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  strada facendo

Preparazione del Sinodo sui giovani nella diocesi di Mbalmayo



Se si confronta il calendario delle tappe in preparazione al Sinodo sul tema "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale" (previsto in ottobre 2018), con i ritmi dell'Africa, le sue grandi distanze, il clima, la povertà, l'accesso difficile a internet in diverse zone, ci si rende conto che occorreranno tempi lunghi per dare attuazione al percorso pre-sinodale e all'elaborazione di una riflessione sul tema proposto.

In Camerun, nella diocesi di Mbalmayo, considerando queste difficoltà, è stata superata la tentazione che può sorgere in questi casi: quella di rinchiudersi in un cerchio di esperti per elaborare delle risposte e delle riflessioni. Il necessario coinvolgimento pastorale dei giovani e l'aggiornamento sul tema dei formatori domandano, in effetti, di mettersi piuttosto al ritmo del contesto, dei fedeli e dei tempi della loro assimilazione.

 

 

   I primi orientamenti


   

Per la riflessione sinodale a Mbalmayo, sono state sensibilizzate le parrocchie, il seminario minore, l'aumônerie (la cappellania diocesana giovanile), i movimenti e le scuole.

È con la Messa di inizio anno scolastico dei giovani, alla fine di ottobre 2017, organizzata dall'aumônerie, che il percorso pre-sinodale è partito effettivamente, in maniera più vasta e incisiva.

Questo momento in cattedrale, con l'omelia di Mons. Joseph-Marie Ndi-Okalla, Vescovo di Mbalmayo, e il ricco contesto liturgico molto partecipato, rimane per i giovani il vero punto di partenza del cammino verso il Sinodo. In effetti, in gran parte, non conoscevano ancora questa iniziativa ecclesiale.

Prima di congedarli, abbiamo comunicato ai presenti quanto era stato fatto sino a quel momento. Una volta presentati gli animatori della riflessione sinodale, abbiamo introdotto i giovani al tema e insistito sull'importanza della vita come vocazione all'amore e alla felicità eterna, privilegiando come approccio iniziale ciò che Papa Francesco ha chiamato la "via della bellezza", in quanto seguire Cristo non è soltanto una cosa buona e giusta, ma soprattutto bella[1].

Fare spazio alla vita interiore

Mons. Ndi-Okalla si è rivolto lungamente ai giovani in una cattedrale strapiena, visto che si trattava della prima Messa di inizio anno scolastico celebrata dal nuovo Vescovo.

Ha apprezzato i giovani per la loro energia e la gioia straripante, per la testimonianza di fede gridata, cantata e danzata.

Con dolcezza e fermezza, ha poi ricordato ai giovani l'importanza del silenzio, di una vita interiore e spirituale. Fare spazio alla vita interiore è stato dunque il primo punto al quale Mons. Ndi-Okalla ha invitato i giovani.

Il silenzio è la condizione fondamentale per mettersi all'ascolto del Signore. La parola di Dio ascoltata attentamente ha sottolineato è "lo specchio nel quale possiamo vedere e rileggere la nostra esperienza umana e religiosa".

Sottolineiamo che, per fare ciò, s'impone una formazione adeguata dei giovani, affinché si accostino correttamente alla parola di Dio, sappiano accoglierla nella propria vita e comprendere i differenti criteri di lettura e di interpretazione rispetto al fondamentalismo delle sette che proliferano nelle città.

Tale metodo della lectio, ben preparata in anticipo e ben guidata, può essere una valida pratica formativa, per iniziare i giovani alla lettura della Sacra Scrittura. Attraverso la lectio, i giovani hanno la possibilità di guardarsi allo specchio della parola di Dio e anche di identificarsi con diversi personaggi della storia della salvezza.

Questa formazione e la condivisione della risonanza spirituale del Vangelo, unite a tempi di preghiera personale, possono aiutare ogni giovane a conoscere meglio se stesso e a progredire nel discernimento della sua vocazione.

Il modello della fede di Abramo

In tal senso, durante la sua omelia, Mons. Ndi-Okalla ha proposto concretamente un percorso-icona biblico e catechistico: quello della fede di Abramo (Gen 12-23). Ha insistito sul fatto che le prime comunità cristiane si riferivano e attingevano spesso al modello di Abramo, nostro padre nella fede.

Ancora oggi, il modello di Abramo può aiutare i giovani a orientare la loro vocazione secondo l'ascolto e la messa in pratica della parola di Dio.

È Dio che ancora oggi prende per primo l'iniziativa, entra nella storia, ci chiama e ci fa mettere in cammino.

La vita cristiana è la risposta a una Parola che attira, interpella e fa mettere in cammino. Come ad Abramo, essa dice a ciascuno: Lascia! Parti! Imperativi con una risposta al presente e una promessa al futuro: della terra, della discendenza, della felicità. Abramo si deve mettere in cammino quando è chiamato, ma la realizzazione della promessa è per l'avvenire. Ecco la fede. Ciò che conta per Abramo è l'amicizia sperimentata con il Signore.

Il modello di ogni vocazione è l'obbedienza d'Abramo e, infine, l'unità di Gesù Cristo al Padre, la sua decisione di servire il piano d'amore del Padre[2].

I giovani cercano il Signore, ma Dio non è soltanto la "risposta" alle proprie attese, fossero anche le più profonde; i giovani debbono essere pronti ad ascoltare la "domanda" che il Signore pone, la vocazione e la missione che affida loro e che richiede anche delle "rotture" religiose e culturali.

Assumere lo stile pasquale di Gesù

Il terzo punto sul quale Mons. Ndi-Okalla ha attirato l'attenzione dei giovani durante la sua omelia è stato: Scegliere il Signore ed essere suoi testimoni.

Egli ha cosí chiesto ai giovani di non limitarsi a pregare e cantare in chiesa, ma di assumersi l'impegno preciso di scegliere lo stile di Gesù e di seguirlo nella propria vita.

Questo richiede ha sottolineato il Vescovo attraverso degli esempi concreti di liberarsi dalle mode del tempo e di saper andare controcorrente. Apprezzare la sobrietà e saper discernere i bisogni reali sono, in effetti, degli atteggiamenti essenziali per seguire lo stile di Gesù.

Ha poi invitato i giovani presenti a riconoscere e rifiutare il peccato e a scegliere lo stile di donazione di Gesù, fonte di una felicità duratura. La felicità che Gesù offre non è effimera, di un momento, come quella proposta spesso dai social media.

Lo stile di Gesù, ha continuato, è uno stile pasquale, uno stile per il quale non si sottrae di fronte alle difficoltà, ma che lo fa rimanere fedele alla parola data.

La Croce è "l'Amore che si è consegnato senza riserve, anima e corpo per noi". Indicando la croce posta al centro della navata della cattedrale, Mons. Ndi-Okalla ha esclamato: "È l'Amore esposto".

Il Vescovo ha tracciato, in tal modo, per tutti gli accompagnatori il progetto di un ampio lavoro di evangelizzazione: formare i giovani alla vita interiore, all'ascolto, alla condivisione della parola di Dio, alla riflessione e alla critica dei modelli culturali correnti.

La finalità di questa formazione globale è che i giovani arrivino ad assumere lo stile di Gesù: stile di autenticità, di sobrietà, di responsabilità, di fedeltà alla parola data; stile infine d'amore al Padre, agli uomini e di amore crocifisso.

I giovani hanno ascoltato in silenzio, assetati di orientamenti per la loro vita. E hanno ricevuto un messaggio forte che ha ricordato loro che la Messa non è soltanto un incontro di gioia, di festa, di condivisione della Parola, di comunione, ma anche memoriale del sacrificio di Cristo.

Annunciare ai giovani la Croce vuol dire, dunque, non adularli a partire dalle loro attese, né ingannarli, tacendo le difficoltà che incontreranno e la perseveranza richiesta dalla vita a chi vuole seguire Gesù. Come ci esortava già san Giovanni Paolo II, anche i giovani d'Africa debbono essere educati al "valore del dono di sé, essenziale cammino di sviluppo della persona"[3].

I primi orientamenti di Mons. Ndi-Okalla sul tema del Sinodo, "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale", hanno permesso agli animatori e ai catechisti di analizzare le diverse difficoltà incontrate sul terreno e d'interrogarsi sui propri metodi di trasmissione della fede nel contesto dei cambiamenti culturali attuali del Camerun.

Antonietta Cipollini

 


[1] Cfr. Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 167.

[2] In una profonda riflessione teologica sulla vocazione, Adrienne von Speyr scriveva in proposito che: "Il Figlio realizza una missione, vive per un compito, ma non lo realizza per se stesso; fa tutto con e per il Padre. Rinvia tutto all'unità divina dalla quale è uscito e dalla quale non si è mai allontanato in terra... tutta la sua vita si può riassumere in una parola: spirito di decisione. Il Figlio ha deciso di servire il Padre. ... Percorrendolo, egli ha aperto agli uomini nella fede, lo stesso cammino della decisione", cfr. A. von Speyr, Choisir un état de vie, Culture et Vérité, Namur 1994, 6.

[3] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa, 93.

 


04/05/2018

 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis