LA QUESTIONE DEL FINANZIAMENTO DELLA CHIESA (2):
LA SAGGEZZA DEL CODICE DI DIRITTO CANONICO [*]
L'importanza fondamentale della gestione trasparente dei beni della Chiesa, delle sue entrate e uscite, si ritrova nella saggezza del Codice di Diritto Canonico che, per questo, stabilisce una differenza tra il consiglio pastorale ed il consiglio per gli affari economici di una parrocchia.
In effetti, secondo il canone 536 § 1, la costituzione del consiglio pastorale in ogni parrocchia è sottomessa al giudizio del Vescovo diocesano, al quale appartiene anche stabilire le norme che lo reggono.
Al contrario, riguardo al consiglio per gli affari economici, il Codice di Diritto Canonico parla di necessità. Leggiamo nel canone 537: "In ogni parrocchia vi sia il consiglio per gli affari economici che è retto, oltre che dal diritto universale, dalle norme date dal Vescovo diocesano".
Tuttavia, la differenza esposta dal Codice tra l'opportunità di costituire il consiglio pastorale ("se risulta opportuno a giudizio del Vescovo diocesano") e l'obbligatorietà di avere il consiglio per gli affari economici ("in ogni parrocchia vi sia") pone un problema teologico riguardo al fatto se l'attività pastorale sia subordinata a quella economica o il contrario.
Secondo la mia opinione, il Codice dà un'indicazione che mi sembra vada nel senso di una subordinazione dell'attività pastorale a quella economica.
Questo, per me, è di rilevante importanza per la vita della Chiesa e corrisponde alla saggezza semplice di una brava casalinga.
Ascoltare una brava casalinga
Mi permetto di ricordare i primi anni della mia vita. Si sa che, da un punto di vista psicologico, i primi anni sono i più importanti nella vita di un uomo.
Bene!... Io sono nato pochi mesi prima dell'inizio della Seconda Guerra Mondiale. Mio padre, alto e integerrimo funzionario dell'Amministrazione dello Stato italiano, fu inviato in Africa come direttore dell'amministrazione contabile nelle colonie italiane. Mia madre restò sola con tre figli, e non potè riunire la famiglia con mio padre, com'era programmato, perché scoppiò la Seconda Guerra Mondiale e mio padre fu fatto prigioniero dagli inglesi.
Anche lo stipendio pagato dallo Stato fu ridotto al minimo e la guerra fu per tutti noi una prova terribile, che ha forgiato profondamente il mio carattere.
Quando arrivava lo stipendio mensile, mia madre prendeva differenti buste ed in ognuna metteva una quota di denaro. Le prime buste che riempiva erano destinate ai pagamenti fissi. Per esempio, incominciava sempre con la busta dell'affitto della casa. "Se non paghiamo l'affitto - ci diceva - dove andiamo a dormire?".
Quando noi chiedevamo qualcosa, nostra madre ci domandava da quale busta dovevamo prendere i soldi e ci metteva sempre di fronte ad una decisione: si compra questo o quello. E ogni volta aggiungeva: "Non si ruba, non si fanno debiti, perché i debiti si debbono pagare e il denaro non cade dal cielo".
Così ho imparato cose molto semplici, che si possono sintetizzare facilmente:
- Il denaro non cade dal cielo.
- Non si ruba.
- Non si fanno debiti.
- Se aumentano le spese, devono aumentare le entrate, ma prima dobbiamo avere nelle nostre mani il denaro e dopo possiamo spenderlo.
- Non si può comprare tutto quello che si desidera, ma si deve sempre fare una scelta.
Non si può spendere ciò che non si ha
In seguito, durante i miei studi di ragioneria, ho imparato che la saggezza semplice di mia madre si chiamava preventivo, partita doppia, chiudere il bilancio in pareggio, saldare un conto, ecc.
Ho compreso anche che, se non vogliamo rubare o vivere come mendicanti, dobbiamo saper amministrare quello che abbiamo. Non si può spendere quello che non si ha; se aumentano le spese, devono aumentare anche le entrate; dobbiamo essere sempre trasparenti, soprattutto quando amministriamo denaro che non è nostro.
Nei miei studi ho potuto constatare che la saggezza semplice di mia madre si trova ben fondata nel Codice di Diritto Canonico che subordina la pastorale all'economia.
Io so che gli spiritualisti disincarnati affermano il contrario. Ma so, anche, che essi non conoscono la dignità dell'uomo: parlo di quell'uomo che sa che non ci sono Eucaristia e Chiesa senza un pezzo di pane e poche gocce di vino. E dietro questo pezzo di pane e queste gocce di vino vi è sempre il "lavoro dell'uomo". Il pane costa, e sarebbe demoniaco pensare che possa arrivare a noi attraverso il miracolo che trasforma le pietre in pane.
Se senza pane non c'è Eucaristia, fonte e culmine di ogni attività della Chiesa, dobbiamo trarre la conclusione che l'attività pastorale è subordinata all'economia.
Mi sembra che una lettura attenta del Vangelo possa indicare lo stesso cammino. Mi riferisco al Vangelo secondo San Luca, laddove troviamo queste parole:
"Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: 'Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro'. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace" (Lc 14, 28-32).
Ricordo che, nell'introduzione al primo trattato di ragioneria generale, il nostro professore metteva sempre questo testo evangelico. Egli c'invitava ad essere persone serie e a non incominciare a costruire, se non abbiamo la capacità di finire il lavoro iniziato.
Queste sono tutte riflessioni semplici che una brava casalinga sa fare.
Non sarebbe male insegnarle nelle nostre comunità e nei nostri seminari: insegnare che non si può spendere quello che non si possiede; che non si può stare sempre a chiedere denaro al popolo, e che dobbiamo adattare i nostri stili di vita e di pastorale alle risorse economiche che effettivamente possediamo.
Se andiamo oltre le nostre possibilità, alla fine carichiamo gli altri di un debito insopportabile, facendo nelle nostre parrocchie una continua concorrenza alle paninoteche e ai bar della zona; staremmo sempre ad organizzare lotterie e tombole, e ridurremmo tutta la vita della Chiesa a spettacoli musicali, sagre, pranzi e feste sociali.
"L'uomo - diceva Pascal - non è né angelo né bestia, e disgrazia vuole che chi vuol fare l'angelo fa la bestia".
La saggezza del nostro Codice di Diritto Canonico dice la stessa cosa: partiamo dalla realtà economica, da quello che veramente abbiamo, e da lì cominciamo a costruire, passo dopo passo, una realtà che arriva fino al cielo.
Emilio Grasso
[*] Va tenuto presente che questo articolo è una traduzione dallo spagnolo, ed è stato scritto nel contesto del Paraguay.
02/10/09
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