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CHIQUITUNGA PROCLAMATA BEATA

Il rito presieduto dal cardinale Amato ad Asunción

 

 

"Chiquitunga" questo era il suo nomignolo da bambina "rinunciò all'amore umano per donarsi completamente al Signore". È questo in sintesi il profilo di Maria Felicia di Gesù Sacramentato, al secolo Maria Felicia Guggiari Echeverría, la monaca carmelitana scalza che il cardinale Angelo Amato, in rappresentanza di Papa Francesco, ha elevato agli onori degli altari sabato 23 giugno, nello stadio Nueva Olla di Asunción, in Paraguay.

Il prefetto della Congregazione delle cause dei santi ha fatto notare come l'amore a Gesù sia stato "il vero protagonista della sua esistenza". Infatti, il motto Todo te ofrezco, Señor fu "il suo programma di vita, da quando era giovane fino alla morte". Desiderava "offrire la vita per il Signore, anche spargendo il suo sangue nel martirio". Infatti, in un periodo di gravi turbolenze socio-politiche, si diceva pronta a morire per la fede. "Da questo amore a Dio ha detto il cardinale scaturiva una straripante carità fraterna, fatta di accoglienza, comprensione, perdono".

Era servizievole con tutti, grandi e piccoli, ricchi e poveri. Tutti ammiravano il suo spirito di servizio. "La sua stessa persona racconta un testimone era un servizio, non solo per quello che faceva, ma anche con la sua presenza". Sia nell'Azione Cattolica sia nel convento "era sempre pronta alla collaborazione, all'aiuto, alla concordia". Era, infatti, caritatevole e generosa verso gli emarginati, gli anziani, i poveri, gli ammalati, tanto che "alcuni testimoni la paragonano a madre Teresa di Calcutta". A Villarrica, la sua città natale, la parrocchia della cattedrale le aveva affidato la sezione delle bambine. Spesso "Chiquitunga" "con le sue piccole amiche si recava nei quartieri poveri e periferici della città per visitare le vecchiette e le ammalate e così far conoscere alle bambine il mistero della sofferenza e della povertà".

Il cardinale ha poi sottolineato come fosse "un vero angelo benefattore, che si avvicinava alle anime stanche e ai corpi feriti, per offrire loro il dono di una condivisione umana sentita". La stessa generosità e magnanimità, "Chichitunga" la dimostrò nel monastero: "Era servizievole e benevola con tutte. La sua carità verso le sorelle bisognose era veramente eroica, o come dice una consorella, 'esagerata'". Infatti, "perdonava prontamente e sempre coloro che la maltrattavano. Vinceva tutte con la sua pazienza sorridente".

Dopo la sua morte le consorelle più ostili o critiche verso di lei "furono le prime a piangerla e a testimoniare con commozione la sua carità eroica". La sua intera esistenza, ha ricordato il cardinale, è "piena di episodi di bontà, di carità, di umiltà. È una vera biblioteca di santità". Maria Felicia di Gesù Sacramentato è "una grande figura di giovane generosa e gioiosa nel vivere integralmente il suo battesimo e la sua consacrazione religiosa alla luce della grazia di Dio e al servizio del prossimo". Infatti, ella aveva "una passione irrefrenabile per il bene. Il suo cuore era, come quello di Gesù, disponibile solo a fare il bene, ad amare e servire i piccoli e il prossimo bisognoso. Era veramente, come Maria, la serva del Signore".

Amava "il lavoro, preferiva le occupazioni più umili. La sua opzione era decisamente per i poveri". Era "entusiasta della vocazione carmelitana ed era fedelissima alla regola. Faceva tutto per obbedienza". La nuova beata, ha detto il cardinale, invita oggi le sue consorelle "a essere, come lei, fiere della loro vocazione e gioiose nella loro quotidiana donazione al Signore". Esorta, poi, tutti "a vivere con serenità la nostra esistenza cristiana, sotto il segno dell'amore di Dio e della carità verso il prossimo. Come per lei, anche per noi la presenza viva di Gesù sia lampada che rischiara i nostri passi". Infatti, la "bontà e la santità dei cristiani rende la società più nobile, più fraterna, più ricca di umanità".

Il cardinale ha anche ricordato che ad Asunción, nel 1988, Giovanni Paolo II celebrò la canonizzazione del grande gesuita paraguayano, padre Roque González de Santa Cruz, e compagni martiri. San Roque era il fondatore delle famose "reducciones de Paraguay", "conosciute e apprezzate in tutto il mondo come modelli di evangelizzazione e di formazione sociale e culturale del popolo guaranì".

Oggi, con la beatificazione, di suor Maria Felicia di Gesù Sacramentato, ha aggiunto il cardinale, la Chiesa paraguaiana "presenta alla comunità cristiana mondiale una figura eminente di giovane colta e santa, entusiasta della sua fede e della sua vocazione di consacrata". Infatti, il suo "sorriso gentile rivelava un'anima baciata dalla grazia divina. Il suo sguardo trascendeva le cose visibili e si proiettava verso il cielo in una serena contemplazione dell'eternità". Una persona che "corrispose al cento per cento alla chiamata di Dio, vivendo il suo battesimo con semplicità, costanza, entusiasmo e gioia". Difatti, la sua "fede era solida, viva e operante". I testimoni parlano "di una fede immensa, convinta, espansiva, che traspariva da tutti i pori e che si manifestava quotidianamente nell'obbedienza pronta, nella carità squisita, nell'umiltà di chiedere perdono per le mancanze proprie e altrui". Il prefetto ha anche fatto notare come la lettura e la meditazione della sacra Scrittura, soprattutto del Nuovo testamento, fosse "il nutrimento e l'arma del suo apostolato". Non a caso, quando entrò in convento "regalò alle sorelle una copia dei quattro vangeli con dedica". In comunità portava sempre con sé la Bibbia e durante le ricreazioni ne commentava alcuni passi. "Aiutata dai direttori spirituali ha aggiunto era obbediente e docile al magistero del Papa. Pregava e si sacrificava per la santificazione dei sacerdoti. Ci ha lasciato perfino una specie di vademecum sull'importanza del sacerdote nella Chiesa".


© L'Osservatore Romano - 24 giugno 2018
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it

 


25/06/2018
 
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