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"Mostriamo la gioia di essere figli di Dio, la libertà che ci dona il vivere in Cristo, guardiamo alla Patria celeste. È un servizio prezioso che dobbiamo dare a questo nostro mondo, che spesso non riesce più a sollevare lo sguardo verso Dio".

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"A chi ci chiede ragione della speranza che è in noi, indichiamo il Cristo Risorto. Indichiamolo con l'annuncio della Parola, ma soprattutto con la nostra vita di risorti".

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"Il Signore Risorto è la speranza che non viene mai meno, che non delude. La speranza di noi cristiani è forte, sicura, solida in questa terra, dove Dio ci ha chiamati a camminare, ed è aperta all'eternità, perché fondata su Dio, che è sempre fedele".

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"Con la Risurrezione di Gesù qualcosa di assolutamente nuovo avviene: siamo liberati dalla schiavitù del peccato e diventiamo figli di Dio, siamo generati cioè ad una vita nuova".

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"La Settimana Santa è un tempo di grazia che il Signore ci dona per aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita, delle nostre parrocchie, ed uscire incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede".

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"Vivere la Settimana Santa è entrare sempre più nella logica di Dio, nella logica della Croce, che non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell'amore e del dono di sé che porta vita. È entrare nella logica del Vangelo".

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"Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù vuol dire imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto".

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"Io posso perdonare solamente se mi sento perdonato. Se tu non hai coscienza di essere perdonato mai potrai perdonare, mai".

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"Per entrare nel mistero del perdono dobbiamo vergognarci. Ma, non possiamo da soli, la vergogna è una grazia: ‘Signore, che io abbia vergogna di quello che ho fatto'. E così la Chiesa si mette davanti a questo mistero del peccato e ci fa vedere l'uscita, la preghiera, il pentimento e la vergogna".

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"A tutti i cristiani, Giuseppe doni la fedeltà che generalmente cresce in un atteggiamento giusto, cresce nel silenzio e cresce nella tenerezza che è capace di custodire le proprie debolezze e quelle degli altri".

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"Che ai giovani Giuseppe dia - perché lui era giovane - la capacità di sognare, di rischiare e prendere i compiti difficili che hanno visto nei sogni".

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"Giuseppe dia a tutti noi la capacità di sognare perché quando sogniamo le cose grandi, le cose belle, ci avviciniamo al sogno di Dio, le cose che Dio sogna su di noi".

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"Giuseppe mi piace pensarlo come il custode delle debolezze, anche delle nostre debolezze. Infatti egli è capace di far nascere tante cose belle dalle nostre debolezze, dai nostri peccati. Egli è custode delle debolezze perché divengano salde nella fede".

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"Abitualmente il peccatore, se si pente, torna indietro; il corrotto difficilmente, perché è chiuso in se stesso".

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"È bene chiederci se il dramma di tanta gente entra nel mio cuore oppure se sono proprio come quel ricco di cui parla il Vangelo, a cui non entrò mai nel cuore Lazzaro, del quale avevano più pietà i cani. E se io fossi così come quel ricco, sarei in cammino dal peccato alla corruzione".

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"Il nostro cuore ci tradisce se noi non stiamo attenti, se non siamo in continua vigilanza, se siamo pigri, se viviamo con leggerezza. E questa strada è una strada pericolosa, è una strada scivolosa, quando mi fido soltanto del mio cuore: perché lui è infido, è pericoloso".

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"L'opzione tra due modi di vita, che divengono poi pilastri di vita, viene dal cuore: la fecondità dell'uomo che confida nel Signore e la sterilità dell'uomo che confida in se stesso, nelle sue cose, nel suo mondo, nelle sue fantasie o anche nelle sue ricchezze, nel suo potere".

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"Convertirsi non è andare da una fata che con la bacchetta magica ci converta: no! È un cammino. È un cammino di allontanarsi e di imparare. È un cammino che richiede coraggio, per allontanarsi dal male, e umiltà per imparare a fare il bene. E che, soprattutto, ha bisogno di cose concrete".

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"Il modo migliore per collocare l'essere umano al suo posto e mettere fine alla sua pretesa di essere un dominatore assoluto della terra, è ritornare a proporre la figura di un Padre creatore e unico padrone del mondo, perché altrimenti l'essere umano tenderà sempre a voler imporre alla realtà le proprie leggi e i propri interessi".

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"Non possiamo sostenere una spiritualità che dimentichi Dio onnipotente e creatore. In questo modo, finiremmo per adorare altre potenze del mondo, o ci collocheremmo al posto del Signore, fino a pretendere di calpestare la realtà creata da Lui senza conoscere limite".

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"Se si vuole veramente costruire un'ecologia che ci permetta di riparare tutto ciò che abbiamo distrutto, allora nessun ramo delle scienze e nessuna forma di saggezza può essere trascurata, nemmeno quella religiosa con il suo linguaggio proprio".

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“Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia”.

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"Bisogna rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana. Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci, e per ciò stesso non c'è nemmeno spazio per la globalizzazione dell'indifferenza".

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"La terra dei poveri del Sud è ricca e poco inquinata, ma l'accesso alla proprietà dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessità vitali è loro vietato da un sistema di rapporti commerciali e di proprietà strutturalmente perverso".

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"Un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull'ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri".

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“L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale”.

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"Lo scandalo è dire una cosa e farne un'altra; è la doppia vita".


 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis