1. Io vivo in Paraguay, come sacerdote fidei donum, con altri membri della nostra minuscola Comunità. Per questo, il mio contesto di riferimento, oggi, è essenzialmente il Paraguay.
2. Lei usa nella sua e-mail la parola "ossessione". In un vecchio dizionario Zingarelli (11a edizione) sono andato a controllare il significato di questa parola. Ne ho trovati tre che per sua comodità riporto:
· 1. Condizione di chi ha l'anima invasata dal demonio.
· 2. Idea prevalente, a contenuto per lo più assurdo, che disturba il corso normale
del pensiero, accompagnata da ansia.
· 3. Preoccupazione angosciosa e persistente.
V'è, in ciò che dice, un giudizio sulle mie (o nostre) condizioni religiose (indemoniati) o psicologiche.
Ne terrò conto (tutto può essere), ma mi permetto di dirle che se lei avesse fatto una lettura attenta di tutti gli articoli del nostro sito, con annessa documentazione, forse avrebbe usato un altro termine.
3. Lei parla di "questo signore". Dimentica che si tratta d'un Vescovo della Chiesa cattolica, già religioso verbita, che aveva preso un solenne impegno di fedeltà fino alla morte davanti a Dio, alla Chiesa, al popolo.
Inoltre, dimentica che "questo signore", che oggi è Presidente della Repubblica (democraticamente eletto), ha fatto della fine di sessant'anni di governo corrotto, e sotto varie forme dittatoriale, il suo programma di governo. È, dunque, un uomo pubblico che, prima, è stato indicato come Pastore della Chiesa cattolica a cui era dovuta fedeltà e obbedienza e, oggi, è stato eletto come Presidente della Repubblica, massima carica istituzionale della nazione che come tale va tenuta nella debita considerazione, nel rispetto della carta costituzionale d'un Paese indipendente, libero e sovrano.
4. Delle scelte della propria coscienza ognuno è chiamato a rispondere a Dio e alla sua coscienza. Su questo ho già scritto ripetutamente. Per sua comodità la rimando all'accluso link. Probabilmente questo articolo le è sfuggito, altrimenti non avrebbe
utilizzato argomenti sui quali ho già abbondantemente risposto e, nel caso, avrebbe scritto contestando quegli argomenti.
5. D'accordissimo che gli alberi si giudicano dai frutti. E forse questi frutti si vedranno solo secoli dopo la morte. Basterebbe citare, soltanto per fare un esempio recente della nostra Italia, il caso della "messa all'Indice", prima, e della beatificazione, poi, di Rosmini. Ma di questi casi la storia, in un senso o nell'altro, è piena.
E non solo la storia della Chiesa. Generazioni intere sono state bruciate perché portate allo sbaraglio dietro miti acriticamente scanditi.
Purtroppo non la conosco e non ho punti d'appoggio per riferimenti storici comuni. Ma basti pensare al grido ripetuto in tutto il mondo di osanna alla Cina di Mao o alla Cambogia di Pol Pot o al Vietnam di Ho Chi Minh. Poi scoprimmo cosa v'era dietro Mao e
la rivoluzione culturale, Pol Pot e il genocidio cambogiano, Ho Chi Minh e la dittatura vietnamita.
Su questo già scrissi a lungo e può trovare una mia analisi del '68 (forse in quel tempo lei non era ancora nato!) nell'accluso link.
6. Quante persone di retta coscienza hanno creduto nel fascismo, nel comunismo, nel terzomondialismo!... Poi, sul campo, si sono conosciuti tanti risvolti di medaglia. Ma quanti crimini per aver fatto tacere la nostra coscienza critica che, filosoficamente, si chiama giudizio, e per non aver voluto parlare, in nome d'una falsa bontà!
7. Su quella che lei chiama "pietà cristiana [per cui] vorrebbe che ci fosse un po' più di carità che invece sembra non esserci nel propagandare continuamente questa storia", mi permetto indicarle un passo d'un martire dei nostri tempi, il pastore evangelico Dietrich Bonhoeffer, una delle poche voci che si alzò e non tacque all'insorgere del fenomeno nazista. Nazismo che arrivò al potere, non dimentichiamolo, per via d'elezioni
democratiche e con il consenso della maggioranza del popolo tedesco. Come del resto il fascismo in Italia. Questa pagina di Bonhoeffer l'ho citata varie volte, ma forse lei non è riuscito mai a leggerla.
8. E per concludere: io sono un uomo di una generazione antica. I miei punti di riferimento culturale, pagati a caro prezzo, furono uomini spesso messi ai margini della Chiesa, perché ebbero il coraggio di parlare. Poi, dopo morti, molti furono riconosciuti come profeti del nostro tempo. I profeti veri, non quelli falsi, non sono mai osannati dalle folle, in vita. È questo, per lo meno, l'insegnamento biblico ed anche quello della storia della Chiesa. Sono uomini che sanno pronunziare il nome di Dio nella storia (non fuori di essa) e per questo sono perseguitati, perché il nome di Dio sempre va contro le nostre attese. Ma ho anche imparato a distinguere tra l'uno e l'altro, e ho imparato ciò che filosoficamente distingue l'uomo dalla bestia: e questo distinguere si chiama giudizio. Non è il cuore dell'uomo che viene giudicato, che è mistero per noi come lo è anche il nostro cuore, ma i fatti, le parole, la coerenza tra parola e fatti, le realtà oggettive. Anche se so bene che ogni fatto è sempre accompagnato da un'interpretazione personale del soggetto e che i "fatti nudi" non esistono.
È per questo che termino con una lettera di don Zeno di Nomadelfia a P. David M. Turoldo, due uomini che, tra altri, ebbi la grazia di Dio di conoscere e che mi hanno insegnato l'amore alla Chiesa e a quella che, pensando a loro come a tanti altri, si può chiamare "l'ontologia della libertà", il non aver paura di remare contro corrente, la capacità di giudicare pagando sempre il prezzo dei propri atti.
Scrive don Zeno a P. David M. Turoldo, religioso dei Servi di Maria, in una lettera del 27 dicembre 1949:
"Caro P. David,
Sono passato da Genova ed ho parlato con alcuni dei tuoi amici.
C'è qualcosa nell'aria che potrebbe essere una chiamata a raccolta.
Questa mattina ho letto il discorso del S. Padre che invita il mondo a realizzare, e che profetizza qualcosa di più cristiano nella seconda metà del secolo.
Discorso molto pesato e molto profondo, direi anche ottimista.
Intanto i diseredati, gli innocenti fanciulli e le vedove piangono la tirannia di una presente loro oppressione. Il Papa, dopo il discorso è andato a pranzo; io mentre scrivo sento il profumo della cena che sta per esserci imbandita; ho di fronte un letto che questa notte mi accoglierà generoso; i miei figli per oggi hanno vissuto un amore... Io, il Papa, tu ecc. possiamo giustificare questo nostro stato di cose; ma quelli piangono una realtà: sono in croce, e sono sulla croce più ignominiosa perché sono degli schiavi senza padrone; almeno avessero noi come padroni... Potremmo buttar loro un poco di farina gialla o di ghiande come facciamo amorevolmente per i nostri maiali, cui diamo diligentemente un porcile, e mille cure igieniche.
Questo non è ancora cristianesimo.
Il Papa doveva scomunicare tutti noi e Lui compreso per aprire un anno santo di penitenza durante il quale in S. Pietro, prima Lui e poi noi si firmasse un nuovo patto: giurare di non più opprimere i poveri, o meglio, di non più generare i poveri, e chiudere la porta del tempio in faccia a chiunque non avesse immediatamente dato la vita istante per istante a mettersi alla pari degli oppressi.
Io vado a cena... Ma c'è chi non va a cena... ‘ero io in loro'.
Io non devo rifiutare la cena, neppure devo negarla ai figli, che erano di quelli; ma c'è chi non cena... ‘ero io in loro'.
Io vado a cena... Ma capisco che sono in viaggio per finire con quelli che non cenano... ‘ero io in loro'".
Con affetto
Tuo D. Zeno"
Io non condivido il giudizio sulla scomunica fatto da don Zeno nella lettera a P. Turoldo. Ed anche su questo ho scritto, quando in Paraguay la scomunica veniva invocata per certe persone di parte avversa.
Applicando questo discorso, e da ciò che pubblicano i giornali, si dovrebbe sempre negare la comunione agli appartenenti all'oficialismo (gli uomini e il sottobosco del governo). A meno che non si è così imbecilli (ma non mi riferisco a don Zeno) da credere che giustizia e ingiustizia, bene e male, corruzione e onestà si dividono a metà come una torta - al contrario esatto di quanto ci ha insegnato Manzoni - e basta solo cambiare la maglietta o fare un po' di populismo per passare come difensore dei poveri oppure come poveri che vivono e lavorano rifiutando lo stipendio.
Lasciamo ai bambini di due anni dei miei tempi antichi il continuare a credere a queste idiozie o alla Befana che scende dal cielo sopra un manico di scopa!
9. Ed allora, dopo questa lunga risposta che ho scritto con cuore aperto e senza nessun spirito polemico (per lo meno lo spero!...), apro i giornali di oggi. Giornali che tutti, fino al 20 aprile, hanno sostenuto e appoggiato colui che lei chiama "questo signore" nelle elezioni presidenziali e che, ormai, prendono le loro distanze. Naturalmente, se potranno e fino a quando potranno farlo.
E "questo signore" si può permettere sin dall'inizio di ripetere gli stessi metodi che hanno stancato il popolo dei
poveri che solo per questo, e per la credibilità della Chiesa da lui usata fino all'ultimo, lo hanno eletto. Non solo si ritorna al nepotismo di antico stampo ecclesiale e tipico delle dittature sudamericane (non credo, però, che da noi in Italia ed in altri Paesi ci sia poi così grande differenza), ma la sorella del Presidente assume pure funzioni che spetterebbero a un Vescovo, in un clima marcato da quell'atteggiamento che qui in Paraguay si chiama ñembotavy (dal guaraní: inganno, frode, tranello. Si dice della persona che finge di essere stupida o di quella che di fronte a un fatto criminale mostra di non aver visto o sentito nulla).
In Italia parleremmo di omertà complice!
10. Spero per lei e per tutti i suoi cari ogni bene dal Signore.
Con sentimenti di cordiale attenzione
21/08/08