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Il traffico automobilistico in Paraguay*
Evangelizzare la vita/3
di Emilio Grasso
Abusare del nome di Dio
Il tema del traffico e dell'inquinamento provocato dall'humo negro hanno una particolare importanza, qui in Paraguay, per il fatto che sono moltissimi i colectivos che portano scritte di tipo religioso.
È questo un segno tipico della separazione tra fede e vita, dell'incapacità di tradurre nella quotidianità dei comportamenti il contenuto della fede.
Viaggiando sulle principali strade di comunicazione si assiste, ogni giorno, al ripertersi di atteggiamenti monotonamente identici.
D'improvviso ti sorpassa da destra un colectivo, senza nessun segnale che indichi la volontà di superarti. Mentre ti taglia la strada vola da un finestrino una bottiglia di plastica, come se nulla fosse.
Poi l'autista accelera e tu fai appena in tempo a leggere, se la bottiglia non ti ha colpito, la scritta che appare sul fondo dell'auto: "Con Cristo serás feliz".
Un simpatico invito alla felicità, anche se la bottiglia ti colpisce e tu sbandi provocando un incidente.
Se di notte su strada non illuminata non fai molta attenzione, rischi di andare a schiacciarti contro un tir fermo a luci spente nel mezzo della corsia di sinistra. Ma a che servono delle luci che indicano la sua presenza? A niente. È più che sufficiente la scritta sul fondo: "Jesús es mi luz y mi salvación".
I semafori sono sempre un gran problema. A volte sono nascosti, altre non illuminano bene, sempre è un gioco d'azzardo pensare che stiano lì per proteggerti, dandoti il tempo di accorgerti di che colore sono.
Il problema è che, molte volte, dietro un semaforo v'è appostato qualcuno che dovrebbe star lì per tutelare la vita di chi viaggia. Giustamente ti fermano in continuazione. Questo controllo è un bene. E se hai commesso un'infrazione è giusto che questa venga segnalata e adeguatamente punita secondo le leggi del paese.
Ciò che non è giusto è che con una parola magica, solucionar, ci si può mettere sempre d'accordo. Improvvisamente il verbale d'infrazione scompare e appaiono alcuni biglietti chiamati denaro.
Eppure, se osservi bene, non ti meravigli più di tanto nel leggere sul fondo dell'auto fermata la scritta: "Jesús: Unica Alternativa".
Se non ci fosse quella scritta le possibilità dell'annunzio in momenti più adatti potrebbe avere un altro impatto. Ma questa continua ostentazione d'una fede che è negata nella vita impedisce le condizioni d'un annunzio credibile. Poi non c'è molto da meravigliarsi che qualcuno, come il Presidente della Repubblica, affermi che "se realmente siamo cristiani al 95% della popolazione, ed esiste in Paraguay tanta cattiveria, egoismo e avarizia è perché siamo semplicemente cristiani di nome e non viviamo la nostra fede nella vita pratica"[9].
L'affermazione può dar fastidio e implica anche chi la fa e ha un incarico di somma responsabilità. Ma è falso quello che si sostiene?
Si passa tranquillamente con il rosso. I colectivos debbono sempre correre e precedere altri concorrenti alla ricerca, in qualsiasi punto della strada, di nuovi passeggeri. Più corri, più guadagni.
Chi non è molto abituato può provare sentimenti di paura. Tra l'altro i colectivos viaggiano sempre con le porte aperte, frenando e ripartendo in maniera improvvisa.
È forse per questo che incontri scritte del tipo: "Con Jesús no teman"?
Se poi ti trovi un camion che procede a passo di lumaca sulla corsia di sorpasso, non v'è da suonare, lampeggiare o agitarsi troppo nell'attesa che quel camion cambi di corsia.
Non la cambia e non la potrà cambiare. Il fatto è semplice e ben spiegato nella scritta che troneggia sul fondo: "El cambio es Cristo".
Ad un incrocio puoi trovare qualcuno che si arresta apparentemente indeciso sul da farsi: giro a destra o a sinistra? Oppure continuo dritto?
Devi solo aspettare. Può essere che questi banali problemi non gli appartengano e che sfuggano a uomini concreti. Sul fondo, infatti, v'è scritto: "Decídete por Jesús".
Sulla strada sembra che destra, sinistra, andar dritto siano problemi che si pongono i poveri uomini senza fede.
"Decídete por Jesús" e il resto scompare. Che poi quel Jesús sia solo il paravento di chi nulla considera gli altri, è un altro discorso o forse il vero discorso.
Sono solo alcuni semplici esempi della vita di tutti i giorni. Ma sono i problemi della quotidianità che dovrebbero essere il luogo per eccellenza ove si testimonia la verità della nostra fede: il divino non si separa dall'umano; si distingue e non si confonde.
L'"altro" esiste ed è attraverso di lui che sono chiamato a rispettare e ad amare, che incontro e riconosco Dio. "L'uomo - affermava Giovanni Paolo II - è la prima e fondamentale via della Chiesa"[10].
Perché - come ci ammonisce san Giovanni - "chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede"[11].
Amare i giovani senza ingannarli
Impressiona, vivendo in questa terra, vedere come i giovani continuino ad essere convocati e mobilitati su tanti temi, i grandi ideali e le grandi utopie, sui quali poi, in concreto, non possono fare nulla.
Il partire dai "grandi problemi", cercando per ognuno di essi una soluzione universale, può diventare tentazione all'inerzia sulla base dell'impressione che comunque nulla possa essere realizzato. È importante, invece, ricordare sempre ciò che è proprio della nostra professione di fede cattolica e cioè che è Dio che governa il mondo, non noi. Noi gli prestiamo il nostro servizio solo per quello che possiamo e finché Egli ce ne dà la forza.
Fare, però, quanto ci è possibile con la forza di cui disponiamo, questo è il compito che mantiene il buon servo di Gesù Cristo sempre in movimento[12].
È importante educare il popolo, ed i giovani in modo del tutto particolare, ad un amore concreto che è fatto di fedeltà, a volte sofferta, non gratificante, nascosta, alle piccole cose. Sarà questa fedeltà al frammento che ci permetterà poi d'essere credibili nella proclamazione esplicita dell'unico nome che salva.
Solo allora avrà senso e fondamento il proclamare pubblicamente e senza vergogna: "Jesucristo el Único Salvador".
In un tempo di "corsi e ricorsi storici", quando rispuntano le grandi utopie e si uccidono come insignificanti le grandi fedeltà ai frammenti senza valore, ritorna di grande attualità la lezione pedagogica di don Milani: "So che a voi studenti queste parole fanno rabbia - annota in una delle sue tante lettere -, ma forse è proprio qui la risposta alla domanda che mi fai. Non si può amare tutti gli uomini... Di fatto si può amare solo un numero di persone limitato, forse qualche decina, forse qualche centinaio. E siccome l'esperienza ci dice che all'uomo è possibile solo questo, mi pare evidente che Dio non ci chiede di più... Quando avrai perso la testa, come l'ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio. È una promessa del Signore contenuta nella parabola delle pecorelle, nella meraviglia di coloro che scoprono se stessi, dopo morti, amici e benefattori del Signore senza averlo nemmeno conosciuto"[13].
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Terminato di scrivere questo articolo ho aperto la pagina degli avvenimenti di cronaca di lunedì 24 aprile. Alla p. 61 di "Última hora" leggo:
"Anziana muore cadendo da un colectivo che è fuggito dal luogo
Un'anziana di 73 anni che è caduta dal sostegno di un colectivo, le cui caratteristiche non si conoscono perché l'autista non si è fermato, è morta nell'ospedale regionale di San Lorenzo, dove è stata portata da volontari...".
* Pubblicato in “Missione Redemptor hominis” n. 77 (2006) 1-3.
[9] "La corrupción es culpa de los cristianos": lo dijo y siente un "cristiano" (19 de febrero de 2006), in www.vivaparaguay.com
[10] Redemptor hominis, 14.
[11] 1Gv 4, 20.
[12] Cfr. Deus caritas est, 35-36.
[13] Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, Mondadori, Milano 1970, 277-278.
16/06/07
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