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"Così crescono le inimicizie fra di noi: cominciano con una piccola cosa, una gelosia, un'invidia e poi questo cresce e noi vediamo la vita soltanto da quel punto e quella pagliuzza diventa per noi una trave. Tanto che poi la nostra vita gira intorno a quello e distrugge il legame di fraternità".

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"Nella tentazione non si dialoga, si prega: ‘Aiuto, Signore, sono debole, non voglio nascondermi da te'".

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"La tentazione ti porta a nasconderti dal Signore e tu te ne vai con la tua colpa, col tuo peccato, con la tua corruzione, lontano dal Signore. A quel punto ci vuole la grazia di Gesù per tornare e chiedere perdono, come ha fatto il figliol prodigo".

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"La corruzione incomincia da poco, con il dialogo, proprio come avviene per Eva che si sente rassicurare dal serpente: ‘Ma no, non è vero che ti farà male questo frutto, mangialo, è buono, è poca cosa, nessuno se ne accorge'. E così, a poco a poco, si cade nel peccato, si cade nella corruzione".

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"Il serpente, il diavolo è astuto: non si può dialogare col diavolo. Oltretutto, tutti noi sappiamo cosa sono le tentazioni, tutti sappiamo perché tutti ne abbiamo: tante tentazioni di vanità, di superbia, di cupidigia, di avarizia, tante! Ma tutte incominciano quando ci diciamo: ma, si può, si può...".

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"Il diavolo è un mal pagatore, non paga bene: è un truffatore, ti promette tutto e ti lascia nudo. Certo, anche Gesù è finito nudo, ma sulla croce, per obbedienza al Padre: un'altra strada".

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"Quando il diavolo circuisce una persona lo fa con il dialogo, cerca di dialogare. È proprio quello che tenta di fare anche con Gesù".   "Questa è la peculiarità dello sguardo di Gesù. Gesù non massifica la gente: Gesù guarda ognuno".

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"La più grande forza della Chiesa oggi è nelle piccole Chiese, con poca gente, perseguitate, con i loro Vescovi in carcere. Questa è la nostra gloria oggi e la nostra forza: una Chiesa senza martiri, è una Chiesa senza Gesù".

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"I martiri sono quelli che portano avanti la Chiesa; che l'hanno sostenuta e la sostengono oggi. E oggi ce ne sono più dei primi secoli, anche se i media non lo dicono perché non fa notizia: tanti cristiani nel mondo oggi sono beati perché perseguitati, insultati, carcerati".

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"Sperare significa imparare a vivere nell'attesa. Imparare a vivere nell'attesa e trovare la vita. Solo un povero sa attendere. Chi è già pieno di sé e dei suoi averi, non sa riporre la propria fiducia in nessun altro se non in se stesso".

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"La speranza cristiana è l'attesa di una cosa che è già stata compiuta e che certamente si realizzerà per ciascuno di noi".

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"Ogni volta che ci troviamo di fronte alla nostra morte, o a quella di una persona cara, sentiamo che la nostra fede viene messa alla prova. Emergono tutti i nostri dubbi, tutta la nostra fragilità, e ci chiediamo: ‘Ma davvero ci sarà la vita dopo la morte...?'".

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"Non siamo noi che possiamo insegnare a Dio quello che deve fare, ciò di cui noi abbiamo bisogno. Lui lo sa meglio di noi, e dobbiamo fidarci, perché le sue vie e i suoi pensieri sono diversi dai nostri".

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"Noi chiediamo al Signore vita, salute, affetti, felicità; ed è giusto farlo, ma nella consapevolezza che Dio sa trarre vita anche dalla morte, che si può sperimentare la pace anche nella malattia, e che ci può essere serenità anche nella solitudine e beatitudine anche nel pianto".

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"Non mettiamo mai condizioni a Dio e lasciamo invece che la speranza vinca i nostri timori. Fidarsi di Dio vuol dire entrare nei suoi disegni senza nulla pretendere, anche accettando che la sua salvezza e il suo aiuto giungano a noi in modo diverso dalle nostre aspettative".

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“Il Signore è Dio di salvezza, qualunque forma essa prenda. È salvezza liberare dai nemici e far vivere, ma, nei suoi piani impenetrabili, può essere salvezza anche consegnare alla morte”.

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"Quante volte noi arriviamo a situazioni di limite dove non sentiamo neppure la capacità di avere fiducia nel Signore. È una tentazione brutta! E, paradossalmente, sembra che, per sfuggire alla morte, non resti che consegnarsi nelle mani di chi uccide".

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“Sotto la misericordia divina, e ancor più alla luce del mistero pasquale, la morte può diventare, come è stato per san Francesco d’Assisi, nostra sorella morte e rappresentare, per ogni uomo e per ciascuno di noi, la sorprendente occasione di conoscere la speranza e di incontrare il Signore”.

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"L'istintivo orrore del morire svela la necessità di sperare nel Dio della vita. ‘Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo': sono le parole della speranza che diventa preghiera, quella supplica colma di angoscia che sale alle labbra dell'uomo davanti a un imminente pericolo di morte".

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"Confidando nel Signore si diventa come Lui, la sua benedizione ci trasforma in suoi figli, che condividono la sua vita. La speranza in Dio ci fa entrare, per così dire, nel raggio d'azione del suo ricordo, della sua memoria che ci benedice e ci salva".

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"Alla speranza in un Signore della vita che con la sua Parola ha creato il mondo e conduce le nostre esistenze, si contrappone la fiducia in simulacri muti che confondono la mente e il cuore, e invece di favorire la vita conducono alla morte".

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"Tante volte siamo più contenti dell'effimera speranza che ti dà un falso idolo, che la grande speranza sicura che ci dà il Signore".

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"L'uomo, immagine di Dio, si fabbrica un dio a sua propria immagine, ed è anche un'immagine mal riuscita: non sente, non agisce, e soprattutto non può parlare. Ma, noi siamo più contenti di andare dagli idoli che andare dal Signore".

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  "Siamo tentati di cercare consolazioni anche effimere, che sembrano riempire il vuoto della solitudine e lenire la fatica del credere. E pensiamo di poterle trovare nella sicurezza che può dare il denaro, nelle alleanze con i potenti, nella mondanità, nelle false ideologie".

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"La fede è fidarsi di Dio, ma viene il momento in cui, scontrandosi con le difficoltà della vita, l'uomo sperimenta la fragilità di quella fiducia e sente il bisogno di certezze diverse, di sicurezze tangibili, concrete".

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"La Sacra Scrittura ci mette in guardia contro le false speranze che il mondo ci presenta, smascherando la loro inutilità e mostrandone l'insensatezza. E lo fa soprattutto denunciando la falsità degli idoli in cui l'uomo è continuamente tentato di riporre la sua fiducia, facendone l'oggetto della sua speranza".

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"Se non posso dire parole così, con il pianto, con il dolore, meglio il silenzio; la carezza, il gesto e niente parole. Tante volte, nella nostra vita, le lacrime seminano speranza, sono semi di speranza".

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"Per parlare di speranza a chi è disperato, bisogna condividere la sua disperazione; per asciugare una lacrima dal volto di chi soffre, bisogna unire al suo il nostro pianto. Solo così le nostre parole possono essere realmente capaci di dare un po' di speranza".

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"La speranza non è certezza che ti mette al sicuro dal dubbio e dalla perplessità. Speranza è anche non avere paura di vedere la realtà per quello che è e accettarne le contraddizioni".

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"La speranza apre nuovi orizzonti, rende capaci di sognare ciò che non è neppure immaginabile. La speranza fa entrare nel buio di un futuro incerto per camminare nella luce. È bella la virtù della speranza; ci dà tanta forza per camminare nella vita".


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"Chi confida nelle proprie sicurezze, soprattutto materiali, non attende la salvezza da Dio. Mettiamoci questo in testa: le nostre sicurezze non ci salveranno; l'unica sicurezza che ci salva è quella della speranza in Dio".

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"La speranza mai è ferma, la speranza sempre è in cammino e ci fa camminare".

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"Il male non trionferà per sempre, c'è una fine al dolore. La disperazione è vinta perché Dio è tra noi".

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"Quando tutto sembra finito, quando, di fronte a tante realtà negative, la fede si fa faticosa e viene la tentazione di dire che niente più ha senso, ecco invece la bella notizia: Dio sta venendo a realizzare qualcosa di nuovo, a instaurare un regno di pace".

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"Qualunque sia il deserto delle nostre vite - ognuno sa in quale deserto cammina - diventerà un giardino fiorito. La speranza non delude!"

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"La speranza non delude. L'ottimismo delude, la speranza no!".

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"Contemplare il Dio-Bambino è un invito a tornare alle fonti e alle radici della nostra fede. In Gesù la fede si fa speranza, diventa fermento e benedizione: Egli ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia".

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"Abbiamo creato una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza cercando di renderla eterna, ma, paradossalmente, abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati dalla vita pubblica".

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"Guardare il presepe è scoprire come Dio si coinvolge coinvolgendoci, rendendoci parte della sua opera, invitandoci ad accogliere con coraggio e decisione il futuro che ci sta davanti".

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"Guardare il presepe implica sapere che il tempo che ci attende richiede iniziative piene di audacia e di speranza, come pure di rinunciare a vani protagonismi o a lotte interminabili per apparire".

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"Guardare il presepe significa trovare la forza di prendere il nostro posto nella storia senza lamentarci e amareggiarci, senza chiuderci o evadere, senza cercare scorciatoie che ci privilegino".

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"Sostiamo davanti al presepe, per ringraziare di tutti i segni della generosità divina. Ringraziamento che non vuole essere nostalgia sterile o vano ricordo del passato idealizzato e disincarnato, bensì memoria viva che aiuti a suscitare la creatività personale e comunitaria perché sappiamo che Dio è con noi".

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"Dio viene Egli stesso a rompere la catena del privilegio che genera sempre esclusione, per inaugurare la carezza della compassione che genera inclusione, che fa splendere in ogni persona la dignità per la quale è stata creata".

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“In Cristo Dio non si è mascherato da uomo, si è fatto uomo e ha condiviso in tutto la nostra condizione. Lungi dall’essere chiuso in uno stato di idea o di essenza astratta, ha voluto essere vicino a tutti quelli che si sentono perduti, mortificati, feriti, scoraggiati, sconsolati e intimiditi”.

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“Lasciamoci interpellare e convocare da Gesù, andiamo a Lui con fiducia, a partire da quello in cui ci sentiamo emarginati, a partire dai nostri limiti, a partire dai nostri peccati. Lasciamoci toccare dalla tenerezza che salva”.

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“C’è un filo diretto che collega la mangiatoia e la croce, dove Gesù sarà pane spezzato: è il filo diretto dell’amore che si dona e ci salva, che dà luce alla nostra vita, pace ai nostri cuori”.

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“Gesù nasce a Betlemme, che significa casa del pane. Sembra così volerci dire che nasce come pane per noi; viene alla vita per darci la sua vita; viene nel nostro mondo per portarci il suo amore. Non viene a divorare e a comandare, ma a nutrire e servire”.

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“Gesù nasce rifiutato da alcuni e nell’indifferenza dei più. Anche oggi ci può essere la stessa indifferenza, quando Natale diventa una festa dove i protagonisti siamo noi, anziché Lui; quando le luci del commercio gettano nell’ombra la luce di Dio; quando ci affanniamo per i regali e restiamo insensibili a chi è emarginato”.

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“Per incontrare Dio bisogna farsi piccoli. Il Bambino che nasce ci interpella: ci chiama a lasciare le illusioni dell’effimero per andare all’essenziale, a rinunciare alle nostre insaziabili pretese, ad abbandonare l’insoddisfazione perenne e la tristezza per qualche cosa che sempre ci mancherà”.

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“Dio non appare nella sala nobile di un palazzo regale, ma nella povertà di una stalla; non nei fasti dell’apparenza, ma nella semplicità della vita; non nel potere, ma in una piccolezza che sorprende”.

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“Se vogliamo festeggiare il vero Natale, contempliamo questo segno: la semplicità fragile di un piccolo neonato, la mitezza del suo essere adagiato, il tenero affetto delle fasce che lo avvolgono. Lì sta Dio.

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“In questo tempo di Avvento, siamo chiamati ad allargare l’orizzonte del nostro cuore, a farci sorprendere dalla vita che si presenta ogni giorno con le sue novità. Per fare ciò occorre imparare a non dipendere dalle nostre sicurezze, dai nostri schemi consolidati, perché il Signore viene nell’ora in cui non immaginiamo”.

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 Quest’incontro con il Signore che viene per noi è un invito alla vigilanza, perché non sapendo quando Egli verrà, bisogna essere sempre pronti a partire”.

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“Se ci lasciamo condizionare e sopraffare dalle cose di questo mondo non possiamo percepire che c’è qualcosa di molto importante: il nostro incontro finale con il Signore. Le cose di ogni giorno devono essere indirizzate a quell’orizzonte”.

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“Dalla relazione con il Dio-che-viene deriva un invito alla sobrietà, a non essere dominati dalle cose di questo mondo, dalle realtà materiali, ma piuttosto a governarle”.

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“Il Vangelo vuole aprirci ad una dimensione più grande, che da una parte relativizza le cose di ogni giorno, ma al tempo stesso le rende preziose, decisive. La relazione con il Dio-che-viene-a-visitarci dà a ogni gesto, a ogni cosa una luce diversa, uno spessore, un valore simbolico”.

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“Sempre ci colpisce pensare alle ore che precedono una grande calamità: tutti sono tranquilli, fanno le cose solite senza rendersi conto che la loro vita sta per essere stravolta. Il Vangelo certamente non vuole farci paura, ma aprire il nostro orizzonte alla dimensione ulteriore”.

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“Nonostante i nostri peccati e le spaventose sfide che abbiamo di fronte, non smarriamo mai la speranza: Il Creatore non ci abbandona, non si pente di averci creato perché si è unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade”.

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“Come opera di misericordia corporale, la cura della casa comune richiede i semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore”.

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“Come opera di misericordia spirituale, la cura della casa comune richiede la contemplazione riconoscente del mondo che ci permette di scoprire attraverso ogni cosa qualche insegnamento che Dio ci vuole comunicare”.

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“Cambiare rotta consiste nel rispettare scrupolosamente il comandamento originario di preservare il creato da ogni male. Una domanda può aiutarci a non perdere di vista l’obiettivo: Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?”.

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“L’economia e la politica, la società e la cultura non possono essere dominate da una mentalità del breve termine e dalla ricerca di un immediato ritorno finanziario o elettorale. Esse devono invece essere urgentemente riorientate verso il bene comune, che comprende la sostenibilità e la cura del creato”.

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“Pentiamoci del male che stiamo facendo alla nostra casa comune, come singoli, indotti da un desiderio disordinato di consumare, e come partecipi di un sistema che ha imposto la logica del profitto ad ogni costo, senza pensare all’esclusione sociale o alla distruzione della natura”.

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“Nella misura in cui tutti noi causiamo piccoli danni ecologici, siamo chiamati a riconoscere il nostro apporto, piccolo o grande, allo stravolgimento e alla distruzione dell’ambiente. Questo è il primo passo sulla via della conversione”.

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“Per il credente, il mondo non si contempla dal di fuori ma dal di dentro, riconoscendo i legami con i quali il Padre ci ha unito a tutti gli esseri”.

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“Impegniamoci a compiere passi concreti sulla strada della conversione ecologica, che richiede una chiara presa di coscienza della nostra responsabilità nei confronti di noi stessi, del prossimo, del creato e del Creatore”.

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“Dio ci ha donato la terra per coltivarla e custodirla (cfr. Gen 2,15) con rispetto ed equilibrio. Coltivarla troppo – cioè sfruttandola in maniera miope ed egoistica –, e custodirla poco è peccato”.

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“Dio sempre sta con amore: o per correggerci o per invitarci a cena o per farsi invitare. Sta per dirci: ‘Svegliati. Apri. Scendi’. Da qui l’invito conclusivo, affinché ogni cristiano si interroghi: io so distinguere nel mio cuore quando il Signore mi dice: ‘Svegliati, apri, scendi?’”.

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“È importante quella capacità di sentire quando il Signore bussa alla nostra porta, perché vuole darci qualcosa di buono, vuole entrare da noi. Purtroppo ci sono cristiani che non si accorgono quando bussa il Signore. Ogni rumore è lo stesso per loro”.

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“Quindi il Signore sta davanti al tiepido e gli dice: ‘Svegliati, correggiti!’. Lo fa per aiutarci a convertirci”.

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“Scoprire un’altra ricchezza, quella che può dare il Signore. Non quella ricchezza dell’anima che tu credi di avere perché sei buono, fai tutte le cose bene, tutto tranquillo; ma quella che viene da Dio, che sempre porta una croce, sempre porta tempesta, sempre porta qualche inquietudine nell’anima”.

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“A chi lamenta: ‘Ma, io non faccio male a nessuno, sto tranquillo’, si può ricordare: neppure fai del bene!. La risposta del Signore è dura, sembra un insulto; ma egli lo fa per amore. Infatti poco dopo si legge: ‘Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo’”.

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“Quando nell’anima di una Chiesa, di una famiglia, di una comunità, di una persona, sempre tutto è tranquillo, lì non c’è Dio. Stiamo attenti, a non camminare così nella vita cristiana”.

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“Cosa pensa un tiepido per meritarsi tanta durezza? Lo si legge nel brano della Scrittura: pensa di essere ricco. Infatti è sicuro: ‘Mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla. Sono tranquillo’. È vittima, cioè, di quella tranquillità che inganna”.

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“Essere tiepido è la situazione che si ritrova quando il tepore entra nella Chiesa, in una comunità, in una famiglia cristiana e si sente dire: ‘No, no, tutto tranquillo, qui tutto bene, siamo credenti, facciamo le cose bene’; quando cioè tutto è inamidato e senza consistenza e alla prima pioggia si scioglie”.

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“Magari fossi cattivo! Questo è peggio. Sei morto. E infatti il Signore usa parole forti: ‘Perché sei così acqua tranquilla, che non si muove, poiché sei tiepido, sto per vomitarti dalla mia bocca’”.

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“Il rimprovero che si trova nel libro dell’Apocalisse (3, 1-6.14-22) si ritrova dappertutto. Si può infatti applicare a tutti quei cristiani che non sono né freddi, né caldi: sono tiepidi. Sono acque tranquille, sempre. Al Signore che li rimprovera, costoro chiedono: ‘Ma perché mi rimproveri, Signore? Io non sono cattivo’”.

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“Tanto i rifiuti industriali quanto i prodotti chimici utilizzati nelle città e nei campi, possono produrre un effetto di bio-accumulazione negli organismi degli abitanti delle zone limitrofe. Molte volte si prendono misure solo quando si sono prodotti effetti irreversibili per la salute delle persone”.

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“La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia”.

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“Si producono centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, molti dei quali non biodegradabili: rifiuti domestici e commerciali, detriti di demolizioni, rifiuti clinici, elettronici o industriali, rifiuti altamente tossici e radioattivi”.

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 La tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi, di fatto non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri”.

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“Esistono forme di inquinamento che colpiscono quotidianamente le persone. L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare dei più poveri, e provocano milioni di morti premature”.

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 “Si avverte una crescente sensibilità riguardo all’ambiente e alla cura della natura, e matura una sincera e dolorosa preoccupazione per ciò che sta accadendo al nostro pianeta”.

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 “Dopo un tempo di fiducia irrazionale nel progresso e nelle capacità umane, una parte della società sta entrando in una fase di maggiore consapevolezza”.

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“Il cambiamento è qualcosa di auspicabile, ma diventa preoccupante quando si muta in deterioramento del mondo e della qualità della vita di gran parte dell’umanità”.

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 “Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche”.

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"Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinteresse degli altri".

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“Sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato. L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune”.

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“San Francesco, fedele alla Scrittura, ci propone di riconoscere la natura come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza e della sua bontà. Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode”.

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“Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza un’apertura allo stupore e alla meraviglia, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati”.

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“L’ambiente naturale è pieno di ferite prodotte dal nostro comportamento irresponsabile. Tutte sono causate in fondo dal medesimo male, cioè dall’idea che non esistano verità indiscutibili che guidino la nostra vita, per cui la libertà umana non ha limiti”.

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"Il libro della natura è uno e indivisibile e include l'ambiente, la vita, la sessualità, la famiglia, le relazioni sociali, e altri aspetti. Di conseguenza, il degrado della natura è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana".

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"L'autentico sviluppo umano possiede un carattere morale e presuppone il pieno rispetto della persona umana, ma deve prestare attenzione anche al mondo naturale e tener conto della natura di ciascun essere e della sua mutua connessione in un sistema ordinato".

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“Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società”.

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“La distruzione dell’ambiente umano è qualcosa di molto serio, non solo perché Dio ha affidato il mondo all’essere umano, bensì perché la vita umana stessa è un dono che deve essere protetto da diverse forme di degrado”.

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“Dimentichiamo che noi stessi siamo terra. Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora”.

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“La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che geme e soffre le doglie del parto”.

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"Se considerassimo la storia dei violenti, dei potenti, ci renderemmo conto che gli stessi vermi che mangeranno noi, mangiano loro; gli stessi! Alla fine saremo tutti uguali".

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"Sempre cerchiamo qualcosina per litigare. Ma alla fine stanca litigare: non si può vivere così. È meglio lasciar passare, perdonare..., al limite far finta di non vedere le cose pur di non litigare continuamente".

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"Quante volte la gente ha fiducia in una persona o in un'altra, e questo trama il male per distruggerlo, per sporcarlo, per farlo venire a meno".

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“Mai rimandare il bene. Il bene non tollera il frigo, cioè non va conservato; il bene è oggi, e se tu non lo fai oggi, domani non ci sarà. Non nascondere il bene per domani. E chi ragiona con la logica del ‘va, ripassa, te lo darò domani’, copre fortemente la luce”.

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"Non dire al tuo prossimo: Sì, va, va, va... ripassa e te lo darò domani. Se tu possiedi adesso ciò che ti chiede - e questo è un argomento tanto forte, nella Bibbia -, non fare aspettare quello che ha bisogno; non pagare lo stipendio il giorno dopo". 

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"Se tu puoi fare un bene, fai il bene. E tutti hanno diritto a ricevere il bene, perché tutti siamo figli del Padre che ci dà il bene. Al contrario, quella persona che non fa il bene, potendo farlo, copre la luce che diventa oscura".

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"Se tu copri la luce del Battesimo, divieni tiepido o semplicemente cristiano di nome".

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"Custodire la luce è custodire qualcosa che ci è stata data come dono e se noi siamo luminosi, siamo luminosi nel senso di aver ricevuto il dono della luce nel giorno del Battesimo".

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"Noi, nel parlato quotidiano, diciamo: Ma, questa è una persona luminosa; questa non è luminosa. In realtà nel Vangelo non si parla di questa luminosità umana. La luce del Signore non è simpatia, soltanto. C'è un'altra cosa".

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"Guardando Maria scopriamo che colei che lodava Dio perché ‘ha rovesciato i potenti dai troni' e ‘ha rimandato i ricchi a mani vuote' (Lc 1, 52.53) è la stessa che assicura calore domestico alla nostra ricerca di giustizia".

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"Alla Madre del Vangelo vivente chiediamo che interceda affinché questo invito a una nuova tappa dell'evangelizzazione venga accolto da tutta la comunità ecclesiale. La sua eccezionale peregrinazione della fede rappresenta un costante punto di riferimento per la Chiesa".

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"Alla Madre del Vangelo vivente chiediamo che interceda affinché questo invito a una nuova tappa dell'evangelizzazione venga accolto da tutta la comunità ecclesiale. La sua eccezionale peregrinazione della fede rappresenta un costante punto di riferimento per la Chiesa".

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"Possiamo dire che il cuore di Dio si commuove per l'intercessione, ma in realtà Egli sempre ci anticipa, e quello che possiamo fare con la nostra intercessione è che la sua potenza, il suo amore e la sua lealtà si manifestino con maggiore chiarezza nel popolo".

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"I grandi uomini e donne di Dio sono stati grandi intercessori. L'intercessione è come ‘lievito' nel seno della Trinità. È un addentrarci nel Padre e scoprire nuove dimensioni che illuminano le situazioni concrete e le cambiano".

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"Non c'è maggior libertà che quella di lasciarsi portare dallo Spirito, rinunciando a calcolare e a controllare tutto, e permettere che Egli ci illumini, ci guidi, ci orienti, ci spinga dove Lui desidera".

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"Per mantenere vivo l'ardore missionario occorre una decisa fiducia nello Spirito Santo, perché Egli viene in aiuto alla nostra debolezza".

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"Forse il Signore si avvale del nostro impegno per riversare benedizioni in un altro luogo del mondo dove non andremo mai. Lo Spirito Santo opera come vuole, quando vuole e dove vuole; noi ci spendiamo con dedizione ma senza pretendere di vedere risultati appariscenti".

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"A volte ci sembra di non aver ottenuto con i nostri sforzi alcun risultato, ma la missione non è un affare o un progetto aziendale, non è neppure un'organizzazione umanitaria, non è uno spettacolo per contare quanta gente vi ha partecipato; è qualcosa di molto più profondo, che sfugge ad ogni misura".

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"Il senso del mistero è sapere con certezza che chi si offre e si dona a Dio per amore, sicuramente sarà fecondo. Tale fecondità molte volte è invisibile, inafferrabile, non può essere contabilizzata. Uno è ben consapevole che la sua vita darà frutto, ma senza pretendere di sapere come, né dove, né quando".

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"Dio può agire in qualsiasi circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti, perché ‘abbiamo questo tesoro in vasi di creta' (2Cor 4, 7). Questa certezza è quello che si chiama senso del mistero".

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"La risurrezione di Cristo produce in ogni luogo germi di questo mondo nuovo; e anche se vengono tagliati, ritornano a spuntare, perché la risurrezione del Signore ha già penetrato la trama nascosta di questa storia, perché Gesù non è risuscitato invano".

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"La risurrezione di Gesù non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione".

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"È bello essere popolo fedele di Dio. E acquistiamo pienezza quando rompiamo le pareti e il nostro cuore si riempie di volti e di nomi!".

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"Non si vive meglio fuggendo dagli altri, nascondendosi, negandosi alla condivisione, se si resiste a dare, se ci si rinchiude nella comodità. Ciò non è altro che un lento suicidio".

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"Può essere missionario solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossimo, chi desidera la felicità degli altri".

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"L'impegno dell'evangelizzazione arricchisce la mente ed il cuore, ci apre orizzonti spirituali, ci rende più sensibili per riconoscere l'azione dello Spirito, ci fa uscire dai nostri schemi spirituali limitati".

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"Quando viviamo la mistica di avvicinarci agli altri con l'intento di cercare il loro bene, allarghiamo la nostra interiorità per ricevere i più bei regali del Signore. Ogni volta che ci incontriamo con un essere umano nell'amore, ci mettiamo nella condizione di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a Dio".

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"A volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Ma Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri".

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"Per essere evangelizzatori autentici occorre sviluppare il gusto spirituale di rimanere vicini alla vita della gente, fino al punto di scoprire che ciò diventa fonte di una gioia superiore. La missione è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo".

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"Se uno non scopre Gesù presente nel cuore stesso dell'impresa missionaria, presto perde l'entusiasmo e smette di essere sicuro di ciò che trasmette, gli manca la forza e la passione. E una persona che non è convinta, entusiasta, sicura, innamorata, non convince nessuno".

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"Il vero missionario, che non smette mai di essere discepolo, sa che Gesù cammina con lui, parla con lui, respira con lui, lavora con lui. Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell'impegno missionario".

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"Non è la stessa cosa cercare di costruire il mondo con il suo Vangelo piuttosto che farlo unicamente con la propria ragione. Sappiamo bene che la vita con Gesù diventa molto più piena e che con Lui è più facile trovare il senso di ogni cosa".

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"Non è la stessa cosa camminare con Gesù o camminare a tentoni, non è la stessa cosa poterlo ascoltare o ignorare la sua Parola, non è la stessa cosa poterlo contemplare, adorare, riposare in Lui, o non poterlo fare".

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"Non si può perseverare in un'evangelizzazione piena di fervore se non si resta convinti, in virtù della propria esperienza, che non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non conoscerlo".

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"A volte perdiamo l'entusiasmo per la missione dimenticando che il Vangelo risponde alle necessità più profonde delle persone, perché tutti siamo stati creati per quello che il Vangelo ci propone: l'amicizia con Gesù e l'amore fraterno".

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"La migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo è contemplarlo con amore, è sostare sulle sue pagine e leggerlo con il cuore. Se lo accostiamo in questo modo, la sua bellezza ci stupisce, torna ogni volta ad affascinarci".

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"Che amore è quello che non sente la necessità di parlare della persona amata, di presentarla, di farla conoscere?"

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"La prima motivazione per evangelizzare è l'amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l'esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più".

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"In ogni momento della storia è presente la debolezza umana, la malsana ricerca di sé, l'egoismo comodo e la concupiscenza che ci minaccia tutti. Tale realtà è sempre presente. Dunque, non diciamo che oggi è più difficile; è diverso".

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"C'è il rischio che alcuni momenti di preghiera diventino una scusa per evitare di donare la vita nella missione, perché la privatizzazione dello stile di vita può condurre i cristiani a rifugiarsi in qualche falsa spiritualità".

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"Si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell'Incarnazione".

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"Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne".

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"Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano all'impegno e all'attività".

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"Dal punto di vista dell'evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore".

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"Si lavora nel piccolo, con ciò che è vicino, però con una prospettiva più ampia".

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"Bisogna sempre allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti noi. Però occorre farlo senza evadere, senza sradicamenti".

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"Il tutto è più della parte, ed è anche più della loro semplice somma. Dunque, non si dev'essere troppo ossessionati da questioni limitate e particolari".

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"La realtà è superiore all'idea. Questo criterio è legato all'incarnazione della Parola e alla sua messa in pratica: ‘In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio' (1Gv 4, 2)".

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"Ciò che coinvolge è la realtà illuminata dal ragionamento. Bisogna passare dal nominalismo formale all'oggettività armoniosa. Diversamente si manipola la verità, così come si sostituisce la ginnastica con la cosmesi".

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"L'idea - le elaborazioni concettuali - è in funzione del cogliere, comprendere e dirigere la realtà. L'idea staccata dalla realtà origina idealismi e nominalismi inefficaci, che al massimo classificano o definiscono, ma non coinvolgono".

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"Postulare che la realtà è superiore all'idea implica di evitare diverse forme di occultamento della realtà: i purismi angelicati, i totalitarismi del relativo, i nominalismi dichiarazionisti, i progetti più formali che reali, i fondamentalismi antistorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza saggezza".

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"È pericoloso vivere nel regno della sola parola, dell'immagine, del sofisma. Da qui si desume che occorre postulare un terzo principio: la realtà è superiore all'idea".

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"Esiste una tensione bipolare tra l'idea e la realtà. La realtà semplicemente è, l'idea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l'idea finisca per separarsi dalla realtà".

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"La diversità è bella quando accetta di entrare costantemente in un processo di riconciliazione, fino a sigillare una specie di patto culturale che faccia emergere una diversità riconciliata".

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"L'annuncio di pace non è quello di una pace negoziata, ma la convinzione che l'unità dello Spirito armonizza tutte le diversità. Supera qualsiasi conflitto in una nuova, promettente sintesi".

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"Il primo ambito in cui siamo chiamati a conquistare questa pacificazione nelle differenze è la propria interiorità, la propria vita, sempre minacciata dalla dispersione dialettica. Con cuori spezzati in mille frammenti sarà difficile costruire un'autentica pace sociale".

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"L'annuncio evangelico inizia sempre con il saluto di pace, e la pace corona e cementa in ogni momento le relazioni tra i discepoli. La pace è possibile perché il Signore ha vinto il mondo e la sua permanente conflittualità avendolo pacificato con il sangue della sua croce".

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“Cristo ha unificato tutto in Sé: cielo e terra, Dio e uomo, tempo ed eternità, carne e spirito, persona e società. Il segno distintivo di questa unità e riconciliazione di tutto in Sé è la pace. Cristo è la nostra pace”.

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“Una pluriforme unità che genera nuova vita non significa puntare al sincretismo, né all’assorbimento di uno nell’altro, ma alla risoluzione su di un piano superiore che conserva in sé le preziose potenzialità delle polarità in contrasto”.

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"È necessario postulare un principio che è indispensabile per costruire l'amicizia sociale: l'unità è superiore al conflitto".

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"Il modo più adeguato di porsi di fronte al conflitto è quello di accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo".

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"Alcuni entrano nel conflitto in modo tale che ne rimangono prigionieri, perdono l'orizzonte, proiettano sulle istituzioni le proprie confusioni e insoddisfazioni e così l'unità diventa impossibile".

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"Di fronte al conflitto, alcuni semplicemente lo guardano e vanno avanti come se nulla fosse, se ne lavano le mani per poter continuare con la loro vita".

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"Il conflitto non può essere ignorato o dissimulato. Dev'essere accettato. Ma se rimaniamo intrappolati in esso, perdiamo la prospettiva, gli orizzonti si limitano e la realtà stessa resta frammentata. Quando ci fermiamo nella congiuntura conflittuale, perdiamo il senso dell'unità profonda della realtà".

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"La parabola del grano e della zizzania descrive un aspetto importante dell'evangelizzazione, che consiste nel mostrare come il nemico può occupare lo spazio del Regno e causare danno con la zizzania, ma è vinto dalla bontà del grano che si manifesta con il tempo".

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"Il Signore stesso nella sua vita terrena fece intendere molte volte ai suoi discepoli che vi erano cose che non potevano ancora comprendere e che era necessario attendere lo Spirito Santo".

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"Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci".

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"Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce".
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"Dare priorità allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli"

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"Il tempo è superiore allo spazio. Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l'ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone".

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"Una pace che non sorga come frutto dello sviluppo integrale di tutti, non avrà nemmeno futuro e sarà sempre seme di nuovi conflitti e di varie forme di violenza".

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"La pace non si riduce ad un'assenza di guerra, frutto dell'equilibrio sempre precario delle forze. Essa si costruisce giorno per giorno, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini".

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"La dignità della persona umana e il bene comune stanno al di sopra della tranquillità di alcuni che non vogliono rinunciare ai loro privilegi. Quando questi valori vengono colpiti, è necessaria una voce profetica".

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"Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Però è anche vero che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l'aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie".

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"La difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. Suppone la convinzione che un essere umano è sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo. È un fine in sé stesso e mai un mezzo per risolvere altre difficoltà".

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"Doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti".

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"Non facciamo finta di niente. Ci sono molte complicità. La domanda è per tutti! Nelle nostre città è impiantato questo crimine mafioso e aberrante della tratta di persone, e molti hanno le mani che grondano sangue a causa di una complicità comoda e muta".

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"Dov'è il tuo fratello schiavo? Dov'è quello che stai uccidendo ogni giorno nella piccola fabbrica clandestina, nella rete della prostituzione, nei bambini che utilizzi per l'accattonaggio, in quello che deve lavorare di nascosto perché non è stato regolarizzato?".

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"Mi ha sempre addolorato la situazione di coloro che sono oggetto delle diverse forme di tratta di persone. Vorrei che si ascoltasse il grido di Dio che chiede a tutti noi: ‘Dov'è tuo fratello?'".

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"È indispensabile prestare attenzione per essere vicini a nuove forme di povertà e di fragilità in cui siamo chiamati a riconoscere Cristo sofferente, anche se questo apparentemente non ci porta vantaggi tangibili e immediati".

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"Gesù, l'evangelizzatore per eccellenza e il Vangelo in persona, si identifica specialmente con i più piccoli. Questo ci ricorda che tutti noi cristiani siamo chiamati a prenderci cura dei più fragili della Terra".

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"Il povero, quando è amato, è considerato di grande valore, e questo differenzia l'autentica opzione per i poveri da qualsiasi ideologia, da qualunque intento di utilizzare i poveri al servizio di interessi personali o politici".

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"L'amore autentico è sempre contemplativo, ci permette di servire l'altro non per necessità o vanità, ma perché è bello, al di là delle apparenze".

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"Il nostro impegno non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza; quello che lo Spirito mette in moto non è un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un'attenzione rivolta all'altro considerandolo come un'unica cosa con se stesso".

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"La bellezza stessa del Vangelo non sempre può essere adeguatamente manifestata da noi, ma c'è un segno che non deve mai mancare: l'opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via".

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"Bisogna ricordare sempre che il pianeta è di tutta l'umanità e per tutta l'umanità, e che il solo fatto di essere nati in un luogo con minori risorse o minor sviluppo non giustifica che alcune persone vivano con minore dignità".

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"Un cambiamento nelle strutture che non generi nuove convinzioni e atteggiamenti farà sì che quelle stesse strutture presto o tardi diventino corrotte, pesanti e inefficaci".

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"Il possesso privato dei beni si giustifica per custodirli e accrescerli in modo che servano meglio al bene comune, per cui la solidarietà si deve vivere come la decisione di restituire al povero quello che gli corrisponde".

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"Rimanere sordi al grido dei poveri, quando noi siamo gli strumenti di Dio per ascoltare il povero, ci pone fuori dalla volontà del Padre e dal suo progetto, perché quel povero ‘griderebbe al Signore contro di te e un peccato sarebbe su di te' (Dt 15, 9)".

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"Ogni cristiano e ogni comunità sono chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri, in modo che essi possano integrarsi pienamente nella società; questo suppone che siamo docili e attenti ad ascoltare il grido del povero e soccorrerlo".

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"Dalla nostra fede in Cristo fattosi povero, e sempre vicino ai poveri e agli esclusi, deriva la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei più abbandonati della società".

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"Amiamo questo magnifico pianeta dove Dio ci ha posto, e amiamo l'umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità. La terra è la nostra casa comune e tutti siamo fratelli".

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"Una fede autentica - che non è mai comoda e individualista - implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra".

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"Amiamo questo magnifico pianeta dove Dio ci ha posto, e amiamo l'umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità. La terra è la nostra casa comune e tutti siamo fratelli".

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"Nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini".

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"Sappiamo che Dio desidera la felicità dei suoi figli anche su questa terra, benché siano chiamati alla pienezza eterna, perché Egli ha creato tutte le cose perché possiamo goderne, perché tutti possano goderne".

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"Gli insegnamenti della Chiesa sulle situazioni contingenti sono soggetti a maggiori o nuovi sviluppi e possono essere oggetto di discussione, però non possiamo evitare di essere concreti perché i grandi principi sociali non rimangano mere indicazioni generali che non interpellano nessuno".

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"Sappiamo che l'evangelizzazione non sarebbe completa se non tenesse conto del reciproco appello, che si fanno continuamente il Vangelo e la vita concreta, personale e sociale, dell'uomo. Si tratta del criterio di universalità, dal momento che il Padre desidera che tutti gli uomini si salvino".

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"Il Regno che viene anticipato e cresce tra di noi riguarda tutto e ci ricorda quel principio del discernimento che Paolo VI proponeva in relazione al vero sviluppo: ‘Ogni uomo e tutto l'uomo'".

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"Tanto l'annuncio quanto l'esperienza cristiana tendono a provocare conseguenze sociali. Cerchiamo il suo Regno: ‘Cercate anzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta' (Mt 6, 33)".

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"Se la preghiera del superbo non raggiunge il cuore di Dio, l'umiltà del misero lo spalanca. Dio ha una debolezza: la debolezza per gli umili. Davanti a un cuore umile, Dio apre totalmente il suo cuore".

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"La superbia compromette ogni azione buona, svuota la preghiera, allontana da Dio e dagli altri. Se Dio predilige l'umiltà non è per avvilirci: l'umiltà è piuttosto condizione necessaria per essere rialzati da Lui, così da sperimentare la misericordia che viene a colmare i nostri vuoti".

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"È necessario imparare a ritrovare il cammino verso il nostro cuore, recuperare il valore dell'intimità e del silenzio, perché è lì che Dio ci incontra e ci parla. Soltanto a partire da lì possiamo a nostra volta incontrare gli altri e parlare con loro".

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"Non dobbiamo desistere dalla preghiera anche se non è corrisposta. È la preghiera che conserva la fede, senza di essa la fede vacilla! Chiediamo al Signore una fede che si fa preghiera incessante, perseverante, una fede che si nutre del desiderio della sua venuta".

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"L'oggetto della preghiera passa in secondo piano; ciò che importa prima di tutto è la relazione con il Padre. Ecco cosa fa la preghiera: trasforma il desiderio e lo modella secondo la volontà di Dio, qualunque essa sia, perché chi prega aspira prima di tutto all'unione con Dio, che è Amore misericordioso".

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"Dio esaudisce prontamente i suoi figli, anche se ciò non significa che lo faccia nei tempi e nei modi che noi vorremmo. La preghiera non è una bacchetta magica! Essa aiuta a conservare la fede in Dio ad affidarci a Lui anche quando non ne comprendiamo la volontà".

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"Nessun messaggero e nessun messaggio potranno sostituire i poveri che incontriamo nel cammino, perché in essi ci viene incontro Gesù stesso: ‘Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me', dice Gesù".

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"La misericordia di Dio verso di noi è legata alla nostra misericordia verso il prossimo; quando manca questa, anche quella non trova spazio nel nostro cuore chiuso, non può entrare. Se io non spalanco la porta del mio cuore al povero, quella porta rimane chiusa. Anche per Dio. E questo è terribile".

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"Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti, ai cani, e poi lasciano senza aiutare il vicino, la vicina che ha bisogno... Così non va".

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"La pietà non va confusa con la compassione che proviamo per gli animali che vivono con noi; accade, infatti, che a volte si provi questo sentimento verso gli animali, e si rimanga indifferenti davanti alle sofferenze dei fratelli".

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"Oggi, dobbiamo stare attenti a non identificare la pietà con quel pietismo, piuttosto diffuso, che è solo un'emozione superficiale e offende la dignità dell'altro".

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"Come la Chiesa è missionaria per natura, così sgorga inevitabilmente da tale natura la carità effettiva per il prossimo, la compassione che comprende, assiste e promuove".

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"La Parola di Dio insegna che nel fratello si trova il permanente prolungamento dell'Incarnazione per ognuno di noi: ‘Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me"'.

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"L'accettazione del primo annuncio, che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con l'amore che Egli stesso ci comunica, provoca nella vita della persona e nelle sue azioni una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri".

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"Dal cuore del Vangelo riconosciamo l'intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi e svilupparsi in tutta l'azione evangelizzatrice".

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"Il mistero della Trinità ci ricorda che siamo stati creati a immagine della comunione divina, per cui non possiamo realizzarci né salvarci da soli".

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"Il kerygma possiede un contenuto ineludibilmente sociale: nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e l'impegno con gli altri. Il contenuto del primo annuncio ha un'immediata ripercussione morale il cui centro è la carità".

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"Lo studio della Sacra Scrittura dev'essere una porta aperta a tutti i credenti. Noi non cerchiamo brancolando nel buio, né dobbiamo attendere che Dio ci rivolga la parola, perché realmente Dio ha parlato, non è più il grande sconosciuto, ma ha mostrato se stesso".

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"La Chiesa non evangelizza se non si lascia continuamente evangelizzare. È indispensabile che la Parola di Dio diventi sempre più il cuore di ogni attività ecclesiale".

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"L'autentico accompagnamento spirituale si inizia sempre e si porta avanti nell'ambito del servizio alla missione evangelizzatrice. In questo ci si differenzia chiaramente da qualsiasi tipo di accompagnamento intimista, di autorealizzazione isolata".

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"Un valido accompagnatore non accondiscende ai fatalismi o alla pusillanimità. Invita sempre a volersi curare, a rialzarsi, ad abbracciare la croce, a lasciare tutto, ad uscire sempre di nuovo per annunciare il Vangelo".

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"Il Vangelo ci propone di correggere e aiutare a crescere una persona a partire dal riconoscimento della malvagità oggettiva delle sue azioni, ma senza emettere giudizi sulla sua responsabilità e colpevolezza".

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"Chi accompagna sa riconoscere che la situazione di ogni soggetto davanti a Dio e alla sua vita di grazia è un mistero che nessuno può conoscere pienamente dall'esterno".

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"Per giungere ad un punto di maturità, cioè perché le persone siano capaci di decisioni veramente libere e responsabili, è indispensabile dare tempo, con una immensa pazienza".

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"L'accompagnamento sarebbe controproducente se diventasse una specie di terapia che rafforzi questa chiusura delle persone nella loro immanenza e cessi di essere un pellegrinaggio con Cristo verso il Padre".

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"Alcuni si credono liberi quando camminano in disparte dal Signore, senza accorgersi che rimangono esistenzialmente orfani. Cessano di essere pellegrini e si trasformano in erranti, che ruotano sempre intorno a sé stessi senza arrivare da nessuna parte".

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"L'accompagnamento spirituale deve condurre sempre più verso Dio, in cui possiamo raggiungere la vera libertà".

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"Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana".

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"In una civiltà paradossalmente ferita dall'anonimato, la Chiesa ha bisogno di uno sguardo di vicinanza per contemplare, commuoversi e fermarsi davanti all'altro tutte le volte che sia necessario".

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"Tutta la Chiesa, è in attesa della venuta di Gesù: Gesù tornerà. Questa è la speranza cristiana".

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"Il cristiano è una donna, è un uomo di speranza proprio perché spera che il Signore torni".

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“Noi cristiani per la fede abbiamo lo Spirito Santo dentro di noi, che ci fa vedere e ascoltare la verità su Gesù, che è morto per i nostri peccati ed è risorto. Questo, dunque, è l’annuncio della vita cristiana: Cristo è vivo! Cristo è fra noi nella comunità, ci accompagna nel cammino”.

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"L'annuncio è: Gesù è morto ed è risorto per noi, per la nostra salvezza. Gesù è vivo!".

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"Fa bene al cuore di ogni cristiano fare memoria della propria strada e chiarirsi come Dio lo ha condotto fino a qui, come lo ha portato per mano".

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"Nella nostra propria vita personale, dobbiamo fare memoria del nostro cammino, perché ognuno di noi ha fatto una strada, accompagnato da Dio, vicino a Dio, vicino al Signore a volte anche allontanandosi dal Signore".

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“Occorre tornare indietro per vedere come Dio ci ha salvato, percorrere – con il cuore e con la mente – la strada con la memoria e così arrivare a Gesù”.

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"Un cristiano si lascia guidare, come un bambino; si affida alle mani di un altro, che non conosce".

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"Un cristiano deve andare, non essere chiuso in se stesso".

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"Un cristiano dev'essere in piedi e con la testa alta".

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"L'umiliazione è proprio la strada per aprire il cuore. Infatti, quando il Signore ci invia umiliazioni o permette che vengano le umiliazioni, è proprio per questo: perché il cuore si apra, sia docile e si converta al Signore Gesù".

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"La docilità allo Spirito è fonte di gioia. Ecco perché è importante dire a se stessi ‘io vorrei fare qualcosa, questo, ma sento che il Signore mi chiede altro: la gioia la troverò là, dove c'è la chiamata dello Spirito!'".

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"Il capo della persecuzione educata, Gesù lo ha nominato: il principe di questo mondo. Lo si vede quando le potenze vogliono imporre atteggiamenti, leggi contro la dignità del figlio di Dio, perseguitano questi e vanno contro il Dio creatore: è la grande apostasia".

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"V'è una persecuzione che toglie all'uomo la libertà, anche della obiezione di coscienza! Dio ci ha fatti liberi, ma questa persecuzione ti toglie la libertà! E se tu non fai questo, tu sarai punito: perderai il lavoro e tante cose o sarai messo da parte".

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"Vediamo tutti i giorni che le potenze fanno leggi che obbligano ad andare su questa strada e una nazione che non segue queste leggi moderne, colte, o almeno che non vuole averle nella sua legislazione, viene accusata, viene perseguitata educatamente".

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"V'è un'altra persecuzione che si presenta travestita di cultura, di modernità, di progresso: è una persecuzione educata. Si riconosce quando viene perseguitato l'uomo non per confessare il nome di Cristo, ma per voler avere e manifestare i valori di figlio di Dio".

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"La persecuzione è una delle caratteristiche, dei tratti nella Chiesa, pervade tutta la sua storia. E la persecuzione è crudele".

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"La persecuzione è il pane quotidiano della Chiesa".

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"La storia ci narra di tanta gente che venne uccisa, giudicata, seppur era innocente: giudicata con la parola di Dio contro la parola di Dio".

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"Il cuore chiuso alla verità di Dio è aggrappato soltanto alla verità della legge, della lettera e non trova altra uscita che la menzogna, il falso testimone e la morte".

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"Quelli che portano la Chiesa avanti sono i testimoni; quelli che attestano che Gesù è risorto, che Gesù è vivo, e lo attestano con la coerenza di vita e con lo Spirito Santo che hanno ricevuto in dono".

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"Di che cosa ha bisogno oggi la Chiesa? Di testimoni, di martiri, cioè dei santi di tutti i giorni, quelli della vita ordinaria portata avanti con la coerenza, ma anche di coloro che hanno il coraggio di essere testimoni fino alla morte".

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"Il testimone è quello che è coerente con quello che dice, quello che fa e quello che ha ricevuto, cioè lo Spirito Santo". 

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"La testimonianza cristiana non è solo di quello che la dà: la testimonianza cristiana, sempre, è in due. Lo spiega lo stesso san Pietro: ‘Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo'. Quindi, senza lo Spirito Santo non c'è testimonianza cristiana".

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"La coerenza fra la vita e quello che abbiamo visto e ascoltato, è proprio l'inizio della testimonianza".

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"Una predicazione positiva offre sempre speranza, orienta verso il futuro, non ci lascia prigionieri della negatività".

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"Non bisogna mai rispondere a domande che nessuno si pone; neppure è opportuno offrire cronache dell'attualità per suscitare interesse".

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"La lettura spirituale di un testo deve partire dal suo significato letterale. Altrimenti si farà facilmente dire al testo quello che conviene, quello che serve per confermare le proprie decisioni, quello che si adatta ai propri schemi mentali".

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"Il Signore vuole utilizzarci come esseri vivi, liberi e creativi, che si lasciano penetrare dalla sua Parola prima di trasmetterla; il suo messaggio deve passare realmente attraverso il predicatore, ma non solo attraverso la ragione, ma prendendo possesso di tutto il suo essere".

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"Prima di preparare concretamente quello che uno dirà nella predicazione, deve accettare di essere ferito per primo da quella Parola che ferirà gli altri, perché è una Parola viva ed efficace, che come una spada penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore".

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"Chiunque voglia predicare, prima dev'essere disposto a lasciarsi commuovere dalla Parola e a farla diventare carne nella sua esistenza concreta. In questo modo, la predicazione consisterà in quell'attività tanto intensa e feconda che è comunicare agli altri ciò che uno ha contemplato".

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"Parlare con il cuore implica mantenerlo non solo ardente, ma illuminato dall'integrità della Rivelazione e dal cammino che la Parola di Dio ha percorso nel cuore della Chiesa e del nostro popolo fedele lungo il corso della storia".

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"Chi predica deve riconoscere il cuore della sua comunità per cercare dov'è vivo e ardente il desiderio di Dio, e anche dove tale dialogo, che era amoroso, sia stato soffocato o non abbia potuto dare frutto".

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"L'omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d'incontro di un Pastore con il suo popolo. Di fatto, sappiamo che i fedeli le danno molta importanza; ed essi, come gli stessi ministri ordinati, molte volte soffrono, gli uni ad ascoltare e gli altri a predicare".

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"Quando siamo noi che vogliamo costruire l'unità con i nostri piani umani, finiamo per imporre l'uniformità, l'omologazione. Questo non aiuta la missione della Chiesa".

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"La diversità dev'essere sempre riconciliata con l'aiuto dello Spirito Santo; solo Lui può suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e, al tempo stesso, realizzare l'unità".

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"Un'autentica novità suscitata dallo Spirito non ha bisogno di gettare ombre sopra altre spiritualità e doni per affermare se stessa. Quanto più un carisma volgerà il suo sguardo al cuore del Vangelo, tanto più il suo esercizio sarà ecclesiale".

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"Un chiaro segno dell'autenticità di un carisma è la sua ecclesialità, la sua capacità di integrarsi armonicamente nella vita del Popolo santo di Dio per il bene di tutti".

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"Se consentiamo ai dubbi e ai timori di soffocare qualsiasi audacia, può accadere che, al posto di essere creativi, semplicemente noi restiamo comodi senza provocare alcun avanzamento e, in tal caso, non saremo partecipi di processi storici con la nostra cooperazione, ma semplicemente spettatori di una sterile stagnazione della Chiesa".

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"Essere discepolo significa avere la disposizione permanente di portare agli altri l'amore di Gesù e questo avviene spontaneamente in qualsiasi luogo, nella via, nella piazza, al lavoro, in una strada".

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"Le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci e, per chi è in grado di leggerle, sono un luogo teologico a cui dobbiamo prestare attenzione, particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione".

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Ciascuna porzione del Popolo di Dio, traducendo nella propria vita il dono di Dio secondo il proprio genio, offre testimonianza alla fede ricevuta e la arricchisce con nuove espressioni che sono eloquenti".

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"La nostra imperfezione non dev'essere una scusa; al contrario, la missione è uno stimolo costante per non adagiarsi nella mediocrità e per continuare a crescere".

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"Tutti siamo chiamati ad offrire agli altri la testimonianza esplicita dell'amore salvifico del Signore, che al di là delle nostre imperfezioni ci offre la sua vicinanza, la sua Parola, la sua forza, e dà senso alla nostra vita".

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"Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l'amore di Dio in Cristo Gesù; non diciamo più che siamo discepoli e missionari, ma che siamo sempre discepoli-missionari".

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"La presenza dello Spirito concede ai cristiani una certa connaturalità con le realtà divine e una saggezza che permette loro di coglierle intuitivamente, benché non dispongano degli strumenti adeguati per esprimerle con precisione".

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"Come parte del suo mistero d'amore verso l'umanità, Dio dota la totalità dei fedeli di un istinto della fede - il sensus fidei - che li aiuta a discernere ciò che viene realmente da Dio".

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"In tutti i battezzati, dal primo all'ultimo, opera la forza santificatrice dello Spirito che spinge ad evangelizzare".

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"Lo Spirito Santo è Colui che suscita una molteplice e varia ricchezza di doni e al tempo stesso costruisce un'unità che non è mai uniformità ma multiforme armonia che attrae".

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"Se ben intesa, la diversità culturale non minaccia l'unità della Chiesa. È lo Spirito Santo, inviato dal Padre e dal Figlio, che trasforma i nostri cuori e ci rende capaci di entrare nella comunione perfetta della Santissima Trinità, dove ogni cosa trova la sua unità".

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"La speranza è quella virtù umile, quella virtù che scorre sotto l'acqua della vita, ma che ci sostiene per non annegare nelle tante difficoltà, per non perdere quel desiderio di trovare Dio, di trovare quel volto meraviglioso che tutti vedremo un giorno".

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"Oggi è la giornata giusta per ringraziare il Signore e per domandarci: io sono uomo o donna del sì o sono uomo o donna del no? O sono uomo o donna che guardo un po' dall'altra parte, per non rispondere?".

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"Nel sì di Maria c'è il sì di tutta la storia della salvezza e incomincia lì l'ultimo sì dell'uomo e di Dio".

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"Tutti noi, durante ogni giorno, dobbiamo dire sì o no, e pensare se sempre diciamo sì o tante volte ci nascondiamo, con la testa bassa, come Adamo e Eva, per non dire no facendo finta di non capire quello che Dio chiede".

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"Il secondo segno dell'armonia vera è il coraggio. E così quando c'è armonia nella Chiesa, nella comunità, c'è il coraggio: il coraggio di dare testimonianza del Signore risorto".

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"L'armonia, che solo lo Spirito Santo può creare, non va confusa con la tranquillità. Tanto che una comunità può essere molto tranquilla, andare bene ma non essere in armonia".

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"La vera armonia dello Spirito Santo ha un rapporto molto forte con il denaro: il denaro è nemico dell'armonia, il denaro è egoista. E per questo il segno che dà lo Spirito Santo è che tutti davano il loro, perché non ci fossero i bisognosi".

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"Nosotros podemos establecer acuerdos, una cierta paz, pero la armonía es una gracia interior que solo el Espíritu Santo puede crear".

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"Es el Espíritu quien nos da una nueva identidad, nos da una fuerza y una forma de actuar nuevas. Los renacidos del Espíritu vivían en armonía y la armonía solo la puede dar el Espíritu Santo".

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"Quando abbiamo toccato il fondo della nostra miseria e della nostra debolezza, Cristo risorto ci dà la forza di rialzarci. Se ci affidiamo a Lui, la sua grazia ci salva! Il Signore crocifisso e risorto è la piena rivelazione della misericordia, presente e operante nella storia".

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"Se Cristo è risuscitato, possiamo guardare con occhi e cuore nuovi ad ogni evento della nostra vita, anche a quelli più negativi. I momenti di buio, di fallimento e anche di peccato possono trasformarsi e annunciare un cammino nuovo".

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"Essere apostoli di misericordia significa toccare e accarezzare le sue piaghe, presenti anche oggi nel corpo e nell'anima di tanti suoi fratelli e sorelle. Curando queste piaghe professiamo Gesù, lo rendiamo presente e vivo; permettiamo ad altri, che toccano con mano la sua misericordia, di riconoscerlo Signore e Dio".

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"Di fronte al grido sofferto di misericordia e di pace, sentiamo oggi rivolto a ciascuno di noi l'invito fiducioso di Gesù: ‘Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi'".

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"La strada che il Maestro risorto ci indica è a senso unico, procede in una sola direzione: uscire da noi stessi, uscire per testimoniare la forza risanatrice dell'amore che ci ha conquistati".

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"Il Signore, che con la risurrezione ha vinto la paura e il timore che ci imprigionano, vuole spalancare le nostre porte chiuse e inviarci".

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"Cristo, che per amore è entrato attraverso le porte chiuse del peccato, della morte e degli inferi, desidera entrare anche da ciascuno per spalancare le porte chiuse del cuore".

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"Mediante le opere di misericordia corporale e spirituale, con gesti semplici e forti, a volte perfino invisibili, possiamo visitare quanti sono nel bisogno, portando la tenerezza e la consolazione di Dio".

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"Siamo tutti chiamati a diventare scrittori viventi del Vangelo, portatori della Buona Notizia a ogni uomo e donna di oggi. Lo possiamo fare mettendo in pratica le opere di misericordia corporale e spirituale, che sono lo stile di vita del cristiano".

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"Il Vangelo della misericordia rimane un libro aperto, dove continuare a scrivere i segni dei discepoli di Cristo, gesti concreti di amore, che sono la testimonianza migliore della misericordia".

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"Galilea delle genti orizzonte del Risorto, orizzonte della Chiesa; desiderio intenso di incontro... Mettiamoci in cammino!".

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"Tornare in Galilea senza paura non è un ritorno indietro, non è una nostalgia. È ritornare al primo amore, per ricevere il fuoco che Gesù ha acceso nel mondo, e portarlo a tutti, sino ai confini della terra".

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"Tornare in Galilea significa recuperare la memoria di quel momento in cui i suoi occhi si sono incrociati con i miei, il momento in cui mi ha fatto sentire che mi amava".

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"Nella vita del cristiano, dopo il Battesimo, c'è anche un'altra Galilea, una Galilea più esistenziale: l'esperienza dell'incontro personale con Gesù Cristo, che mi ha chiamato a seguirlo e a partecipare alla sua missione".

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"Tornare in Galilea significa anzitutto tornare lì, a quel punto incandescente in cui la Grazia di Dio mi ha toccato all'inizio del cammino. È da quella scintilla che posso accendere il fuoco per l'oggi, per ogni giorno, e portare calore e luce ai miei fratelli e alle mie sorelle".

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"La Galilea è il luogo della prima chiamata, dove tutto era iniziato! Tornare là, tornare al luogo della prima chiamata. Sulla riva del lago ove Gesù era passato, mentre i pescatori stavano sistemando le reti. Li aveva chiamati, e loro avevano lasciato tutto e lo avevano seguito".

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"La notizia si sparge: Gesù è risorto, come aveva predetto... E anche quel comando di andare in Galilea; per due volte le donne l'avevano sentito, prima dall'angelo, poi da Gesù stesso: ‘Che vadano in Galilea, là mi vedranno. Non temete e andate in Galilea'".

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"Il Vangelo della risurrezione di Gesù Cristo incomincia con il cammino delle donne verso il sepolcro, all'alba del giorno dopo il sabato. Esse vanno alla tomba, per onorare il corpo del Signore, ma la trovano aperta e vuota. Un angelo dice loro: ‘È risorto dai morti e vi precede in Galilea'".

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"Con la sua umiliazione, Gesù ci invita a camminare sulla sua strada. Rivolgiamo lo sguardo a Lui, chiediamo la grazia di capire almeno qualcosa di questo mistero del suo annientamento per noi; e così, in silenzio, contempliamo il mistero di questa Settimana".

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"Se è abissale il mistero del male, infinita è la realtà dell'Amore che lo ha attraversato, giungendo fino al sepolcro e agli inferi, assumendo tutto il nostro dolore per redimerlo, portando luce nelle tenebre, vita nella morte, amore nell'odio".

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"La solitudine, la diffamazione e il dolore non sono ancora il culmine della sua spogliazione. Per essere in tutto solidale con noi, sulla croce sperimenta anche il misterioso abbandono del Padre. Nell'abbandono, però, prega e si affida: ‘Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito'".

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"Niente poté fermare l'entusiasmo per l'ingresso di Gesù; niente ci impedisca di trovare in Lui la fonte della nostra gioia, la gioia vera, che rimane e dà la pace; perché solo Gesù ci salva dai lacci del peccato, della morte, della paura e della tristezza".

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"L'unica via della salvezza è la pazzia della croce, cioè l'annientamento del Figlio di Dio, del farsi piccolo".

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"La salvezza viene soltanto dal piccolo, dalla semplicità delle cose di Dio. E quando Gesù fa la proposta della via di salvezza, mai parla di cose grandi, solo di cose piccole".

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"Nel nostro immaginario la salvezza deve venire da qualcosa di grande, da qualcosa di maestoso: ci salvano solo i potenti, quelli che hanno forza, che hanno soldi, che hanno potere, questi possono salvarci. Invece il piano di Dio è un altro".

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"Quando il tuo nome è soltanto un aggettivo, è perché hai perso sostanza, hai perso forza. Allora di qualcuno si dice: questo è ricco, questo è potente, questo può fare tutto... Succede spesso che siamo portati a nominare la gente con aggettivi, non con nomi, perché non hanno sostanza".

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"Il Signore ci dia questa saggezza di capire bene dov'è la differenza fra il dire e il fare e ci insegni la strada del fare e ci aiuti ad andare su quella strada".

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"L'ultimo giorno il Signore ci chiederà le cose concrete. Perché questa è la vita cristiana. Invece il solo dire ci porta alla vanità, a quel fare finta di essere cristiano. Ma no, non si è cristiani così!".

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"L'ultimo giorno - perché tutti noi ne avremo uno - cosa ci domanderà il Signore? Ci dirà: ‘Cosa avete detto su di me?'. No! Ci domanderà delle cose che abbiamo fatto. Ci chiederà, insomma, le cose concrete".

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"La misericordia del Signore va incontro a quelli che hanno il coraggio di confrontarsi con lui, ma confrontarsi sulla verità, sulle cose che io faccio o quelle che non faccio, per correggermi".

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"Dire e non fare è un inganno che ci porta proprio all'ipocrisia".

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"La fede è la più grande eredità che un uomo possa lasciare".

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"Il fine della santità che Dio regala ai suoi figli, regala alla Chiesa, viene tramite l'umiliazione del suo Figlio che si lascia insultare, che si lascia portare sulla croce, ingiustamente. E questo Figlio di Dio che si umilia è la strada della santità".

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"L'umiltà può arrivare a un cuore soltanto tramite le umiliazioni: non c'è umiltà senza umiliazioni. E se tu non sei capace di portare alcune umiliazioni nella tua vita, non sei umile".

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"Se un cristiano preferisce non far vedere la luce di Dio e preferisce le proprie tenebre, allora gli manca qualcosa e non è un cristiano completo. Una parte di lui è occupata, le tenebre gli entrano nel cuore, perché ha paura della luce e lui preferisce gli idoli".

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"La Chiesa senza vescovo non può andare avanti. Ecco, allora, che la preghiera di tutti noi per i nostri vescovi è un obbligo, ma un obbligo d'amore, un obbligo dei figli nei confronti del Padre, un obbligo di fratelli, perché la famiglia rimanga unita nella confessione di Gesù Cristo, vivo e risorto".

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"È importante chiedere al Signore: ‘Signore, abbi cura del mio vescovo; abbi cura di tutti i vescovi, e mandaci vescovi che siano veri testimoni, vescovi che preghino e vescovi che ci aiutino, con la loro predica, a capire il Vangelo, a essere sicuri che Tu, Signore, sei vivo, sei fra noi'".

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"Pregare e annunciare il Vangelo, sono propriamente questi due compiti che fanno forte le colonne della Chiesa. Se queste colonne si indeboliscono perché il vescovo si occupa di altre cose, la Chiesa anche si indebolisce; soffre. Il popolo di Dio soffre. Proprio perché le colonne sono deboli".

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"Il primo compito del vescovo è stare con Gesù nella preghiera. Infatti, il primo compito del vescovo non è fare piani pastorali... no, no! È pregare: questo è il primo compito. Mentre il secondo compito è essere testimone, cioè predicare: predicare la salvezza che il Signore Gesù ci ha portato".

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"Noi vescovi abbiamo questa responsabilità di essere testimoni: testimoni che il Signore Gesù è vivo; è risorto; cammina con noi; ci salva; ha dato la sua vita per noi; è la nostra speranza; ci accoglie sempre e ci perdona. La nostra vita dev'essere questo: una vera testimonianza della risurrezione di Cristo".

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"La liturgia della Chiesa, riferendosi ad alcune espressioni di Paolo, chiama i dodici le colonne della Chiesa. E i vescovi sono colonne della Chiesa. Quella elezione di Mattia è stata la prima ordinazione episcopale della Chiesa".

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"I dodici sono costituiti perché stiano con Lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni. È il gruppo più importante che Gesù ha scelto. Proprio quei dodici sono i primi vescovi, il primo gruppo di vescovi".

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"Gesù, tra tanta gente che lo seguiva, chiamò a sé quelli che voleva. Gesù ha scelto quelli che Lui voleva. E, appunto, ne costituì dodici. Che chiamò apostoli".

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"Io invito me stesso - e tutti - a cercare se nel mio cuore ci sia qualcosa attribuibile alla gelosia o all'invidia, che sempre porta alla morte e mi impedisce di essere felice. Perché sempre questa malattia porta a guardare quello che di buono ha l'altro come se fosse a scapito tuo".

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"Quante volte nelle nostre comunità per gelosia si uccide con la lingua. Succede così che uno ha invidia di quell'altro e incominciano le chiacchiere: e le chiacchiere uccidono".

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"L'invidia uccide e non tollera che un altro abbia qualcosa che io non ho. E sempre crea sofferenza, perché il cuore dell'invidioso o del geloso soffre: è un cuore sofferente. Proprio quella sofferenza lo porta avanti a desiderare la morte degli altri".

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"Cosa brutta è l'invidia! E nel cuore la gelosia o l'invidia cresce e soffoca l'erba buona. E così tutto quello che gli sembra fare ombra, gli fa male: non è in pace. È un cuore tormentato, è un cuore brutto. E il cuore invidioso porta ad uccidere, alla morte".

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"Nel cammino cristiano, nel cammino che il Signore invita a fare, non c'è alcun santo senza passato, e neppure alcun peccatore senza futuro".

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"Noi siamo tante volte schiavi delle apparenze, schiavi delle cose che appaiono e ci lasciamo portare avanti da queste cose: ‘Ma questo sembra...'. Ma il Signore sa la verità".

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"L'azione di grazie nasce e cresce in una persona e in un popolo che sia capace di fare memoria. Ha le sue radici nel passato, che tra luci e ombre ha generato il presente".

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"Questo è l'essenziale del cristianesimo: diffondere l'amore rigenerante e gratuito di Dio, con atteggiamento di accoglienza e di misericordia verso tutti, perché ognuno possa incontrare la tenerezza di Dio e avere pienezza di vita".

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"Questa è la logica che guida la missione di Gesù e la missione della Chiesa: andare in cerca, pescare gli uomini e le donne, non per fare proselitismo, ma per restituire a tutti la piena dignità e libertà, mediante il perdono dei peccati".

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"È sempre Gesù che fa il primo passo: viene a tenderci la mano per farci risalire dal baratro in cui ci ha fatto cadere il nostro orgoglio, e ci invita ad accogliere la consolante verità del Vangelo e a camminare sulle vie del bene".

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"In questo consiste il ministero profetico di Gesù: nell'annunciare che nessuna condizione umana può costituire motivo di esclusione dal cuore del Padre, e che l'unico privilegio agli occhi di Dio è quello di non avere privilegi, di non avere padrini, di essere abbandonati nelle sue mani".

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"L'evangelizzazione dei poveri è la priorità: non si tratta solo di fare assistenza sociale, tanto meno attività politica. Si tratta di offrire la forza del Vangelo di Dio, che converte i cuori, risana le ferite, trasforma i rapporti umani e sociali secondo la logica dell'amore".

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"Essere cristiano ed essere missionario è la stessa cosa. Annunciare il Vangelo, con la parola e, prima ancora, con la vita, è la finalità principale della comunità cristiana e di ogni suo membro".

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"Vino nuovo in otri nuovi! Perché, alle novità dello Spirito, alle sorprese di Dio anche le abitudini devono rinnovarsi".

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"Il cristiano che si nasconde dietro il 'si è sempre fatto così...' commette peccato, divenendo idolatra e ribelle e vivendo una vita rattoppata, metà e metà, perché chiude il suo cuore alle novità dello Spirito Santo".

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"Non siamo noi, i Papi, i vescovi, i sacerdoti, le suore a portare avanti la Chiesa, sono i santi! I santi sono quelli che hanno il coraggio di credere che Dio è il Signore e che può fare tutto".

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"Quando manca la pietà nel cuore, sempre si pensa male, si giudica male, forse per giustificare noi stessi".

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"Il servizio al prossimo, al fratello, alla sorella che ha bisogno è il segno che andiamo sulla strada del buono spirito, cioè sulla strada del Verbo di Dio che si è fatto carne".

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"Possiamo fare tanti piani pastorali, immaginare nuovi metodi per avvicinarci alla gente, ma se non facciamo la strada del Figlio di Dio che si è fatto uomo per camminare con noi, non siamo sulla strada del buono spirito. Anzi, a prevalere è l'anticristo, è la mondanità, è lo spirito del mondo".

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"Nell'inculturazione, la Chiesa, assumendo i valori delle differenti culture, diventa "sponsa ornata monilibus suis", ‘la sposa che si adorna con i suoi gioielli'".

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"Nell'inculturazione, la Chiesa introduce i popoli con le loro culture nella sua stessa comunità, perché le forme e i valori positivi che ogni cultura propone arricchiscono la maniera in cui il Vangelo è annunciato, compreso e vissuto".

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"Nelle espressioni cristiane di un popolo evangelizzato, lo Spirito Santo abbellisce la Chiesa, mostrandole nuovi aspetti della Rivelazione e regalandole un nuovo volto".

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"Nei diversi popoli che sperimentano il dono di Dio secondo la propria cultura, la Chiesa esprime la sua autentica cattolicità e mostra la bellezza di questo volto pluriforme".

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"Il cristianesimo non dispone di un unico modello culturale, bensì, restando pienamente se stesso, nella totale fedeltà all'annuncio evangelico e alla tradizione ecclesiale, esso porterà anche il volto delle tante culture e dei tanti popoli in cui è accolto e radicato".

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"Nessuno si salva da solo, cioè né come individuo isolato né con le sue proprie forze. Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che comporta la vita in una comunità umana. Questo popolo che Dio si è scelto e convocato è la Chiesa".

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"Il principio del primato della grazia dev'essere un faro che illumina costantemente le nostre riflessioni sull'evangelizzazione".

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"La salvezza che Dio ci offre è opera della sua misericordia. Non esiste azione umana, per buona che possa essere, che ci faccia meritare un dono così grande. Dio, per pura grazia, ci attrae per unirci a Sé".

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"Non vi può essere vera evangelizzazione senza l'esplicita proclamazione che Gesù è il Signore, e senza che vi sia un primato della proclamazione di Gesù Cristo in ogni attività di evangelizzazione".

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"Attenzione alla tentazione dell'invidia! Siamo sulla stessa barca e andiamo verso lo stesso porto! Chiediamo la grazia di rallegrarci dei frutti degli altri, che sono di tutti".

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"La mondanità spirituale porta alcuni cristiani ad appartenere più che alla Chiesa intera, con la sua ricca varietà, a questo o quel gruppo che si sente differente o speciale".

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"La mondanità spirituale porta alcuni cristiani ad essere in guerra con altri cristiani che si frappongono alla loro ricerca di potere, di prestigio, di piacere o di sicurezza economica. Inoltre, alcuni smettono di vivere un'appartenenza cordiale alla Chiesa per alimentare uno spirito di contesa".

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"Dio ci liberi da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali! Questa mondanità asfissiante si sana assaporando l'aria pura dello Spirito Santo, che ci libera dal rimanere centrati in noi stessi, nascosti in un'apparenza religiosa vuota di Dio".

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"Quante volte ci intratteniamo vanitosi parlando a proposito di quello che si dovrebbe fare come maestri spirituali ed esperti di pastorale che danno istruzioni rimanendo all'esterno. Coltiviamo la nostra immaginazione senza limiti e perdiamo il contatto con la realtà sofferta del nostro popolo fedele".

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"La nostra storia di Chiesa è gloriosa in quanto storia di sacrifici, di speranza, di lotta quotidiana, di vita consumata nel servizio, di costanza nel lavoro faticoso, perché ogni lavoro è ‘sudore della nostra fronte'".

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"Quante volte sogniamo piani apostolici espansionisti, meticolosi e ben disegnati, tipici dei generali sconfitti!".

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"Con la mondanità spirituale si alimenta la vanagloria di coloro che si accontentano di avere qualche potere e preferiscono essere generali di eserciti sconfitti piuttosto che semplici soldati di uno squadrone che continua a combattere".

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"La mondanità spirituale è priva del sigillo di Cristo incarnato, crocifisso e risuscitato, si rinchiude in gruppi di élite, non va realmente in cerca dei lontani né delle immense moltitudini assetate di Cristo. Non c'è più fervore evangelico, ma il godimento spurio di un autocompiacimento egocentrico".

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"Gnosticismo e neopelagianesimo sono manifestazioni di un immanentismo antropocentrico. Non è possibile immaginare che da queste forme riduttive di cristianesimo possa scaturire un autentico dinamismo evangelizzatore".

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"La mondanità spirituale può assumere la forma del neopelagianesimo autoreferenziale e prometeico di coloro che fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri perché osservano determinate norme o perché sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile proprio del passato".

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"La mondanità spirituale può assumere la forma dello gnosticismo: una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e conoscenze, ma dove il soggetto rimane chiuso nell'immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti".

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"La mondanità spirituale assume molte forme, a seconda del tipo di persona e della condizione nella quale si insinua. Dal momento che è legata alla ricerca dell'apparenza, non sempre si accompagna con peccati pubblici, e all'esterno tutto appare corretto".

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"La mondanità spirituale, che si nasconde dietro apparenze di religiosità e persino di amore alla Chiesa, consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana ed il benessere personale".

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"L'unica via consiste nell'imparare a scoprire Gesù nel volto degli altri, nella loro voce, nelle loro richieste. È anche imparare a soffrire in un abbraccio con Gesù crocifisso quando subiamo aggressioni ingiuste o ingratitudini, senza stancarci mai di scegliere la fraternità".

 



 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis