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"Il più importante tempio di Dio è il nostro cuore, la nostra anima. Tanto che san Paolo ci dice: ‘Voi siete tempio dello Spirito Santo'. Dunque dentro di noi abita lo Spirito Santo".

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"Ogni celebrazione dell'Eucaristia è un raggio di quel sole senza tramonto che è Gesù risorto. Partecipare alla Messa, in particolare alla domenica, significa entrare nella vittoria del Risorto, essere illuminati dalla sua luce, riscaldati dal suo calore".

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"Questo è la Messa: entrare in questa passione, morte, risurrezione, ascensione di Gesù: quando andiamo a Messa è come se andassimo al calvario, lo stesso".

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"La Pasqua di Cristo è la vittoria definitiva sulla morte, perché Lui ha trasformato la sua morte in supremo atto d'amore. Morì per amore! E nell'Eucaristia, Egli vuole comunicarci questo suo amore pasquale, vittorioso".

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"Il sangue di Cristo, ci libera dalla morte e dalla paura della morte. Ci libera non solo dal dominio della morte fisica, ma dalla morte spirituale che è il male, il peccato, che ci prende ogni volta che cadiamo vittime del peccato nostro o altrui".

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"Nella Messa, stiamo con Gesù, morto e risorto e Lui ci trascina avanti, alla vita eterna. Nella Messa ci uniamo a Lui. Anzi, Cristo vive in noi e noi viviamo in Lui".

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"Ogni celebrazione dell'Eucaristia è un raggio di quel sole senza tramonto che è Gesù risorto. Partecipare alla Messa, in particolare alla domenica, significa entrare nella vittoria del Risorto, essere illuminati dalla sua luce, riscaldati dal suo calore".

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"La Messa non è soltanto un ricordo: è fare presente quello che è accaduto venti secoli fa. La Messa è il memoriale della Pasqua di Gesù".

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"Il memoriale non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma li rende in certo modo presenti e attuali. La Messa è il memoriale della Pasqua di Gesù, del suo esodo, che ha compiuto per noi, per farci uscire dalla schiavitù e introdurci nella terra promessa della vita eterna".

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"La Messa è il memoriale del Mistero pasquale di Cristo. Essa ci rende partecipi della sua vittoria sul peccato e la morte, e dà significato pieno alla nostra vita".

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  "Il Signore ci sorprende mostrandoci che Egli ci ama anche nelle nostre debolezze. Questo dono, fonte di vera consolazione consola, è una vera consolazione, è un dono che ci è dato attraverso l'Eucaristia, quel banchetto nuziale in cui lo Sposo incontra la nostra fragilità".

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"Per entrare nel Regno dei cieli bisogna lasciarsi meravigliare. Perché l'incontro con il Signore è sempre un incontro vivo, non è un incontro di museo. È un incontro vivo e noi andiamo alla Messa non a un museo. Andiamo ad un incontro vivo con il Signore".

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"Se io non sono capace di dire Padre a Dio, non sono capace di pregare. Dobbiamo imparare a dire Padre, cioè metterci alla sua presenza con confidenza filiale. Ma per poter imparare, bisogna riconoscere umilmente che abbiamo bisogno di essere istruiti, e dire con semplicità: ‘Signore, insegnami a pregare'".

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"Pregare, come ogni vero dialogo, è anche saper rimanere in silenzio, in silenzio insieme a Gesù. E dal misterioso silenzio di Dio scaturisce la sua Parola che risuona nel nostro cuore. Gesù stesso ci insegna come realmente è possibile ‘stare' con il Padre e ce lo dimostra con la sua preghiera".

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"L'uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, il quale è Padre e Figlio e Spirito Santo, una relazione perfetta di amore che è unità. Da ciò possiamo comprendere che noi tutti siamo stati creati per entrare in una relazione perfetta di amore, in un continuo donarci e riceverci per poter trovare così la pienezza del nostro essere".

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"Che cosa è veramente la preghiera? Essa è anzitutto dialogo, relazione personale con Dio. E l'uomo è stato creato come essere in relazione personale con Dio che trova la sua piena realizzazione solamente nell'incontro con il suo Creatore. La strada della vita è verso l'incontro definitivo con il Signore".

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"La Messa è la preghiera per eccellenza, la più alta, la più sublime, e nello stesso tempo la più concreta. Infatti, è l'incontro d'amore con Dio mediante la sua Parola e il Corpo e Sangue di Gesù. È un incontro con il Signore".

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"La Messa non è uno spettacolo: è andare ad incontrare la passione e la risurrezione del Signore. Per questo il sacerdote dice: ‘In alto i nostri cuori'. Cosa vuol dire questo? Ricordatevi: niente telefonini".

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"A un certo punto il sacerdote che presiede la celebrazione dice: ‘In alto i nostri cuori'. Non dice: ‘In alto i nostri telefonini per fare la fotografia!'. No, è una cosa brutta! E vi dico che a me dà tanta tristezza quando celebro e vedo tanti telefonini alzati".

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"L'Eucaristia è un avvenimento meraviglioso nel quale Gesù Cristo, nostra vita, si fa presente. Partecipare alla Messa è vivere un'altra volta la passione e la morte redentrice del Signore. È una teofania: il Signore si fa presente sull'altare per essere offerto al Padre per la salvezza del mondo".

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"Sempre c'è qualche perdita, nel seminare il Regno di Dio. Se io mescolo il lievito mi sporco le mani. Guai a quelli che predicano il Regno di Dio con l'illusione di non sporcarsi le mani. Questi sono custodi di musei: preferiscono le cose belle al gesto di gettare, di mescolare".

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"Tante volte noi vediamo che si preferisce una pastorale di conservazione piuttosto che lasciare che il Regno cresca. Quando accade così rimaniamo quelli che siamo, forse stiamo sicuri, ma il Regno non cresce. Mentre perché il Regno cresca ci vuole il coraggio: di gettare il granello, di mescolare il lievito".

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"Se noi vogliamo conservare per noi il grano, sarà un grano solo. Se noi non mescoliamo con la farina della vita, il lievito rimarrà solo il lievito. Occorre perciò gettare, mescolare, quel coraggio della speranza. Che cresce da dentro, non per proselitismo. Cresce con la forza dello Spirito Santo".

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"Dentro di noi e nella creazione c'è una forza che scatena: c'è lo Spirito Santo che ci dà la speranza. Vivere in speranza è lasciare che queste forze dello Spirito vadano avanti e ci aiutino a crescere verso questa pienezza che ci aspetta nella gloria".

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"L'approssimarsi del centenario della Lettera apostolica Maximum illud sia di stimolo a superare la tentazione ricorrente che si nasconde dietro ad ogni introversione ecclesiale, ad ogni chiusura autoreferenziale nei propri confini sicuri, ad ogni forma di pessimismo pastorale, ad ogni sterile nostalgia del passato".

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"Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare".

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"Il dovere missionario risponde al perenne invito di Gesù: ‘Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura'. Aderire a questo comando del Signore non è un'opzione per la Chiesa: è suo compito imprescindibile, in quanto ‘la Chiesa è per sua natura missionaria".

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"La testimonianza della fede nella misericordia di Dio, che affina e compie ogni giustizia, è condizione essenziale per la circolazione della vera compassione fra le diverse generazioni. Senza di essa, la cultura della città secolare non ha alcuna possibilità di resistere all'anestesia e all'avvilimento dell'umanesimo".

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"Una società nella quale tutto può essere soltanto comprato e venduto, burocraticamente regolato e tecnicamente predisposto, è una società che ha già perso il senso della vita".

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"L'alleanza generativa dell'uomo e della donna è un presidio per l'umanesimo planetario degli uomini e delle donne, non un handicap. La nostra storia non sarà rinnovata se rifiutiamo questa verità".

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"Occorre raccogliere la sfida posta dalla intimidazione esercitata nei confronti della generazione della vita umana, quasi fosse una mortificazione della donna e una minaccia per il benessere collettivo".

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"La manipolazione biologica e psichica della differenza sessuale, che la tecnologia biomedica lascia intravvedere come completamente disponibile alla scelta della libertà - mentre non lo è! -, rischia di smantellare la fonte di energia che alimenta l'alleanza dell'uomo e della donna e la rende creativa e feconda".

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"L'utopia del neutro rimuove ad un tempo sia la dignità umana della costituzione sessualmente differente, sia la qualità personale della trasmissione generativa della vita".

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"L'ipotesi recentemente avanzata di riaprire la strada per la dignità della persona neutralizzando radicalmente la differenza sessuale e, quindi, l'intesa dell'uomo e della donna, non è giusta".

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"Le forme di subordinazione che hanno tristemente segnato la storia delle donne vanno definitivamente abbandonate. Un nuovo inizio dev'essere scritto nell'ethos dei popoli, e questo può farlo una rinnovata cultura dell'identità e della differenza".

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"L'uomo e la donna non sono chiamati soltanto a parlarsi d'amore, ma a parlarsi, con amore, di ciò che devono fare perché la convivenza umana si realizzi nella luce dell'amore di Dio per ogni creatura. Parlarsi e allearsi, perché nessuno dei due da solo è in grado di assumersi questa responsabilità".

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"L'alleanza dell'uomo e della donna è chiamata a prendere nelle sue mani la regia dell'intera società. Questo è un invito alla responsabilità per il mondo, nella cultura e nella politica, nel lavoro e nell'economia; e anche nella Chiesa".

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"Ognuno di noi è una creatura voluta e amata da Dio per sé stessa, non solamente un assemblaggio di cellule ben organizzate e selezionate nel corso dell'evoluzione della vita. L'intera creazione è come inscritta nello speciale amore di Dio per la creatura umana, che si estende a tutte le generazioni".

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"Una teologia della Creazione e della Redenzione che sappia tradursi nelle parole e nei gesti dell'amore per ogni vita e per tutta la vita, appare oggi più che mai necessaria per accompagnare il cammino della Chiesa nel mondo che ora abitiamo".

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"Non può essere passato sotto silenzio lo spregiudicato materialismo che caratterizza l'alleanza tra l'economia e la tecnica, e che tratta la vita come risorsa da sfruttare o da scartare in funzione del potere e del profitto".

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"L'egolatria non è innocua: essa plasma un soggetto che si guarda continuamente allo specchio, sino a diventare incapace di rivolgere gli occhi verso gli altri e il mondo. La diffusione di questo atteggiamento ha conseguenze gravissime per tutti gli affetti e i legami della vita".

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"Oggi, c'è chi parla persino di egolatria, ossia di un vero e proprio culto dell'io, sul cui altare si sacrifica ogni cosa, compresi gli affetti più cari".

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"La creatura umana sembra oggi trovarsi in uno speciale passaggio della propria storia il cui tratto emblematico può essere riconosciuto sinteticamente nel rapido diffondersi di una cultura ossessivamente centrata sulla sovranità dell'uomo - in quanto specie e in quanto individuo - rispetto alla realtà".

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"La creatura umana sembra oggi trovarsi in uno speciale passaggio della propria storia che incrocia, in un contesto inedito, le antiche e sempre nuove domande sul senso della vita umana, sulla sua origine e sul suo destino".

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"C'è Qualcuno che ha impresso in noi una bellezza primordiale, che nessun peccato, nessuna scelta sbagliata potrà mai cancellare del tutto. Noi siamo sempre, davanti agli occhi di Dio, piccole fontane fatte per zampillare acqua buona".

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"Per amore nostro Dio ha compiuto un esodo da Se stesso, per venirci a trovare in questa landa dove era insensato che lui transitasse. Dio ci ha voluto bene anche quando eravamo sbagliati".

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"Dio non lega la sua benevolenza alla nostra conversione: semmai questa è una conseguenza dell'amore di Dio".

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"Il primo passo che Dio compie verso di noi è quello di un amore anticipante e incondizionato. Dio ama per primo. Dio non ci ama perché in noi c'è qualche ragione che suscita amore. Dio ci ama perché Egli stesso è amore, e l'amore tende per sua natura a diffondersi, a donarsi".

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"La vita dell'essere umano è uno scambio di sguardi: qualcuno che guardandoci ci strappa il primo sorriso, e noi che gratuitamente sorridiamo a chi sta chiuso nella tristezza, e così gli apriamo una via di uscita. Scambio di sguardi: guardare negli occhi e si aprono le porte del cuore".

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"Quando a non essere o non sentirsi amato è un adolescente, allora può nascere la violenza. Dietro tante forme di odio sociale e di teppismo c'è spesso un cuore che non è stato riconosciuto".

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"Tanti narcisismi dell'uomo nascono da un sentimento di solitudine e di orfanezza. Dietro tanti comportamenti apparentemente inspiegabili si cela una domanda: possibile che io non meriti di essere chiamato per nome, cioè di essere amato? Perché l'amore sempre chiama per nome...".

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"Tante persone oggi cercano una visibilità solo per colmare un vuoto interiore: come se fossimo persone eternamente bisognose di conferme. Però, ve lo immaginate un mondo dove tutti mendicano motivi per suscitare l'attenzione altrui, e nessuno invece è disposto a voler bene gratuitamente a un'altra persona?".

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"Nessuno di noi può vivere senza amore. E una brutta schiavitù in cui possiamo cadere è quella di ritenere che l'amore vada meritato. Forse buona parte dell'angoscia dell'uomo contemporaneo deriva da questo: credere che se non siamo forti, attraenti e belli, allora nessuno si occuperà di noi".

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"Dio non può essere Dio senza l'uomo: grande mistero è questo! E questa certezza è la sorgente della nostra speranza, che troviamo custodita in tutte le invocazioni del Padre nostro".

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"Lo Spirito Santo alimenta la speranza non solo nel cuore degli uomini, ma anche nell'intero creato. Dice l'Apostolo Paolo che anche la creazione è protesa con ardente attesa verso la liberazione e geme e soffre come le doglie di un parto. Anche questo ci spinge a rispettare il creato".

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"Sono soprattutto i poveri, gli esclusi, i non amati ad avere bisogno di qualcuno che si faccia per loro consolatore e difensore, come lo Spirito Santo fa con ognuno di noi. Noi dobbiamo fare lo stesso con i più scartati, con quelli che hanno più bisogno, quelli che soffrono di più".

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"Lo Spirito Santo non ci rende solo capaci di sperare, ma anche di essere seminatori di speranza, di essere anche noi - come Lui e grazie a Lui - dei paracliti, cioè consolatori e difensori dei fratelli".

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"Abbondare nella speranza significa non scoraggiarsi mai; significa sperare contro ogni speranza, cioè sperare anche quando viene meno ogni motivo umano di sperare, come fu per Abramo quando Dio gli chiese di sacrificargli l'unico figlio, Isacco, e come fu per la Vergine Maria sotto la croce di Gesù".

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"L'espressione Dio della speranza non vuol dire soltanto che Dio è l'oggetto della nostra speranza, cioè Colui che speriamo di raggiungere un giorno nella vita eterna; vuol dire anche che Dio è Colui che già ora ci fa sperare, anzi ci rende lieti nella speranza".

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"La Chiesa ascolta le storie di tutti, come emergono dallo scrigno della coscienza personale; per poi offrire la Parola di vita, la testimonianza dell'amore, amore fedele fino alla fine".

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"La vera speranza non è mai a poco prezzo: passa sempre attraverso delle sconfitte. La speranza di chi non soffre, forse non è nemmeno tale".

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"L'esistenza cristiana non è intessuta di felicità soffici, ma di onde che travolgono tutto. Provate a pensare anche voi, in questo istante, col bagaglio di delusioni e sconfitte che ognuno di noi porta nel cuore, che c'è un Dio vicino a noi che ci chiama per nome".

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"Ogni uomo è una storia di amore che Dio scrive su questa terra. Ognuno di noi è una storia di amore di Dio. Ognuno di noi Dio chiama con il proprio nome: ci conosce per nome, ci guarda, ci aspetta, ci perdona, ha pazienza con noi".

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"Un cuore chiuso, un cuore razionalistico è incapace dello stupore, e non può capire cosa sia il cristianesimo. Perché il cristianesimo è grazia, e la grazia soltanto si percepisce, e per di più si incontra nello stupore dell'incontro".

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"Il cristianesimo non è tanto la nostra ricerca nei confronti di Dio, ma piuttosto la ricerca di Dio nei nostri confronti. Gesù ci ha presi, ci ha afferrati, ci ha conquistati per non lasciarci più. Il cristianesimo è grazia, è sorpresa, e per questo motivo presuppone un cuore capace di stupore".

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"Accettare che Cristo è morto, ed è morto crocifisso, non è un atto di fede, è un fatto storico. Invece credere che è risorto sì. La nostra fede nasce il mattino di Pasqua".

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"Chi ama perde potere, chi dona, si spossessa di qualcosa e amare è un dono. In realtà la logica del seme che muore, dell'amore umile, è la via di Dio, e solo questa dà frutto".

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"Noi crediamo che proprio nel Crocifisso la nostra speranza è rinata. Le speranze terrene crollano davanti alla croce, ma rinascono speranze nuove, quelle che durano per sempre. È una speranza diversa quella che nasce dalla croce. È una speranza diversa da quelle che crollano, da quelle del mondo".

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"L'amore vero passa attraverso la croce, il sacrificio, come per Gesù. La croce è il passaggio obbligato, ma non è la meta, è un passaggio: la meta è la gloria".

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"La logica del seme che muore, dell'amore umile, è la via di Dio, e solo questa dà frutto".

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"Gesù ha vissuto l'amore fino in fondo, lasciandosi spezzare dalla morte come un seme si lascia spezzare sotto terra. Proprio lì, nel punto estremo del suo abbassamento - che è anche il punto più alto dell'amore - è germogliata la speranza".

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"Gesù ha portato nel mondo una speranza nuova e lo ha fatto alla maniera del seme: si è fatto piccolo, come un chicco di grano; ha lasciato la sua gloria celeste per venire tra noi".

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“Quando Dio promette, porta a compimento quello che promette. Mai manca alla sua parola. E allora la nostra vita assumerà una luce nuova, nella consapevolezza che Colui che ha risuscitato il suo Figlio risusciterà anche noi e ci renderà davvero una cosa sola con Lui, insieme a tutti i nostri fratelli nella fede” .

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“Questo è il paradosso e nel contempo l’elemento più forte, più alto della nostra speranza! Una speranza fondata su una promessa che dal punto di vista umano sembra incerta e imprevedibile, ma che non viene meno neppure di fronte alla morte, quando a promettere è il Dio della Risurrezione e della vita”.

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"La grande speranza si radica nella fede, e proprio per questo è capace di andare oltre ogni speranza. Sì, perché non si fonda sulla nostra parola, ma sulla Parola di Dio".

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"La nostra speranza non si regge su ragionamenti, previsioni e rassicurazioni umane; e si manifesta là dove non c'è più speranza, dove non c'è più niente in cui sperare, proprio come avvenne per Abramo, di fronte alla sua morte imminente e alla sterilità della moglie Sara".

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"Abramo può ben dirsi padre di molti popoli, in quanto risplende come annuncio di un'umanità nuova, riscattata da Cristo dal peccato e dalla morte e introdotta una volta per sempre nell'abbraccio dell'amore di Dio".

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"Il Dio che si rivela ad Abramo è il Dio che salva, il Dio che fa uscire dalla disperazione e dalla morte, il Dio che chiama alla vita. Nella vicenda di Abramo tutto diventa un inno al Dio che libera e rigenera, tutto diventa profezia".

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"Abramo è per noi non solo padre della fede, ma padre nella speranza. E questo perché nella sua vicenda possiamo già cogliere un annuncio della Risurrezione, della vita nuova che vince il male e la stessa morte".

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"La Parola di Dio alimenta una speranza che si traduce concretamente in condivisione, in servizio reciproco".

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"Chi sperimenta nella propria vita l'amore fedele di Dio e la sua consolazione è in grado, anzi, in dovere di stare vicino ai fratelli più deboli e farsi carico delle loro fragilità".

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"La Parola di Dio ci rivela che il Signore è davvero il Dio della perseveranza e della consolazione, che rimane sempre fedele al suo amore per noi. Si prende cura di noi, ricoprendo le nostre ferite con la carezza della sua bontà e della sua misericordia, cioè ci consola".

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"La consolazione è la grazia di saper cogliere e mostrare in ogni situazione, anche in quelle maggiormente segnate dalla delusione e dalla sofferenza, la presenza e l'azione compassionevole di Dio".

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"La perseveranza è la capacità di sopportare, portare sopra le spalle, ‘sop-portare', di rimanere fedeli, anche quando il peso sembra diventare troppo grande, insostenibile, e saremmo tentati di giudicare negativamente e di abbandonare tutto e tutti".

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"L'uomo è chiamato ad amare e a essere amato, stabilendo vincoli di appartenenza e legami di unità con tutti i suoi simili. È importante che la società lavori congiuntamente in ambito politico, educativo e religioso per creare relazioni umane più calorose, che rompano i muri che isolano ed emarginano".

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"La responsabilità dinanzi al creato è il modo in cui dobbiamo interagire con esso e costituisce uno dei nostri compiti primordiali. Non possiamo restare a braccia conserte, quando constatiamo una forma irresponsabile di manipolazione del creato".

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"Il rispetto è l'atteggiamento fondamentale che l'uomo deve assumere con il creato. Lo abbiamo ricevuto come un dono prezioso e dobbiamo sforzarci affinché le generazioni future possano continuare ad ammirarlo e a beneficiarne. Questa cura dobbiamo insegnarla e trasmetterla".

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“Integrati nelle vostre comunità, non abbiate paura di rischiare e di impegnarvi nella costruzione di una nuova società, permeando con la forza del Vangelo gli ambienti sociali, politici, economici e universitari! Non abbiate paura di lottare contro la corruzione e non vi lasciate sedurre da essa!”.

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"Tra le incertezze e le insicurezze di ogni giorno, nella precarietà che le situazioni di ingiustizia creano intorno a voi, abbiate una certezza: Maria è un segno di speranza che vi darà coraggio con un grande impulso missionario. Lei conosce le sfide tra le quali vivete".

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"Bisogna saper cambiare, adattarsi, per rendere il messaggio più vicino, benché sia sempre lo stesso, perché Dio non cambia, ma rende nuove tutte le cose in lui".

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  "Il catechista è creativo; ricerca diversi mezzi e forme per annunciare Cristo. Questa ricerca per far conoscere Gesù come somma bellezza ci porta a incontrare nuovi segni e forme per la trasmissione della fede".

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"Il catechista cammina da e con Cristo, non è una persona che parte dalle proprie idee e dai propri gusti, ma si lascia guardare da Lui, da quello sguardo che fa ardere il cuore. Quanto più Gesù occupa il centro della nostra vita, tanto più ci fa uscire da noi stessi, ci decentra e ci rende più vicini agli altri".

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"La catechesi non è un lavoro o un compito esterno alla persona del catechista, ma si è catechisti e tutta la vita gira attorno a questa missione. Di fatto, essere catechista è una vocazione di servizio nella Chiesa, ciò che è stato ricevuto come dono da parte del Signore si deve a sua volta trasmettere".

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"San Francesco d'Assisi, a uno dei suoi seguaci che insisteva nel chiedergli di insegnargli a predicare, rispose così: ‘Fratello, quando visitiamo i malati, aiutiamo i bambini e diamo da mangiare ai poveri, stiamo già predicando'. In questa bella lezione sono racchiuse la vocazione e il compito del catechista".

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"Mi piace il comandamento che Dio dà al nostro padre Abramo, come sintesi della vita: ‘Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile'. Cammina nella mia presenza, cioè davanti a me, lasciandoti spogliare da me e prendendo le promesse che io ti faccio, fidandoti di me, e sii irreprensibile".

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"L'anima nostra, quando si sistema troppo, si installa troppo, perde questa dimensione di andare verso la promessa e invece di camminare verso la promessa, porta la promessa e possiede la promessa. Ma questo non va, non è propriamente cristiano".

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"Il cristiano è sempre in cammino. Un atteggiamento che ci ricorda che il cristiano fermo non è vero cristiano: il cammino incomincia tutti i giorni al mattino, aperto alle sorprese del Signore, tante volte non buone, tante volte brutte, ma io so che il Signore mi porterà a un posto sicuro, a una terra che ha preparato per me".

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"Abramo non edifica una casa: pianta una tenda, perché sa che è in cammino e si fida di Dio, si fida. E il Signore gli farà sapere quale sarà la terra".

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"Lo spogliamento è come una prima dimensione della nostra vita cristiana, per andare verso una promessa. Noi siamo uomini e donne che camminiamo verso una promessa, verso un incontro, verso qualcosa - una terra, dice il Signore ad Abramo - che dobbiamo ricevere in eredità".

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"Abramo, per fede obbedì partendo per una terra che doveva ricevere in eredità e partì senza sapere dove andava. Del resto, il cristiano non ha oroscopo per vedere il futuro; non va dalla negromante con la sfera di cristallo perché vuole che gli legga la mano: no, non sa dove va, va guidato".

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"Un cristiano deve avere questa capacità di essere spogliato e lasciarsi crocifiggere con Gesù in croce".

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"In Abramo c'è lo stile della vita cristiana, lo stile di noi come popolo. E una prima dimensione di questo stile è lo spogliamento. La prima parola che il Signore dice ad Abramo è: ‘Vattene'. Questa dimensione di spogliamento trova la sua pienezza nello spogliamento di Gesù nella croce".

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"Il problema della fede è il nocciolo della nostra vita: possiamo essere tanto tanto virtuosi, ma con niente o poca fede; dobbiamo incominciare da qui, dal mistero di Gesù Cristo che ci ha salvato con la sua fedeltà".

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"Noi siamo stati scelti, perché non siamo stati noi a scegliere lui: lui ha scelto noi. Lui che ha scelto te, ti ha chiamato e si è legato. E proprio questa è la nostra fede: se noi non crediamo questo, non capiamo cosa sia il messaggio di Cristo, non capiamo il Vangelo".

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"Tante volte perdiamo questa capacità di condanna e vogliamo portare avanti le pecore un po' con quel buonismo che non solo è ingenuo: non va. E fa male. Quel buonismo dei compromessi, per attirarsi l'ammirazione o l'amore dei fedeli lasciando fare".

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"La terza caratteristica è la capacità di denunciare. Un apostolo non può essere un ingenuo. Il buon pastore sa condannare, con nome e cognome, e per questo Paolo denuncia i giudaizzanti; denuncia gli gnostici; denuncia gli idolatri; denuncia i mercenari".

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"Prima caratteristica del pastore, che sia appassionato, che sia zelante; seconda caratteristica, che sappia discernere dove è la vera strada. E ciò vuol dire che il pastore vero accompagna le pecore sempre: nei momenti belli e anche nei momenti brutti, anche nei momenti della seduzione".

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“Noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, ma la tentazione è sempre la stessa: coprire, dissimulare, non credere che siamo creta, cedendo così a quella ipocrisia nei confronti di noi stessi”.

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"C'è ipocrisia quando credo che non sono fatto di creta. E questo è il cammino, la strada verso la vanità, la superbia, l'autoreferenzialità di quelli che non sentendosi creta, cercano la salvezza, la pienezza da se stessi".

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"Le dissimulazioni sono vergognose, sono ipocrite, perché c'è un'ipocrisia verso gli altri. Ma c'è un'altra ipocrisia: il confronto con noi stessi, cioè quando io credo di essere un'altra cosa da quello che sono".

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"Una delle cose più difficili nella vita è riconoscere la propria vulnerabilità. Alle volte cerchiamo di coprire la vulnerabilità, che non si veda; o truccarla, perché non si veda; o finiamo per dissimulare".

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"Nessuno di noi può salvare se stesso: tutti noi abbiamo bisogno della potenza di Dio, della potenza del Signore, per essere salvati".

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"Il Signore ci ha insegnato parole decisive e ha detto: ‘Il vostro parlare sia questo: sì, no. Il superfluo proviene dal maligno'. Questo atteggiamento di sicurezza e di testimonianza è stato affidato dal Signore alla Chiesa e a tutti noi battezzati, ai quali si richiede sicurezza nella pienezza delle promesse in Cristo".

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"Chi nasconde la luce fa una contro-testimonianza; è un po' sì e un po' no. Ha la luce, ma non la dona, non la fa vedere e se non la fa vedere non glorifica il Padre che è nei cieli".

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"In Gesù non c'è un no: sempre sì, per la gloria del Padre. Ma anche noi partecipiamo di questo sì di Gesù, perché lui ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo, ci ha dato la caparra dello Spirito".

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"Coloro che hanno un cuore chiuso: non sono felici perché non può entrare il dono della consolazione e darlo agli altri. Non seguono le beatitudini, e si sentono ricchi di spirito, ossia sufficienti".

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"Un cuore aperto è un cuore felice e nel Vangelo abbiamo sentito chi sono i felici, chi sono i beati: i poveri. Così il cuore si apre con un atteggiamento di povertà, di povertà di spirito".

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"Se io lascio entrare la consolazione del Signore come dono è perché ho bisogno di essere consolato: sono bisognoso. Infatti, per essere consolato è necessario riconoscere di essere bisognoso: soltanto così il Signore viene, ci consola e ci dà la missione di consolare gli altri".

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"La consolazione è uno stato di passaggio dal dono ricevuto al servizio donato, tanto che la vera consolazione ha questa doppia alterità: è dono e servizio".

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“È Dio che ci consola, è Dio che ci dà questo dono: noi col cuore aperto, Lui viene e ci dà. Questa è l’alterità che fa crescere la vera consolazione; e la vera consolazione dell’anima matura anche in un’altra alterità, perché noi possiamo consolare gli altri”.

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"La consolazione, per essere vera, per essere cristiana, ha bisogno di un'alterità, perché la vera consolazione si riceve".

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"L'esperienza della consolazione ha bisogno sempre di un'alterità per essere piena: nessuno può consolare se stesso. Chi cerca di farlo, finisce guardandosi allo specchio, e l'aria che respira è quell'aria narcisista dell'autoreferenzialità. Ma questa non è consolazione perché è chiusa, le manca un'alterità".

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"L'ipocrisia distrugge, uccide le persone, uccide le comunità. Quando ci sono ipocriti in una comunità c'è un pericolo grande lì, c'è un pericolo molto brutto. Perciò il Signore Gesù ci ha detto: ‘Sia il vostro parlare: sì, sì, no, no. Il superfluo procede dal maligno'".

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"L'ipocrita sempre è un adulatore, o in tono maggiore o in tono minore, ma è un adulatore. Utilizza, cioè, quella adulazione che ammorbidisce il cuore e ammorbidisce la vita".

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"Fare le opere di misericordia è sempre subire scomodità. Questo genere di opere scomoda, ma il Signore ha subìto la scomodità per noi: è andato in croce, per darci misericordia".

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"Un'opera di misericordia significa non solo condividere quello che io ho, ma compatire, cioè soffrire con chi soffre".

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"La missione dice alla Chiesa che essa non è fine a sé stessa, ma è umile strumento e mediazione del Regno. Una Chiesa autoreferenziale, che si compiace di successi terreni, non è la Chiesa di Cristo, suo corpo crocifisso e glorioso".

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"La missione della Chiesa ispira una esperienza di continuo esilio, per fare sentire all'uomo assetato di infinito la sua condizione di esule in cammino verso la patria finale, proteso tra il già e il non ancora del Regno dei Cieli".

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"Il mondo ha essenzialmente bisogno del Vangelo di Gesù Cristo. Egli, attraverso la Chiesa, continua la sua missione di Buon Samaritano, curando le ferite sanguinanti dell'umanità, e di Buon Pastore, cercando senza sosta chi si è smarrito per sentieri contorti e senza meta".

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"Il Vangelo è una Persona, la quale continuamente si offre e continuamente invita chi la accoglie con fede umile e operosa a condividere la sua vita attraverso una partecipazione effettiva al suo mistero pasquale di morte e risurrezione".

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"Mediante la proclamazione del Vangelo, Gesù diventa sempre nuovamente nostro contemporaneo, affinché chi lo accoglie con fede e amore sperimenti la forza trasformatrice del suo Spirito di Risorto che feconda l'umano e il creato come fa la pioggia con la terra".

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"La missione della Chiesa non è la diffusione di una ideologia religiosa e nemmeno la proposta di un'etica sublime. Molti movimenti nel mondo sanno produrre ideali elevati o espressioni etiche notevoli. La missione della Chiesa rappresenta il kairos, il tempo propizio della salvezza nella storia".

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"Una Chiesa senza martiri dà sfiducia; una Chiesa che non rischia dà sfiducia; una Chiesa che ha paura di annunciare Gesù Cristo e cacciare via i demoni, gli idoli, l'altro signore, che è il denaro, non è la Chiesa di Gesù".

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"Questo è il miracolo che fa lo Spirito Santo: passare da uno stato di vita mondano, tranquillo senza rischi, cattolico, ma così, tiepido, a uno stato di vita del vero annuncio di Gesù, alla gioia dell'annuncio di Cristo. Passare da una religiosità che guarda troppo ai guadagni, alla fede e alla proclamazione: ‘Gesù è il Signore'".

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"Il cattivo spirito preferisce una Chiesa tranquilla senza rischi, una Chiesa degli affari, una Chiesa comoda, nella comodità del tepore, tiepida. Quando la Chiesa è tiepida, tranquilla, tutta organizzata, non ci sono problemi".

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"Una pace senza croce non è la pace di Gesù: è una pace che si può comprare. Magari possiamo fabbricarla noi, ma non è duratura: finisce".

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"La pace di Dio è una pace reale, che va nella realtà della vita, che non nega la vita. Perché la vita è così: c'è la sofferenza, ci sono gli ammalati, ci sono tante cose brutte, ci sono le guerre, ma quella pace da dentro, che è un regalo, non si perde, ma si va avanti portando la croce e la sofferenza".

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"Il mondo ci offre una pace che guarda soltanto alle proprie cose, alle proprie assicurazioni, che non manchi nulla; ci insegna la strada della pace con l'anestesia. Il mondo ci anestetizza per non vedere un'altra realtà della vita: la croce".

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"Quando Gesù dice ai discepoli: ‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace', aggiunge: ‘Non come la dà il mondo, io la do a voi'. Infatti, la pace che ci offre il mondo è una pace senza tribolazioni: ci offre una pace artificiale, una pace che più che pace è tranquillità. Come a dire: ‘Per favore, non disturbarmi: io voglio essere tranquillo'".

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"La strada giusta è ricevere con docilità la parola, conoscere la parola e chiedere allo Spirito la grazia di farla conoscere. E poi dare spazio perché questo seme germogli e cresca in quegli atteggiamenti di bontà, mitezza, benevolenza, pace, carità, padronanza di sé: tutto questo che fa lo stile cristiano".

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"Bisogna essere aperti, non chiusi, non rigidi: aperti. Il primo passo nel cammino della docilità è accogliere la parola: aprire il cuore, riceverla, lasciarla entrare come il seme che poi germoglierà".

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"I cristiani devono saper discernere: discernere una cosa dall'altra, discernere qual è la novità, il vino nuovo che viene da Dio; qual è la novità che viene dallo spirito del mondo e qual è la novità che viene dal diavolo".

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"Come posso io sapere se una cosa è dello Spirito Santo o è della mondanità, dello spirito del mondo o è dello spirito del diavolo? L'unico modo è chiedere la grazia del discernimento".

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"Sempre, dai tempi dei profeti a oggi, c'è il peccato di resistere allo Spirito Santo, resistenza allo Spirito Santo espressa col dire: ‘No, sempre è stato fatto così e deve farsi così'".

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"Lo Spirito è il dono di Dio, di questo Dio, Padre nostro, che sempre ci sorprende: il Dio delle sorprese. E questo perché è un Dio vivo, è un Dio che abita in noi, un Dio che muove il nostro cuore, un Dio che è nella Chiesa e cammina con noi; e in questo cammino ci sorprende sempre".

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"I cuori chiusi sanno tutto, non hanno bisogno di spiegazioni. E, come rimprovera Stefano e anche Gesù aveva rimproverato loro: ‘Ai profeti che cosa avete fatto? Li avete uccisi, perché vi dicevano quello che a voi non piaceva'".

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"Fanno soffrire tanto la Chiesa: i cuori chiusi, i cuori di pietra, i cuori che non vogliono aprirsi, che non vogliono sentire; i cuori che soltanto conoscono il linguaggio della condanna. Essi sanno condannare e non sanno dire: spiegami, perché tu dici questo? Perché questo? Spiegami".

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"Sarà il Signore a confortarci, a darci la forza per andare avanti, perché Lui agisce con noi se noi siamo fedeli all'annuncio del Vangelo, se noi usciamo da noi stessi per predicare Cristo crocifisso, scandalo e pazzia, e se noi facciamo questo con uno stile di umiltà, di vera umiltà".

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"L'umiltà è necessaria proprio perché noi portiamo avanti un annuncio di gloria ma tramite l'umiliazione. E l'annuncio del Vangelo subisce la tentazione del potere, la tentazione della superbia, la tentazione di tante mondanità che ci sono e ci portano a predicare o a recitare".

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"L'annuncio del Vangelo non è un carnevale, una festa che è una cosa bellissima, ma questo non è l'annuncio del Vangelo. Ci vuole l'umiltà: il Vangelo non può essere annunciato con il potere umano, non può essere annunciato con lo spirito di arrampicare e andare su, no! Questo non è il Vangelo!".

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"Il Vangelo va annunciato in umiltà, perché il Figlio di Dio si è umiliato, si è annientato: lo stile di Dio è questo, non ce n'è un altro".

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"Il Vangelo è proclamato sempre in cammino: mai seduti. Uscire, dunque, per andare dove Gesù non è conosciuto o dove Gesù è perseguitato e sfigurato, per proclamare il vero Vangelo. Noi annunciamo Cristo crocifisso, potenza di Dio e sapienza di Dio. Proprio questo è il Cristo che Gesù ci manda ad annunciare".

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"La prima cosa che chiede Gesù è di andare, non rimanere in Gerusalemme: ‘Andate in tutto il mondo, proclamate il Vangelo a ogni creatura'. È un invito a uscire, andare".

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"Nella storia tante volte quella Chiesa che ha condannato il razionalismo, l'illuminismo, è anch'essa caduta in una teologia del si può e non si può, fino a qui, fino a là, e ha dimenticato questo rinascere dallo Spirito che ti dà la libertà, la franchezza della predica, l'annuncio che Gesù Cristo è il Signore".

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"La concretezza della fede porta alla franchezza, alla testimonianza fino al martirio, che è contro i compromessi o l'idealizzazione della fede".

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"Alle volte noi dimentichiamo che la nostra fede è concreta: il Verbo non si è fatto idea, si è fatto carne. Non a caso quando recitiamo il Credo, diciamo tutte cose concrete. Il Credo nostro non dice: ‘Io credo che devo fare questo'. No! Sono cose concrete".

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"La Chiesa è un popolo. Ma un popolo sognato da Dio, un popolo che ha dato un padre sulla terra che obbedì, e abbiamo un fratello che ha dato la sua vita per noi, per farci popolo. Possiamo guardare il Padre, ringraziare; guardare Gesù, ringraziare; e guardare Abramo e noi, che siamo parte del cammino".

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"La Chiesa ci invita a fermarci, a guardare le nostre radici, a guardare nostro padre che ci ha fatto popolo, cielo pieno di stelle, spiagge piene di granelli di sabbia. Ogni cristiano, quindi, è invitato a guardare la storia e a rendersi conto: ‘Io non sono solo, sono un popolo'".

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"La croce per alcune persone è un distintivo di appartenenza: ‘Sì, io porto la croce per far vedere che sono cristiano'. E sta bene, però non solo come il distintivo di una squadra. Altri portano la croce come un ornamento, portano croci con pietre preziose, per farsi vedere".

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"La croce è il simbolo dei cristiani, e noi facciamo il segno della croce, ma non sempre lo facciamo bene".

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"La salvezza viene soltanto dalla croce, ma da questa croce che è Dio fatto carne: non c'è salvezza nelle idee, non c'è salvezza nella buona volontà, nella voglia di essere buoni. In realtà, l'unica salvezza è in Cristo crocifisso, perché soltanto Lui è stato capace di prendere tutto il veleno del peccato e ci ha guarito lì".

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"I corrotti credono che fanno bene le cose così, si credono con impunità. Oltretutto, persino confessano la loro corruzione".

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"La corruzione è peggio del peccato, perché io posso peccare, scivolo, sono infedele a Dio, ma poi cerco di non fare di più o almeno so che non sta bene. Invece la corruzione è quando il peccato entra nella tua coscienza e non ti lascia posto neppure per l'aria, tutto diventa peccato: questo è corruzione".

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"Anche noi siamo popolo di Dio e conosciamo bene come è il nostro cuore; e ogni giorno dobbiamo riprendere il cammino per non scivolare lentamente verso gli idoli, verso le fantasie, verso la mondanità, verso l'infedeltà".

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"Nel cuore dell'uomo, sempre c'è questa inquietudine: non è soddisfatto di Dio, dell'amore fedele. E così il cuore dell'uomo è sempre inclinato verso l'infedeltà: questa è la tentazione".

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"Anche a noi Gesù dice: ‘Alzati, prendi la tua vita come sia, bella, brutta e vai avanti. Non avere paura, vai avanti. È la tua vita è la tua gioia'. La prima domanda che il Signore pone a tutti, oggi, è quindi: ‘Vuoi guarire?'. E se la risposta è ‘Sì, Signore', Gesù esorta: ‘Alzati!'".

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"L'accidia è quel vivere tanto per vivere, è quel non avere voglia di andare avanti, non avere voglia di fare qualcosa nella vita: è l'aver perso la memoria della gioia".

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"Guai al popolo che si dimentica di quello stupore del primo incontro con Gesù. È lo stupore descritto anche nel Vangelo - ‘le folle furono prese da stupore' - che apre le porte alla parola di Dio".

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"Quando noi non ci fermiamo per ascoltare la voce del Signore finiamo per allontanarci, ci allontaniamo da lui, voltiamo le spalle. Un atteggiamento che porta delle conseguenze: se non si ascolta la voce del Signore, si ascoltano altre voci. E di tanto chiuderci le orecchie, diventiamo sordi alla parola di Dio".

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"Non andiamo da tanti sepolcri che oggi ti promettono qualcosa, bellezza, e poi non ti danno niente! Lui è vivo! Non cerchiamo fra i morti colui che è vivo!".

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"Abbiamo bisogno di sentirci ripetere e di ricordarci a vicenda l'ammonimento dell'angelo! Questo ammonimento, ‘Perché cercate tra i morti colui che è vivo', ci aiuta ad uscire dai nostri spazi di tristezza e ci apre agli orizzonti della gioia e della speranza".

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"Gesù non è nel sepolcro, è il Risorto! Lui è il Vivente, Colui che sempre rinnova il suo corpo che è la Chiesa e lo fa camminare attirandolo verso di Lui".

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"Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Questa domanda ci fa superare la tentazione di guardare indietro, a ciò che è stato ieri, e ci spinge in avanti verso il futuro".

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"Gesù si è consegnato volontariamente alla morte per corrispondere all'amore di Dio Padre, in perfetta unione con la sua volontà, per dimostrare il suo amore per noi. Ciascuno di noi può dire: ‘Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Ciascuno può dire questo per me'".

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"Mostriamo la gioia di essere figli di Dio, la libertà che ci dona il vivere in Cristo, guardiamo alla Patria celeste. È un servizio prezioso che dobbiamo dare a questo nostro mondo, che spesso non riesce più a sollevare lo sguardo verso Dio".

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"A chi ci chiede ragione della speranza che è in noi, indichiamo il Cristo Risorto. Indichiamolo con l'annuncio della Parola, ma soprattutto con la nostra vita di risorti".

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"Il Signore Risorto è la speranza che non viene mai meno, che non delude. La speranza di noi cristiani è forte, sicura, solida in questa terra, dove Dio ci ha chiamati a camminare, ed è aperta all'eternità, perché fondata su Dio, che è sempre fedele".

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"Con la Risurrezione di Gesù qualcosa di assolutamente nuovo avviene: siamo liberati dalla schiavitù del peccato e diventiamo figli di Dio, siamo generati cioè ad una vita nuova".

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"La Settimana Santa è un tempo di grazia che il Signore ci dona per aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita, delle nostre parrocchie, ed uscire incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede".

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"Vivere la Settimana Santa è entrare sempre più nella logica di Dio, nella logica della Croce, che non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell'amore e del dono di sé che porta vita. È entrare nella logica del Vangelo".

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"Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù vuol dire imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto".

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"Io posso perdonare solamente se mi sento perdonato. Se tu non hai coscienza di essere perdonato mai potrai perdonare, mai".

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"Per entrare nel mistero del perdono dobbiamo vergognarci. Ma, non possiamo da soli, la vergogna è una grazia: ‘Signore, che io abbia vergogna di quello che ho fatto'. E così la Chiesa si mette davanti a questo mistero del peccato e ci fa vedere l'uscita, la preghiera, il pentimento e la vergogna".

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"A tutti i cristiani, Giuseppe doni la fedeltà che generalmente cresce in un atteggiamento giusto, cresce nel silenzio e cresce nella tenerezza che è capace di custodire le proprie debolezze e quelle degli altri".

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"Che ai giovani Giuseppe dia - perché lui era giovane - la capacità di sognare, di rischiare e prendere i compiti difficili che hanno visto nei sogni".

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"Giuseppe dia a tutti noi la capacità di sognare perché quando sogniamo le cose grandi, le cose belle, ci avviciniamo al sogno di Dio, le cose che Dio sogna su di noi".

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"Giuseppe mi piace pensarlo come il custode delle debolezze, anche delle nostre debolezze. Infatti egli è capace di far nascere tante cose belle dalle nostre debolezze, dai nostri peccati. Egli è custode delle debolezze perché divengano salde nella fede".

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"Abitualmente il peccatore, se si pente, torna indietro; il corrotto difficilmente, perché è chiuso in se stesso".

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"È bene chiederci se il dramma di tanta gente entra nel mio cuore oppure se sono proprio come quel ricco di cui parla il Vangelo, a cui non entrò mai nel cuore Lazzaro, del quale avevano più pietà i cani. E se io fossi così come quel ricco, sarei in cammino dal peccato alla corruzione".

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"Il nostro cuore ci tradisce se noi non stiamo attenti, se non siamo in continua vigilanza, se siamo pigri, se viviamo con leggerezza. E questa strada è una strada pericolosa, è una strada scivolosa, quando mi fido soltanto del mio cuore: perché lui è infido, è pericoloso".

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"L'opzione tra due modi di vita, che divengono poi pilastri di vita, viene dal cuore: la fecondità dell'uomo che confida nel Signore e la sterilità dell'uomo che confida in se stesso, nelle sue cose, nel suo mondo, nelle sue fantasie o anche nelle sue ricchezze, nel suo potere".

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"Convertirsi non è andare da una fata che con la bacchetta magica ci converta: no! È un cammino. È un cammino di allontanarsi e di imparare. È un cammino che richiede coraggio, per allontanarsi dal male, e umiltà per imparare a fare il bene. E che, soprattutto, ha bisogno di cose concrete".

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"Il modo migliore per collocare l'essere umano al suo posto e mettere fine alla sua pretesa di essere un dominatore assoluto della terra, è ritornare a proporre la figura di un Padre creatore e unico padrone del mondo, perché altrimenti l'essere umano tenderà sempre a voler imporre alla realtà le proprie leggi e i propri interessi".

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"Non possiamo sostenere una spiritualità che dimentichi Dio onnipotente e creatore. In questo modo, finiremmo per adorare altre potenze del mondo, o ci collocheremmo al posto del Signore, fino a pretendere di calpestare la realtà creata da Lui senza conoscere limite".

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"Se si vuole veramente costruire un'ecologia che ci permetta di riparare tutto ciò che abbiamo distrutto, allora nessun ramo delle scienze e nessuna forma di saggezza può essere trascurata, nemmeno quella religiosa con il suo linguaggio proprio".

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“Si rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche la libertà e la giustizia”.

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"Bisogna rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana. Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci, e per ciò stesso non c'è nemmeno spazio per la globalizzazione dell'indifferenza".

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"La terra dei poveri del Sud è ricca e poco inquinata, ma l'accesso alla proprietà dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessità vitali è loro vietato da un sistema di rapporti commerciali e di proprietà strutturalmente perverso".

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"Un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull'ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri".

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“L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale”.

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"Lo scandalo è dire una cosa e farne un'altra; è la doppia vita".


 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis