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DON STURZO BEATO, CHIUDE LA FASE DIOCESANA


  La chiusura al Vicariato di Roma della fase
diocesana del processo di beatificazione del
sacerdote siciliano, che fondò il Partito Popolare.
Esempio di dedizione al bene comune



 

Compie un nuovo passo il processo di beatificazione di don Luigi Sturzo, il sacerdote siciliano che ha legato il proprio nome anche alla storia politica ed etica del nostro Paese. Infatti, venerdì 24 novembre, presso il Palazzo Apostolico Lateranense, dove ha sede il Vicariato di Roma, si è chiusa la fase diocesana dell'iter processuale, a cui seguirà una giornata di studi dedicata al servo di Dio.

Un cammino, quello della causa di beatificazione, che ha avuto inizio venti anni fa grazie all'impegno del Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo soprattutto dei due presidenti che si sono succeduti Gaspare Sturzo e Giovanni Palladino e che si concretizzò nella costituzione del Tribunale diocesano nel 2002. In questi quindici anni il Tribunale ha ascoltato i racconti e i ricordi di ben 154 testimoni sparsi in Italia, Francia, Inghilterra e Stati Uniti, nazioni nelle quali il sacerdote siciliano visse e operò. Ne sono scaturiti 50 volumi. Passati al vaglio anche gli scritti, gli interventi e i discorsi del sacerdote. La conclusione di questo lavoro si concretizza nel via libera a livello diocesano per la causa di beatificazione, che, dopo la cerimonia di venerdì 24 novembre, passerà al vaglio della Congregazione delle cause dei santi, per un ulteriore studio e analisi da parte di teologi, vescovi e cardinali. Alla cerimonia erano presenti tra gli altri il postulatore della causa Carlo Fusco e il presidente dell'Istituto Luigi Sturzo Nicola Antonetti.

Una vita con forti radici siciliane

Nato a Caltagirone, in provincia di Catania, il 26 novembre 1871, da una famiglia di forti tradizioni cattoliche (un suo fratello, Mario, divenne anche vescovo di Piazza Armerina), Luigi Sturzo decise presto di intraprendere la via del sacerdozio. Venne ordinato prete a Caltagirone il 19 maggio 1894 presso la chiesa del Santissimo Salvatore (dove attualmente è sepolto). Oltre a insegnare in Seminario, si dedicò alla cura dei giovani e al ministero delle confessioni.

La nascita del Partito Popolare

Si impegnò anche in campo sociale e politico in particolare dalla parte dei poveri e degli ultimi. Fu per quindici anni pro-sindaco di Caltagirone e poi venne eletto consigliere provinciale a Catania. Un impegno che non verrà meno neppure dopo il suo trasferimento a Roma per motivi di studio. E proprio da questa esperienza e dall'osservazione delle condizioni in cui viveva la popolazione più povera, che scaturisce il suo desiderio di dare vita a una formazione politica in cui potessero operare i cattolici. Nasce così nel 1919 il Partito Popolare, di cui sarà segretario fino al 1923.

Antifascista costretto all'esilio

Oppositore del regime fascista e totalitario, dovette lasciare ogni incarico politico e nel 1924 intraprese la via dell'esilio che lo portò a vivere a Londra, Parigi e, infine, New York. Ma anche se da lontano continuò a far sentire la propria voce e intessere rapporti con molti antifascisti costretti all'esilio durante il ventennio di dittatura di Mussolini. Rientra in Italia nel settembre 1946, dopo il voto referendario su "monarchia o repubblica" e per la Costituente. Non svolse più azione politica diretta, anche se la sua figura restò punto di riferimento per molti. Il presidente della Repubblica Luigi Einaudi il 17 settembre 1952 lo nominò senatore a vita. Muore a Roma l'8 agosto 1959 a ottantasette anni d'età.

Il rapporto con i Papi

"Io sono un sacerdote, non un politico" continuò a dire don Luigi Sturzo lungo tutta la sua esistenza. Della sua opera si interessarono anche alcuni Pontefici. Fu Pio XII a concedergli il benestare perché accettasse la nomina a senatore a vita, così come Pio X gli concesse a suo tempo la dispensa per assumere l'incarico di pro-sindaco di Caltagirone. "La Chiesa lo ringrazia per l'esempio di preclare virtù sacerdotali" disse Giovanni XXIII parlando di don Sturzo con il segretario particolare monsignor Loris Capovilla. Giovanni Paolo II indicò don Sturzo come esempio al clero perché "nella piena fedeltà al suo carisma sacerdotale, seppe infondere non solo nei siciliani ma nei cattolici italiani il senso del diritto-dovere della partecipazione alla vita politica e sociale alla luce dell'insegnamento della Chiesa". Anche Benedetto XVI ha parlato di lui come di "un esempio luminoso" e testimone di "amore, di libertà e di servizio al popolo".

Enrico Lenzi

 

© Avvenire.it - 22 novembre 2017
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it





01/12/2017
 
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