"CHIQUITUNGA"
La carmelitana paraguaiana in cammino verso gli onori degli altari
Migliaia di fedeli, in Paraguay, hanno ricordato il 28 aprile scorso, durante una solenne celebrazione eucaristica, il 50° anniversario della morte di Suor Maria Felicia de Jesús Sacramentado, conosciuta familiarmente nel suo paese come Chiquitunga, la monaca carmelitana che potrebbe essere la prima santa paraguaiana.
Nello scorso mese di marzo, infatti, i teologi della Congregazione delle Cause dei Santi hanno approvato lo studio sulla vita e "fama di santità" della Serva di Dio Maria Felicia ed hanno riconosciuto "l'esercizio eroico delle sue virtù", requisito fondamentale per avviare un processo di canonizzazione. La Chiesa paraguaiana attende, ora, che Papa Benedetto XVI la proclami Venerabile.
Maria Felicia nasce il 12 gennaio 1925 a Villarrica del Espirítu Santo, capoluogo del dipartimento di Guairá, nel Paraguay. È la primogenita di sei figli dei coniugi Guggiari Acheverría. Vive un'infanzia serena e trascorre un'adolescenza attiva nella carità. Partecipa quotidianamente alla Santa Messa, prega e, in bicicletta, raggiunge gli ammalati, soprattutto i tubercolosi e i lebbrosi. All'età di 16 anni entra a far parte del movimento dell'Azione Cattolica e si impegna nella catechesi dei bambini e dei giovani.
Frequenta la scuola, prima, a Villarrica e, poi, ad Asunción. Dopo la "Rivoluzione del del '47" che procurò diversi problemi alla famiglia Guggiari, di vecchia tradizione liberale, i genitori di Chiquitunga si trasferiscono nella capitale.
Ad Asunción, Maria Felicia ottiene il diploma di maestra, inizia ad insegnare e continua ad operare attivamente come membro dell'Azione Cattolica di cui diventa anche dirigente. Nel cammino di questo movimento, il Signore la forma come sua discepola entusiasta, fedele e coerente.
Lei stessa si esprime così: "L'unica cosa di cui sono certa è l'immenso e traboccante amore che ho per l'Azione Cattolica: per me è tutto e per essa e i suoi fini ho lasciato tutto".
Sono molte le affermazioni presenti nei suoi scritti che esprimono il suo grande desiderio di donarsi totalmente e di essere una "santa apostola", una grande missionaria. Il suo incontro con Gesù la spinge a "volare" senza che nulla la trattenga dal portare la Buona Novella e condividere la sua fede con i fratelli.
Ella, però, non realizza questo suo desiderio di apostolato e di missione attiva in paesi lontani, ma lo attua intensamente nella contemplazione. Accoglie la volontà del Signore, nella gioia e nella pace che regnano nel cuore di chi l'accetta e la compie.
Chiquitunga non si sposta mai dal suo paese. A 30 anni, con la sua allegria ed esuberanza, ma anche con la sua umiltà e spirito di servizio, decide di entrare nel convento delle Carmelitane Scalze, da poco fondato ad Asunción, e di farsi monaca di clausura.
Ella comprende che per essere una grande missionaria, un'apostola di Gesù, deve essere prima, sua discepola, "sedersi ai piedi del Maestro" per apprendere da Lui, ascoltare la sua Parola e incontrarsi sempre più con Lui che è Via, Verità e Vita. Intuisce che l'umiltà è l'attitudine basilare per essere discepola e scopre il segreto della vita nascosta per Gesù, vita sommamente feconda che si riversa in benedizioni per tutta l'umanità.
La sua decisione, in un primo momento, non viene compresa neppure dai componenti la sua famiglia. I suoi familiari pensavano, sì, ad una sua possibile scelta di vita consacrata, in particolare nella Congregazione delle Salesiane, presso il cui collegio Chiquitunga aveva studiato, ma non certo come carmelitana.
Solo tre giorni prima di entrare in convento, avverte la sua famiglia. Le sorelle raccontano che il loro papà, dopo aver ascoltato la richiesta della figlia maggiore, esce di casa esclamando di andare ad ammazzare le monache che l'avevano abbindolata. Torna, però, dopo alcune ore e dice alla moglie: "Vengo da un pezzo di cielo e se un'altra delle mie figlie mi chiede di andare in convento io stesso l'accompagno". Questa trasformazione è un primo miracolo di Chiquitunga.
Con il suo fervente spirito di preghiera, desidera donarsi completamente. Così, dopo un colloquio con la Madre Priora del monastero delle Carmelitane Scalze, è certa della chiamata a questa vita.
Entrando in convento, compie ciò che tante volte aveva espresso: "Il mio desiderio è di lavorare incessantemente, dare tutto ciò che ho e posso per l'ideale della nostra amata Azione Cattolica e poi donarmi in una vita di intima unione con il mio Dio con sacrifici e orazioni".
Le monache della sua comunità religiosa la ricordano come una sorella piena di allegria, servizievole e capace di chiedere perdono di fronte alla sua più piccola mancanza e debolezza, e di donarsi senza limiti.
Nel Carmelo, continua, come Santa Teresina di Lisieux, ad impegnarsi per il suo grande ideale missionario fino alla fine dei suoi giorni che, in realtà, non sono molti.
Chiquitunga, infatti, è colpita da una grave malattia, la purpora, una disfunzione dei componenti del sangue, e muore a soli 34 anni, il 28 aprile del 1959.
Dopo la sua morte, molte persone, che si sono raccomandate a lei e che l'hanno invocata come protettrice, testimoniano le grazie ricevute e i miracoli ottenuti tramite la sua intercessione.
Per questo, in Paraguay, il 13 dicembre 1997, l'arcivescovo di Asunción, monsignor Felipe Santiago Benítez, apre ufficialmente l'inchiesta diocesana per la sua canonizzazione. Sulla base dei lavori a livello diocesano, a Roma viene elaborata la cosiddetta "positio" che, in 1600 pagine, ottiene, come già detto in apertura, il riconoscimento dell'eroicità delle virtù della carmelitana.
Si è aperto anche il processo "super miro" per esaminare una grazia accordata dal Signore per intercessione di Suor Maria Felicia. Riguarda un bimbo del dipartimento di San Pedro, nato senza segni di vita. Dopo mezz'ora dalla nascita, quando ormai è dichiarato morto, l'ostetrica che lo assiste lo raccomanda a Chiquitunga. Il bimbo inizia a respirare, riprende vita e, nonostante sia rimasto senza vita per tanto tempo, non soffre alcuna conseguenza.
I resti mortali di Suor Maria Felicia riposano attualmente nella Capilla del Convento delle Carmelitane Scalze ad Asunción, dove lei visse gli ultimi anni della sua breve vita.
Il giorno anniversario della sua morte, numerosi fedeli paraguaiani hanno voluto manifestare la devozione e la gioia per questa figlia del popolo, scelta dal Signore per essere luce di speranza, e indirizzata dalla Chiesa a percorrere il cammino verso gli onori degli altari.
(A cura di Emanuela Furlanetto)
08/06/09
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