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Leggi la prima parte: La forza debole del Vangelo (1)


 

La forza debole del Vangelo (2)

Profili della missione del nostro tempo: Andrea Riccardi


Un sogno universale

Andrea Riccardi è il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, la quale celebra solennemente in questi giorni il suo 43° anniversario.

Nella lettura dei suoi scritti, si può rilevare come Riccardi esprima una grande passione per l'evangelizzazione del mondo contemporaneo.

Egli dilata al massimo il concetto di evangelizzazione stesso che, come noto, dalla Evangelii nuntiandi di Paolo VI, indica una realtà complessa e dinamica[1]. In questa linea, per Riccardi, l'evangelizzazione non è soltanto annuncio, ma anche dialogo con le culture e le religioni, costruzione della giustizia e della pace.

L'approccio non è quindi ideologico. È la relazione a volti concreti di poveri conosciuti in Africa e il riconoscere la guerra come "madre di tutte le povertà" che spinge Riccardi e la sua Comunità a mediare per la pace, senza farne un'opzione esclusiva. La Comunità di Sant'Egidio, infatti, si schernisce divertita quando la si definisce "l'Onu di Trastevere". L'obiettivo da loro perseguito non è la realizzazione di una struttura permanente di diplomazia parallela. E' piuttosto l'apertura al povero e al diverso che li conduce al dialogo di "frontiera" con le culture, le religioni, i non credenti e le popolazioni in conflitto.

D'altronde, sottolinea Riccardi, tali aperture si radicano in un afflato evangelizzatore che fa colloquiare partners profondamente diversi[2], senza operare sincretismi. Missione e dialogo non si oppongono; si tratta anzi di ravvivare lo spirito missionario, respingendo la cultura del nemico, edificando, al contrario, una cultura della pace e comunità cristiane che sappiano convivere in un mondo plurale[3], che di quest'ultimo siano l'anima di unità, attraverso il segno della fratellanza che supera ogni barriera[4].

Per Riccardi, anche se membri di una piccola comunità, è importante, infatti, avere un sogno universale. Il cristiano contemporaneo non può che essere un cristiano universale. E ciò, non tanto nel senso dell'informazione mediatica e dei viaggi, perché siamo tutti immersi in questa compressione del tempo e dello spazio dalla mondializzazione imperante, ma nel senso che il cristiano entra in contatto con il lontano, tramite una relazione personale e affettiva. Egli non si limita, infatti, a denunciare il male, le guerre e le ingiustizie, le cui immagini sono riversate dai media nelle nostre case, ma crea una comunicazione viva e reale "da cuore a cuore"[5].

"La forza debole del vangelo"

La carità nasce dalla partecipazione alla compassione di Gesù per le folle, è amicizia verso il povero, considerato "sacramento del fratello"[6].

Carità e Comunità, originate entrambe dalla forza debole del Vangelo, costituiscono quindi le chiavi di volta di un'evangelizzazione che insiste sull'accoglienza e la comunicazione personale, sull'importanza della preghiera e della vita liturgica. Quest'ultima è considerata manifestazione della bellezza che salva il mondo e recepisce diversi elementi della spiritualità ortodossa.

In questo mondo che cambia vorticosamente, marcato nel secolo scorso prima dal processo di secolarizzazione, poi da quello della mondializzazione, il cristiano non avrà paura solo se si radicherà nella forza debole del Vangelo che mette al centro lo scandalo della Croce, la debolezza e la povertà, in un mondo che privilegia valori opposti.

In questo senso, insiste Riccardi, è importante riportare per le nuove generazioni il tema stesso della carità nell'alveo ecclesiale, per distinguerlo da altri tipi d'intervento umanitario. Oggi, inoltre, i giovani non hanno una domanda d'impegno, come era nel '68, ma cercano innanzitutto "spiritualità"; la carità potrà esprimere una maturità di quest'ultima, più che essere un punto di partenza.

Questa necessità di un radicamento religioso dell'impegno per i poveri è ancor più impellente per l'Africa,Particolare icona martiri del XX e XXI secolo della Basilica di San Bartolomeo all’Isola di Roma ove la povertà è una condizione "normale" dalla quale si desidera uscire. In Africa, è importante che i giovani scoprano che vi sono persone ancor più povere e nel bisogno, andando al di là dei limiti clanici, in una visione autenticamente evangelica[7].

Di fronte alla crisi del senso dell'azione missionaria, che ha toccato molti settori ecclesiali, Riccardi offre l'inquietante forza debole del Vangelo quale si è manifestata attraverso il martirologio del ‘900. Il suo approfondito studio storico, che ha analizzato numerosi documenti che abbracciano le situazioni più diverse, dalla resistenza al nazismo, alla missione nei diversi continenti, ci restituisce le storie di uomini e donne che non erano eroi, ma testimoni fedeli e coerenti della loro fede e del senso della missione, fino al dono cruento della vita. La lettura di questo voluminoso testo è un'autentica miniera di speranza di fronte alle sfide dell'evangelizzazione nel nuovo millennio e invita a raccogliere l'eredità di questi martiri[8].

Un nuovo inizio?

L'apertura a nuovi orizzonti dell'evangelizzazione proviene dalla convinzione che la missione, dopo duemila anni, è ancora agli inizi.

Così affermava già Giovanni Paolo II in apertura dell'enciclica Redemptoris missio[9] per la quale, anche se la missione è divenuta mondiale, essa deve raggiungere ancora molte popolazioni e areopaghi moderni.

Riccardi, più che sulla dimensione geografica o sulle diverse situazioni missionarie, insiste sul fatto che se la Rivelazione cristiana è chiusa, la sua comprensione profonda è ancora gravida di futuro.

"La storia del cristianesimo non fa che cominciare", è la sua citazione frequente di Aleksandr Men', un sacerdote ortodosso ucciso in circostanze oscure in URSS nel 1990, che meglio esprime questa necessità di approfondire e scrutare ulteriormente la ricchezza spirituale e di esperienza umana del cristianesimo[10].

Anche se viviamo in una società complessa e in un tempo difficile, dobbiamo essere fieri di appartenervi e vivere l'evangelizzazione nella sua dimensione agonica, di lotta e di apertura di nuovi orizzonti e dimensioni spirituali e culturali.

L'evangelizzazione, per Riccardi, è chiamata, in questo senso, ad avere sempre più passione per l'uomo contemporaneo; essa è una realtà trasversale che impregna tutte le attività della Chiesa, da Roma al mondo intero.

Il legame dell'evangelizzazione dell'occidente, del nord del mondo, con quella delle chiese del sud delLo spirito di Assisi e gli incontri con esponenti di altre religioni mondo è una necessità assoluta di apertura, per superare il rischio di autoreferenzialità; insieme queste realtà missionarie sussistono o insieme cadono[11].

Dalle borgate romane alla missione universale. Un'intuizione e un percorso in pieno svolgimento per il movimento fondato da Riccardi.

L'impatto con la missione cambia sempre i connotati di una comunità, religiosa o laica che sia. Essa s'incontra con domande e ricerche religiose e sociali profondamente differenti ed è chiamata a inculturare nei diversi contesti la ricerca di autenticità evangelica delle proprie origini. Una vera sfida di adattamento e di coerenza per la Comunità di Sant'Egidio, che è movimento la cui struttura laicale è abbastanza fluida.

Indubbiamente, questo movimento è stato ed è tuttora un seme e un lievito nella storia di grande valore e manifesta la ricchezza dei doni che lo Spirito suscita per l'evangelizzazione del mondo contemporaneo.

Antonietta Cipollini



[1] Cfr. Paolo VI, Evangelii nuntiandi, n. 17.
[2] Cfr. A. Levi, Dialoghi sulla fede, con Vincenzo Paglia e Andrea Riccardi, il Mulino, Bologna 2000.
[3] Cfr. A. Riccardi, Convivere, Editori Laterza, Bari 2006.
[4] Cfr. A. Riccardi, Paolo. Uomo dell'incontro, Paoline, Milano 2008, 59 ss.
[5] Cfr. A. Riccardi, Dio non ha paura. La forza del Vangelo in un mondo che cambia, Ed. San Paolo, Milano 2003. L'intero testo è di grande interesse per l'evangelizzazione e ad esso attingiamo nelle nostre riflessioni. Vedi in particolare, il capitolo "Una Chiesa in missione", pp. 189-205.
[6] Cfr. A. Riccardi, Uomo e donna. Sogno di Dio, Paoline, Milano 2009, 27-28.
[7] Cfr. A. Riccardi, Sant'Egidio. Roma e il mondo. Colloquio con Jean-Dominique Durand e Régis Ladou. Prefazione di Carlo Maria Martini, Ed. San Paolo, Milano 1997, 67.
[8] Cfr. A. Riccardi, Ils sont morts pour leur foi. La persécution des chrétiens au XX siècle, traduit de l'italien par Julien Gayrard, Plon-Mame, Mesnil sur l'Estrée 2002.
[9] Cfr. Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, n. 1.
[10] Cfr. A. Riccardi, Dio non ha paura..., 14-17, 190-191.
[11] Cfr. A. Riccardi, Dio non ha paura..., 204.

11/02/2011

 
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