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NEL PROFONDO DEGLI INFERI *

La risurrezione dell’uomo non è possibile senza l’Amore. Un amore che è capace di scendere nelle profondità degli inferi ove l’uomo si trova. è lì, nel silenzio e nella solitudine, che ogni partita si gioca. Il resto non conta.

 di Emilio Grasso

Contemplo in silenzio l’icona della resurrezione che è davanti ai miei occhi. Sono rientrato da poche ore dall’Africa e fra poco ripartirò. Non ho una grande esperienza dei luoghi del soffrire ed è forse proprio per questo che ogni volta che torno mi ritrovo sempre più impressionato e silenzioso.

In questi giorni l’incontro nelle carceri mi ha sconvolto. Non mi va di parlarne. A chi servirebbe?

Mi hanno permesso d’entrare dappertutto, ma v’era quasi un tacito patto di silenzio.

Un tempo sarei corso fuori ed avrei gridato. Oggi diffido. Mi dà sempre più fastidio aprire i giornali, guardare la televisione, ascoltare la radio e dovermi riempire le orecchie e lo sguardo di servizi giornalisti ove con foto sensazionali, storie drammatiche, filmati allucinanti e profluvio di sentimenti strappalacrime si parla della sofferenza dell’uomo.

Si dice uomo, ma quel singolo-concreto-irripetibile che tu vedi resta affogato nella categoria più vasta ed anonima di umanità.

L’uomo, nella sua unicità, diventa solo un’occasione per parlare di categorie generali e impersonali.

Le immagini si succedono in un continuo alternarsi. E poiché la necessità del profitto, a cui tutto deve rispondere, non permette la perdita del pubblico pagante, ad una lacrima deve alternarsi un sorriso, ad uno slancio di sentimenti umanitari non possono mancare scandali e tangenti.

Ma v’è anche dell’altro che mi fa pensare. Tanti eroi che denunciano e si agitano hanno poi, mal che gli vada, l’aereo pronto che li accoglie, il ritorno a casa, la protezione delle Ambasciate e degli Organismi Internazionali. Ed il povero cristo che resta deve farsi carico, da solo, delle conseguenze che si abbattono su di lui. E non fa più notizia.

Solo chi non vede o non vuole vedere continua a credere che siamo tutti uguali. è inutile continuare ad illudersi e continuare a mentire. Io posso anche parlare. Posso anche denunciare. Posso anche gridare il mio sdegno. Ma è colui che sta agli inferi il solo che paga. Ed allora è lui, solo lui, che può decidere se deve rischiare che, al prezzo già tanto duro che gli viene imposto, vada ad aggiungersi un supplemento di tariffa.

Quando è l’altro che soffre non tocca a noi decidere quello che deve fare. Non tocca a me prendere il suo posto e costringerlo poi, con la scusa del suo bene, a fargli fare un cammino che non può o non vuole percorrere.

Ed allora dobbiamo girare lo sguardo e non curarci dell’altro? Dobbiamo tutto abbandonare e rinunciare a qualsiasi impegno liberatore poiché il male che ci circonda è destinato a vincere sempre?

Quasi che io avessi una soluzione in tasca ed una risposta a tutto, mi sento ripetere alla fine di tanti incontri in Europa: “Ma che dobbiamo fare?”.

**********

...era già passata la mezzanotte eppure la discussione continuava e le domande incalzavano. Poi, alla fine, un giovane mi si avvicinò e mi chiese se lo riconoscevo. L’avevo incontrato dieci anni prima. Notò la differenza con la riunione precedente. Allora - mi disse - avevo meno analisi e risposte precise. Oggi - notava - le mie analisi danno dei quadri completi. Mancano però le soluzioni.

Gli dissi qualcosa e lo salutai con la promessa che avrei ripreso il discorso.

*************

La mia icona mi è sempre davanti. Contemplo gli inferi spalancati ed il Cristo che risorge da morte tenendo per mano l’umanità intera, stretta nelle persone di Adamo ed Eva.

La risurrezione dell’uomo non è possibile senza l’Amore. Un amore che è capace di scendere nelle profondità degli inferi ove l’uomo si trova. è lì, nel silenzio e nella solitudine, che ogni partita si gioca. Il resto non conta.

L’uomo concreto, con quel volto e quella storia, non può attendere le riforme economiche, strutturali, sociali, i tempi della politica e delle mobilitazioni delle grandi organizzazioni.

Cristo non ha risolto nessun problema ed ha lasciato senza risposta quelli che ha trovato.

Egli, però, ha immerso nella storia l’energia del suo amore che ha vinto la morte. Ed ha vinto la morte perché è sceso fino al profondo degli inferi per tendere la sua mano sanguinante ad Adamo ed Eva.

Si può girare attorno alla questione quanto si vuole. Ma il messaggio  evangelico rimane, ed altro non potrà mai essere, una Persona che incontra, guarda negli occhi e parla ad un’altra persona. Una Persona che è così folle che preferisce finanche la morte e la discesa agli inferi pur di risalire e vivere con te.

Una mano che si stringe forte ad un’altra mano. Stringe forte, ma lascia tutta la libertà di rifiutarla per scegliere la vita che ognuno preferisce.





* Questo articolo è stato pubblicato in “Missione Redemptor hominis” n. 54 (2000) 1.

 
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