Italiano Español Nederlands Français
Home arrow Profili missionari e spirituali arrow Una donna destabilizzante
Advertisement
Stampa Segnala a un amico



 

UNA DONNA DESTABILIZZANTE

Si è concluso in Vaticano il convegno internazionale su von Speyr

 

 

 

"Una donna nel cuore del ventesimo secolo" o, potremmo dire al termine del convegno tenutosi in questi giorni a Roma e in Vaticano, con la collaborazione di Poste Italiane, all'inizio del terzo millennio.

L'affascinante personalità di Adrienne von Speyr medico, sposa e madre, profeta, autrice di commenti alla Scrittura e di opere su vari temi spirituali ha radunato attorno a sé, a cinquant'anni dalla sua morte, un'ottantina di partecipanti venuti da più di venti paesi: donne e uomini, tra cui non pochi giovani, per lo più laici sposati, consacrati o in cammino verso la vita evangelica. Anche la maggior parte dei relatori erano laici (e sposati). Tutti hanno confermato con i loro contributi e la loro testimonianza quanto l'opera di Adrienne sia adatta a nutrire la vita cristiana di chi come lei stessa in modo eccezionale è impegnato in una professione, è alle prese con i doveri familiari, si dedica al servizio dei poveri ed emarginati, per non dire di diversi altri obblighi e delle sofferenze personali della malattia.

La vasta risonanza di quest'immensa opera, frutto di una stretta collaborazione con il teologo, anch'egli svizzero, Hans Urs von Balthasar, si spiega per la sua attualità storica. Adrienne ha attraversato, con profonda e sofferta partecipazione non solo interiore, il secolo della morte di Dio, della solitudine radicale dell'uomo, dell'orrore delle camere a gas. Si trovano nei suoi scritti tante consonanze con la predicazione di Papa Francesco: basta pensare alla confessione come sacramento del Padre di misericordia, ma anche all'immagine della Chiesa quale "ospedale da campo".

Da medico, e come tale presente ai due momenti chiave della vita umana la nascita e la morte Adrienne insegna come mettersi in ascolto di ogni singola persona, con il suo dramma e le sue ferite, con un'attenzione che va all'interezza del suo essere, corpo, anima e spirito e che si fa compassione, in un'autentica solidarietà di fronte al Salvatore: senza alcun senso di superiorità, con animo vulnerabile, aperto a lasciarsi, come i poveri benedetti dal Signore, abbracciare dalla pietà divina e portare alla guarigione.

Lo ha chiaramente sottolineato Lucetta Scaraffia: il contatto con Adrienne è "destabilizzante", ci costringe a uscire dai nostri schemi, ad aprirci a un'esigenza più grande, sempre più grande, eccessiva, anche se segno sempre di una tenera "speranza" divina nei nostri confronti. E questo fa capire le resistenze che ella ha incontrato e continuano a opporsi a una larga diffusione del messaggio che vuole comunicare alla Chiesa di oggi.

Tocchiamo qui un punto centrale del suo carisma: lei ci porta a una immediatezza nello stare davanti al Dio vivo che non manca di interpellarci "fino alle midolla" (Lettera agli Ebrei 4, 12). Ci trasmette in maniera limpida la Parola di Dio, non primariamente come concetto, ma come dabar, parola-evento che ci si rivela. La rivelazione prende attraverso di lei una vita nuova. Leggere Adrienne è incontrare il Signore che chiama oggi alla conversione, è mettersi in cammino dietro a lui e seguirlo dove uno non vuole, ma è in fin dei conti felicissimo di andare.

Una tale radicalità di vita sorprendentemente vicina allo spirito di sant'Ignazio, non per caso carissimo ad Adrienne in fondo mira a metterci nell'atteggiamento dell'ancella del Signore in ascolto del Verbo, di Maria che è la quintessenza viva della Chiesa: sponsa Christi. Il carisma femminile di Adrienne è in realtà nel cuore dell'atteggiamento cristiano: darsi totalmente e lasciarsi dilatare per fare sempre più spazio all'altro, come fa già una madre quando accoglie il bambino nel suo grembo e lascia che cresca in lei, con coraggio e delicatezza. Non solo la donna, ogni uomo è chiamato a questo attivo "lasciarsi fare": consentire che l'altro e prima di tutto Dio entri nelle nostre vite e attraverso noi così nel mondo.

L'impegno a servizio del prossimo, del lontano che si fa il proprio prossimo, Adrienne l'ha vissuto con una rara interezza perché si è umilmente inserita nell'impegno di Dio per il mondo: nella condiscendenza d'amore totalmente gratuito con cui Dio Padre crea il mondo, e nell'inimmaginabile amore del Figlio che si incarna, muore sulla croce e scende agli inferi per portare anche nelle più oscure tenebre del peccato quest'amore del Padre, cui resta sempre unito nello Spirito Santo.

Ad Adrienne è stato concesso secondo von Balthasar, il dono più grande che ha ricevuto da Dio e ha lasciato alla Chiesa di partecipare al mistero del sabato santo: le è stato dato di seguire il Signore nella pura tenebra, nel regno del non-amore, dove egli rimane nell'obbedienza dell'amore. Solo con questa kènosis il Figlio può riportare il mondo al Padre, e così ristabilire e rinnovare l'ordine che il Padre aveva voluto sin dall'origine.

Dalla morte di Balthasar avvenuta nel 1988, parecchi simposi sono stati organizzati sulla sua opera in varie parti del mondo, ma in quelle occasioni l'opera di Adrienne non ha ricevuto molta attenzione o è stata quasi del tutto ignorata. Dopo il simposio romano del 1985, dedicato alla sua missione ecclesiale, credo che l'attuale sia il primo evento pubblico specificamente dedicato a lei.

Tra Hans Urs von Balthasar e questa donna con la sua figura poliedrica vi fu una complementarità feconda: lei, proveniente dal protestantesimo, ha potuto raggiungere luoghi di umanità poco accessibili ai cristiani mentre il sacerdote gesuita ha aperto vie non battute nel suo confronto con la storia del pensiero universale, in particolare secolare. Si tratta di una complementarità tanto più attuale in quanto può illuminare il tema del rapporto uomo-donna nella Chiesa e nel mondo. Il loro testamento è una buona notizia proprio per il nostro tempo segnato dalla confusione e dalla paura: in fondo, solo se ricevo me stesso da un Padre buono posso vivere senza paura ciò per cui sono stato creato: "lodare, riverire e servire Dio nostro Signore" (Esercizi spirituali 23), che è poi nient'altro che l'amore vero.

Jacques Servais

© L'Osservatore Romano - 20 novembre 2017
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.it




06/12/2017
 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis