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  I GIOVANI E LA FEDE: CATECHESI ED eVANGELIZZAZIONE

Approfondimenti e dibattiti in vista del Sinodo sui giovani


 

I “luoghi” di evangelizzazione dei giovani

Negli incontri fra gli animatori giovanili nella diocesi di Mbalmayo, in Camerun, nel contesto della riflessione preparatoria al Sinodo sui giovani, è stata messa in evidenza la ne cessità di migliorare, innanzitutto, la catechesi dei giovani che partecipano ancora numerosi alla preparazione ai sacramenti dell’iniziazione cristiana (nelle differenti realtà ecclesiali della diocesi) e di farne un’occasione di evangelizzazione, di formazione integrale e di orientamento vocazionale.

La famiglia, luogo tradizionale di educazione cristiana e in passato terreno di numerose vocazioni, non riesce più a realizzare questo ruolo. I genitori cristiani vivono un grande malessere e si sentono inadeguati, superati dagli eventi e dai cambiamenti culturali.

Con i giovani che si presentano per i sacramenti dell’iniziazione cristiana, ad esempio per la cresima, bisogna ricominciare quasi da zero. Le conoscenze e le formule del catechismo spesso sono “evaporate” dalla memoria dei giovani o non toccano la loro realtà, i loro interessi.

La metodologia della memorizzazione delle principali verità di fede, che ha una sua validità, soprattutto in culture in cui l’oralità ha ancora grande importanza, va accompagnata, per gli adolescenti e i giovani, da un approfondimento più antropologico-esistenziale.

Si prende coscienza sempre più che, anche in Camerun, bisogna riannodare i legami fra catechesi ed evangelizzazione: la catechesi non è più l’approfondimento di una fede già trasmessa e in germe, ma è chiamata a essere allo stesso tempo primo annuncio, attraverso delle categorie contestualizzate alla vita dei giovani.

La catechesi, come ha affermato Papa Francesco, deve essere kerigmatica, annuncio trinitario fondamentale, “l’annuncio che risponde all’anelito d’infinito che c’è in ogni cuore umano”[1].

Si tratta, in questo senso e specialmente nel contesto di Mbalmayo, di una formazione integrale (catechesi, liturgia, dibattiti, cineforum, accompagnamento personale…) per far comprendere ai giovani che la fede porta a un orientamento nuovo della vita e dei comportamenti.

Questo richiede ai formatori di rafforzare l’impegno nella catechesi e di rivedere la durata del percorso per l’iniziazione cristiana dei giovani; a tal fine sarebbe opportuna una concertazione tra i differenti operatori nel settore della pastorale giovanile per arrivare poi a nuovi orientamenti diocesani.

La preparazione al Sinodo sui giovani a Mbalmayo, lentamente ma certamente, risveglia i catechisti e i diversi accompagnatori dei giovani da una routine, da ciò che si è sempre fatto, e li chiama alla creatività, alla rimessa in discussione e a un ampio scambio di vedute.

In questa tappa del percorso, l’acquisizione più importante per i diversi formatori è stata la presa di coscienza che ogni pastorale della gioventù è chiamata a essere vocazionale, nel senso più ampio del termine, come ha precisato nell’introduzione il Documento Preparatorio del Sinodo.

D’altronde, in tale senso, i vari Sinodi continentali e Congressi sul tema della vocazione hanno sottolineato che la pastorale giovanile deve accompagnare i giovani a scoprire il senso ampio della loro vita come dono e come missione, ad assumere il loro posto nella storia e nella Chiesa[2]. 

Una rimessa in discussione della comunità cristiana

L’analisi della situazione religiosa dei giovani in Camerun richiede di considerare anche i diversi aspetti: sociale, economico, culturale.

Gli animatori hanno constatato che le sette trovano numerosi adepti tra i giovani, a causa della loro ricerca di risposte globali e rassicuranti e, d’altra parte, una mentalità post-moderna s’infiltra e propone una sottocultura commerciale; i giovani assumono, così, degli stili di vita che li allontanano dalla Chiesa.

In effetti, con la mondializzazione ci troviamo di fronte a una generazione che ha assorbito e assorbe la cultura dei media, ma non ha saldi riferimenti etici. In questo, riscontriamo i tratti della gioventù occidentale, il cui avvenire è incerto e le aspirazioni provvisorie: aspetti di una “società liquida” che sono descritti nel Documento Preparatorio del Sinodo.

Ma le differenze delle situazioni sociali tra l’Occidente e l’Africa sono enormi. In Africa i giovani si pongono, in grande maggioranza, la questione del loro avvenire e della lor o vocazione all’interno di un problema di sopravvivenza quotidiana, confinati in un orizzonte sociale ed economico che non offre prospettive.

In questa precarietà, per i giovani è molto difficile pensare a degli impegni stabili, parlare in termini di scelta e di vocazione. Per loro è difficile pensare anche al matrimonio religioso, diventato appannaggio e status symbol di una minoranza di persone arrivate a un benessere sociale ed economico sicuro e stabile.

Parlare della vocazione dei giovani sollecita l’intera comunità cristiana ad accompagnarli e a operare per un profondo cambiamento di mentalità e una conversione di vita.

E questo significa, anche, interrogarsi sullo “stato di salute spirituale” della comunità cristiana, comprendere che la vita come vocazione è una chiamata radicale per tutti i cristiani, in quanto battezzati, non solo per alcuni, perché ciò porterebbe a “clericalizzare” la vocazione. Si tratta, invece, di riscoprire che si è stati amati e scelti da Cristo, sviluppando il valore profetico della sua sequela in quanto cristiani[3]. 


Sognare è un lusso per i giovani?


Per svolgere un approfondimento sulla situazione dei giovani, gli animatori diocesani hanno organizzato diverse occasioni di scambio e di riflessione fra i giovani delle parrocchie della città di Mbalmayo, programmando anche l’intervento di esperti. Vi è stata anche una sensibilizzazione della zona di Akonolinga, l’altro polmone della diocesi, di carattere più rurale.

Nella parrocchia di Obeck, i giovani e gli accompagnatori hanno iniziato degli incontri regolari, mensili, nel quadro della Scuola di Formazione per i Laici, per riflettere sui temi relativi al discernimento del loro futuro, con film e dibattiti. Partecipano a questi incontri alcuni gruppi dell’aumônerie dei giovani e di altre parrocchie e scuole della città.

Perché sognare?

Alcuni giovani di Obeck hanno preso a cuore questa animazione sinodale. Uno dei primi temi loro proposti è stato: “I sogni dei giovani e le difficoltà per realizzarli”.

Durante una tavola rotonda, i giovani hanno, così, espresso a c uore aperto i loro sogni e le difficoltà per realizzarli, a livello personale, familiare e sociale, denunciando anche la corruzione che mina la società e le mentalità.

Alcuni hanno sottolineato che parlare di sogni, anche sul piano professionale, è un lusso a cui hanno spesso dovuto rinunciare. I giovani parlano di “piano A”: scuola, università, lavoro...; se non riesce il primo, scatta il “piano B”: come auto-occuparsi nel settore informale.

I giovani hanno espresso le loro angosce, il bisogno di essere ascoltati e accolti dagli adulti e dalla Chiesa. “Chi non sogna – hanno detto – è come una barca in pieno oceano che viaggia senza timone e senza bussola”.

Si sono detti, inoltre: “Perché sognare? Perché la vita è un dono meraviglioso, Dio ci ha creati per essere felici seguendo una scelta libera, per lasciare una traccia del nostro passaggio nella società e nella Chiesa...”.

Hanno sottolineato la necessità di prepararsi al proprio futuro, coltivando i valori dell’impegno personale, della passione del lavoro ben fatto, della responsabilità, della pazienza, della vita comune e anche dell’importanza di disfarsi delle cattive abitudini e dei vizi, con un lavoro interiore e personale alla luce della parola di Dio.

Solo in tal modo – hanno concluso – la vita potrà essere “la realizzazione di un sogno di gioventù”[4].






[1] Cfr. Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 164-165.

[2] Cfr. C. Quaranta, Linee di pastorale vocazionale nelle Esortazioni post-sinodali. Elementi comuni e specifici per i vari continenti, in “Seminarium” LXI/2 (2001) 465-492.

[3] Cfr. P. Martinelli, Vocazione e Vocazioni, in “Seminarium” LXI/ 2 (2001) 517-568.

[4] Giovanni Paolo II, Quito (Ecuador): Incontro con i giovani nello stadio olimpico “Atahualpa” (30 gennaio 1985).

 

 


07/05/2018

 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis