale per il clero. Ci ha stimolati molto il suo modo di vedere e di intendere la missione della Chiesa, la sua maniera di focalizzare e quell'impulso nell’annunciare la verità, costi quel che costi. Crediamo che possa essere una luce preziosa nella vita e nella formazione dei nostri catechisti.
Il suo contributo e tutto il materiale che ha pubblicato fanno parte di una ricchezza che si sta diffondendo nel nostro paese. E avendo, come italiano, uno sguardo dal di fuori, si sarà impegnato moltissimo per comprendere la mentalità, la cultura e anche la nostra religiosità popolare. Questo può dare maggiore spinta ad alcuni punti che debbono essere ritoccati.
Io credo che egli, in questo incontro, ha dimostrato un'esperienza molto concreta e molto preziosa di come fare la catechesi.
A volte, ci preoccupiamo della formazione teologica e spirituale, che sono pilastri determinanti; ma quando la materia prima non si trova nelle condizioni ideali ed abbiamo, come in molti casi, catechisti molto giovani che sono all’inizio della loro esperienza di fede, ci rendiamo conto che essi devono essere alimentati, debbono conoscere e soprattutto vivere. Allora, la presenza di P. Emilio e la sua testimonianza, anche attraverso le sue pubblicazioni, possono incoraggiarci molto.
Tra i tanti temi che ha toccato, P. Emilio ha fatto centro nel mettere la musica ed il canto in relazione al modo di vivere. A volte, le nostre manifestazioni religiose si riducono a questo: espressioni emotive, sentimentali, di grande allegria. Inoltre, spesso, vogliamo condurre la celebrazione eucaristica nell'ambito rumoroso della festa; infine, una musica da carnevale non è poi così differente dalla musica delle nostre celebrazioni liturgiche ed eucaristiche.
A volte, questa tentazione è molto forte. Da qui la necessità che abbiamo di coniugare adeguatamente, nella nostra vita, quello che dicono i gesti e le parole con la nostra propria condotta. Tutto questo ha portato i catechisti alla riflessione.
V’è il rischio di portare in chiesa la stessa animazione della strada, quella di un qualsiasi bar notturno, svuotando la liturgia di contenuto, di ciò che è determinante e fondamentale.
Durante tutta la conferenza, questo è stato un dettaglio molto importante, come un trampolino per arrivare ad azioni molto concrete che dobbiamo sempre continuare a fare.
Credo che i catechisti si siano sentiti molto motivati, anche quando P. Emilio ha detto che essi sono molto importanti, troppo preziosi nella vita missionaria della Chiesa.
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Maximiliano Villalba, catechista

Appartengo alla parrocchia della Cattedrale. Sono stato catechista alcuni anni fa, poi ho frequentato il seminario ed ora voglio tornare ad insegnare ancora catechesi.
Mi ha impressionato molto il fatto che P. Emilio ci abbia parlato della condotta umana e ci abbia insegnato come trattare la persona umana.
È vero che oggi nella nostra società la dignità umana non è considerata.
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María Goretti, catechista
Sono catechista per il secondo anno consecutivamente; darò catechesi nella Cattedrale e, in modo particolare, nel centro dei bambini-lavoratori, che riunisce i ragazzi che ogni giorno debbono lavorare per il mantenimento della loro famiglia.
La conferenza di oggi mi ha aiutata. P. Emilio ha esposto concetti molto chiari su cosa siano il catechista ed il catechismo; lo ha spiegato con un linguaggio molto semplice. Mi è piaciuto quando ha sottolineato l'importanza non solo delle parole, ma anche dei fatti e delle opere. Il catechista per primo deve mostrare e dare la sua testimonianza, in maniera che i bambini imparino chi è il catechista, vedendo la sua testimonianza di vita.
Il concetto che ci ha comunicato P. Emilio, che la catechesi è il catechista, mi sembra molto importante. In effetti, quello che egli trasmette non è un insegnamento teorico appreso dai libri, bensì e innanzitutto dalla sua vita.
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Sonia Meaurio, catechista
Sono catechista dell'oratorio del quartiere San Miguel Arcángel di Villarrica. È stato un piacere condividere questa giornata con P. Emilio che conosce abbastanza la vita del catechista.
Questo ci sarà di moltissimo aiuto ed utilità. È interessante la sua parola, ma soprattutto si vede che è convinto di quello che dice.
Abbiamo bisogno di questo tipo di formazione, perché sappiamo che nella nostra attività di catechisti è molto difficile lavorare con i bambini ed i giovani, soprattutto quando ci sono famiglie povere e disgregate. Sappiamo che il compito del catechista è la formazione nella quale deve predominare l'amore, la missione.
Io lavoro con i giovani e, per questo, anche il materiale scritto dal P. Emilio è molto utile. Leggerò quanto ho comprato per acquisire i mezzi appropriati: tutto questo mi appassiona. Ciò che mi è piaciuto è stato quanto P. Emilio ha detto sulla verità che ci farà liberi. Questa è l'idea che bisogna tentare di trasmettere ai giovani.
Speriamo che non sia l'ultima volta che P. Emilio viene, perché abbiamo bisogno del suo appoggio. In effetti, ha una mentalità molto aperta su quello che è la vita cristiana e si nota che sta portando avanti la sua missione molto bene.
(A cura di Maria Laura Rossi)
01/03/08
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