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Profili missionari e spirituali

 

 

TRA I SUOI FINO ALLA FINE

La beatificazione di padre Rother a Oklahoma City

   

 

Non lo volevano nemmeno ammettere al sacerdozio, perché carente nello studio, ma una volta ordinato dimostrò le sue qualità e divenne un vero padre, amico e fratello della povera gente. A cominciare dai tzutuhil, una popolazione guatemalteca malnutrita, abbandonata e con forti deficit educativi e assistenziali. Padre A'plas, Francesco nella lingua indigena, al secolo Francis Stanley Rother (1935-1981), pagò con la vita la dedizione e lo zelo per annunciare il Vangelo a questa gente. Purtroppo, tre mani omicide troncarono la sua vita il 28 luglio 1981, mentre si trovava in canonica.

Gli avevano consigliato di fuggire, di lasciare il Guatemala, ma da vero pastore volle rimanere accanto al gregge fino alla fine. E sabato 23 settembre, a Oklahoma City negli Stati Uniti d'America, il cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, in rappresentanza di Papa Francesco, lo beatifica come martire.

Nato il 27 marzo 1935 da Franz e Gertrude Katherine Smith, in una comunità cattolica tedesca, nella città di Okarche in Oklahoma, crebbe in un ambiente familiare molto religioso. Nel settembre del 1953 entrò nel Saint John Seminary a San Antonio, dopodiché si spostò all'Assumption Seminary sempre nella città texana. Allontanato dopo aver fallito alcuni esami, ottenne dal vescovo di Oklahoma City e Tulsa, monsignor Victor Reed, una seconda possibilità: nel giugno 1959 fu inviato a seguire un corso estivo presso l'Immaculate Conception Seminary nel Missouri per migliorare il latino. Poi fu mandato, a ripetere la teologia al Mount Saint Mary Seminary di Emmitsburg nel Maryland. Il rettore ne comprese il buon senso, l'integrità, la vita di preghiera attiva e lo zelo e il vescovo Reed decise di ordinarlo sacerdote il 25 maggio 1963.

Per i primi cinque anni Rother servì in diverse parrocchie a Durant, Tulsa e Oklahoma City, mostrando una singolare capacità di relazionarsi col prossimo e di essere vicino al popolo più povero e oppresso. La gente iniziò a parlare di lui come di un sacerdote "gentile e buono" e nella primavera del 1968 egli entrò nella missione che la diocesi di Oklahoma City aveva avviato cinque anni prima a Santiago Atitlán in Guatemala. Situata sulle sponde del lago Atitlán, questa città famosa per la bellezza naturale, era tuttavia un luogo di grande povertà, sia fisica che spirituale. Il popolo indigeno tzutuhil era malnutrito e soffriva della mancanza d'istruzione e di diverse malattie. I giovani missionari statunitensi non solo ricostruirono la chiesa parrocchiale e la canonica ed educarono i catechisti, ma costruirono anche l'ospedale, situato a Panabaj, misero in funzione sulla radio locale programmi educativi e religiosi, alzarono il livello dell'assistenza agraria e alimentare.

Dato che la maggioranza dei residenti appartenevano al popolo tzutuhil, padre Stanley cominciò a studiare lo spagnolo e poi anche la lingua indigena, per poter predicare, convertire, insegnare e amministrare i sacramenti. Inoltre, insieme agli altri collaboratori della missione iniziò, a tradurre il Nuovo Testamento e a celebrare regolarmente la messa nella lingua autoctona. Per questo suo sforzo, per il suo affetto e l'umiltà, il popolo lo ricambiava con amore e stima, chiamandolo padre A'plas.

Inizialmente responsabile della piccola missione nel paesino Cerro de Oro, in una civiltà senza telefono e altri mezzi di comunicazione, afflitta da una lunga catena di decessi e serie minacce batteriche contro la salute, padre Rother si gettò a capofitto in questo lavoro. Con varie iniziative si occupava della formazione dei locali e cercava catechisti e persone capaci di usare le stazioni radio. Nel novembre del 1975 divenne parroco della missione di Santiago Atitlán e praticamente unico sacerdote fisso. Ma proprio in quegli anni nel Guatemala si accese un conflitto politico: dopo la caduta del presidente Jacobo Arbenz Guzmán ebbero luogo violente repressioni. All'inizio del 1981 Rother venne avvisato che il suo nome si trovava nell'elenco di quelli che erano in pericolo di morte e gli venne suggerito di abbandonare il paese. Fu pertanto deciso che avrebbe dovuto rientrare negli Stati Uniti nel gennaio del 1981. E prima di partire riuscì anche a procurare un visto a un suo amico sacerdote, don Pedro Bocel.

Ma nell'aprile del 1981 padre Rother sentì di non poter più stare lontano dalla sua missione, per cui ritornò in Guatemala. Anche se il rientro a Santiago Atitlán gli era stato sconsigliato, voleva continuare a servire la sua parrocchia: "Il pastore non può scappare diceva appena si presenta il pericolo".

Il 28 luglio 1981 tre soldati mascherati entrarono nella canonica, uccidendo il missionario a colpi d'arma da fuoco. In tal modo si compiva il suo grande desiderio: dare la vita pur di rimanere fino alla fine a servire Dio e il suo amato popolo tzutuhil.

La prima messa funebre venne celebrata nella chiesa di Santiago Atitlán nello stesso giorno della morte. Dopo lo svolgimento di altre celebrazioni, il corpo di padre Rother venne riportato a Oklahoma City, dove il 3 agosto venne celebrata la messa funebre nella cattedrale di Our Lady of Perpetual Help. Lo stesso giorno fu sepolto nel cimitero della sua città natale Okarche: tuttavia, su pressante richiesta dei parrocchiani guatemaltechi, il suo cuore e il sangue vennero interrati sotto il pavimento della chiesa parrocchiale a Santiago Atitlán.  

 

© L'Osservatore Romano - 23 settembre 2017
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it




25/09/2017

 
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