L'accoglienza riservata dai lettori ai primi due numeri della Collana "Mosaico della Missione", dedicati rispettivamente alla Parola di Dio e alla Messa, è stata molto favorevole e ci ha spinti a pubblicare già il terzo numero. Con il titolo La religione del corpo. Riflessione sulla visione cristiana della sessualità viene affrontato un argomento particolarmente delicato e attuale. Come i due volumi che l'avevano preceduto, anche questo rappresenta la rielaborazione, per il contesto italiano, di una brochure già apparsa in Paraguay, nella serie dei "Cuadernos de Pastoral", che riprende una serie d'incontri tenuti da Emilio Grasso non solo in ambito parrocchiale, ma anche con studenti di scuole superiori.
Questa pubblicazione si inquadra nell'attuale "emergenza educativa", particolarmente acuta sul tema della sessualità di cui si parla poco in maniera formativa. Il silenzio su tale problematica, soprattutto da parte degli educatori, può condurre a un fallimento in questo campo, veramente fondamentale, con conseguenze che compromettono tutta una vita. Chi ignora la sua sessualità, la rimuove, se ne serve in maniera deplorevole e non lascia che Dio entri in tutti gli aspetti della sua vita, fino alle radici più profonde. La sessualità non è un tema periferico per un cristiano: su un rapporto corretto con essa, si gioca la riuscita della persona e anche il vivere comune della società. Chi crede ha la responsabilità di comunicare con coraggio le proprie convinzioni anche a tale riguardo ed i giovani soprattutto hanno il diritto evangelico di ascoltare su questo un discorso nuovo, l'unico, quello di Gesù Cristo.
Un approccio teologico
La teologia non è riservata a pochi esperti, ma è quel discorso su Dio, e sull'uomo, che ogni cristiano è chiamato a fare per comprendere e comprendersi.
L'orientamento del libro, che ha un linguaggio semplice ma preciso, è essenzialmente teologico perché, prima di riguardare l'etica, la sessualità concerne la nostra idea di Dio come Trinità di persone, unite e distinte nella differenza, e la cristologia, la nostra rappresentazione di Cristo. La comprensione cristiana della sessualità è, infatti, inscindibilmente legata all'incarnazione, all'annuncio, alla passione, alla morte e alla resurrezione del Signore Gesù.
Il punto di partenza della riflessione è l'affermazione fondamentale della nostra fede, che determina la dignità del corpo: Gesù è il Figlio di Dio che si è fatto uomo, carne, corpo. La visione cristiana dell'essere umano riconosce al corpo la funzione di contribuire a rivelare Dio stesso. Il corpo è allora una specie di sacramento primordiale, un segno che trasmette la presenza e l'azione di Dio. In quanto sessuato, il corpo manifesta la vocazione dell'essere umano alla reciprocità, al mutuo dono di sé nell'amore. La prima affermazione biblica sulla sessualità, infatti, è che questa appartiene al piano di Dio. Vengono così esaminati, nel primo capitolo, i due racconti genesiaci della creazione, nella loro complementarità, con le tante suggestioni che offrono per capire l'importanza e il ruolo della sessualità.
Nella prospettiva biblica, il vincolo che unisce l'uomo e la donna, più forte di qualsiasi altro, deve durare per tutta la vita. Si affaccia così la prospettiva del tempo, una dimensione che attraversa tutta la sessualità. Il secondo capitolo è appunto dedicato a "La sessualità e il tempo", vale a dire alla "necessaria integrazione del tempo nella sessualità, affinché questa diventi incontro d'amore e non rimanga solamente istinto e pulsione. Integrazione del tempo significa attesa, gradualità, crescita, durata, fedeltà". La mancanza di conoscenza è mancanza di amore, ma per conoscersi serve tempo: "La relazione uomo-donna come relazione d'amore è un'arte che ha bisogno di una lunga iniziazione. Solo una lunga storia ordina, fa crescere e porta a pienezza l'amore".
Il fatto che la sessualità sia intrisa del tempo richiede un'attenzione ad una crescita reciproca. La carne stanca se non è spiritualizzata, se non è unita a un progetto, a un futuro, a un sentimento. La prova del tempo consiste nel passare dalla noia alla fedeltà, valore che è richiamato dalla necessità della durata.
Approfondita questa prospettiva antropologica, ritorniamo, nel terzo capitolo, alla Scrittura, con un'analisi di alcune caratteristiche fondamentali del vero amore, suggerite dal Cantico dei Cantici. Commentando il versetto "l'ho cercato, ma non l'ho trovato, l'ho chiamato, ma non mi ha risposto", l'Autore osserva che "nel Cantico vi è il nascondimento, perché in questo modo aumenta sempre più il desiderio dell'amato. Senza nascondimento non vi è più desiderio... Ottenere subito quanto si vuole occulta ed elimina la forza del desiderio. Una forza che deve essere capace di sacrifici, di fedeltà, di dono di sé. Così si manifesta che l'amore è forte".
Se, come dichiara il Cantico, l'amore è forte come la morte, "debbo essere disposto a morire per amore, altrimenti non amo. La passione è crudele. L'amore acquista verità solo di fronte alla morte... Un vero amore implica la resurrezione e non può tollerare che la morte venga a interromperlo. L'amore di Dio è più forte della morte: per questo vi è resurrezione". Il vero amore "ha un carattere sacro: quello delle persone e della vita stessa. Questa sacralità richiede una capacità di amare che pochi possiedono e che si acquisisce grazie all'insegnamento della Chiesa. Per questo la castità riguarda ogni uomo e non è riservata ai cosiddetti celibi consacrati, perché l'amore è anche ascesi, dominio di sé, fatica, lavoro, purificazione per acquisire l'intelligenza che permette di avvicinarsi al mistero dell'altro. Senza queste doti, le coppie falliscono".
Anche il bacio, invocato all'inizio del Cantico ("Mi baci con i baci della sua bocca!", Ct 1, 2), "è ricercare ciò che si trasmette tra i due, vale a dire la respirazione, simbolo della vita, dell'interiorità. Voglio essere tuo e che tu sia mia. È il desiderio di dare la propria vita e ricevere quella dell'altro, il conscio e l'inconscio, la mia e la sua storia, in modo che nell'amore ognuno scopra chi è".
Vivere la differenza
La distinzione sessuale, che appare come una distinzione dell'essere umano, suppone differenza, seppur nell'uguaglianza della natura e della dignità. È questo l'argomento del quarto capitolo.
Essendo creati come esseri sessuati ed essendo immagine del Dio comunione delle differenze, siamo chiamati a imparare a vivere nella differenza. Questo richiede un lungo processo di apprendimento e purificazione, perché la differenza, in quanto confronto con una realtà sconosciuta, crea paura e la paura, a sua volta, genera conflitti. Le differenze producono spesso una dialettica di contrapposizione e di superiorità machista, e non certo di collaborazione. La cultura in cui ci troviamo immersi non aiuta a situare la differenza nella giusta luce, ad apprezzarla e a viverla. Lo testimoniano gli attacchi che subisce l'idea di distinzione sessuale e che mirano a creare processi di omologazione e di indifferenza. Uno di questi attacchi è il tentativo attuale di separare sesso e genere. Il sesso è determinato dalla natura, il genere dalla cultura. Nelle pagine in cui analizza questa posizione, l'Autore affronta il tema dell'omosessualità e del femminismo estremo.
Concludendo il suo percorso, nel quinto capitolo l'Autore spiega perché il cristianesimo può essere considerato "la religione del corpo". Il cristianesimo non è filosofia, etica, buona educazione, ragionamento umano, dottrina di progresso, ricerca di senso, bensì in primo luogo la persona di Gesù, il corpo e il sangue di Dio fatto uomo. Per questa ragione non si può incontrare Dio senza la santificazione del corpo.
La stessa Eucaristia non è una presenza simbolica, spirituale, sentimentale, ma fisica: è un corpo resuscitato, Gesù, presente in carne e sangue in mezzo a noi. E la vita deve essere tutta quanta Eucaristia. Ciò significa che il lavoro, la scuola, l'altare, il letto dove gli sposi si amano, tutto va vissuto in forma eucaristica.
L'amore eucaristico è quello del Cantico dei Cantici: Dio cerca l'uomo e l'uomo cerca Dio. La Chiesa, tradizionalmente, ha riconosciuto in Maria la sposa del Cantico dei Cantici. È lei la più bella, la tota pulchra, proposta al finale di questo agile libro come icona riassuntiva. Fissare il nostro sguardo su Maria, significa dichiarare che l'amore che cerchiamo è quello di Gesù. Tutti, celibi e sposati, esistiamo per Lui, anche se in modi differenti e, a volte, con una trasparenza differente.
È Gesù, infatti, che dà senso alla fedeltà matrimoniale, ed è la sua incarnazione che dà dignità a quella "liturgia dei corpi" che compiono gli sposi: una liturgia che si situa nel quadro del "Mistero grande" di cui parla san Paolo e che proietta l'incontro tra un uomo e una donna sullo sfondo dell'amore tra Cristo e la Chiesa.
Michele Chiappo