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Verso un'altra fede, un'altra religione, un'altra Chiesa?


Sul quotidiano paraguaiano "Última Hora" di sabato 31 gennaio 2009 (pag. 6), si poteva leggere che "il Presidente Fernando Lugo, che esercita al momento la presidenza del Mercosur, ha annunciato ieri che introdurrà nel calendario delle riunioni del gruppo regionale un Incontro di Chiese. L'appuntamento è fissato per il 12 e 13 marzo. ... Ha aggiunto che programma di invitare a questo 'dialogo ecumenico' famosi teologi della liberazione come Leonardo Boff e Frei Betto".

La notizia che un Presidente della Repubblica convoca un "Incontro di Chiese" ha destato la mia curiosità e mi ha fatto pensare ai tempi antichi, quando erano gli imperatori a convocare assemblee ecclesiali.

Non mi sembra che appartenga al Presidente di turno del Mercosur invitare a un "dialogo ecumenico". Ma questa è solo la mia umile opinione. Non ho avuto mai simpatia per i clericalismi di destra o di sinistra.

Un dialogo ecumenico in nome del 'Che'?

In questo contesto di confusione, si comprende bene come questo "dialogo ecumenico" trovi in Che Guevara il suo punto di partenza, di incontro e di unione.

Sul quotidiano "ABC Color" dello stesso giorno (pag. 2), si poteva leggere che "il PresidenteFernando Lugo e Rafael Correa venezuelano, Hugo Chávez, e il suo collega ecuadoriano, Rafael Correa, hanno intonato durante il Forum Sociale Mondiale in Brasile alcune strofe di un motivo dedicato al guerrigliero argentino Ernesto ‘Che' Guevara". Alla fine dello stesso articolo, troviamo che "i primi ad intonare il canto dedicato al 'Che' sono stati Lugo e Rafael Correa".

Ma, di quale Che Guevara si parla? Il Che Guevara della storia o il Che del mito, che esiste solo nell'immaginario collettivo di chi parla e canta, senza sapere di cosa parla o di che cosa canta?

Il Che, oggi, è passato dalla storia al mito. L'interesse storico o culturale, dottrinale o politico per il personaggio è limitato. Sempre più grande, invece, è l'identificazione, nell'immaginario collettivo, del Che con l'eroe del XX secolo.

Hanno scritto del Che: "Più passa il tempo, più la sua figura viene deformata e reinventata diventando un groviglio di realtà e immaginazione. Era un combattente ed è diventato un profeta, era un ateo ed è diventato un santo, era un uomo ed è diventato un eroe, era un razionalista ed è diventato un utopista, era contro la mercificazione ed è diventato quasi una merce. Espressione di una volontà di lotta collettiva del suo tempo, guerrigliero insieme a molti compagni che, come lui, caddero eroicamente in battaglia, viene sottratto alla storia e considerato un eroe solitario, un cavaliere errante che sogna di cambiare il mondo e se stesso. ... Più passa il tempo, più il mito del Che sembra vincere sulla storia".

Il 'Che' dell'immaginario collettivo

Nell'immaginario collettivo è avvenuta anche una tematizzazione che fa del Che non solo un eroe, ma anche un santo.Che Guevara

Non esaminiamo qui il fondamento storico né la genesi del mito. Ci fermiamo solo brevemente al fenomeno in sé, così come appare da un esame di poesie e canti sul Che composti in differenti paesi del mondo.

Attraverso di essi abbiamo, tra i tanti modelli narrativi, anche una presentazione del Che secondo il modello evangelico. Si potrebbe parlare di una cristologia dal basso.

Iniziamo con l'affermazione di un autore spagnolo per il quale "il Che è più del Che".

Egli non è solo "individuo perituro ed effimero, promesso alla morte come tutti noi ... ma qualcosa più in là di se stesso, molto più in là di noi".

Per un autore argentino, questo soggetto si presenta con i caratteri dell'universalità del sacerdozio di Melchisedek:

"Non ho terra né casa,
non ho nome né età,
sono come il vento che passa,
un vento di libertà".

Il Che Guevara passa come "seme, allegria, libertà", "fratello e compagno di ogni giovane che tremi di fronte a un'ingiustizia".

In una "terra d'America in cerca di un messia", "Sant'Ernesto de la Higuera lo invoca il contadino". In Colombia è visto come "santo ebbro d'amore", e anche in Italia è lodato e osannato: "Vola in alto, Che, vola ancora, vola ancora, Che. Tu, quell'esempio Gesù nel tempio. Gloria a te, comandante Che".

Ma il Che è cosciente dei pericoli che corre: "Forse qualcuno potrà chiamarmi avventuriero, sino alla fine andrò dietro le mie verità".

Come Gesù alle donne che piangono, così il Che proclama: "Chi mi piange non ha capito che io sono un sogno che sempre vivrà".

E se a Cuba si canta: "Salve, uomo di Dio...! La tua grande avventura percorre il pianeta. Lì risiede l'immortalità. Fino alla vittoria, sempre, compagno del cuore, compagno", dall'altra parteChe Guevara del mondo, in Germania, di lui si dirà: "Gesù Cristo con il fucile, così la tua immagine ci conduce all'attacco".

E, nell'andare all'attacco, il Che muore.

"In una sera d'ottobre un uomo libero è morto. Nel giardino della storia ha seminato il suo cuore. In mezzo alle montagne un albero nuovo è cresciuto; i suoi rami generosi hanno coperto il mondo intero".

"Era come Cristo deposto dalla Croce. ... Noi l'abbiamo abbandonato quando avremmo dovuto aiutarlo con tutte le nostre forze".

Ma dal Messico risuona un grido, eco del tema giovanneo dell'ora: "All'ora esatta della tua morte è suonata l'ora della nostra libertà".

La morte non ha sconfitto il Che. Nella morte il Che vince la morte ed entra nell'eternità.

In Brasile si canta: "Che Guevara non è morto, no, non è morto, alleluia! Alleluia, alleluia, alleluia, alleluia!". E in Argentina si risponde: "C'è gente che muore per tornare a nascere. Se avete qualche dubbio chiedetelo al Che". Ormai il Che vive: "Padrone di tutti i tempi e luoghi ... nascerai tutti i giorni e ogni cento anni con qualsiasi nome".

"Dopo tre giorni che eri caduto germogliava il tuo esempio prodigioso e la tua presenza diveniva immortale".

Il Che non è morto, perché "il Che è il mondo che batte, aspetta e lotta, è la vita che cerca più vita, è la nostra ragion d'essere ciò che vogliamo essere, è la nostra statura morale di uomini che non si lasciano schiacciare per lungo tempo".

Verso una nuova religione?

Ho letto sul quotidiano "La Nación" (30 gennaio 2009, pag. 24) che, parlando al Forum Socialeil Forum Sociale Mondiale in Brasile Mondiale, il Presidente della Bolivia Evo Morales ha affermato: "Come si grida che un altro mondo è possibile, io voglio dire che un'altra fede, un'altra religione, anche un'altra Chiesa sono possibili". E il quotidiano "ABC Color" dello stesso giorno (pag. 6) aggiunge che "l'ex-vescovo Lugo, che ha sorriso compiacente davanti a questo commento, ha detto che tutti i governanti progressisti, che sono sorti nella zona, hanno ‘assorbito le idee del Forum Sociale e possono dire che un altro mondo non solo è possibile, ma sta divenendo reale'".

Sarà interessante leggere quello che succederà in questo Mercosur religioso e nel dialogo ecumenico del 12 e 13 marzo.

Emilio Grasso

05/03/09
 
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