NUOVI ORIZZONTI A TACUATÍ*
di Emilio Grasso
Sabato 14 aprile 2007, alla presenza del Nunzio Apostolico Mons. Orlando Antonini e di tutti i Vescovi della Conferenza Episcopale del Paraguay, oltre che dell’Arcivescovo di Boston, Card. Seán Patrick O’Malley, Mons. Adalberto Martínez Flores, già primo Vescovo di San Lorenzo, ha preso possesso della diocesi di San Pedro Apóstol.
La diocesi fu creata da Paolo VI il 5 giugno 1978, da una ripartizione territoriale della diocesi di Concepción e coincide con il territorio del dipartimento di San Pedro. La superficie è di 20.002 Km2 con una popolazione di circa 315.000 abitanti, distribuiti in diciotto parrocchie e quattro quasi-parrocchie.
La Comunità Redemptor hominis è presente nella diocesi, parrocchia Virgen de las Mercedes di Tacuatí, dal dicembre 1996.
Dal gennaio 2005 la diocesi era sede vacante, causa le improvvise e ambigue dimissioni del Vescovo Mons. Fernando Lugo.
Dopo un sempre più marcato impegno sociale e politico, che ha creato divisioni e confusioni nella società e nella comunità ecclesiale, finalmente il giorno del Natale 2006, Mons. Lugo ha sciolto ogni riserva e ha dichiarato la sua intenzione di presentarsi come candidato alle elezioni presidenziali che si terranno nell’aprile-maggio 2008.
A seguito di precedenti ammonizioni ecclesiastiche è scattato il provvedimento di sospensione a divinis nei suoi confronti. Le decisioni adottate dalla Sede Apostolica hanno ottenuto l’immediata adesione e l’appoggio dei Vescovi della Conferenza Episcopale del Paraguay.
Si è tentato di presentare l’intervento della Santa Sede e dei Vescovi del Paraguay come un appoggio al Governo ed al partito Colorado, ininterrottamente al potere da sessant’anni.
La questione fondamentale è ben altra, come differente è l’alta posta in gioco. Nel punto 3 del loro Comunicato, i Vescovi del Paraguay hanno chiarito il punto in questione, riprendendo le parole di Benedetto XVI nell’Enciclica Deus caritas est: “Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è proprio dei fedeli laici” (n. 29).
Quest’intervento si pone a difesa e tutela della vocazione dei laici e della laicità della politica. Anche per questo, giustamente e correttamente, i Vescovi del Paraguay hanno affermato che non è di loro competenza entrare in considerazioni di ordine giuridico-costituzionale, circa la possibilità o impossibilità costituzionale della candidatura di Mons. Lugo, stante il fatto che l’articolo 235 § 5 della Carta Costituzionale inabilita i ministri di qualunque religione o culto a presentarsi come candidati a Presidente della Repubblica.
In questo contesto difficile e altamente conflittuale, e dopo più di due anni di sede vacante, v’era molta attesa per il discorso di presa di possesso da parte di Mons. Martínez.
La stampa del Paraguay non ha saputo analizzare questo discorso, limitandosi a porre in evidenza elementi cronachistici, come la presenza di Mons. Lugo accanto a possibili candidati presidenziali o altri elementi di contorno non significativi.
Dispiace perché l’omelia di Mons. Martínez è stata di alto spessore teologico-pastorale, ben fondata biblicamente e ha aperto, finalmente, orizzonti di riflessione e azione in San Pedro (e quindi anche per noi a Tacuatí) sui quali sarà necessario ritornare per non lasciarli cadere.
Camminare insieme in una ecclesiologia di comunione
L’omelia di Mons. Martínez, che può essere considerata come una carta programmatica del suo servizio pastorale in San Pedro, si muove sin dall’inizio all’interno d’una ecclesiologia di comunione, evidenziata da vari elementi:
a. comunione e unità con il collegio episcopale;
b. comunione e gratitudine al Santo Padre che gli ha confidato questo incarico;
c. comunione e corresponsabilità con tutto il popolo di Dio, chiamato a partecipare alla costruzione, tutti insieme, del Regno di Dio nella diocesi di San Pedro;
d. comunione con le Comunità Ecclesiali di Base, pienamente integrate nelle parrocchie.
Altro elemento importante: sin dal principio, rifacendosi alla Prima lettera di San Pietro, Patrono della diocesi, Mons. Martínez evidenzia l’importanza fondante di offrire “sacrifici spirituali”, ricordando che per costruire il Regno di Dio si richiedono conquiste spirituali e a volte grandi sacrifici e rinunzie sempre ispirati e fondati nella carità.
In proposito viene richiamato il significativo testo di Matteo 11, 12 che Mons. Martínez utilizza nella traduzione della Biblia Latinoamericana. Al di là della questione della traduzione e dell’interpretazione, ci sembra importante il richiamo ad una “carità forte” che indica, come commenta la Bibbia di Gerusalemme, che “il Regno dei Cieli si fa strada con forza, a dispetto di tutti gli ostacoli”.
Ne scaturisce il logico e consequenziale richiamo alla franchezza e decisione nel proclamare il Vangelo del Signore, sull’esempio di Pietro e Giovanni che non possono tacere su ciò che hanno visto e ascoltato.
E come è stato per Pietro e Giovanni così, con rinnovato impulso, tutta la Chiesa è chiamata ad alzarsi in piedi per andare in ogni angolo del dipartimento e della diocesi per proclamare il Vangelo che costruisce il Regno di Dio e la sua giustizia.
E come fu per questi apostoli, Mons. Martínez, con coraggio e ardire evangelico, alza lo sguardo fino agli estremi confini della terra, richiamando il mandato di Gesù: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16, 15).
L’afflato e lo slancio missionario, all’interno d’una ecclesiologia di comunione richiamata sin dall’inizio, si colloca pienamente nel quadro dell’imminente V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi che si terrà dal 13 al 31 maggio in Aparecida (Brasile). Il tema scelto è: “Discepoli e missionari di Gesù Cristo perché i nostri popoli abbiano in Lui la vita. ‘Io sono la Via, la Verità e la Vita’ (Gv 14, 6)”.
Saldamente fondato sull’essere discepoli e missionari di Gesù Cristo, Mons. Martínez, “entrando in preghiera e con le ginocchia piegate”, affronta le penose e dolorose situazioni che si vivono oggi in Paraguay, ed in modo del tutto particolare nel dipartimento di San Pedro.
Il coraggio profetico del Buon Pastore

L’elenco è impressionante, tanto che Mons. Martínez parla d’un terrificante scenario che compromette seriamente il futuro del paese:
· allarmanti cifre di mortalità infantile;
· diritto negato al nascere e vivere;
· allontanamento dal focolare domestico;
· abbandono e violenza domestica;
· violenza sessuale;
· povertà nella campagna e nella città;
· fenomeno crescente della emigrazione;
· prostituzione, droga, mendicità, delinquenza giovanile;
· mancanza d’assistenza sanitaria.
Due volte, con coraggio evangelico, Mons. Martínez ripete che la Chiesa non può e mai deve rinunciare a predicare e lavorare per il Vangelo della Vita, in difesa di tutti coloro che si vedono negati i fondamentali diritti di uomini e cittadini del Paraguay.
A questo punto l’omelia programmatica indica l’indissolubilità del legame parole-opere come l’essenzialità della predicazione evangelica.
In proposito, Mons. Martínez introduce la dialettica d’opposizione tra le vere speranze e le false promesse, nel difficile compito di parlare a persone disperate e disilluse. Le opere sono concrete, nel solco della tradizione della Chiesa: dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, curare i malati, dare gli strumenti dell’espressione e della formazione del pensiero ai piccoli e agli adulti. Allo Stato, come indica Deus caritas est e tutto il Magistero della Chiesa, spetta il compito di organizzare la giustizia. La Chiesa, però, rivendica il suo spazio pubblico e non si lascia confinare in fortini fuori del mondo. Per questo non può rinunziare alla sua vocazione profetica che trova, in quella che suole chiamarsi “riserva escatologica”, la forza di proclamare gli irrinunciabili valori del Regno, che nessuna soluzione politica mai realizzerà compiutamente.
In questo coniugare parole e opere, i cristiani debbono essere in prima fila, vivendo il rito battesimale dell’effeta che apre l’udito ai sordi e la bocca ai muti. Non potranno più nascondersi dietro l’indifferenza di chi non vede e non sente, in quell’atteggiamento omertoso e colpevole che qui in Paraguay si chiama ñembotavy e che altro non è se non il peccato di chi serve idoli costruiti per mano di uomini, idoli che “hanno bocca e non parlano, occhi e non vedono, orecchi e non odono, narici e non odorano. Hanno mani e non palpano, piedi e non camminano, gola e non emettono suoni” (cfr. Sal 115).
A furia di fabbricare questi idoli e confidare in essi, ci si trasforma in idoli vuoti e morti.
Il campo è grande e pochi gli operai per l’immensa opera evangelizzatrice cui si è chiamati.
La Chiesa di San Pedro, a fronte del terrificante scenario che incontra e del grande e immenso campo dove il Signore la colloca, è chiamata ad una scelta, ad una opzione pastorale fondamentale tra le tante.
Con coraggio profetico Mons. Martínez opta per i giovani e la pastorale giovanile, al fine di “preparare e rendere capaci i giovani a tenere le orecchie attente alla chiamata che il Signore fa per prendere in mano l’aratro, per lavorare con Lui per la crescita del Regno”.
Come già detto si tratta d’un ottimo discorso programmatico: intelligente, ben fondato, coraggioso, che non sfugge i problemi, ma li tiene ben presenti affrontandoli con carità nella verità.
Di certo è un discorso che non va lasciato cadere.
Dopo anni di attesa, stante la incerta situazione ecclesiale, la Comunità Redemptor hominis è pronta a fronteggiare questa avventura rinnovata “nel suo ardore, nei suoi metodi, nella sua espressione”, recependo con cuore aperto le linee programmatiche di Mons. Martínez.
A partire da queste indicazioni daremo il nostro contributo “para que con las rodillas dobladas podamos hacer palanca para que el querer de Dios, Su Voluntad, se haga así en la tierra Latinoamericana, como en el Cielo, para que nuestros pueblos en Él tengan vida”.
[1] “Affinché con le ginocchia piegate possiamo fare leva perché il volere di Dio, la Sua Volontà, si faccia così nella terra Latinoamericana, come nel Cielo, e i nostri popoli abbiano in Lui la vita”.
Mons. Adalberto Martínez Flores
Nato l’8 luglio 1951 ad Asunción, dopo aver frequentato la Facoltà di Economia dell’Università Nazionale, si è trasferito a Washington (USA), dove ha conseguito il titolo di “Bachelor of Art” all’ “Oblate College”. Entrato, poi, nella Scuola Internazionale Sacerdotale del Movimento dei Focolari a Frascati, ha ottenuto il Baccalaureato in Teologia alla Pontificia Università Lateranense.
Sacerdote dal 1985, ha esercitato il ministero nella formazione dei seminaristi e degli assistenti dei movimenti apostolici per la diocesi nord-americana di Virgin Islands. Tornato in Paraguay (Asunción), ha ricoperto dal 1993 incarichi di vicario parrocchiale, parroco, segretario generale del Sinodo Diocesano e assessore di Radio Caritas e della pastorale giovanile.
È stato consacrato Vescovo titolare di Tatilti ed Ausiliare di Asunción l’8 novembre 1997 e nominato Vescovo di San Lorenzo il 18 maggio 2000. Nella Conferenza Episcopale Paraguaiana è stato Presidente delle Commissioni per le Comunicazioni sociali e per la Pastorale giovanile; attualmente ne è Segretario Generale e portavoce. Il 19 febbraio 2007 è stato nominato Vescovo di San Pedro.
[Si veda anche l’intervista a Mons. Martínez, I giovani latino-americani e le GMG, in “Missione Redemptor hominis” n. 57 (2001) 9]
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La parrocchia Virgen de las Mercedes di Tacuatí
Tacuatí è situata nel cuore campesino del Paraguay. Ha una superficie di 2.500 Km2 e conta 13.000 abitanti, di cui solo 2.500 vivono nel centro urbano e gli altri nei 22 villaggi (compañias) disseminati sul territorio. La popolazione è composta da paraguaiani, da alcuni gruppi di brasiliani, da una colonia d’indigeni guaraní (tribu Mby’a) e una di Mennoniti.
Fu il frate Pedro de Bartolomé a fondare, nel 1788, la Reducción francescana di Tacuatí; poiché la Riduzione non prosperava, cinque anni più tardi fu definitivamente abbandonata dai Francescani e affidata nel 1799 ai Padri Mercedari che hanno dato il nome alla parrocchia. Presto lasciata senza guida pastorale, nuovamente, nel periodo successivo, Tacuatí ha avuto un solo parroco residente, il padre gesuita Francisco Ayala, dal 1979 al 1983, fino all’arrivo della Comunità Redemptor hominis nel 1996.
Nella zona vige un’economia quasi esclusivamente agricola di mera sussistenza, senza sbocchi di mercato per la mancanza di infrastrutture (strade, trasporti), aggravata dalla notevole carenza di servizi essenziali (acqua potabile, energia elettrica, assistenza medica, educazione). Molti sono coloro che vivono in situazione di estrema povertà.
[Sulla condizione dei contadini di Tacuatí e del dipartimento di San Pedro, si veda “Missione Redemptor hominis” n. 67 (2003) 6 e “Missione Redemptor hominis” n. 69 (2004) 2-3]
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* Pubblicato in Missione Redemptor hominis n. 80 (2007) 1-2.
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