Nell'omelia pronunciata nella Messa di apertura del Corso di formazione permanente
del Clero del Paraguay, il 16 Luglio a Ypacaraí, il Nunzio Apostolico, Mons. Orlando Antonini, ha passato in rassegna i punti centrali del discorso di Benedetto XVI alla sessione inaugurale dei lavori della V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, dando una fedele ed arricchente recezione dello stesso.
Tutta l'omelia è centrata su un unico tema che costituisce come un filo di Arianna che conduce l'uomo e la Chiesa verso il porto della luce e della verità. Si tratta del ritorno a Cristo per poter "affrontare, nel modo più appropriato, le sfide della vita attuale, sia personali che sociali".
In questo ritorno a Cristo, Mons. Antonini indica la concretezza del ritorno all'ascolto e alla meditazione della parola di Dio. Citando il testo di Benedetto XVI ad Aparecida, il Nunzio parla di una parola che si trasforma "in alimento per la propria esperienza". Sembra che ci sia un'indicazione, nella linea della meditazione come manducatio o ruminatio, tipica nella grande tradizione della lectio divina nella teologia monastica.
Riandare a questa lettura vuol dire permettere che una lettura orante e, di conseguenza, una teologia inginocchiata, metta tutta la Chiesa in religioso ascolto dell'unica Parola.
Mons. Antonini, a mio parere, individua in questo punto ciò che è di capitale importanza per il Paraguay: il passaggio da una visione intellettualista e moralista ad un'altra dove, per mezzo della lectio divina continuata, la preghiera si fa teologia e la teologia, come autentica scientia Dei, giunge ad essere lettura degli avvenimenti del mondo fatta alla luce della fede e con gli occhi di Dio.
Occorre risituare il metodo di Puebla (vedere-giudicare-agire) che colloca il proprium della Chiesa nel vedere secondo lo sguardo di Dio: vedere come Dio vede.
Alla fine della sua omelia, Mons. Antonini indica il metodo dei passaggi paralleli, come mezzo per arrivare al significato pieno della lettura biblica.
Si tratta, in sostanza, di ciò che si chiama esegesi canonica. È il tipo di esegesi
che Benedetto XVI utilizza nel suo "Gesù di Nazaret": leggere ogni testo biblico nel complesso dell'unica Scrittura, facendolo apparire in una nuova luce. Sono i principi già affermati nella Costituzione dogmatica Dei Verbum del Concilio Vaticano II, vale a dire del principio dell'unità di tutta la Scrittura e di quello che indica che la Scrittura deve essere letta ed interpretata nello stesso Spirito in cui è stata scritta.
Le parole utilizzate in tutta la sua omelia indicano una chiara spiritualità, "antica e sempre nuova", che si basa sui tempi classici della lettura (lectio), della meditazione (meditatio - manducatio - ruminatio), che altro non è che la memorizzazione del testo ("e Maria serbava tutte queste cose nel suo cuore"), della preghiera (oratio), della contemplazione (contemplatio), della condivisione (collatio), per giungere all'evangelizzazione (evangelizatio): l'annuncio delle meraviglie del Signore a tutti i popoli.
"In questo senso, l'opzione preferenziale per i poveri è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci con la sua povertà".
Alla fine del Corso di formazione permanente del Clero del Paraguay, nei giornali è uscito un comunicato finale. "ABC Color" (21 luglio 2007, p. 29), menzionandolo, evidenziava la lista abituale di lamentele ("popolo impoverito... governanti inefficienti... critica al modello economico imperante... ecc.").
Di questa omelia, invece, non si trova, apparentemente, nessuna risonanza.
Dobbiamo attendere che il seme gettato nel terreno dia frutto a tempo debito.
E. G.