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Giovanni Paolo II
Primo anniversario della sua morte
Il 2 aprile 2005 è una data che tutto il mondo ricorda con profonda commozione.
Con l'immagine di piazza San Pietro gremita sempre più da migliaia di persone, si attendevano con trepidazione notizie del Papa che lentamente si spegneva, mentre milioni e milioni di persone nel mondo si riunivano in preghiera per lui.
Si percepiva che qualcosa di indescrivibile e immenso stava accadendo. I giorni che ne sono seguiti tutti li portiamo nel cuore.
In questo primo anniversario della morte di Giovanni Paolo II vogliamo ricordare questo grande Papa che con la sua fede, la sua speranza e il suo amore, con tutta la sua vita, è entrato nel cuore di credenti e non credenti.
È entrato nel cuore del mondo intero.
Lo vogliamo ricordare riproponendo l’Omelia che don Emilio ha pronunciata il 20 ottobre 2002, per il 24° anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo II, nella cattedrale di Asunción (Paraguay), in presenza del Nunzio Apostolico, S. E. Mons. Antonio Lucibello, e dell’arcivescovo di Asunción, S. E. Mons. Pastor Cuquejo.
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IL CORAGGIO DI PROCLAMARE IL SOGNO DEI
GIOVANI E DEI POVERI
Omelia per il 24° anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo II
Il 23 marzo del 1979, pochi mesi dopo la sua elezione a successore di Pietro e Vicario di Gesù Cristo in terra, Giovanni Paolo II promulgava il Documento di Puebla, frutto del lavoro della III Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano.
Alla fine del Documento, Puebla poneva due opzioni preferenziali: per i poveri e per i giovani 2.
Per grazia di Dio, ho visitato in questi giorni il carcere di San Pedro.
Carceri, sanatori, ospizi costituiscono le tappe fondamentali del cammino religioso e di fede di un popolo, veri santuari della presenza di Cristo crocifisso e della Vergine Madre, che rimane fino all’ultimo momento accanto alla croce del Figlio.
Non conosco le condizioni di vita di Tacumbú o di Emboscada4. Spero che in questi luoghi le condizioni di vita siano differenti e migliori.
è impressionante vedere come coloro che si trovano lì siano tutti giovani e tutti poveri.
Vedendo le condizioni in cui vivono questi nostri fratelli, sembra che la nostra società sappia solo punire e vendicarsi, anziché amare e dare agli uomini una possibilità di recupero.
L’opzione preferenziale del Vicario di Cristo
I poveri e i giovani!
Emarginati, indigenti, abbandonati, indifesi, ingannati, usati, sfruttati, raggirati, manipolati, venduti, come direbbe il profeta Amos, per soldi o per un paio di sandali, oppressi e umiliati… i poveri e i giovani permangono come opzione preferenziale della Chiesa latinoamericana e come l’opzione preferenziale del Vicario di Cristo.
Il Papa, in occasione dell’incontro con i giovani nello stadio olimpico “Atahualpa”, a Quito (Ecuador), con espressione poetica, affermava: «La vita è la realizzazione di un sogno di gioventù. Che ogni giovane abbia il suo sogno per trasformarlo in meravigliosa realtà»5.
Per questa capacità di sognare, unita alla lotta quotidiana per trasformare il sogno in meravigliosa realtà, «la Chiesa – afferma Giovanni Paolo II nel suo primo discorso ai giovani latinoamericani – vede nella gioventù un’enorme forza innovatrice, simbolo della Chiesa stessa, chiamata a un costante rinnovamento di se stessa, ossia a un incessante ringiovanimento»6.
Non c’è possibilità alcuna di parlare ai giovani o di lanciare con successo un piano pastorale, se noi stessi non entriamo in un profondo processo di conversione personale e comunitario.
L’uomo contemporaneo – scriveva Paolo VI – «se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni»7.
La moltiplicazione di documenti e di insegnamenti stanca. In verità non sono queste cose che mancano ai giovani, ma mancano uomini che vivano nella loro carne e nel loro sangue la parola che annunciano.
Per questo il Papa si dirige ai giovani e li guarda «con uno sguardo pieno di attese e di speranza»8.
Parlando nello stadio di Bogotà afferma: «Voi siete la gioia e la speranza della Chiesa e del mondo. In voi sgorga il rinnovamento della comunità dei credenti, voi rappresentate le nuove leve di coloro che costruiscono la città terrena»9.
La Chiesa non può rinunciare a questa gioventù. «Come sarebbe triste – esclama il Papa guardando i bambini della Colombia – una Chiesa fatta soltanto di persone adulte!»10.
Chiamati a dare risposte
Giovanni Paolo II conosce bene quali sono le forze delle tenebre, del dolore e della sofferenza che colpiscono i giovani latinoamericani.
Il Papa elenca ciascuna di queste forze di oppressione degli uomini, e dei giovani in particolare, costituendo un capo d’accusa a cui tutti dobbiamo dare una risposta: non con parole o slogan che svuotano l’intelligenza e non riempiono lo stomaco, ma con il dono totale della nostra stessa vita.
Dobbiamo dare risposta alla lista dei mali che il coraggio profetico di Giovanni Paolo II, in presenza del popolo e di fronte alle autorità di qualsiasi colore, chiama con il proprio nome.
Non si gioca con il volto oppresso e crocifisso degli uomini, vera carne e vero sangue di Dio nella storia, perché – come ha affermato Giovanni Paolo II nella sua enciclica Redemptor hominis all’inizio del suo ministero pontificale – «con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo»11.
Questa è la pagina di tenebre, di dolore e di sofferenza, vero mistero dell’iniquità nel mondo, mysterium iniquitatis, al quale dobbiamo dare risposta.
L’interrogativo che incontriamo non è politico. è una questione cristologica. Di questo ci parla Giovanni Paolo II nel celebre discorso ai giovani riuniti in San Juan de los Lagos, in Messico, e nella Baixa do Bonfim di Salvador, in Brasile.
Entriamo con il Papa nel cuore di queste tenebre: «La fame e la denutrizione, l’analfabetismo, la disoccupazione, la disgregazione familiare, l’ingiustizia sociale, la corruzione politica ed economica, salari insufficienti, concentrazione della ricchezza in mano a pochi, inflazione e crisi economica, il potere del traffico della droga che attenta gravemente alla salute e alla vita delle persone, e della vulnerabilità degli immigrati illegali e senza documenti»12, «bambini abbandonati, bambini senza famiglia, bambini e bambine di strada, bambini usati dagli adulti a scopi immorali, per il traffico di droga, per i piccoli e grandi crimini e per praticare il vizio»13.
Se la questione esposta è essenzialmente cristologica, perché per la verità di fede, espressa con autorità dalla Chiesa nel Concilio di Calcedonia, tutto ciò che appartiene a Dio appartiene all’uomo, la risposta è essenzialmente di ordine antropologico e investe la libertà dell’uomo, la sua responsabilità, la sua intelligenza e la sua volontà.
Al problema esposto, che la Chiesa deve sempre evidenziare con forza e libertà profetica, non corrisponde una sola risposta.
Una delle risposte è di ordine politico.
La politica dobbiamo considerarla, secondo la dottrina sociale della Chiesa, come la massima espressione della carità, come capacità di fare avvicinare sempre di più la città dell’uomo alla città di Dio, città dove ogni giovane, ogni uomo ha la possibilità di tradurre in realtà il sogno di gioventù.
Perché il sogno, di cui parla il Papa, è situato nel cuore dell’esperienza onirica dell’antico e Nuovo Testamento, dove al centro di ogni cosa e di tutto è Dio e il suo Regno e dove tutti i sogni non sono che variazioni, tematiche o atematiche, di un unico tema: Cristo.
Il coraggio di andare contro corrente
Come ha detto Giovanni Paolo II nell’indimenticabile incontro con i giovani a «Ñu Guazú», in Paraguay, il 18 maggio 1988, «molte volte c’è bisogno di un grande coraggio per andare contro corrente o contro la mentalità di questo mondo. Ma questa è l’unica via per costruire una vita riuscita in pieno»14.
Il sogno è destinato a trasformare la realtà, ma perché questo accada deve confrontarsi con il dato esistente.
A questa lotta, a questo coraggio spronò il Papa in un momento molto difficile della storia del Paraguay: «Ragazzi e ragazze del Paraguay! Non abbiate paura di impegnare la vostra vita per gli altri! Non vi scoraggiate di fronte ai problemi! Non desiderate di sfuggire dal vostro impegno venendo a patti con la mediocrità o il conformismo! è l’ora di assumersi le proprie responsabilità, di impegnarsi, di non retrocedere»15].
I giovani e i poveri, che costituiscono la maggioranza degli abitanti del continente latinoamericano, hanno un sogno.
Giovanni Paolo II ha letto e ha proclamato questo sogno.
In questi ventiquattro anni della sua testimonianza di amore appassionato per l’uomo e per Dio, testimone della croce del Signore per le strade del mondo all’alba del terzo millennio, nel suo corpo crocifisso e nel suo volto di gioia e di amore, Giovanni Paolo II ci ha rivelato un sogno che vive nel cuore dell’uomo e nel cuore di Dio.
Che nessuno si opponga a questo sogno di libertà e di amore, di giustizia e di pace, di liberazione e di democrazia sostanziale e non solo formale!
Questo è il sogno che palpita nel cuore dei giovani e dei poveri!
Impedirne la realizzazione, uccidere con ogni potere questo sogno, vuole dire dichiarare guerra non ai giovani e ai poveri, ma a Dio stesso.
Riportiamo l’omelia pronunciata da Emilio Grasso, il 20 ottobre 2002, nella Cattedrale di Asunción (Paraguay), in presenza del nunzio apostolico, S.E. mons. Antonio Lucibello, e dell’arcivescovo di Asunción, S.E. mons. Pastor Cuquejo.
Cfr. DP 1134-1205.
In questo testo le citazioni dei discorsi pronunciati dal Santo Padre sono tratti dagli Insegnamenti di Giovanni Paolo II, I-XXIV/2, Libreria Editrice Vaticana 1979-2003, che saranno citati con Insegnamenti.
Si tratta di due tra le carceri più dure del Paraguay.
Giovanni Paolo II, All’incontro con i giovani nello stadio olimpico “Atahualpa” (30 gennaio 1985), in Insegnamenti, VIII/1, 259.
Giovanni Paolo II, Agli studenti (30 gennaio 1979), in Insegnamenti, II, 263.
EN 41.
Giovanni Paolo II, L’omelia della Messa per i giovani e gli studenti, a Belo Horizonte (1 luglio 1980), in Insegnamenti, III/2, 7.
RH 13.
Giovanni Paolo II, La consegna ai giovani durante la Messa a «El Rosario» di San Juan de los Lagos (8 maggio 1990), in Insegnamenti, XIII/1, 1165.
Giovanni Paolo II, Asunción: incontro con i giovani..., 1562-1563.
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