E. Grasso, Da Roma al Paraguay. Le sfide continuano, Editrice Missionaria Italiana, Bologna 2007, 128 pp., 9,00 Euro.
Ricordava il Papa ai giovani a Loreto che "per Dio non ci sono periferie"[1]. È quanto emerge anche da questo libro, in cui i due poli menzionati nel titolo si richiamano e si rimandano a vicenda verso un unico centro unificante. E' il Vangelo vissuto in un percorso che ha portato l'Autore sempre "nella trincea più avanzata", quella del "vivere le cose dette" nel concreto della quotidianità.
Se nella logica cristiana il tutto si rivela nel frammento, è nelle piccole cose che dobbiamo cercare la fedeltà che guida i passi di quel servo buono a cui sarà dato di entrare nella gioia del suo Signore (cfr. Mt 25, 21). Per affrontare le grandi sfide che questo libro mette a fuoco è necessario assumere la responsabilità dei "frammenti" che le compongono e nei quali è già presente il "tutto".
Uno dei fili conduttori che l'Autore ci presenta, in questa raccolta di articoli pubblicata dall'Editrice Missionaria Italiana, riguarda la tematica più che attuale del rapporto tra fede e politica che si è posta all'attenzione, in Paraguay, in seguito al fatto che Mons. Fernando Lugo, Vescovo Emerito della diocesi di San Pedro, ha dichiarato la sua intenzione di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali dell'aprile 2008, causando l'intervento della Santa Sede.
Individuare lo statuto epistemologico della politica permette di comprendere quale ruolo la Chiesa debba giocare e quali sono i compiti di laici e sacerdoti in rapporto ad essa. E' fuorviante far discendere, senza mediazione alcuna, scelte politiche da citazioni del Vangelo o pensare che si possano usare categorie religiose nel parlare di fenomeni economici e politici, evitando così lo sforzo della ricerca, il lavoro dell'intelligenza, la fatica dello studio e la conoscenza anche di quei principi di dottrina sociale della Chiesa che illuminano l'agire nella giustizia e nella verità.
Il Paraguay, in questo senso, rappresenta un caso emblematico in cui si paga il duro prezzo di quell'eterna illusione che confonde il Regno di Dio con un'entità politica, sempre alla ricerca di un mitico El Dorado o del messia salvatore che ci esima dalle nostre responsabilità.
Un altro leit motif che guida i vari capitoli è proprio quello della responsabilità personale a cui siamo chiamati dinnanzi ai grandi problemi che attanagliano l'umanità. Da un paese come il Paraguay, definito un'"isola circondata di terra", per tanto tempo impermeabile dall'esterno e dall'interno, così poco conosciuto anche in Italia, può venire oggi un'interpellazione su grandi temi come quello dell'ambiente, della povertà nei suoi vari aspetti, del senso della missione, visti nella luce più vera: nell'impegno cioè a quell'autoevangelizzazione che è premessa per ogni azione cristiana. Per affrontare le sfide della globalizzazione, per lottare per un mondo più giusto ed egualitario, per sconfiggere la corruzione e la sopraffazione imperante, per far entrare nuovi stili di vita, per iniziare la rivoluzione cristiana o per instaurare la civiltà dell'amore, l'unica strada è quella di uscire dai discorsi ovattati o dalle proclamazioni altisonanti, nonché dalle semplicistiche distinzioni tra popoli-vittime e paesi-carnefici, per testimoniare, nell'oggi che ci è dato di vivere, la nostra scelta in atti concreti. Perché, come ben ci spiega la dottrina sociale della Chiesa, "alla radice delle lacerazioni personali e sociali, che offendono in varia misura il valore e la dignità della persona umana, si trova una ferita nell'intimo dell'uomo: alla luce della fede noi la chiamiamo il peccato". Così conclude l'Autore: "Se è dunque il peccato l'origine d'ogni alienazione, è innanzitutto contro il peccato che va indirizzato il primo e fondamentale combattimento dell'uomo e della Chiesa. È il peccato personale che genera le strutture di peccato, strutture che a loro volta condizionano (ma non determinano) la condotta degli uomini". E' inutile quindi illudersi che la lotta possa essere fatta contro i "sistemi" o le "lobbies di potere", se non si è capaci di scelte che mettano in discussione per primi noi stessi e la nostra fedeltà ad un amore a volti concreti, incontrati nel nostro cammino quotidiano.
Questo libro ci apre al confronto con realtà diverse e che per certi aspetti potrebbero sembrare lontane, almeno geograficamente. Tuttavia si scopre che esiste nell'essere umano la capacità di relazionarsi ed imparare da altre esperienze, per quei fondamenti antropologici comuni a tutti gli uomini che permettono di apprendere, con umiltà, dalla storia degli altri.
E questo è importante, in modo particolare, per i giovani che devono guardare anche al di là dei propri orizzonti, orizzonti che sembrano oggi poter arrivare tanto distante, eppure si fermano dentro mura piatte e ristrette. "Che ogni giovane abbia il suo sogno per trasformarlo in meravigliosa realtà", auspicava Giovanni Paolo II. A questo proposito, il libro, che in più punti si rivolge ai giovani, indica loro un cammino affinché il sogno non cada nell'illusione dell'irrealizzabile, ma si concretizzi nel percorso di una vita. Dal Paraguay all'Italia il "sogno" è ormai una categoria abusata. Il rischio è che, nella falsa ricerca del "Paraguay che sogniamo", traduzione ricorrente e fallimentare dell'antico mito guaraní della tierra sin mal, ma anche dell'"Italia che vogliamo", si sfugga la concreta fatica del lavoro quotidiano a cui siamo chiamati, per perderci invece in un mondo immaginario che qualcun altro dovrebbe assicurarci. La "meravigliosa realtà" non nascerà al di fuori della nostra fedeltà alle piccole cose di ogni giorno, alla ricerca seria e all'impegno costante, spesso nascosto. Come ci spiega il libro, infatti, anche l'aprirsi ai grandi problemi della storia e la condivisione dei destini dei popoli, affinché non restino solo slogan giovanili, devono attuarsi nella costante e crocifiggente messa in pratica quotidiana dei valori evangelici, passando così da parole astratte ad un amore possibile.