Pubblichiamo la relazione che mons. Ignacio Gogorza, Presidente della Conferenza Episcopale Paraguaiana, ha presentato alla V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano (Aparecida, Brasile 14-31 maggio 2007).
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Relazione di mons. Ignacio Gogorza
all’assemblea plenaria della V Conferenza Generale
“Attese e speranze della Chiesa in Paraguay
di fronte alla V Conferenza”
Il Paraguay e il suo contesto:
È un paese senza sbocco al mare. Ha una superficie di 406.752 km² ed una popolazione di circa 6.000.000 abitanti, di cui l’87% è cattolico.
Il Paraguay si caratterizza come un paese ricco per le caratteristiche della sua gente e per le sue risorse naturali, tuttavia, oggi sta soffrendo una crisi profonda nei diversi ambiti: politico, economico, sociale, culturale e morale.
Una serie di fattori incidono su questa situazione. Possiamo, tuttavia, affermare che gli aspetti determinanti si pongono in relazione alla corruzione generalizzata, tanto nel settore pubblico quanto in quello privato, così come nella mancanza di fiducia nei leaders politici e nelle associazioni politico-partitiche.
La nostra economia è principalmente dipendente dal settore agrario. Ma questo settore ha esaurito i suoi modelli ed è poco diversificato, generando un'economia instabile.
In Paraguay l'insicurezza si è acutizzata. All'incertezza quotidiana nella città, si sommano i casi di sequestri estorsivi. D'altra parte, la sfiducia nei confronti della politica e delle istituzioni giuridiche impedisce l'investimento nazionale e straniero, così necessario per risolvere i problemi sociali ed economici della nazione.
La povertà e la penuria d’opportunità e di speranza in ampi settori della popolazione paraguaiana, per la mancanza di politiche pubbliche che si prendono cura delle necessità della gente, inaspriscono il fenomeno dell'emigrazione massiccia, interna ed esterna, con gravi conseguenze morali, sociali ed economiche per il paese. Una delle conseguenze più dolorose dell'emigrazione è la disgregazione della famiglia.
La vita della Chiesa in questo contesto:
Come è possibile dedurre immediatamente dal contesto sociale, politico ed economico sopra descritto, i Vescovi del Paraguay, sia individualmente che collettivamente, vivono immersi in una realtà che richiede un accompagnamento pastorale ravvicinato e intenso, con forte incidenza nel sociale e nel politico, alla luce del Vangelo e seguendo gli orientamenti della Dottrina Sociale della Chiesa. Questo ci ha aiutato a vivere maggiormente la comunione tra noi Vescovi, con un dialogo permanente fra noi, con il clero e con i fedeli.
In questo senso, sono stati particolarmente importanti per la nostra Chiesa in Paraguay la visione pastorale e gli orientamenti emanati dalle Conferenze Generali dell’Episcopato latino americano a Medellín, Puebla e Santo Domingo, specialmente quelli delle prime due, ognuna a suo tempo.
Questi orientamenti li abbiamo assunti e, oggi, veniamo a questa V Conferenza facendo memoria di un fecondo passato per progettare il futuro.
Rileviamo una grande religiosità popolare e un’ampia partecipazione negli atti liturgici che noi consideriamo una ricchezza.
Crediamo, tuttavia, che dobbiamo riorientare e evangelizzare i nostri fedeli affinché siano discepoli e missionari di Cristo.
Parla, Signore, che il tuo popolo ti ascolta!
I Vescovi del Paraguay, riuniti nella 179a Assemblea Plenaria Ordinaria nel marzo scorso, hanno ricevuto i risultati dell’iniziativa pastorale intitolata: “Parla, Signore, che il tuo popolo ti ascolta!” Le Comunità ecclesiali, gli agenti pastorali e i fedeli in generale hanno riflettuto alla luce della Parola di Dio sui problemi e sulle sfide pastorali della Chiesa in Paraguay.
L'obiettivo dell’iniziativa era quello di raccogliere la visione e l’opinione dei cattolici del Paraguay sulla realtà della loro Chiesa, allo scopo di elaborare delle linee comuni di azione pastorale.
Alcuni punti che risaltano di questa realtà riguardano l’accelerato processo di scristianizzazione del nostro popolo, nonostante l'alta percentuale di coloro che si dichiarano cattolici e nonostante il gran prestigio che ancora gode, oggi, la Chiesa Cattolica in Paraguay.
È possibile che tutto questo abbia la sua spiegazione nel divorzio fra la fede e la vita di coloro che si dichiarano cattolici, cosa che, a sua volta, rivela una debole identità, frutto di una evangelizzazione carente.
La catechesi non ha prodotto nella gente il vivere le conseguenze della propria fede nella esistenza quotidiana. Abbiamo notato una mancanza di formazione e d’itinerari formativi per i nostri fedeli.
Principalmente, è urgente approfondire e fortificare la pastorale familiare.
In molti cattolici, il divorzio fra fede e vita affievolisce o rende quasi nulla la coscienza del peccato e dei valori come l'onestà, la verità, il rispetto per il prossimo, per i suoi beni e per la propria esistenza. Aumentano il secolarismo, il soggettivismo e il relativismo.
Questa situazione richiede una nuova evangelizzazione, che abbia come supporto un clero valido, che ami il suo popolo, agenti pastorali ben formati e laici impegnati nelle grandi e gravi sfide che presenta la realtà paraguaiana.
In questo contesto, ci anima, ci rallegra e ci riempie di speranza il grande numero di giovani che si preparano per il sacerdozio. Circa 300, tra religiosi e i diocesani, si stanno formando all'Istituto Superiore di Teologia dell'Università Cattolica di Asunción. Nello stesso senso, ci dà speranza vedere numerosi laici impegnati nei distinti movimenti, nella società e nelle parrocchie. Ognuno di essi desidera una maggior formazione per vivere con integrità la propria vocazione e missione di laico.
Per questo motivo, la conoscenza e la sequela di Gesù Cristo, con tutte le implicanze di trasformazione nella vita del cristiano e della società, devono essere fondamento della nostra azione pastorale nella Chiesa in Paraguay.
Ufficio Stampa e Comunicazione della CEP
Fonte: www.episcopal.org.py
06/06/2007
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