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Tra fratelli e nipoti


Una persona, che ha conosciuto ed amato il Paraguay, mi ha scritto che, a suo parere, dalla Bibbia in uso in questo paese sono state strappate le pagine della correzione fraterna.

Non riporto i tanti testi, sparsi in tutti i libri sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, che parlano di questo argomento.  A volte, più a sproposito che a proposito, s'invocano come giustificanti quelle ragioni culturali che sembrano costituire l'assoluto intoccabile ed il limite invalicabile d'ogni discorso.

Il fatto s'aggrava quando sono dei sacerdoti, dei religiosi e dei Vescovi che fanno della cosiddetta idiosincrasia paraguaiana il termine ultimo di paragone d'ogni affermazione, cui anche l'annunzio evangelico deve piegarsi.

Il tranquilopá (nessuno si preoccupa e nessuno si prende una responsabilità) insieme al ñembotavy (si dice di una persona che simula d'essere stupida o di chi davanti ad un reato di qualsiasi genere finge di non aver visto o udito nulla) sono due punti fondamentali di questa idiosincrasia.

Se tocchi questi punti ti guardano come uno che proviene da un altro pianeta. È fondamentale nulla toccare e nulla dire, lasciando che le cose seguano il loro "corso normale" (di quale normalità si parla, però, è tutto da scoprire...), tanto poi tutto finisce nel opareí, ovvero nella caducità, nel nulla, senza conseguenza alcuna.

E così, in questo non toccar nulla e nessuno (atteggiamento ipocritamente chiamato carità, ma che significa solo il non toccare per non essere toccati e poter così continuare pacificamente a coltivare il proprio orticello e i propri giochetti senza essere disturbati), la vita scorre tranquilla nella pace dei cimiteri.

Il peccato appartiene a tutti i popoli

L'idiozia è quando si pensa che questa sia una caratteristica della idiosincrasia paraguaiana.

Infatti, questo atteggiamento è presente in tutti i popoli ed in tutte le comunità. È un cancro che corrode anche le nostre Chiese e comunità religiose. Nel suo piccolo anche la mia. Non esistono giardini dell'Eden esenti da questo cancro. Non esistono spazi protetti. Ci sono luoghi ove i problemi non esistono semplicemente perché non si vogliono vedere e si ha paura di toccarli.

Si convive l'uno accanto all'altro, ma guai a entrare nella vita altrui. Ognuno si costruisce il suo mondo e rispetta il tuo solo per non essere toccato nel proprio.

La famiglia, la comunità, la società, lo Stato esistono solo quando ci si trova nel bisogno e si ha necessità del loro aiuto. Ci si ammazza per difendere i propri gingilletti. Che la Comunità muoia non è un problema che ti tocca. Lì non si ha nulla da dire, nulla da fare, nulla da osare. Si è come paralizzati, scaricati d'ogni responsabilità e, se si è religiosi, si scopre una falsa obbedienza che ti immobilizza. Stranamente, come per miracolo, la paralisi scompare quando si tratta di qualcosa che ti sta a cuore.

La correzione fraterna è fondamentale nella vita della Chiesa e, seppur in forme diverse, anche nella vita della società.

In un villaggio africano lanciarono una campagna di prevenzione sanitaria sotto questo motto: "Ognuno è responsabile della sua salute e di quella di tutto il villaggio".

Il motto era bello e molto evangelico. Ma tutto morì perché i primi che dovevano applicarlo, quando cominciarono a vedere delle cose che andavano cambiate, non dissero nulla per paura che qualcuno potesse dir loro, a sua volta, dove anch'essi dovevano cambiare.

Eravamo in Africa, non in America Latina, e i responsabili di quell'azione pastorale, che per primi ebbero paura, erano europei. Mercedes Lugo

Non si tratta di culture differenti, bensì del problema della purezza del cuore. Se gli occhi del cuore non sono puri, allora si diventa imbecilli e, per giustificarsi, si cambiano i discorsi dall'oggi al domani.

Tra fratelli e nipoti

In Paraguay, in questi giorni, tutta l'attenzione è concentrata sulla nomina del nipote del Presidente appena eletto della Repubblica, ad un incarico da molti ambito e ben remunerato presso l'Ente Binazionale Yacyretá. Tra l'altro, questo nipote è il figlio di quella signora che dovrebbe diventare la Prima Donna della Repubblica.

Fino ad oggi l'incarico è stato confermato. Si è accusata la passata classe dirigente d'aver fatto questa nomina. Può essere! Ma nessuno obbligava ad accettare. Lo zio Presidente ha detto che non ne sapeva nulla, mentre l'altro zio ha affermato che il nipote meriterebbe il triplo d'uno stipendio che, di certo, non è quello degli operai o dei contadini in nome dei quali "il Vescovo dei poveri" è stato eletto.

Non credo che sia un problema paraguaiano: mamme, zii e nipoti sono più o meno uguali in tutti i tempi e in tutti i continenti. La differenza la fa Gesù, per il quale non esistono differenze di persone (cfr. Rm 2, 11; cfr. Gc 2, 1.9).

Per chi ha giurato sul Vangelo è madre, fratello, sorella... ed anche nipote... chi fa la volontà del Padre (cfr. Mt 12, 50).

Per chi ha giurato, o giurerà, sulla Costituzione tutti i cittadini dovrebbero essere uguali (cfr. art. 47 § 3 Costituzione della Repubblica del Paraguay). Ángel Maidana Lugo

Per cui se sorelle, fratelli e nipoti ti usano, o sono usati per il nome che portano, non sarebbe male prendere le debite, pubbliche e immediate distanze. Sarebbe un segno di libertà e di credibilità.

Se ancor prima d'assumere certe funzioni già avvengono questi fatti, figurarsi dopo...

Ha scritto su "La Nación" di lunedì 9 giugno 2008, a p. 19, il giornalista Jorge Benítez C.: "La Signora Mercedes Lugo ha difeso la designazione di suo figlio Ángel Maidana Lugo, mentre Pompeyo Lugo, zio del fortunato ‘ambientalista', non solo ha giustificato tale nomina, ma se ne è uscito dicendo che suo nipote è talmente capace che meriterebbe di guadagnare tre volte di più dei 18 milioni di guaraníes che gli hanno assegnato all'ente idroelettrico. È chiaro che i politici e addirittura i principianti della politica ci credono tutti degli imbecilli. Nel caso della signora Mercedes, la stessa ha già commesso una gaff in più di una occasione da quando suo fratello ha vinto le elezioni presidenziali e lo continua a fare. Per esempio, ha annunciato che sarebbe stata la Prima Donna ancor prima che Fernando Lugo lo dicesse e si è incaricata persino di far conoscere alcune presunte idee di governo del Presidente eletto. Se l'ex Vescovo di San Pedro non vuole avere altre sorprese e altri mal di testa, soprattutto quando avrà assunto il potere, deve tagliare tutto ciò alla radice, ringraziarla e spiegarle che non è nelle condizioni di essere la Prima Donna che il Paraguay merita in questi tempi".

Evangelicamente "non bisogna confondere generosità e carità. La generosità che consiste nel rispettare gli uomini senza distinguere ciò che di buono e di cattivo si trova in essi, che si astiene da ogni ricerca della verità, è una falsa carità. In altre parole, una generosità cieca, generosa per essere generosa, non ha più legame con la carità e rischia sempre di corromperla"[1].

Dietrich Bonhoeffer, il pastore tedesco che pagò con la morte il coraggio di testimoniare la sua fedeltà a Cristo nel tempo della notte oscura dell'esaltazione del demone nazista, così scriveva:Dietrich Bonhoeffer "Nulla può esservi di più crudele di quella bontà che lascia l'altro nel suo peccato. Nulla può esservi di più misericordioso del duro rimprovero che richiama il fratello dalla via del peccato"[2].

Certo, la "bontà crudele" a volte rende in termini immediati di tranquillità e di cassa. La bontà crudele trova sempre tante giustificanti. Nella logica di chi assolutizza le opere e ha come punto di partenza la sua forma di intendere la compassione verso l'altro, la bontà crudele trova tutte le giustificazioni e motivazioni.

Ma carne e sangue non sono valore assoluto quando sono separate dalla parola.

È un terribile paganesimo l'assolutizzare la vita perdendo il rapporto con la dignità del vivere, la coscienza, la libertà, la responsabilità.

Oggigiorno è invalsa la tendenza a sopprimere i passi biblici, patristici o del Magistero che possono dare fastidio. E così, taglia qui, taglia lì, alla fine tra il Gesù dei Vangeli e i Padri o gli Zii della Patria le differenze si assottigliano.

Non credo proprio che quella persona che diceva che dalla Bibbia sono state strappate le pagine della correzione fraterna (anche della correzione dei nipoti che conquistano incarichi altamente remunerativi solo perché portano certi nomi...) avesse completamente torto.

La storia gli sta dando ragione.

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P. S.: Su "Última Hora" di lunedì 9 giugno, a p. 8, si può leggere: "Nonostante le critiche, Lugo non chiede a suo nipote di rinunciare". All'inizio dell'articolo si legge: "Il Presidente eletto, Fernando Lugo, mantiene ferma la sua posizione di non chiedere le dimissioni di suo nipote, Ángel Pompeyo Maidana Lugo, dall'incarico di funzionario dell'Ambiente dell'Ente Binazionale Yacyretá, nonostante la nomina abbia generato una serie di interrogativi tra i suoi alleati".

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Su "ABC Color" di martedì 10 giugno, a p. 2, leggiamo: "La Fondazione dei Lugo ha avallato la richiesta di nomina del ‘nipote'. L'unico lavoro ambientale che figura nel curriculum che ha presentato Ángel Pompeyo Maidana Lugo e che gli è valsa la nomina in Yacyretá, è di essere stato direttore di progetti in una sconosciuta fondazione familiare guidata da suo zio Pompeyo". Nella stessa pagina di questo quotidiano si può leggere che il Consigliere Spirituale ed Ecumenico della stessa fondazione "Petrus" risulta essere il "Vescovo Emerito Fernando Lugo Méndez, Presidente eletto della Repubblica del Paraguay".
 

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Su "Última Hora" on line di martedì 10 giugno alle ore 11.05 si può leggere: "Il nipote di Lugo finalmente rinuncia all'incarico in Yacyretá. È avvenuto su richiesta dello zio...". Si tratta, probabilmente, del suddetto Consigliere Spirituale ed Ecumenico.
 

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Questo sì che si può chiamare "Il Governo del cambiamento"! E anche della coerenza tra parole e fatti...

Senza altri commenti.

Emilio Grasso


[1] M.-D. Philippe, Le dialogue interreligieux, le pluralisme religieux, la mission, in Vivre avec l'Islam? Réflexions chrétiennes sur la religion de Mahomet. Dirigé par A. Laurent, Éditions Saint-Paul, Versailles 1996, 277.

[2] D. Bonhoeffer, La vita comune, Queriniana, Brescia 1971, 159.

11/06/08
 

 
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