Nel particolare momento politico-sociale che sta vivendo il Paraguay, e che investe in modo del tutto particolare la Chiesa, il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale ha emanato questo messaggio, che pubblichiamo integralmente, in relazione agli attriti generati dalle reciproche aggressioni verbali fra il Presidente della Repubblica, persone del suo ambiente e alcuni membri della Chiesa.
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MESSAGGIO DEL CONSIGLIO PERMANENTE DELLA
CONFERENZA EPISCOPALE PARAGUAIANA
Ai sacerdoti e ai diaconi, ai consacrati, ai fedeli laici ed a tutte le persone di buona volontà:
Noi Vescovi ci rivolgiamo al nostro popolo in questo momento della vita della nazione in cui è colpita la convivenza rispettosa e pacifica nei diversi ambiti della società.
Le difficili condizioni socio-economiche del paese, che non trovano risposte adeguate ed opportune, aggravando la situazione di povertà e di esclusione di molti connazionali, opprimono e creano uno stato di disperazione e di esasperazione negli animi.
In questo contesto, i diversi protagonisti si confrontano su un piano in cui tutto è lecito, persino l'attacco alla dignità delle persone ed ignorando il dovuto rispetto che meritano le istituzioni, fra cui la Chiesa Cattolica.
Non ci sembrano opportuni né appropriati, per la cooperazione necessaria fra le nostre istituzioni, gli attriti generati dalle reciproche aggressioni verbali fra il signor Presidente della Repubblica, persone del suo ambiente e alcuni membri della Chiesa.
La Costituzione Nazionale stabilisce che i rapporti dello Stato con la Chiesa Cattolica sono basati sull'indipendenza, sulla cooperazione e sull'autonomia (art. 24). Nello spirito della Costituzione, la Conferenza Episcopale è sempre aperta al dialogo costruttivo con i referenti del Governo e gli organismi dello Stato. Non è nel nostro spirito il confronto aspro.
Quanto più sono alte la carica e la funzione che si ricoprono davanti alle istituzioni, tanto maggiore è la responsabilità che si ha nel compito della costruzione della società più giusta possibile, creando le condizioni propizie per la partecipazione di tutti i membri della comunità nazionale.
La Chiesa esorta a mantenere il buon senso ed il rispetto, a non perdere di vista che l'obiettivo fondamentale dell'attività politica è la costruzione del bene della collettività, dove il ruolo dei leader è cercare la convergenza delle forze verso mete comuni.
La Chiesa è la famiglia di Dio nel mondo. In questa famiglia non ci deve essere nessuno che soffre per la mancanza del necessario (cfr. Enciclica "Dio è amore", n. 28). Per questo, essa cerca, propone e promuove la giustizia sociale che permetta di superare i gravi problemi socio-economici che opprimono e affliggono il nostro popolo.
La Chiesa Cattolica contribuisce, a partire dalla propria natura e missione, al compito comune affinché il Paraguay sia una nazione prospera, con opportunità tali che tutti i suoi cittadini e cittadine vivano secondo la dignità che corrisponde loro come figli e figlie di Dio.
La natura e la missione della Chiesa è evangelizzare: annunciare la salvezza di Gesù Cristo e denunciare tutto ciò che si oppone al piano salvifico di Dio, con tutta la pazienza e il desiderio di insegnare, a tempo opportuno e non opportuno (2Tm 4, 2-4) e dare ragione della propria speranza con umiltà e rispetto, ma con fermezza. In questo anelito è disposta a soffrire per fare il bene (1Pt 3, 15-17).
Benedetto XVI afferma che il giusto ordine della società e dello Stato è un compito principale della politica. Come dice il Concilio Vaticano II, la Chiesa riconosce l'autonomia delle realtà temporali. Da parte sua, lo Stato non può imporre la religione, ma deve garantire la sua libertà e la pace tra gli aderenti alle diverse religioni; la Chiesa, come espressione sociale della fede cristiana, da parte sua, ha la sua indipendenza e vive sulla base della fede la sua forma comunitaria, che lo Stato deve rispettare. Le due sfere sono distinte, ma sempre in relazione reciproca (cfr. "Dio è amore", n. 28).
I Vescovi riconoscono che il compito politico di costruire la società più giusta possibile non è loro responsabilità diretta. In effetti, secondo la dottrina e la tradizione, riprese da Benedetto XVI nella sua recente Enciclica, la Chiesa non può e non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare la società più giusta possibile. Non può e non deve mettersi al posto dello Stato. Ma non può e non deve neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia. Deve inserirsi in essa per la via dell'argomentazione razionale e deve risvegliare le forze spirituali, senza le quali la giustizia, che sempre richiede anche rinunce, non può affermarsi né prosperare. La società giusta non può essere opera della Chiesa, ma deve essere realizzata dalla politica. Tuttavia, l'adoperarsi per la giustizia lavorando per l'apertura dell'intelligenza e della volontà alle esigenze del bene la interessa profondamente (cfr. "Dio è amore", n. 28).
Su questo punto, ripetiamo che la Conferenza Episcopale, per la sua natura giuridica e per la sua missione evangelizzatrice, non appoggia né accompagna alcun candidato nelle campagne elettorali. Tuttavia, la Chiesa, sì, rivendica il suo diritto e il suo obbligo ad illuminare la cittadinanza per l'esercizio cosciente e responsabile del voto come un atto fondamentale del sistema democratico.
Esortiamo i sacerdoti, i religiosi, le religiose e gli agenti della pastorale a non promuovere candidature politiche e a non utilizzare cappelle, istituzioni né altri luoghi della Chiesa Cattolica per facilitare riunioni di carattere politico o partitico.
Il nostro compito evangelizzatore in Paraguay affronta sfide improrogabili che tutti noi, come membri della Chiesa, dobbiamo accompagnare. Perciò è necessario convertirci in discepoli e missionari di Gesù Cristo. Solo così potremo assumere evangelicamente e nella prospettiva del Regno i doveri prioritari che contribuiscono alla nobilitazione di ogni essere umano, e a lavorare insieme con gli altri cittadini e istituzioni per il bene del nostro popolo (Documento de Aparecida, n. 384).
Pregate per noi e per i nostri governanti. Chiediamo la grazia e la benedizione di Dio, per intercessione della Santissima Vergine Maria, per il nostro caro popolo paraguaiano.
Asunción, 24 agosto 2007
CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE PARAGUAIANA
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