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Profili missionari e spirituali

 

 

  DON PRIMO MAZZOLARI 

"Tromba dello Spirito Santo in terra
mantovana" (Giovanni XXIII)


 

Don Primo Mazzolari nacque a Boschetto, in provincia di Cremona, il 13 gennaio 1890 da una famiglia semplice di contadini. Seguì presto la vocazione sacerdotale; già a dieci anni entrò nel seminario di Cremona dove proseguì gli studi fino all'ordinazione ricevuta il 24 agosto 1912. Gli anni di noviziato non furono tranquilli poiché Pio X aveva inaugurato una stagione di repressione antimodernista che portò nei seminari una disciplina più rigida che il giovane sacerdote cominciò a risentire in maniera particolare. Dopo qualche mese fu inviato come vicario a Spinadesco e, subito dopo, richiamato in seminario a Cremona per insegnare Lettere.

Scoppiata la Prima guerra mondiale, si schierò, con l'entusiasmo tipico dei giovani, dalla parte degli interventisti contro le tendenze militariste della Germania, nel 1915 si arruolò come volontario e divenne cappellano militare nel 1918. L'esperienza della guerra lo segnerà profondamente e don Primo inizierà un itinerario che lo porterà ad assumere posizioni pacifiste radicali e di una autorevole chiarezza all'interno delle opinioni cristiane.

Negli anni successivi, parlando della sua esperienza di guerra e dell'equivoco verso il quale erano andati incontro lui ed altri giovani preti, dirà: "Se invece di dirci che ci sono guerre giuste e guerre ingiuste i nostri teologi ci avessero insegnato che non si deve ammazzare per nessuna ragione, che la strage è inutile sempre, e ci avessero formati ad un'opposizione cristiana chiara, precisa ed audace, invece di partire per il fronte saremmo discesi sulle piazze".

Congedato nel 1920, divenne parroco a Bozzolo, in provincia di Mantova e, due anni dopo, venne nominato parroco di Cicognara, "il paese delle scope", dove per un decennio costruì il suo stile come parroco e animatore sociale tramite la creazione di una scuola serale per i contadini e di una biblioteca. Nel 1932 fu trasferito a Bozzolo.

Furono anni fervidi dal punto di vista letterario, anni in cui don Primo Mazzolari redasse i seguenti scritti; La più bella avventura, basata sulla parabola del figliuol prodigo, Il samaritano, I lontani, Tra l'argine e il bosco, che delineavano la concezione di una Chiesa imperfetta ma umile e aperta ai lontani, e ancora Tempo di credere nel 1941 e Impegno con Cristo due anni dopo, furono tutte opere fortemente osteggiate dal Sant' Uffizio come dalle autorità fasciste. In quegli anni iniziò la sua opposizione al fascismo pur senza appariscenti momenti di rottura e opposizione che tuttavia risaliva a tempi anteriori alla marcia su Roma e fino alla condanna a morte decretata dai repubblichini di Salò.

Negli anni matura e delinea sempre più la sua vocazione sacerdotale e umana di solidarietà e amore per tutti coloro che vengono scartati dalla società: gli oppressi, i poveri e i dimenticati. Già nel 1924 aveva scritto: "Mi chiedo se proprio nessuno deve alzare la voce di condanna, se il sacerdote, che è il protettore nato degli oppressi, può stare pago di soffrire interiormente e di pregare [...]. Il dubbio, per conto mio, l'ho risolto: io sento il dovere di dichiararmi apertamente a favore degli oppressi".

Dopo la caduta del fascismo ebbe contatti con la resistenza e fu costretto a vivere in clandestinità per molto tempo. In questa occasione scrisse La rivoluzione cristiana, in cui considerava le direzioni dell'impegno cristiano del dopoguerra; dopo la Liberazione avrebbe infatti accettato di lavorare al fianco della D.C.

Nel 1949 fondò e diresse il periodico Adesso la cui pubblicazione fu sospesa nel 1951 su indicazioni provenienti dal Vaticano. Si trattava di un giornale progettato da don Mazzolari per dare spazio alle "avanguardie cristiane" con una carica finalmente profetica. Fra i suoi amici ricordiamo il fondatore di Nomadelfia don Zeno Saltini, il poeta padre David Maria Turoldo, il sindaco fiorentino Giorgio La Pira e lo scrittore Luigi Santucci.

Un altro dei suoi scritti è dedicato a "I lontani", costante cura della sua pastorale, intendendo però con "lontananza" non tanto una situazione ben definita, quanto uno stato d'animo contraddistinto dall'assenza di Qualcuno. Una situazione che coinvolgeva evidentemente anche i comunisti verso i quali nutrì sincero interesse pur restando fortemente critico verso la loro dottrina.

Nel 1955 uscì, anonimo, Tu non uccidere, quasi un trattato del pacifismo radicale cristiano: un pacifismo che non concede alcuno spazio ad alcuna forma di violenza: "Cadono, quindi, le distinzioni tra guerre giuste e ingiuste, difensive e preventive, reazionarie e rivoluzionarie. Ogni guerra è fratricidio, oltraggio a Dio e all'uomo [...] Per questo noi testimonieremo, finché avremo voce, per la pace cristiana. E quando non avremo più voce, testimonierà il nostro silenzio o la nostra morte, poiché noi cristiani crediamo in una rivoluzione che preferisce il morire al far morire".

Nel 1957 fu chiamato dal cardinal Montini a predicare a Milano. Il futuro Pontefice, successivamente, parlando di lui dirà: "Lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti". Con l'elezione di Giovanni XXIII le idee di don Primo trovarono più rispondenza in un clima decisamente più moderno. Sebbene nella dottrina cristiana don Primo Mazzolari riservasse un posto di primo piano alla Parola di Dio, "senza troppe preoccupazioni esegetiche", egli venne spesso contrastato e costretto al silenzio, i suoi scritti incorsero in restrizioni del Santo Uffizio. D'altra parte fu anche molto stimato dal card. Roncalli e dal card. Montini tanto che fu ricevuto molto calorosamente da Papa Giovanni che lo chiamò "tromba dello Spirito Santo". Simile accoglienza lo ripagava di molte amarezze sofferte. 
Morì il 12 aprile 1959 nella casa di cura San Camillo di Cremona.

(A cura redazione "Il Sismografo")


© Il Sismografo - 13 giugno 2017
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it

 

 



15/06/2017

 
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