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"Un cuore aperto è un cuore felice e nel Vangelo abbiamo sentito chi sono i felici, chi sono i beati: i poveri. Così il cuore si apre con un atteggiamento di povertà, di povertà di spirito".

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"Se io lascio entrare la consolazione del Signore come dono è perché ho bisogno di essere consolato: sono bisognoso. Infatti, per essere consolato è necessario riconoscere di essere bisognoso: soltanto così il Signore viene, ci consola e ci dà la missione di consolare gli altri".

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"La consolazione è uno stato di passaggio dal dono ricevuto al servizio donato, tanto che la vera consolazione ha questa doppia alterità: è dono e servizio".

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“È Dio che ci consola, è Dio che ci dà questo dono: noi col cuore aperto, Lui viene e ci dà. Questa è l’alterità che fa crescere la vera consolazione; e la vera consolazione dell’anima matura anche in un’altra alterità, perché noi possiamo consolare gli altri”.

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"La consolazione, per essere vera, per essere cristiana, ha bisogno di un'alterità, perché la vera consolazione si riceve".

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"L'esperienza della consolazione ha bisogno sempre di un'alterità per essere piena: nessuno può consolare se stesso. Chi cerca di farlo, finisce guardandosi allo specchio, e l'aria che respira è quell'aria narcisista dell'autoreferenzialità. Ma questa non è consolazione perché è chiusa, le manca un'alterità".

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"L'ipocrisia distrugge, uccide le persone, uccide le comunità. Quando ci sono ipocriti in una comunità c'è un pericolo grande lì, c'è un pericolo molto brutto. Perciò il Signore Gesù ci ha detto: ‘Sia il vostro parlare: sì, sì, no, no. Il superfluo procede dal maligno'".

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"L'ipocrita sempre è un adulatore, o in tono maggiore o in tono minore, ma è un adulatore. Utilizza, cioè, quella adulazione che ammorbidisce il cuore e ammorbidisce la vita".

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"Fare le opere di misericordia è sempre subire scomodità. Questo genere di opere scomoda, ma il Signore ha subìto la scomodità per noi: è andato in croce, per darci misericordia".

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"Un'opera di misericordia significa non solo condividere quello che io ho, ma compatire, cioè soffrire con chi soffre".

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"La missione dice alla Chiesa che essa non è fine a sé stessa, ma è umile strumento e mediazione del Regno. Una Chiesa autoreferenziale, che si compiace di successi terreni, non è la Chiesa di Cristo, suo corpo crocifisso e glorioso".

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"La missione della Chiesa ispira una esperienza di continuo esilio, per fare sentire all'uomo assetato di infinito la sua condizione di esule in cammino verso la patria finale, proteso tra il già e il non ancora del Regno dei Cieli".

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"Il mondo ha essenzialmente bisogno del Vangelo di Gesù Cristo. Egli, attraverso la Chiesa, continua la sua missione di Buon Samaritano, curando le ferite sanguinanti dell'umanità, e di Buon Pastore, cercando senza sosta chi si è smarrito per sentieri contorti e senza meta".

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"Il Vangelo è una Persona, la quale continuamente si offre e continuamente invita chi la accoglie con fede umile e operosa a condividere la sua vita attraverso una partecipazione effettiva al suo mistero pasquale di morte e risurrezione".

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"Mediante la proclamazione del Vangelo, Gesù diventa sempre nuovamente nostro contemporaneo, affinché chi lo accoglie con fede e amore sperimenti la forza trasformatrice del suo Spirito di Risorto che feconda l'umano e il creato come fa la pioggia con la terra".

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"La missione della Chiesa non è la diffusione di una ideologia religiosa e nemmeno la proposta di un'etica sublime. Molti movimenti nel mondo sanno produrre ideali elevati o espressioni etiche notevoli. La missione della Chiesa rappresenta il kairos, il tempo propizio della salvezza nella storia".

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"Una Chiesa senza martiri dà sfiducia; una Chiesa che non rischia dà sfiducia; una Chiesa che ha paura di annunciare Gesù Cristo e cacciare via i demoni, gli idoli, l'altro signore, che è il denaro, non è la Chiesa di Gesù".

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"Questo è il miracolo che fa lo Spirito Santo: passare da uno stato di vita mondano, tranquillo senza rischi, cattolico, ma così, tiepido, a uno stato di vita del vero annuncio di Gesù, alla gioia dell'annuncio di Cristo. Passare da una religiosità che guarda troppo ai guadagni, alla fede e alla proclamazione: ‘Gesù è il Signore'".

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"Il cattivo spirito preferisce una Chiesa tranquilla senza rischi, una Chiesa degli affari, una Chiesa comoda, nella comodità del tepore, tiepida. Quando la Chiesa è tiepida, tranquilla, tutta organizzata, non ci sono problemi".

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"Una pace senza croce non è la pace di Gesù: è una pace che si può comprare. Magari possiamo fabbricarla noi, ma non è duratura: finisce".

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"La pace di Dio è una pace reale, che va nella realtà della vita, che non nega la vita. Perché la vita è così: c'è la sofferenza, ci sono gli ammalati, ci sono tante cose brutte, ci sono le guerre, ma quella pace da dentro, che è un regalo, non si perde, ma si va avanti portando la croce e la sofferenza".

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"Il mondo ci offre una pace che guarda soltanto alle proprie cose, alle proprie assicurazioni, che non manchi nulla; ci insegna la strada della pace con l'anestesia. Il mondo ci anestetizza per non vedere un'altra realtà della vita: la croce".

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"Quando Gesù dice ai discepoli: ‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace', aggiunge: ‘Non come la dà il mondo, io la do a voi'. Infatti, la pace che ci offre il mondo è una pace senza tribolazioni: ci offre una pace artificiale, una pace che più che pace è tranquillità. Come a dire: ‘Per favore, non disturbarmi: io voglio essere tranquillo'".

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"La strada giusta è ricevere con docilità la parola, conoscere la parola e chiedere allo Spirito la grazia di farla conoscere. E poi dare spazio perché questo seme germogli e cresca in quegli atteggiamenti di bontà, mitezza, benevolenza, pace, carità, padronanza di sé: tutto questo che fa lo stile cristiano".

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"Bisogna essere aperti, non chiusi, non rigidi: aperti. Il primo passo nel cammino della docilità è accogliere la parola: aprire il cuore, riceverla, lasciarla entrare come il seme che poi germoglierà".

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"I cristiani devono saper discernere: discernere una cosa dall'altra, discernere qual è la novità, il vino nuovo che viene da Dio; qual è la novità che viene dallo spirito del mondo e qual è la novità che viene dal diavolo".

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"Come posso io sapere se una cosa è dello Spirito Santo o è della mondanità, dello spirito del mondo o è dello spirito del diavolo? L'unico modo è chiedere la grazia del discernimento".

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"Sempre, dai tempi dei profeti a oggi, c'è il peccato di resistere allo Spirito Santo, resistenza allo Spirito Santo espressa col dire: ‘No, sempre è stato fatto così e deve farsi così'".

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"Lo Spirito è il dono di Dio, di questo Dio, Padre nostro, che sempre ci sorprende: il Dio delle sorprese. E questo perché è un Dio vivo, è un Dio che abita in noi, un Dio che muove il nostro cuore, un Dio che è nella Chiesa e cammina con noi; e in questo cammino ci sorprende sempre".

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"I cuori chiusi sanno tutto, non hanno bisogno di spiegazioni. E, come rimprovera Stefano e anche Gesù aveva rimproverato loro: ‘Ai profeti che cosa avete fatto? Li avete uccisi, perché vi dicevano quello che a voi non piaceva'".

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"Fanno soffrire tanto la Chiesa: i cuori chiusi, i cuori di pietra, i cuori che non vogliono aprirsi, che non vogliono sentire; i cuori che soltanto conoscono il linguaggio della condanna. Essi sanno condannare e non sanno dire: spiegami, perché tu dici questo? Perché questo? Spiegami".

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"Sarà il Signore a confortarci, a darci la forza per andare avanti, perché Lui agisce con noi se noi siamo fedeli all'annuncio del Vangelo, se noi usciamo da noi stessi per predicare Cristo crocifisso, scandalo e pazzia, e se noi facciamo questo con uno stile di umiltà, di vera umiltà".

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"L'umiltà è necessaria proprio perché noi portiamo avanti un annuncio di gloria ma tramite l'umiliazione. E l'annuncio del Vangelo subisce la tentazione del potere, la tentazione della superbia, la tentazione di tante mondanità che ci sono e ci portano a predicare o a recitare".

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"L'annuncio del Vangelo non è un carnevale, una festa che è una cosa bellissima, ma questo non è l'annuncio del Vangelo. Ci vuole l'umiltà: il Vangelo non può essere annunciato con il potere umano, non può essere annunciato con lo spirito di arrampicare e andare su, no! Questo non è il Vangelo!".

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"Il Vangelo va annunciato in umiltà, perché il Figlio di Dio si è umiliato, si è annientato: lo stile di Dio è questo, non ce n'è un altro".

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"Il Vangelo è proclamato sempre in cammino: mai seduti. Uscire, dunque, per andare dove Gesù non è conosciuto o dove Gesù è perseguitato e sfigurato, per proclamare il vero Vangelo. Noi annunciamo Cristo crocifisso, potenza di Dio e sapienza di Dio. Proprio questo è il Cristo che Gesù ci manda ad annunciare".

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"La prima cosa che chiede Gesù è di andare, non rimanere in Gerusalemme: ‘Andate in tutto il mondo, proclamate il Vangelo a ogni creatura'. È un invito a uscire, andare".

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"Nella storia tante volte quella Chiesa che ha condannato il razionalismo, l'illuminismo, è anch'essa caduta in una teologia del si può e non si può, fino a qui, fino a là, e ha dimenticato questo rinascere dallo Spirito che ti dà la libertà, la franchezza della predica, l'annuncio che Gesù Cristo è il Signore".

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"La concretezza della fede porta alla franchezza, alla testimonianza fino al martirio, che è contro i compromessi o l'idealizzazione della fede".

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"Alle volte noi dimentichiamo che la nostra fede è concreta: il Verbo non si è fatto idea, si è fatto carne. Non a caso quando recitiamo il Credo, diciamo tutte cose concrete. Il Credo nostro non dice: ‘Io credo che devo fare questo'. No! Sono cose concrete".

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"La Chiesa è un popolo. Ma un popolo sognato da Dio, un popolo che ha dato un padre sulla terra che obbedì, e abbiamo un fratello che ha dato la sua vita per noi, per farci popolo. Possiamo guardare il Padre, ringraziare; guardare Gesù, ringraziare; e guardare Abramo e noi, che siamo parte del cammino".

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"La Chiesa ci invita a fermarci, a guardare le nostre radici, a guardare nostro padre che ci ha fatto popolo, cielo pieno di stelle, spiagge piene di granelli di sabbia. Ogni cristiano, quindi, è invitato a guardare la storia e a rendersi conto: ‘Io non sono solo, sono un popolo'".

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"La croce per alcune persone è un distintivo di appartenenza: ‘Sì, io porto la croce per far vedere che sono cristiano'. E sta bene, però non solo come il distintivo di una squadra. Altri portano la croce come un ornamento, portano croci con pietre preziose, per farsi vedere".

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"La croce è il simbolo dei cristiani, e noi facciamo il segno della croce, ma non sempre lo facciamo bene".

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"La salvezza viene soltanto dalla croce, ma da questa croce che è Dio fatto carne: non c'è salvezza nelle idee, non c'è salvezza nella buona volontà, nella voglia di essere buoni. In realtà, l'unica salvezza è in Cristo crocifisso, perché soltanto Lui è stato capace di prendere tutto il veleno del peccato e ci ha guarito lì".

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"I corrotti credono che fanno bene le cose così, si credono con impunità. Oltretutto, persino confessano la loro corruzione".

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"La corruzione è peggio del peccato, perché io posso peccare, scivolo, sono infedele a Dio, ma poi cerco di non fare di più o almeno so che non sta bene. Invece la corruzione è quando il peccato entra nella tua coscienza e non ti lascia posto neppure per l'aria, tutto diventa peccato: questo è corruzione".

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"Anche noi siamo popolo di Dio e conosciamo bene come è il nostro cuore; e ogni giorno dobbiamo riprendere il cammino per non scivolare lentamente verso gli idoli, verso le fantasie, verso la mondanità, verso l'infedeltà".

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"Nel cuore dell'uomo, sempre c'è questa inquietudine: non è soddisfatto di Dio, dell'amore fedele. E così il cuore dell'uomo è sempre inclinato verso l'infedeltà: questa è la tentazione".

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"Anche a noi Gesù dice: ‘Alzati, prendi la tua vita come sia, bella, brutta e vai avanti. Non avere paura, vai avanti. È la tua vita è la tua gioia'. La prima domanda che il Signore pone a tutti, oggi, è quindi: ‘Vuoi guarire?'. E se la risposta è ‘Sì, Signore', Gesù esorta: ‘Alzati!'".

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"L'accidia è quel vivere tanto per vivere, è quel non avere voglia di andare avanti, non avere voglia di fare qualcosa nella vita: è l'aver perso la memoria della gioia".

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"Guai al popolo che si dimentica di quello stupore del primo incontro con Gesù. È lo stupore descritto anche nel Vangelo - ‘le folle furono prese da stupore' - che apre le porte alla parola di Dio".

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"Quando noi non ci fermiamo per ascoltare la voce del Signore finiamo per allontanarci, ci allontaniamo da lui, voltiamo le spalle. Un atteggiamento che porta delle conseguenze: se non si ascolta la voce del Signore, si ascoltano altre voci. E di tanto chiuderci le orecchie, diventiamo sordi alla parola di Dio".

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"Non andiamo da tanti sepolcri che oggi ti promettono qualcosa, bellezza, e poi non ti danno niente! Lui è vivo! Non cerchiamo fra i morti colui che è vivo!".

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"Abbiamo bisogno di sentirci ripetere e di ricordarci a vicenda l'ammonimento dell'angelo! Questo ammonimento, ‘Perché cercate tra i morti colui che è vivo', ci aiuta ad uscire dai nostri spazi di tristezza e ci apre agli orizzonti della gioia e della speranza".

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"Gesù non è nel sepolcro, è il Risorto! Lui è il Vivente, Colui che sempre rinnova il suo corpo che è la Chiesa e lo fa camminare attirandolo verso di Lui".

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"Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Questa domanda ci fa superare la tentazione di guardare indietro, a ciò che è stato ieri, e ci spinge in avanti verso il futuro".

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"Gesù si è consegnato volontariamente alla morte per corrispondere all'amore di Dio Padre, in perfetta unione con la sua volontà, per dimostrare il suo amore per noi. Ciascuno di noi può dire: ‘Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Ciascuno può dire questo per me'".

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"Mostriamo la gioia di essere figli di Dio, la libertà che ci dona il vivere in Cristo, guardiamo alla Patria celeste. È un servizio prezioso che dobbiamo dare a questo nostro mondo, che spesso non riesce più a sollevare lo sguardo verso Dio".

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"A chi ci chiede ragione della speranza che è in noi, indichiamo il Cristo Risorto. Indichiamolo con l'annuncio della Parola, ma soprattutto con la nostra vita di risorti".

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"Il Signore Risorto è la speranza che non viene mai meno, che non delude. La speranza di noi cristiani è forte, sicura, solida in questa terra, dove Dio ci ha chiamati a camminare, ed è aperta all'eternità, perché fondata su Dio, che è sempre fedele".

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"Con la Risurrezione di Gesù qualcosa di assolutamente nuovo avviene: siamo liberati dalla schiavitù del peccato e diventiamo figli di Dio, siamo generati cioè ad una vita nuova".

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"La Settimana Santa è un tempo di grazia che il Signore ci dona per aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita, delle nostre parrocchie, ed uscire incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede".

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"Vivere la Settimana Santa è entrare sempre più nella logica di Dio, nella logica della Croce, che non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell'amore e del dono di sé che porta vita. È entrare nella logica del Vangelo".

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"Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù vuol dire imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto".

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"Io posso perdonare solamente se mi sento perdonato. Se tu non hai coscienza di essere perdonato mai potrai perdonare, mai".

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"Per entrare nel mistero del perdono dobbiamo vergognarci. Ma, non possiamo da soli, la vergogna è una grazia: ‘Signore, che io abbia vergogna di quello che ho fatto'. E così la Chiesa si mette davanti a questo mistero del peccato e ci fa vedere l'uscita, la preghiera, il pentimento e la vergogna".

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"A tutti i cristiani, Giuseppe doni la fedeltà che generalmente cresce in un atteggiamento giusto, cresce nel silenzio e cresce nella tenerezza che è capace di custodire le proprie debolezze e quelle degli altri".

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"Che ai giovani Giuseppe dia - perché lui era giovane - la capacità di sognare, di rischiare e prendere i compiti difficili che hanno visto nei sogni".

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"Giuseppe dia a tutti noi la capacità di sognare perché quando sogniamo le cose grandi, le cose belle, ci avviciniamo al sogno di Dio, le cose che Dio sogna su di noi".

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"Giuseppe mi piace pensarlo come il custode delle debolezze, anche delle nostre debolezze. Infatti egli è capace di far nascere tante cose belle dalle nostre debolezze, dai nostri peccati. Egli è custode delle debolezze perché divengano salde nella fede".

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"Abitualmente il peccatore, se si pente, torna indietro; il corrotto difficilmente, perché è chiuso in se stesso".

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"È bene chiederci se il dramma di tanta gente entra nel mio cuore oppure se sono proprio come quel ricco di cui parla il Vangelo, a cui non entrò mai nel cuore Lazzaro, del quale avevano più pietà i cani. E se io fossi così come quel ricco, sarei in cammino dal peccato alla corruzione".

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"Il nostro cuore ci tradisce se noi non stiamo attenti, se non siamo in continua vigilanza, se siamo pigri, se viviamo con leggerezza. E questa strada è una strada pericolosa, è una strada scivolosa, quando mi fido soltanto del mio cuore: perché lui è infido, è pericoloso".

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"L'opzione tra due modi di vita, che divengono poi pilastri di vita, viene dal cuore: la fecondità dell'uomo che confida nel Signore e la sterilità dell'uomo che confida in se stesso, nelle sue cose, nel suo mondo, nelle sue fantasie o anche nelle sue ricchezze, nel suo potere".

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"Convertirsi non è andare da una fata che con la bacchetta magica ci converta: no! È un cammino. È un cammino di allontanarsi e di imparare. È un cammino che richiede coraggio, per allontanarsi dal male, e umiltà per imparare a fare il bene. E che, soprattutto, ha bisogno di cose concrete".

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"Il modo migliore per collocare l'essere umano al suo posto e mettere fine alla sua pretesa di essere un dominatore assoluto della terra, è ritornare a proporre la figura di un Padre creatore e unico padrone del mondo, perché altrimenti l'essere umano tenderà sempre a voler imporre alla realtà le proprie leggi e i propri interessi".

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"Non possiamo sostenere una spiritualità che dimentichi Dio onnipotente e creatore. In questo modo, finiremmo per adorare altre potenze del mondo, o ci collocheremmo al posto del Signore, fino a pretendere di calpestare la realtà creata da Lui senza conoscere limite".

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"Se si vuole veramente costruire un'ecologia che ci permetta di riparare tutto ciò che abbiamo distrutto, allora nessun ramo delle scienze e nessuna forma di saggezza può essere trascurata, nemmeno quella religiosa con il suo linguaggio proprio".

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“Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia”.

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"Bisogna rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana. Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci, e per ciò stesso non c'è nemmeno spazio per la globalizzazione dell'indifferenza".

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"La terra dei poveri del Sud è ricca e poco inquinata, ma l'accesso alla proprietà dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessità vitali è loro vietato da un sistema di rapporti commerciali e di proprietà strutturalmente perverso".

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"Un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull'ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri".

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“L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale”.

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"Lo scandalo è dire una cosa e farne un'altra; è la doppia vita".


 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis