Fare il prete è un mestiere?
È l'interrogativo di fondo che ha spinto la giornalista Laura Badaracchi (*), redattrice del mensile "Mondo e Missione" e di altre testate cattoliche, a scrivere il saggio: Fare il prete non è un mestiere. Una vocazione alla prova, un nuovo volume di 259 pagine della collana ''Arti e mestieri'', Edizioni dell'Asino, in libreria dal 26 febbraio 2009.
"Esiste il mestiere di prete? Essere sacerdote è una vocazione o anche una professione? E cosa si aspetta la gente da un ministro di Dio, oggi? Gli viene chiesto di dispensare sacramenti e accogliere tutti sulla soglia della chiesa o anche esporsi con una predicazione radicalmente evangelica e sporcarsi le mani nelle vicende sociali che si dibattono in un'Italia multi religiosa, multietnica e impoverita?". Sono queste alcune delle domande provocatorie che l'Autrice pone a se stessa e a chi legge, con l'obiettivo di far riflettere sull'identità del sacerdote, chiedendosi come, nel nostro tempo, si giunga a tale scelta, che cosa sia cambiato nel percorso indicato dalla Chiesa cattolica ai giovani e agli adulti per arrivare a compierla.
Il saggio ha il taglio dell'inchiesta, ma anche del manuale. All'illustrazione dell'itinerario attualmente previsto per diventare sacerdote, si affiancano alcune esperienze di persone che raccontano le gioie, le speranze, le difficoltà che hanno sperimentato, e i nuovi itinerari di vita sacerdotale che appaiono nel variegato panorama della vita ecclesiale italiana e nel mondo.
Nel libro, infatti, sono esposte diverse testimonianze e storie vocazionali, tra le altre, quella di monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana, di monsignor Piero Coda, presidente dell'Associazione Teologica Italiana (ATI) e preside dell'Istituto Universitario ''Sophia'', inaugurato nei mesi scorsi a Loppiano (Firenze) presso la Cittadella dei Focolari e anche quella di don Emilio Grasso, fondatore della nostra Comunità Redemptor hominis, di cui presentiamo l'intervista tratta dal capitolo dedicato a "I preti missionari", alle pagine 192-193.
(*) L'Autrice ha curato, inoltre, per le Edizioni San Paolo, i volumi Sentieri di luce. Santa Brigida di Svezia (2002), Donna dell'unità. Beata Elisabetta Hesselblad (2006) e, nel 2007, la biografia Luigi Di Liegro. Profeta di carità e giustizia.
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Un parroco romano in Paraguay
"A Roma sono nato e a Roma sono stato ordinato sacerdote il 31 ottobre 1966, nella stessa chiesa parrocchiale ove fui battezzato e dove ricevetti la prima educazione alla fede". Snocciola i ricordi don Emilio Grasso, classe 1939, fidei donum in Paraguay e fondatore della comunità missionaria Redemptor hominis. Quando diventa prete, ignora l'esistenza di Ypacaraí, in terra latinoamericana, dove oggi guida una comunità.
"Con il latte di mamma io ho succhiato, sin dalla nascita, alla sua mammella destra l'amore alla Chiesa e alla sua sinistra quello ai poveri. Papà poi, un integerrimo alto funzionario dello stato, mi trasmise l'amore alla libertà e il coraggio dei propri atti. Era un credente di fede profonda, con educazione giansenista e anticlericale", sottolinea don Emilio, aggiungendo che con i suoi compagni di ragioneria condivideva la passione per l'uomo: "Poi ci si divideva e ci si scontrava sul come realizzare il sogno d'un mondo differente che non ripetesse gli orrori d'una guerra dalla quale da poco eravamo usciti".
In questo terreno, dopo quattro anni di lavoro dopo il diploma, affonda le radici la sua vocazione: "Non ho mai sentito vocine interiori e tanto meno ho avuto apparizioni. Io ho incontrato Dio, Gesù e la sua Chiesa incontrando l'uomo concreto che, ancor prima d'essere l'altro, ero io stesso con i miei interrogativi, i miei sogni, le mie angosce, le mie speranze, il mio cercare non l'effimero che ti lascia più triste di prima, ma l'eterno ove l'inquietudine del cuore finalmente si placa e diventa felicità che non muore. Incontrando l'uomo concreto e posto di fronte a lui, al suo sguardo che t'interroga non sul chi è lui ma sul chi sei tu - insiste don Grasso - sono stato obbligato ad affrontare il problema del male, lo scandalo della sofferenza innocente".
Entrato nel Collegio Capranica, studente alla Gregoriana, diventa sacerdote dopo aver conosciuto personalmente - durante gli anni di formazione in seminario - figure di rilievo sia per lo spessore spirituale che per lo zelo pastorale: da don Zeno Saltini, fondatore della comunità di Nomadelfia, a don Lorenzo Milani; da don Giuseppe Dossetti a don Divo Barsotti.
Nella sua prima omelia, don Emilio ammonisce se stesso e gli altri preti: "Guai se ci imboschiamo, pensiamo alla nostra mensa, alla nostra casa, alla nostra carriera, e non facciamo nostre le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono. Guai se trincerandoci dietro ipocriti e complici silenzi non alziamo alta e possente la nostra voce in difesa dell'uomo, chiunque esso sia, ogni qual volta lo si colpisce, mortifica, sfrutta, uccide".
A quarant'anni dalla sua ordinazione, don Grasso si ritrova parroco al Sagrado Corazón de Jesús, comunità della diocesi di San Lorenzo in Ypacaraí, come fidei donum della Chiesa di Roma. Visitando anche le missioni della Comunità Redemptor hominis in Camerun e promuovendo l'animazione di una rinnovata cultura missionaria anche in Italia. All'alba dei settant'anni, lo slancio e l'entusiasmo di don Emilio non sembrano dare segni di stanchezza, così come il suo sguardo vivace e la sua argomentata predicazione.
14/03/09
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