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L'amore è più forte della morte
È sempre un problema parlare del momento risolutivo di tutta la vita, la morte; ma, se abbiamo fede, possiamo trovare una risposta. Altrimenti, qualsiasi parola sarebbe inutile, perché l'uomo non può dire niente, visto che non ha l'esperienza di una vita che va oltre la morteÞ.
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Þ "Il senso cristiano della morte si manifesta alla luce del mistero pasquale della morte e della risurrezione di Cristo, nel quale riposa la nostra unica speranza. Il cristiano che muore in Cristo Gesù va in esilio dal corpo per abitare presso il Signore".
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 1681)
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Solo Dio ce l'ha, perché ha creato la vita e non ha programmato la morte, come afferma san Paolo:
"Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato" (Rom 5, 12).
Gesù ha conosciuto la morte soffrendo lo scandalo, la paura ed il terrore di quel momento. Ma, Cristo crocifisso è lo stesso che è risuscitato, così che per Lui la morte non ha l'ultima parola. Oltre la morte, vi è la resurrezione, la vita eterna, la pienezza, l'incontro tra coloro che vivono alla presenza di Dio, nella festa di Dio. ...
Un amore autentico non può finire, perché è più forte della morte. ...
Il Signore ci dice che ognuno di noi è come un chicco di grano che, se non cade in terra e non muore, non dà frutto.
"Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv 12, 24).
La vera fecondità la troviamo ritornando a Dio e prendendo coscienza che l'ultima parola ce l'ha sempre la vita. ... Nel momento della morte l'uomo presenta tutti i suoi amici a Dio, li accompagna e li segue in una maniera più intensa di quando era sulla terra.
I morti non scompaiono definitivamente, ma entrano in una realtà più profonda: la stessa verso la quale ognuno di noi è incamminato.
La croce... è il dono più grande di Dio. È il segno dell'amore forte di Dio, che non ha rifiutato la morte, le difficoltà, la tortura e l'inimicizia, affrontando tutto con coraggio per la salvezza di tutti.
La croce rappresenta, dunque, l'amore perché quando uno ama non abbandona, ma sa resistere a tutte le tentazioni e rimane fedele. Chi non ama la croce non ama. È un'illusione, una menzogna ed un inganno che uno dica all'altro: "Quanto ti amo!", e poi, alla prima difficoltà, lo abbandona. Questo vuol dire che non ama perché, se amasse veramente, starebbe vicino alla persona amata di giorno e di notte, quando c'è luce e quando c'è oscurità. Chi abbandona non sa amare.
"Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa, e Maria di Màgdala" (Gv 19, 25).
Per questo motivo, la croce è il segno di un amore forte e senza limiti di un uomo autentico che ha la passione di andare oltre e la capacità di essere insieme all'altro, nel bene e nel male. Benedicendo la croce, dunque, si proclama il segno più grande dell'amore. I cristiani sono coloro che credono che l'amore va oltre la morte e sono capaci di offrire la loro vita senza rinnegare l'amore conosciuto.
La Chiesa è depositaria di questo amore crocifisso di Dio e nasce quando Gesù muoreÞ, cioè, dal sangue versato dal Signore. Essa proclama la vera parola di vita: l'amore, e conosce il segreto più profondo di questo amore.
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Þ "Uscirono, dal petto, acqua e sangue. Non passare frettoloso e distratto davanti a questo mistero, ma presta attenzione a ciò che, proprio in merito ai misteri, devo ora aggiungere. Ti ho detto che l'acqua e il sangue sono simboli del battesimo e dei misteri; orbene: da questi due elementi è nata la Chiesa: nel lavacro di rigenerazione e rinnovazione dello Spirito santo. Dal petto scaturirono, dunque, i simboli del battesimo e dei misteri; perciò, dal suo petto, Cristo formò la Chiesa, come formò Eva dalla costola del Adamo".
(Giovanni Crisostomo, Catechesi, 3, 17)
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Emilio Grasso, El Esposo llega de repente. Reflexiones sobre la visión cristiana de la muerte, Centro de Estudios Redemptor hominis (Cuadernos de Pastoral 18), San Lorenzo, Paraguay, 2007, 40-46.
21/03/08
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