Chi mi conosce sa che io non leggo mai quando predico. Ma oggi sono costretto a leggere. Non parlerò della morte. Parlare di Rita al passato, come se non fosse qui, ancora una volta, tra noi vivente, vorrebbe dire rinnegare la nostra vita, tradire il sogno della sua giovinezza.
La vita è la realizzazione di un sogno di gioventù. E Rita, oggi, vede realizzato quel sogno antico. A quel sogno, anche nei momenti più duri, è rimasta fedele. Parlare oggi di Rita non come vivente, più vivente di noi, ma come morta, vuol dire tradirla. E questo nessuno può chiedercelo.
Noi crediamo ad un amore che va fino agli estremi confini della terra, un amore che vince la morte. Rita è rimasta fedele a questo amore. Rita ha vinto.
La conosco troppo bene, ed oggi che lei è più forte e potente di me, debbo stare attento a come parlo. Allora le dirò quello che scrissi di lei nel lontano 1974. Furono quelli anni duri per noi. Non eravamo ancora nati e già ci volevano morti. Volevano far morire un sogno di giovinezza. In quei momenti si è forti solo se si è deboli. Si è forti se non ci si vergogna di dire chi si ama. Scrissi un lungo memoriale per il Santo Padre. In esso raccontai una storia, la nostra storia, la storia di Rita.
Un Vescovo dei Paesi Bassi, una Chiesa che sa cosa vuol dire il soffrire, ci accolse.
Un Vescovo belga, allora consulente della Sacra Congregazione per la Fede, dopo avermi letto, volle conoscermi, ci chiamò in Belgio e lì quel sogno fu protetto e poté dare i suoi frutti. Altri, tanti altri si unirono e ci vollero bene. Qui, nel Duomo di San Giorgio, come dimenticare la bontà di mons. Zelindo Pellati, il grande cuore di don Ercole Magnani, l’umiltà di don Alfonsino, l’accoglienza di mons. Mora, la saggezza prudente di mons. Baroni. Rita di quel sogno era stato l’Angelo. Dirlo oggi è retorica, è sospetto, non è credibile. Se glielo dicessi oggi so che non ci crederebbe. Penserebbe che la prendo in giro. Allora, cara Rita, io voglio leggerti solo la pagina che su di te scrissi nel 1974 al Santo Padre Paolo VI. Quella pagina solo tu, nella tua libertà, potevi strapparla. Ad essa sei stata fedele. Oggi la Chiesa ti è fedele e ti riconosce. Oggi tramite Sua Ecc.za mons. Karel Kasteel, Segretario del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, il Santo Padre Giovanni Paolo II invia la Sua benedizione.
Così scrissi allora:
“Rita è figlia di onesti e laboriosi contadini. Finite le scuole medie superiori andò a lavorare in fabbrica. Fu la sua una scelta coerente con quella ricerca di autenticità e di rifiuto di un mondo che opprimeva alcuni e privilegiava altri. Quando la conobbi era atea e militava nella federazione giovanile comunista italiana (F.G.C.I.).
Al mitico liceo Plinio, ove studiava, fu in prima fila nelle battaglie del movimento studentesco. Ma, ed è qui l’originalità ed il proprium del messaggio cristiano, le sue battaglie la lasciavano sempre più delusa, perché non incontravano l’uomo di oggi, ma progettavano solo e soltanto per l’uomo di domani. E Rita, e lei non sola, aveva in sé un prepotente desiderio d’amare oggi e non di progettare per il domani. Incontrandomi capì che Cristo non ti risolve nessun problema politico e sociale.
Questo è vero. Però ti ama e ti chiama a donare tutta la tua vita. E lei voleva questo, niente altro che questo. E fu totale come era prima quando in F.G.C.I., e nel movimento
studentesco, cercava un volto che ormai aveva trovato. Venne a vivere in borgata, tra i baraccati, e si lanciò con sincerità, purezza, entusiasmo.
Fece scuola nelle condizioni più dure. Mai si lamentò. Mai si tirò indietro.
Io amo Rita. Rita mi ama. La sua fede è semplice, è pura. Lei crede negli angeli, prega gli angeli. E questo è bello, perché la sua fede è una totalità che non si può vivisezionare.
Gli angeli oggi non sono di moda. Ma qui in Borgata, Rita la chiamano tutti l’angelo.
‘Or je le dis, dit Dieu, je ne connais rien d’aussi beau dans tout le monde. Qu’un petit enfant qui s’endort en faisant sa prière. Sous l’aile de son ange gardien. Et qui rit aux anges en commençant de s’endormir’. ‘Sì, io lo dico – dice Dio – non conosco nulla di tanto bello al mondo quanto un piccolo bambino che si addormenta dicendo la sua preghiera. Sotto l’ala del suo angelo custode. E che ride agli angeli mentre si addormenta’ (C. Peguy, Le mystère des saints innocents)”.
Trent’anni dopo che scrissi quelle parole su Rita, citando Charles Péguy, il cantore amato della nostra giovinezza, voi, studenti e professori del Baggi, avete detto con le vostre commoventi testimonianze che non mi ero sbagliato. E neanche Rita conosceva il suo segreto. Ella rideva agli angeli mentre si addormentava.
Rita è entrata nella Gloria eterna, ridendo agli angeli mentre si addormentava sotto l’ala del suo angelo custode.
Dalle carceri del Paraguay, del Camerun, del Belgio, dagli asent
amientos de los campesinos sin tierra dell’America Latina, e dai villaggi dell’Africa nera, dal Seminario di Koumi nel Burkina Faso e da tante parti del mondo, dannati della terra e uomini di governo nella Chiesa e nella società, credenti e non credenti, si uniscono al popolo di Sassuolo e Cadiroggio e a voi studenti del Baggi in un abbraccio di amore.
Grazie al tuo lavoro umile e nascosto, tu, Rita, hai permesso che popoli oppressi e crocifissi conoscessero la speranza e la gioia. So quanto sei felice e come ridi contenta sapendo che oggi tuo padre, tua madre, tua sorella sono qui e possono vedere che tu sei benedetta fra le genti.
Buona notte, Angelo del Padre, addormentati ridendo agli angeli e non temere.
Noi siamo un popolo che viene da lontano e con te andrà lontano. Dormi serena e non preoccuparti.
* in "Missione Redemptor hominis" n. 66 (2003) 1-2.