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Una risposta a una questione sospesa


"ABC Color" del 12 luglio 2007 ha fatto riferimento ad una proposta presentata nella 48a Settimana Nazionale della Conferenza dei Religiosi del Paraguay, nella quale si affermava che "la stessa gerarchia ecclesiale non deve più dare la comunione ai corrotti".

Orbene, nel suo editoriale dell'8 dicembre 2007, lo stesso quotidiano torna sullo stesso argomento. L'editoriale termina con queste parole: "Ora manca solo che, per calare le cose sul terreno pratico ed effettivo, si arrivi a chiamare per nome, nelle Messe, i fuorilegge e i ladri di fondi pubblici, soprattutto quelli che in modo accertato sono giunti a incarichi statali poveri in canna e che oggi aumentano le fila del club dei magnati del Mercosur. La Chiesa Cattolica, per essere coerente con le sue espressioni, dovrebbe proibir loro l'entrata nelle chiese e l'accesso ai sacramenti riservati a coloro che compiono i loro doveri di cristiani. I ladri di fondi pubblici non lo fanno, e niente sarebbe più formativo che chiuder loro in faccia le porte delle chiese".

Mi sembra opportuno richiamare l'attenzione sulla nostra news del 13 Luglio 2007, visto che non ho trovato altri argomenti per una nuova risposta.

A proposito di tutto questo, faccio un'annotazione: nell'editoriale di "ABC Color" del 28 novembre 2007 si poteva leggere: "In territorio brasiliano,
Itaipú Binacional[1] Centrale Idroelettrica di Itaipú Binacionalnon fa un solo annuncio pubblicitario. In Paraguay mantiene sotto controllo certi mezzi di stampa ed alcuni giornalisti con un'abbondante pubblicità, con la quale si cerca di dare un'immagine 'sociale' alla binacional. Pubblicità che parla di scuole, ospedali, strade, parchi e riserve naturali, borse di studio concesse e tanti altri ‘benefici' che otteniamo dall'impresa. Ma non una sola parola sui prezzi irrisori che pagano per l'energia né sugli interessi che essi stanno generando di proposito e che saranno a nostro carico nel futuro, affinché li paghino con l'energia ai bassi prezzi del Trattato i nostri nipoti, bisnipoti e trisnipoti. Ci chiediamo spesso: quale mezzo di stampa che riceve gli annunci pubblicitari delle binacionales idroelettriche oserebbe denunciare seriamente, con dati degni di fede, in modo permanente (non occasionale), energicamente (senza titubanze), la vergognosa truffa al popolo paraguaiano perpetrata dal Brasile attraverso il Trattato? La risposta rimane sospesa.

Il grande sociologo dei mass media Marshall McLuhan, già negli anni '60, aveva affermato che "il mezzo è il messaggio".Centrale Idroelettrica di Yacyretá

Per questo, al di là delle buone intenzioni che nessuno giudica, scrivere un editoriale come quello del 28 novembre 2007 e vedere tutta un'esaltazione delle opere della
Binacional Yacyretá[2], pubblicata dallo stesso mezzo di comunicazione alla pagina 11 del 29 novembre 2007, dà un'indicazione per una risposta precisa alla questione che rimaneva sospesa.

Applicando il ragionamento di questi editorialisti, se un giorno essi si presentassero in una chiesa, bisognerebbe "chiuder loro in faccia le porte".

 Penso che se entrano con rispetto, non parlano tra loro, non mangiano chewing gum, tengono il cellulare spento e non disturbano la celebrazione, occorre aprir loro le porte della chiesa, affinché anch'essi ascoltino il Vangelo che quel giorno potrebbe parlare della conversione di Zaccheo. E potrebbero comprenderlo ed agire di conseguenza.

Una cosa deve essere chiara: la Chiesa non è un commissariato di polizia né una procura. E neanche la sezione di un partito o l'altro.
 

Emilio Grasso
                                                                                                                              
                                                                                                                    Articoli correlati


09/12/2007



[1] Si tratta della grande centrale idroelettrica sul fiume Paraná, al confine tra Paraguay e Brasile, gestita attraverso un trattato tra i due paesi e le cui condizioni economiche sono spesso sotto accusa.
[2] Si tratta di un'altra grande centrale idroelettrica sul fiume Paraná, al confine tra Paraguay e Argentina, gestita attraverso un trattato tra i due paesi e le cui condizioni economiche sono spesso sotto accusa.

 
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